giovedì , 30 marzo 2017
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Facebook: croce e delizia del volontariato. Stavolta parliamo della croce.

di FABIANA ROSA –  Sono nata come volontaria animalista in un momento storico in cui chiedere al vicino di casa se voleva un cane o appendere i volantini al bar per trovare un padrone all’ultimo poveraccio raccattato sull’autostrada erano già scelte completamente inadeguate e fuori tempo.
I siti di annunci di adozioni hanno funzionato per un po’ come (quasi) unico veicolo utile, piazzavi una foto con una descrizione del cane o del gatto e poi ti toccava vedertela solo con le telefonate e le email del potenziale adottante: se ti arrivavano domande assurde o pretese improponibili, o se ti toccava stare mezz’ora al telefono con una squinternata che ti insultava perché cercavi di spiegarle che un jack russel di un anno non andava bene per sua nonna 85enne che “voleva un cane piccolo”, te lo tenevi per te o al massimo chiamavi la tua amica compagna di sventure e raccatti e ti sfogavi così.
La squinternata andava a dire alla nonna che non poteva avere il cane perché la volontaria era una stronza e la questione era chiusa.

Facebook-LogoDopo un po’ sono arrivati i social. Facebook in primissima linea, e con lui la possibilità di far visualizzare appelli anche a chi non l’avrebbe mai fatto di sua sponte, incrementando a dismisura le possibilità di adozione. Benissimo, fantastico, 92 minuti di applausi a Zuckerberg da parte di tutte le volontarie.
Con Facebook si è però verificata l’apertura del mostruoso vaso di pandora dell’opinione di chiunque spiattellata worldwide, degli insulti a tempesta passando da un’ondata di indignazione all’altra; indignazioni della durata di minuti cinque cadauna, con tutti rigorosamente seduti su una sedia che agitano le braccine mentre scrivono concitati “DOVETE MORIRE! GUARDATE COSA AVETE FATTO!!!!! VOGLIAMO LA VERITÀ!!!!!!”.
Così la nonna 85 enne che si è aperta il profilo l’altroieri a quel punto può scrivere sotto il vostro appello che non le avete dato il jack russel perché in realtà fate commercio di carne di cane con la Cina, con sotto una pletora di insulti della nipote squinternata che conferma quanto detto dalla nonna, e quelli di duecento analfabeti funzionali accorsi per l’occasione che vi lanciano una secchiata di improperi a caso. Il giorno dopo i blogger animalisti scrivono che siete state arrestate per sevizie agli animali. In realtà voi siete tranquillamente sedute a casa vostra col jack russel in braccio, ma avete perso credibilità mediatica e nessuno vi darà più una lira per comprare le crocchette della colonia di 50 gatti che sfamate ogni giorno da sole da 15 anni. Grazie, Facebook.
Ieri mattina mi sono svegliata e come al solito avevo il tag su due appelli di adozione di cani.
Uno era di un cagnolino disabile che la mia Associazione aveva per la cronaca già preso in carico, e un altro di una cagnetta che cercava casa. Sono andata a leggere i commenti: nel primo caso si spiegava che il piccolo sfascione era stato preso in carico da un’Associazione specializzata che poteva effettuare le indagini necessarie (noi). Sotto, una diatriba improbabile perché qualcuno – senza aver mai visto il cane, ovviamente – sosteneva tra gli insulti vari che “AL CANE SERVE UNA CASA E L’AMORE!!!! NO UN’ASSOCIAZZIONE!!!!”.
Inutili i tentativi delle volontarie di spiegare che al cane serviva una risonanza magnetica ben prima dell’amore, e che loro come volontarie non potevano pagarla, mentre noi sì.
A chiudere, i soliti imprecisati “vi denunzio alla polizia postale” (che pare non c’hanno un cazzo da fa’, alla polizia postale, oltre a stare appresso alle stronzate degli animalari pazzi).
Nel secondo caso, la diatriba riguardava il tentativo di una sedicente volontaria di appioppare il cane dell’appello ad una sua potenziale adottante che “proprio lo voleva” ma che evidentemente doveva essere focomelica per delegare a qualcuno la responsabilità di fare una telefonata.
Chi curava il cane chiedeva di essere contattato dalla potenziale adottante personalmente. Ho smesso di leggere arrivata non so come al “e poi chiedete i soldi, vergognatevi questo non è volontariato, voi ci lucrate sopra” (?).
È così ogni giorno.

lucroLe accuse più frequenti sono :
il lucro: perché le volontarie chiedono soldi per curare gli animali.
MA VA’??? E io che pensavo che i veterinari fossero gratis, che le crocchette cadessero dal cielo, e che i cani si staffettassero da soli pagandosi la benzina e il casello!
Chi lucra davvero non fa le collette su Facebook per curare un cane, non ne ha bisogno perché fa impicci ben più grossi. E non ve li fa vedere, se no non si chiamerebbe “lucro”.

– L’accusa di “farlo per la fama”: come se stessimo ai Grammy Awards.
Io sono quella che viene definita una “volontaria famosa” (rido): scrivo qui sopra, sono finita sui giornali e in TV, e fidatevi che comunque non mi si incula nessuno.
Ma NESSUNO, EH.
Non siamo NESSUNO, nessuno di noi. Facciamo tutti quello che possiamo e basta, chi è più conosciuto (e qui rido di nuovo) usa questo per fare qualcosa in più, ma dare da mangiare al randagio sotto casa o mettere su un’Associazione conosciuta su Facebook è sostanzialmente la stessa cosa per il mondo: IL NULLA.
La fama su Facebook è come essere ricchi a monopoli, nel volontariato: fatevene una ragione.
Nessuno di noi volontari (volontari, specifichiamolo: LAVORIAMO GRATIS) è una web star; noi raccattiamo cani, non facciamo tutorial di make up campando con la pubblicità di youtube.

dirittodisapere“ABBIAMO IL DIRITTO DI SAPERE!” (dov’è il cane, o come sta, o da chi è stato adottato, o chi è il pezzo di merda che lo teneva prima legato a catena).
Questa è un’assurdità. Ci sono cose che per vari motivi semplicemente non possono essere spiattellate su facebook (magari perché l’adottante non vuole essere contattato/a da sconosciuti, o anche perché a volte c’è un’indagine in corso, nei casi di maltrattamento), e non è che il primo che passa dall’altra parte d’Italia ha “diritto” ad accedere a queste informazioni solo perché “lo vuole sapere”.
Benvenuti nel mondo reale, cretini.
C’è gente che per cose del tipo “qualcuno ha detto che ce sta quel tizio che mena al cane all’indirizzo tal dei tali” (magari accuse infondate ma pubblicate su Facebook), sull’onda emotiva dell’incazzatura generale si è ritrovata dei picchiatori sotto casa mentre i suoi cani stavano a grattarsi al sole a bordo piscina: ecco a cosa portano le cazzate sparate sui social.
Questa non è giustizia, è roba da vergognarsi di appartenere al genere umano. Le lapidazioni e la gogna mediatica possono diventare lapidazioni VERE (spesso neanche giustificate). E non c’è niente che mi convinca che questo abbia minimamente a che fare col concetto di “giustizia”.

ecoumbUmberto Eco, buonanima e che cerchi di riposare in pace per i prossimi milioni di anni in mezzo a questa tempesta di schifo, a ragione se ne lamentava: i social hanno dato diritto di “opinionare” anche e soprattutto agli imbecilli. E fin qui l’obiezione potrebbe essere che siamo in un paese libero, che c’è il diritto di opinione e di espressione e blablabla.
Mettiamo in chiaro alcune cose.
Amici analfabeti funzionali, se voi foste vissuti in un’epoca anche solo leggermente antecedente a questa, nessuno vi si sarebbe mai filati.
Contavano le opinioni di chi ne sapeva qualcosa: se erano libri era un critico letterario (non quello che “a me me piace leggere”); se era cinofilia era il cinofilo (e non quello che “in vita mia c’ho sempre avuto cani”); se erano malattie era un medico o un veterinario (e non “e allora perché al cane mio gli ho curato il linfoma col limone? Eh?? Eh??” – perché evidentemente non era un linfoma, imbecille).
Le discussioni sulle tematiche (quali che fossero) avvenivano tra persone che realmente ne sapevano qualcosa: perché avevano studiato, perché era il loro lavoro.
Io non mi metto a discutere di fissione nucleare, semplicemente perché non ne so nulla, e non è che se cerco “fissione” su wikipedia poi posso permettermi di dire a un fisico come costruire una centrale. No, non glielo posso dire neanche su Facebook.
Della vostra opinione di tuttologi che oggi sbandierate tanto non sarebbe fregata una cippa a nessuno, semplicemente perché nella realtà CHI NON SA NON HA VOCE IN CAPITOLO.
Oggi quella voce analfabeta senza strumenti né cultura, che non si informa su niente, che più che la bocca apre la fogna dell’emotività più becera e che misura la realtà solo ed esclusivamente secondo la propria esperienza personale e ragiona per aneddotica (“mio nonno fumava 3 pacchetti di nazionali senza filtro ed è morto a 90 anni, quindi fumare fa bene”) è diventata una voce che urla, insulta, spara a zero su chiunque gratis.
Senza cambiare ovviamente nulla mai fattivamente, tranne distruggere la credibilità di altri (su un social per ammazzare l’opera di qualcuno basta un’allusione, non serve una verità).
Lo sciame impazzito di analfabeti funzionali viene pilotato a destra e a manca da chi, con lo stesso mezzo, dirotta l’attenzione sul tale o tal altro evento. Un tempo era la stampa, poi la radio, poi la televisione, oggi spesso le sono le megapagine (che spesso coincidono con quelle dei media sopraccitati), a volte invece sono baruffe che si autogenerano in modo assolutamente spontaneo.
Bisognerebbe ricordare che la libertà di espressione non può ma soprattutto non dovrebbe coincidere con la percezione di sentirsi in dovere di sparare cazzate spacciandole per verità.

opinioniNo, le opinioni non “sono tutte uguali, la mia vale quanto la tua”. Manco per niente.
In primis, se si parla di neuroscienze e voi fate il magazziniere a Mondo Convenienza la vostra opinione conta quanto il due di spade quando regna bastoni.
Il fatto che ora abbiate la possibilità di mettere la vostra cazzata senza costrutto in mondovisione come commento ad un’altra opinione (OPINIONE, NON DATO DI FATTO) le dà solo più visibilità, non più valore concettuale, sappiatelo.
Ma la valanga di schifo che gettate addosso alle persone, quella resta anche quando dopo cinque minuti vi siete già stancati e passate all’indignazione successiva, questa volta di dieci minuti dedicati al critico musicale che ha detto che forse far cantare la nonna 80enne nel suo ultimo disco non è stata un’idea artisticamente brillante da parte di Elisa (e tutti in massa sulla pagina del critico: “LE NONNE NON SI TOKKANO!!! BASTARDO MALTRATTATORE DI ANZIANI!!!”).
In secondo luogo “io me so’ informato” (il che sottointende: su facebook, su wikipedia, sulle domande di yahoo questions, sul sito di vostro zio, m’ha detto mio nonno che è amico di quella che c’ha la pagina Facebook tal dei tali) vale il nulla quanto a competenza: stateve zitti che è meglio.
I social hanno dato non solo diritto di parola a chiunque, ma hanno tolto agli imbecilli e agli ignoranti il SACROSANTO DOVERE (esistente fino all’epoca mediatica precedente Facebook)  di sentirsi tali.
Oggi nessuno è più ignorante, nessuno “non ne sa nulla”, ne sanno tutti, di qualunque cosa: basta aver digitato qualcosa su google e sentirsi in diritto di poter affermare di “essersi fatti un’opinione”: NO, non è così.
Un’opinione non si crea dal nulla, ma da competenze, da studi, da ricerca sul campo in questione, dall’esperienza pluriennale. Se no non è un’opinione, è solo ‘na cazzata.
Non basta anteporre il “io faccio la cassiera al mcDonald’s e non ne so niente PERO’ SECONDO ME…” per dare valore a quello che è solo un rigurgito di parole. Questo vale sia per temi banali quanto per temi etici e cruciali per l’umanità, ma anche e soprattutto per tematiche in cui ci sono implicazioni che voi, in quanto estranei alle vicende, non potete conoscere.
Può sembrare assurdo ma se non ne sapete nulla, potete anche non dire nulla.

chatGli status di Facebook, le foto di Instagram coi commentini e le cinguettate di Twitter NON SONO LA REALTA’.
Sono finestrelle dove vi si mostra ciò che si vuole.
Alcune opinioni possono essere anche autorevoli, alcune di rara grazia ortosintattica, ma a meno che non siate sulla pagina di Lancet, per lo più hanno la stessa valenza di quelle del tizio che entra al bar alle 7 di mattina biascicando quello che pensa di quello che ha visto la sera prima in TV.
Non conta un cazzo, e soprattutto NON E’ LA REALTA’.
La tipa superfiga che seguite perché pubblica le foto gnocchissime da finta sudata in palestra, puzzerebbe quanto voi in quella tutina della Nikecm, se DAVVERO si allenasse. La mattina si alza e si leva i baffi con la ceretta, poi mette seicento filtri sul selfie allo specchio che spiattella su instagram: se la incontrate al bar sotto casa sembra Zia Assunta.

angeloI volontari sono esseri umani, non degli “angeli scesi in terra per salvare anime pelose”.
Se lavorano male o se fanno errori (veri o soprattutto presunti) di certo non lo fanno per volontà o malafede, e insinuare che siano portatori di chissà quali nefandezze si chiama diffamazione, perseguibile per legge.
Con questo non voglio dire che i volontari non abbiano mai fatto cose di cui non essere proprio fierissimi, o che quasi chiunque al mondo non abbia fatto almeno una cosa illegale perché la situazione lo richiedeva (e non parlo dei volontari, parlo delle PERSONE: qua pare che nessuno abbia mai preso manco una multa): il non vederlo spiattellato su Facebook non significa che non sia mai successo (ed è vero anche il contrario ovviamente), ma per lo più si tratta solo di scelte gestionali fatte con la massima buona fede – scelte a volte utili, a volte no, a volte condivisibili o meno – e non cose perseguibili penalmente.
Se la volontaria tal dei tali ha deciso che il cane Palletta non può essere adottato in quel momento, fatela finita di dire che “ci lucra” e cominciate a pensare che magari quel cane dovrà fare qualche analisi prima. Se voglio o non voglio darlo a Tizio o a Caio saranno ben affari miei, visto che l’animale me lo gestisco e lo campo io, no? Se non volete aiutare la tal persona ad occuparsi del tale cane, non fate donazioni e passate oltre, FINE.
Le ondate di indignazione per le presunte malefatte di qualcuno che avete visto scrivere qualcosa che non vi è piaciuto dovrebbero rimanere nel salotto di casa vostra, non su Facebook.
I malfattori veri non mettono i propri orrori sui social: se ne vedete uno spiattellato su Facebook dovreste pensare che c’è un equivoco o che è una bufala, e non lanciare anatemi a casaccio.
Nel 99% dei casi è così. Nel restante 1% dei casi ci sono le forze dell’ordine per occuparsene.

lawSe pensate che ci sia ombra di maltrattamento vero di qualche animale o sospettate una truffa, ci deve pensare LA LEGGE, non voi che scrivete col culo sulla sedia minacciando fantomatiche denunce (a chi? Perché? Non si sa) e firmando petizioni su changepuntoorg per salvare la pecora maltrattata (pecora che con ogni probabilità se la spassa alla grande, o che al limite è morta tre anni prima) che non servono a un cazzo (ah non lo sapevate? Esatto, non servono a un cazzo, ora lo sapete).
Quando scrivete “quell’associazione si frega i soldi” o “quella volontaria maltratta i cani” voi non state facendo del bene a nessuno, in primis perché nel 99% dei casi di solito questo non è vero; in secondo luogo perché l’unica cosa che avete fatto è stato instillare dubbi e generare accanimento da social senza modificare alcunché.
Al massimo avrete dato delle rogne a chi ne ha già tante.
Quando scrivete “quella volontaria sta in black list!” a me viene da ridere, perché la metà delle volontarie attive sta in una qualche black list semplicemente perchè stava sul culo a qualcuno o è finita in una baruffa tra volontarie che si tiravano i capelli per l’adozione del cane Cicciobombo, un meticcio tra millemila che alla fine non si sa manco dov’è finito, in cinque minuti se lo sono dimenticato tutti.

tamburinoL’unica VERA black list è quella dei pregiudicati, dei processati e giudicati colpevoli di maltrattamento, e per chiederla non basta mandare una mail all’ennesima volontaria.
Pensate davvero che ci siano maltrattamenti?
Conoscete DIRETTAMENTE la situazione tal dei tali? Denunciate.
E poi seguite la vicenda: la LEGGE lo stabilirà, non il gioco del telefono su Facebook dove pubblico una foto del mio gatto che dorme sul mio cuscino chiamandolo “stronzo” e finisce con un’orda di troll che mi accusa di molestarlo sessualmente.
Facebook non è un’aula di tribunale, e mi sento di poter citare tranquillamente il coniglio Tamburino di Bambi: “se non puoi dire qualcosa di carino, allora è meglio non dire niente”.
In parole povere, chi si fa i cazzi suoi campa cent’anni.

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Informazioni su Fabiana Rosa

34 anni, vegetariana, terapista per bambini disabili per lavoro, cantante e volontaria animalista per passione. Grafomane e logorroica, scrive ovunque le diano spazio, altrimenti se lo prende da sola. Presidente e fondatrice dell'Associazione Progetto Quasi, si occupa da anni di cani disabili e anziani, che chiama in modo molto poco politically correct "gli sfascioni". Il suo stile di vita, di volontariato e di scrittura è quantomeno fuori dai canoni. A tratti non si sopporta neanche da sola.




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