di VALERIA ROSSI – Sembrerà strano, ma da quando sto a “Cronache animali” incontro più Sciuremarie e Sciurmari di quanti non veda al campo… e perfino più di quanti non ne incontri virtualmente attraverso email e telefonate dei lettori. Il che ha stupito anche me, sulle prime: ma poi ho pensato che chi mi conosce attraverso Tpic, evidentemente, segue questo blog. E mi sa che in qualche modo qualche messaggino sono riuscita a passarlo (orgogl orgogl orgogl), perché di clamorose sciuramariate e/o cugginate me ne arrivano, tutto sommato, poche.
A Napoli, invece, incontro proprio l'”italiano medio”: che ha il cane e gli vuole pure bene, ma si occupa di tutt’altro. Fa tutt’altre letture. Ha altri interessi.
Per la maggior parte (ovviamente, dato il contesto) è gente di spettacolo, che lavora in TV. E da quando sa che sono la cosiddetta “esperta cinofila” della trasmissione, appena  mi vedono (solitamente in zona fumo…) cominciano a parlarmi dei loro cani o del cane che vorrebbero.
Ecco: se l’umano medio di cani ne sa tanto come emerge da queste conversazioni… allora c’è davvero da preoccuparsi una cifra.
culturasaltami2C’è da chiedersi perché, perchè, PERCHE’ i nostri ministri della pubblica istruzione non si siano mai decisi a mettere un’ora obbligatoria di cinofilia pratica nelle scuole. L’ora di educazione civica (che sarebbe stata quella più adatta) l’hanno tolta, vabbe’ (e i risultati si vedono… perché l’educazione civica è proprio scomparsa dal mondo): ma quella di scienze, per esempio, mi pare che ci sia ancora.
E l’educazione cinofila si potrebbe fare lì.
Oppure si potrebbero aprire più volentieri le porte a chi, pure a titolo di volontariato, si offre di andare a spiegare ai bambini cos’è un cane e cosa significa averne uno.
Invece no, niente, nisba.
La scuola ignora il problema; la politica ignora il problema; la TV parla di cani solo per fare spettacolo (e va bene, se po’ fa’, lo spettacolo fa parte della TV: ma almeno la TV di Stato è definita “servizio pubblico”, e un servizio pubblico a casa mia dovrebbe fare anche informazione, non solo pagliacciate); per i giornali i cani esistono solo quando mordono qualcuno (e se andiamo avanti così morderanno sempre di più, perché l’ignoranza porta anche agli incidenti).
In Italia, secondo Eurispes, ci sono sette milioni di cani. SETTE MILIONI, avete presente?
E a fronte di un fenomeno di questa portata, nessuno educa gli umani a rapportarsi in modo corretto con loro.
Solo negli ultimi due giorni napoletani ho sentito, nell’ordine:
a) il signore (un ingegnere) tutto fiero di avere un bel molossoide.
Di che razza? – chiedo io.
Labrador! mi risponde lui orgogliosissimo;
b) l’altro signore a cui è morta la cagnolina adoratissima, che mi chiede informazioni su quale razza potrebbe essere più adatta alla sua famiglia. Arriviamo alla conclusione che un Cavalier sarebbe perfetto. E lui mi chiede: “Ma dove posso trovarne uno a poco? Perché non voglio spendere…”.
Qui, per fortuna, sono partita con uno dei miei pipponi sull’importanza del buon allevamento (pippone durato il tempo di due sigarette) e mi è sembrato che lui capisse, tant’è che si è pure fatto consigliare un paio di indirizzi di allevatori seri. Non so se poi ci andrà davvero, ma se non altro ha capito il concetto;
c) l’ulteriore signore a cui il veterinario ha detto di non far sterilizzare la sua cagnina, meticcia, perché “altrimenti le sarebbero potuti venire dei tumori”. Io spero vivissimamente che abbia frainteso, che abbia capito al contrario: altrimenti verrebbe da chiedersi di quante cucciolate ad capocchiam sia responsabile quel veterinario;
d) millemila uomini e donne, comprese alcune ragazze del pubblico – che quindi seguono ogni giorno una trasmissione sugli animali – che mi hanno parlato allegramente – e anche loro orgogliosamente – delle cucciolate a super-capocchiam fatte dalle loro cagnoline, quasi sempre meticce e spesso adottate (ma non si dovrebbero consegnare già sterilizzate, le cagnette di canile?)

culturasaltami3La cosa più strana è che alcune di loro adottano cani a branchi, addirittura fanno volontariato, sono palesemente innamorate degli animali in generale e dei cani in particolare: eppure le lasciano libere di accoppiarsi. Poi, per carità, cercano con grande impegno nuove famiglie per i cuccioli… ma perché li mettono al mondo, pur conoscendo bene la realtà dei canili, e in questo caso quella – ancor più tragica della media – dei canili del Sud?
Sentendo i racconti di queste persone e vedendo le foto dei loro cuccioli a me vengono in mente le campagne animaliste contro gli allevatori: “Se compri un cane di razza, un altro muore in canile”.
Certo, come no. E se invece metti al mondo sette o otto meticci che regali ad amici, parenti e conoscenti… non togli forse sette o otto possibilità a quelli che languono in canile?
E non gli togli una possibilità molto più concreta, visto che chi va in allevamento di solito cerca un cane di razza pura con caratteristiche ben precise, mentre i meticci “fatti in casa” sono i veri competitori di quelli che stanno in canile?

Potrei andare avanti con molti altri esempi, ma mi fermo qui perché credo che bastino questi a capire che l'”italiano medio”, di cinofilia,  è totalmente digiuno.
E non credo proprio che si tratti solo di Napoli, anche se forse il Sud sta messo leggermente peggio del Nord. Però l’Italia è una sola, almeno dal 1861 (e almeno sulla carta): abbiamo una scuola dell’obbligo nazionale, quotidiani nazionali, una TV nazionale.
Possibile che nessuno si prenda mai la briga di fare un po’ di informazione corretta? Possibile che la gente, se vuol capire qualcosa di cani, debba rivolgersi a quel gran bailamme che è Internet, dove si trova tutto e il contrario di tutto, cosicché la confusione aumenta?
A me vengono le bolle quando penso a quanto poco ci vorrebbe per diffondere almeno l’ABC, almeno le nozioni basi che potrebbero servire a far mordere meno persone, a far nascere meno cucciolate destinate a finire in canile, a smettere di considerare i cani “oggetti” o “bestie” nel senso deteriore della parola e a far capire l’importanza del rispetto.
Ci vorrebbe pochissimo, ma quel pochissimo non si fa.
Per questo sorge il dubbio che dalla mancanza di cultura globale derivino interessi personali. Che, come sempre accade, mantenere l'”italiano medio” nell’ignoranza significhi manovrarlo e strumentalizzarlo meglio per ottenere potere e guadagni. D’altro canto questo era l’insegnamento principale della P2: e un iscritto alla P2 ce lo siamo tenuti al governo per vent’anni. Ora, però, ci sono altre persone, altri colori, altre sigle a governare (si fa per dire) questo Paese… e non cambia nulla.
Chiediamoci come mai.

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16 Commenti

  1. Ho l’impressione che molti per cultura cinofila intendano solamente “aver avuto cani”. Poi se nessuno di questi ha superato i 4 anni è un dettaglio (colpa del cane, mica del proprietario), se questi cani hanno passato la loro vita legati ad un palo, un altro dettaglio. “Io ho avuto più cani di te, quindi ne so più di te”. Non so cosa sia un lupo, ma ora vado a vedermi zanna bianca e tra 90 minuti sarò un’esperta…..ciao!

  2. “ma non si dovrebbero consegnare già sterilizzate, le cagnette di canile?”

    Penso che sia una questione di costi. Di solito leggo sempre che si cedono con “obbligo di sterilizzazione” ma poi non dice entro quando va fatta e cosa succede in caso contrario (spero non si intenda requisirli per rimandarli in canile)

    • obbligo di sterilizzazione (per quanto riguarda la mia esperienza) significa: “ti affido il cane, MA non puoi intestartelo e adottarlo a tutti gli effetti finché non mi invii il certificato del veterinario che dichiara di averlo sterilizzato”.
      Io ho adottato una Rottweiler di 4 anni in canile in provincia di Bologna e me l’hanno sterilizzata loro. Mia sorella ha adottato un cucciolo dall’associazione “Angeli a 4 Zampe” di Roma e (per via della giovane) età non hanno potuto castrarlo loro, per cui hanno seguito l’iter descritto sopra.

      • Dovrebbe essere cosí ma non tutti applicano; c’è chi lascia intestare il cane all’adottante senza chiedere nemmeno conferma verbale dell’avvenuta sterilizzazione (e me è successo, anche se è ovviamente la cagnetta l’ho sterilizzata).
        In più mettiamoci anche che l’italiano medio definisce “adozione” pure l’essersi portato a casa un cucciolo della cagnetta del vicino, che non sterilizza perché “è innaturale”, o che”una cucciolata deve farla prima di venir sterilizzata”, in quel caso non c’è nessuno che possa controllare nulla e nemmeno contrastare le cugginatedette dal vicino(a meno che l”adottante” non vada ad informarsi e chieda consigli altrove).

        • Eh, ma se cominciamo a mettere in mezzo i condizionali…..dimmi UNA cosa che in Italia funziona come dovrebbe!
          io ho scritto la norma….il libero arbitrio esercitato sulle sue applicazioni è, ahimé, imprevedibile.

    • Ricordo benissimo quando adottamo la nostra ormai anziana Beagle, in canile… io avevo 13 anni, e ci rimasi malissimo sapendo che dovevo aspettare qualcosa come due mesi per portarla a casa, perché quando la conobbi era in calore e dovevano aspettare che finisse per poterla sterilizzare. Addirittura hanno preferito aspettare che togliesse i punti. Mentre aspettavamo che passasse il calore ci hanno concesso anche di portarla a casa per qualche ora al giorno in modo che iniziasse a conoscere l’ambiente, i membri della famiglia, i gatti ecc… Ce l’hanno consegnata sterilizzata e perfettamente rimessa dall’operazione, tutto a spese loro. I canili veramente interessati al benessere dei cani stanno molto attenti a queste cose…

  3. Spiegare ai bambini cos’è un cane nelle scuole….. il mio gruppo cinofilo ci prova ,ogni tanto, ma sembra che il favore lo facciano a noi….

  4. polemica a parte….se mi spiegate come si fa a dare un cucciolo di 40 giorni gia’ sterilizzato… mi aprite un nuovo mondo… -_-

    • come già descritto in un commento precedente, lo si “affida” senza fare la cessione di proprietà, completando e ufficializzando l’adozione con il passaggio di proprietà SOLO previa ricezione del certificato del Veterinario che attesta l’avvenuta sterilizzazione mesi dopo.
      In soldoni: il cane non è legalmente tuo (anche se vive con te) finché non sarai stato in grado di sterilizzarlo. Semplicissimo.

  5. Cara Valeria sono d’accordo su tutta la linea ma,
    vivo a Napoli da 18 anni e ti posso assicurare che non è facile fare inferenza e/o trarre conclusioni generali sulla città o addirittura su tutto il Sud. Se trai conclusioni di carattere generale da discorsi cinofili di “cuozzi” e “vrenzole” camuffati nel mondo dello spettacolo, non puoi pensare che la città sia popolata solo da loro e non puoi avere idea neanche di quale sia la percentuale di ignoranti se non scegli bene il campione da intervistare. È come andare in prossimità di un cinema multisala e chiedere ai passanti se amano guardare film, credendo di aver fatto un sondaggio adeguato. A questo aggiungi l’ulteriore distorsione legata al fatto che gli sciurmari aprono bocca con molta più facilità. E con ancora più facilità lo fanno al sud, in cui la gente (soprattutto in zone ad alta densità abitativa) è notoriamente più espansiva. In ogni caso il problema culturale esiste e non riguarda solo la cinofilia. Andare nelle scuole a sponsorizzare la cultura (cinofila, musicale, artistica, ecc…) su argomenti extrascolastici sarebbe auspicabile. Ma già basterebbe innalzare lo spirito critico e la qualità delle materie già insegnate. Un individuo con spirito critico nella propria vita sarà in grado di selezionare nel modo corretto le informazioni da apprendere in qualsiasi disciplina e soprattutto selezionare le persone con cui interagire, stando alla larga da guru cinofili, sportivi, musicali, ecc…. Qualsiasi sia la disciplina, lo spirito critico e il dubbio sono universalmente (senza alcuna distinzione geografica di razza o di epoca) l’unica via da percorrere per il miglioramento. Anche io sono un ingegnere (come quello del labrador molossoide) ma se avessi avuto la fortuna di incontrarti ti avrei semplicemente stretto la mano per ringraziarti di come diffondi la tua cultura senza riserve e criptici giri di parole (tipico dei guru cinofili).
    Per concludere, ti porto testimonianza di incontri con persone del nord Italia che invece con molta supponenza (dovuta a titoli e curriculum stellati) diffondono in lungo e in largo “millaniate” (concedimelo come sinonimo di boiata cinofila) ancora più difficili da scalfire nella mente degli sciurmari che hanno pagato fior di quattrini per apprenderle.

  6. come al solito SANTE PAROLE! e quanta tristezza e disperazione, quasi un grido nel vuoto del pozzo profondo buio e senza fondo… e a pensare che veramente ci vuole poco per conoscere l’ABC, e poveri cani da migliaia di anni cercano in tutti modi di comunicare con noi. Alla fine mi sa che ci riusciranno imparando a parlare…. ma noi umani (la maggioranza) non li capirermo lo stesso…….. Qualche tempo fa ho sentito una che ha detto di aver adottato un cagnolino di razza “PASTORE DEL CASSONETTO”

  7. Da me è venuto un tipo chiedendomi se ero disposta a far accoppiare il mio cane con la sua. bè, non so, dico io, bisogna vedere…Il suo cane è particolarmente bello e ci terrei proprio, chissà che bella cucciolata viene fuori!!! La sua cagnolotta l’ha qui? E’ possibile vederla, ha il pedigree? Insomma, ero piuttosto curiosa, mi pare il minimo no? La sua risposta con tono quasi offeso è stata:”Ma scherza? Non sono mica scemo a spendere tutti quei soldi!” Quindi, oltre a essermi sentita dare della scema, ho scoperto che la cagnolona, perchè di cagnolona si tratta, pur essendo bellissima, altro non era che un incrocio con il cane dei Pirenei…come accidenti si chiama? Avete presente il cartone animato “Belle e Ssebastien?” Anche volendo (si fa per dire), manco ci arriva!!! Ma c’è n’è di gente scema!!!!

  8. Non vorrei fare di tutta l’erba un fascio, ma una buona percentuale di perle cuggginesche le ho sentite dai volontari (che, porelli, nei canili ci vanno, appunto, da volontari, senza uno straccio di corso); l’ultima mi ha fatto una testa così su “un amico non si compra, la razza non conta niente”…e poi trenta secondi dopo mi faceva vedere le foto dei cani del canile “tutti di razza purissima, guarda!”…

  9. Parlo dal sud e personalmente sia a me sia a mio marito piacerebbe molto partecipare a corsi di cinofilia, imparare da chi ha più esperienza di noi, confrontarci ecc. Il problema, almeno nelle mie vicinanze, è proprio la mancanza di questi corsi o la mancanza di informazione riguardo l’organizzazione dei suddetti corsi..ammetto che spesso vedendo i “super-esperti” partecipanti (che sono convinti di sapere già tutto) la voglia non sia molta, ma tra i partecipanti potrebbero anche esserci persone umili che vogliono realmente capirne di più e imparerà qualcosa..quindi io mi chiedo ci sono corsi cinofili vicino bari? Dove posso informarmi? Perdonate il papiro ma vorrei davvero più informazioni..

  10. …cultura cinofila saltami addosso… prendendo bene la mira e tutta ricoperta di attack, perchè altrimenti… scivoli via.. e molti comunque si scansano, caso mai davvero cominciassero a capire qualcosa…
    A me la CUGGINATA che la morfologia del dobermann recentemente è stata modificata con cani più “grandi”, perchè dovevano ingrandire la scatola cranica ,sennò come sappiamo scoppia loro il cervello a sette anni , l’ha raccontata, non credo più di 15 giorni fa, sapendo benissimo che ho sempre avuto dobermann, il capo commesso del pet store più grande fra quelli che frequento, e lui SAREBBE la persona alla quale ci si rivolge per consigli … specialistici.
    Ora, uno potrebbe pensare, e sperare, che stesse sparando ca####ate per scherzo: no, era proprio serissimo e convinto . In expo, ormai , vincono tutti cani al limite dello standard, no? non mi son chiesta perchè ?? ( avrei anche qui alcune opinioni in merito, ma mi taccio onde evitare polemiche, a me personalmente piacciono di più i dobermann snelli, agili e scattanti di una volta. Ma tant’è)..
    Così come un addestratore con anni di esperienza alle spalle mi ha consigliato di castrare Caos prima dei nove mesi perchè altrimenti, come TUTTI i maschi, specie delle razze da difesa, crescendo sarebbe diventato aggressivo perdendo il carattere sufficentemente tranquillo che aveva da cucciolo.
    Come un veterinario, saputo che seguo la BARF mi ha suggerito di tornare di corsa alle crocchette ( e se mi avesse detto che la carne cruda può essere pericolosa per germi e co o che le diete non si possono improvvisare ad capocchiam perche si può far danni, quanto meno avrei capito…dissentito ma capito… ) perchè altrimenti il sapore del sangue poteva rendere aggressivo il cane…. che evidentemente di secondo nome deve fare Edward a mia insaputa.
    ‘Sta gente qui , la cultura cinofila dovrebbe averla, o no?
    E tu vuoi trovarla nell’italiano medio?
    Quello per il quale l’Italia è una nazione solo quando gioca la nazionale di calcio, e di calcio maschile, perchè ogni altro sport è… fuffa?
    Dai, su, Valeria, non scherziamo!
    ( parlando seriamente Valeria, che negli ultimi anni la cultura scolastica, sia stata scentemente distrutta, in specie quella pubblica, basta vedere la quantità dei contributi statali alle scuole private o parificate, mentre in quelle pubbliche i genitori mandano i figli a scuola con la carta igienica , è un dato di fatto. Così come molto altro della nostra società ,a partire dalla Costituzione, una delle migliori al mondo,”prima”. Ho le mie idee circa il perchè di tutto ciò, ma questo non è luogo per esprimerle….)

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.