lunedì , 20 novembre 2017
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Cultura cinofila… saltami addosso

di VALERIA ROSSI – Sembrerà strano, ma da quando sto a “Cronache animali” incontro più Sciuremarie e Sciurmari di quanti non veda al campo… e perfino più di quanti non ne incontri virtualmente attraverso email e telefonate dei lettori. Il che ha stupito anche me, sulle prime: ma poi ho pensato che chi mi conosce attraverso Tpic, evidentemente, segue questo blog. E mi sa che in qualche modo qualche messaggino sono riuscita a passarlo (orgogl orgogl orgogl), perché di clamorose sciuramariate e/o cugginate me ne arrivano, tutto sommato, poche.
A Napoli, invece, incontro proprio l'”italiano medio”: che ha il cane e gli vuole pure bene, ma si occupa di tutt’altro. Fa tutt’altre letture. Ha altri interessi.
Per la maggior parte (ovviamente, dato il contesto) è gente di spettacolo, che lavora in TV. E da quando sa che sono la cosiddetta “esperta cinofila” della trasmissione, appena  mi vedono (solitamente in zona fumo…) cominciano a parlarmi dei loro cani o del cane che vorrebbero.
Ecco: se l’umano medio di cani ne sa tanto come emerge da queste conversazioni… allora c’è davvero da preoccuparsi una cifra.
culturasaltami2C’è da chiedersi perché, perchè, PERCHE’ i nostri ministri della pubblica istruzione non si siano mai decisi a mettere un’ora obbligatoria di cinofilia pratica nelle scuole. L’ora di educazione civica (che sarebbe stata quella più adatta) l’hanno tolta, vabbe’ (e i risultati si vedono… perché l’educazione civica è proprio scomparsa dal mondo): ma quella di scienze, per esempio, mi pare che ci sia ancora.
E l’educazione cinofila si potrebbe fare lì.
Oppure si potrebbero aprire più volentieri le porte a chi, pure a titolo di volontariato, si offre di andare a spiegare ai bambini cos’è un cane e cosa significa averne uno.
Invece no, niente, nisba.
La scuola ignora il problema; la politica ignora il problema; la TV parla di cani solo per fare spettacolo (e va bene, se po’ fa’, lo spettacolo fa parte della TV: ma almeno la TV di Stato è definita “servizio pubblico”, e un servizio pubblico a casa mia dovrebbe fare anche informazione, non solo pagliacciate); per i giornali i cani esistono solo quando mordono qualcuno (e se andiamo avanti così morderanno sempre di più, perché l’ignoranza porta anche agli incidenti).
In Italia, secondo Eurispes, ci sono sette milioni di cani. SETTE MILIONI, avete presente?
E a fronte di un fenomeno di questa portata, nessuno educa gli umani a rapportarsi in modo corretto con loro.
Solo negli ultimi due giorni napoletani ho sentito, nell’ordine:
a) il signore (un ingegnere) tutto fiero di avere un bel molossoide.
Di che razza? – chiedo io.
Labrador! mi risponde lui orgogliosissimo;
b) l’altro signore a cui è morta la cagnolina adoratissima, che mi chiede informazioni su quale razza potrebbe essere più adatta alla sua famiglia. Arriviamo alla conclusione che un Cavalier sarebbe perfetto. E lui mi chiede: “Ma dove posso trovarne uno a poco? Perché non voglio spendere…”.
Qui, per fortuna, sono partita con uno dei miei pipponi sull’importanza del buon allevamento (pippone durato il tempo di due sigarette) e mi è sembrato che lui capisse, tant’è che si è pure fatto consigliare un paio di indirizzi di allevatori seri. Non so se poi ci andrà davvero, ma se non altro ha capito il concetto;
c) l’ulteriore signore a cui il veterinario ha detto di non far sterilizzare la sua cagnina, meticcia, perché “altrimenti le sarebbero potuti venire dei tumori”. Io spero vivissimamente che abbia frainteso, che abbia capito al contrario: altrimenti verrebbe da chiedersi di quante cucciolate ad capocchiam sia responsabile quel veterinario;
d) millemila uomini e donne, comprese alcune ragazze del pubblico – che quindi seguono ogni giorno una trasmissione sugli animali – che mi hanno parlato allegramente – e anche loro orgogliosamente – delle cucciolate a super-capocchiam fatte dalle loro cagnoline, quasi sempre meticce e spesso adottate (ma non si dovrebbero consegnare già sterilizzate, le cagnette di canile?)

culturasaltami3La cosa più strana è che alcune di loro adottano cani a branchi, addirittura fanno volontariato, sono palesemente innamorate degli animali in generale e dei cani in particolare: eppure le lasciano libere di accoppiarsi. Poi, per carità, cercano con grande impegno nuove famiglie per i cuccioli… ma perché li mettono al mondo, pur conoscendo bene la realtà dei canili, e in questo caso quella – ancor più tragica della media – dei canili del Sud?
Sentendo i racconti di queste persone e vedendo le foto dei loro cuccioli a me vengono in mente le campagne animaliste contro gli allevatori: “Se compri un cane di razza, un altro muore in canile”.
Certo, come no. E se invece metti al mondo sette o otto meticci che regali ad amici, parenti e conoscenti… non togli forse sette o otto possibilità a quelli che languono in canile?
E non gli togli una possibilità molto più concreta, visto che chi va in allevamento di solito cerca un cane di razza pura con caratteristiche ben precise, mentre i meticci “fatti in casa” sono i veri competitori di quelli che stanno in canile?

Potrei andare avanti con molti altri esempi, ma mi fermo qui perché credo che bastino questi a capire che l'”italiano medio”, di cinofilia,  è totalmente digiuno.
E non credo proprio che si tratti solo di Napoli, anche se forse il Sud sta messo leggermente peggio del Nord. Però l’Italia è una sola, almeno dal 1861 (e almeno sulla carta): abbiamo una scuola dell’obbligo nazionale, quotidiani nazionali, una TV nazionale.
Possibile che nessuno si prenda mai la briga di fare un po’ di informazione corretta? Possibile che la gente, se vuol capire qualcosa di cani, debba rivolgersi a quel gran bailamme che è Internet, dove si trova tutto e il contrario di tutto, cosicché la confusione aumenta?
A me vengono le bolle quando penso a quanto poco ci vorrebbe per diffondere almeno l’ABC, almeno le nozioni basi che potrebbero servire a far mordere meno persone, a far nascere meno cucciolate destinate a finire in canile, a smettere di considerare i cani “oggetti” o “bestie” nel senso deteriore della parola e a far capire l’importanza del rispetto.
Ci vorrebbe pochissimo, ma quel pochissimo non si fa.
Per questo sorge il dubbio che dalla mancanza di cultura globale derivino interessi personali. Che, come sempre accade, mantenere l'”italiano medio” nell’ignoranza significhi manovrarlo e strumentalizzarlo meglio per ottenere potere e guadagni. D’altro canto questo era l’insegnamento principale della P2: e un iscritto alla P2 ce lo siamo tenuti al governo per vent’anni. Ora, però, ci sono altre persone, altri colori, altre sigle a governare (si fa per dire) questo Paese… e non cambia nulla.
Chiediamoci come mai.

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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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