mercoledì , 22 novembre 2017
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Come non detto (storie di ordinario analfabetismo funzionale)

di VALERIA ROSSI – “I giornali dovrebbero fare informazione cinofila corretta, anziché fiondarsi solo sulle notizie splatter di kanikattivi che mordono la gente”. Quante volte l’ho scritto, quante volte l’ho ripetuto? Cento, mille, millemila?
Ecco: come non detto.
Lasciamo pure perdere, tanto è fiato sprecato. Tastiera consumata inutilmente.
Arrivo a questa sconsolata conclusione dopo aver saltato di gioia alla lettura di un articolo pubblicato su “Libertà”, un quotidiano piacentino. Articolo informativo, corretto, sacrosanto su cani che io chiamo “nani da giardino”, tenuti sempre e solo lì, senza interazioni con umani o altri cani. “E’ maltrattamento”, dice il titolo, e con ragione. L’autore o autrice (che non so chi sia: in calce all’articolo si parla di “pagina a cura di Patrizia Galeotti”, ma non so se sia stata lei a scrivere. In ogni caso mi complimento per la scelta del pezzo) spiega poi dettagliatamente i motivi per cui il cane non può stare relegato in giardino, ma deve vivere col suo branco. Ecco, vi incollo qui la pagina (un po’ stortarella, ma l’ho trovata così su FB e comunque è comprensibile), così potete leggere direttamente:

liberta
Visto? Un eccellente esempio di buon giornalismo cinofilo: davvero informativo, corretto, scevro da retorica, da ammore e da criminalizzazioni. Dice le cose come stanno, punto e basta.
Ma quando l’articolo finisce su Facebook… ecco che parte l’armata Brancaleone degli analfabeti funzionali: quelli che sanno leggere ma non riescono ad andare oltre l’analisi elementare di ciò che hanno letto. In pratica, capiscono le parole ma non il loro senso. Secondo uno studio dell’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), il 47% degli italiani è analfabeta funzionale. Non è stata fatta una ricerca specifica sulla percentuale di italiani che bazzicano Facebook, ma credo che la percentuale salirebbe in modo esponenziale.
No, perché certi commenti all’articolo di cui sopra proprio nun se possono guarda’.
Tipo:Ma allora lasciamoli liberi. Belli selvatici ke son tutti piu contenti. Ma x favore…
O ancora:Bene, allora iniziamo a sequestrare tutti i cani che si trovano in pensione. Animali trovati da volontari. Poi proseguiamo con altri 2 o 3 milioni d’italiani che tengono i cani in giardino. Dopo averli sequetratti tutti li portiamo? Dove? In canile? Ok, sicuramente lì saranno felici“.
Ma che stanno a di’? Ma cosa c’entrano le pensioni o gli animali trovati dai volontari?
E per quale misterioso motivo l’alternativa al trattare il cane come un nano da giardino sarebbe “lasciarlo libero”, anziché consentirgli una giusta interazione con la propria famiglia?
Vabbe’, sono domande retoriche. E’ evidente che chi scrive simili assurdità non ha capito una parola dell’articolo. Sono anche disposta a scommettere che si tratti di persone che tengono il cane in giardino: e che magari lo tengono pure bene, lo fanno entrare in casa, escono a giocare con lui, non gli hanno mai messo una catena… ma hanno letto nella stessa frase le parole “giardino” e “maltrattamento” e già gli è partito l’embolo.
Inutili anche i tentativi di fare un po’ chiarezza: inutile dire “ti prego, leggi meglio, così magari capisci”. Si incazzano come jene, si intignano sulla loro posizione e la difendono a spada tratta con le argomentazioni più surreali, giusto per non provare neppure ad ammettere che forse hanno frainteso.
Poi c’è anche chi sembra NON aver frainteso, ma commenta in questo modo:
L’articolo contiene una grande verità: “il cane è un animale sociale”, come del resto il suo antenato (il lupo). Ma la vera conclusione che si dovrebbe trarre è che NON BISOGNEREBBE far vivere da solo un cane, bensì bisognerebbe adottarne 2, un maschio e una femmina poiché da sempre il loro unico scopo di vita è SOPRAVVIVERE PER RIPRODURSI. Dal momento che molti non possono adottarne 2 si è creata la grande ipocrisia che la famiglia umana può sostituire la mancanza di un branco di conspecifici (niente di più falso!) e di conseguenza l’assurda credenza che il cane preferisca vivere in un luogo chiuso dove subisce maltrattamenti ben peggiori di stare in giardino (luogo più simile a quello che è stato il suo habitat per millenni)“.
Roba da darsi i pizzicotti per vedere se siamo svegli o stiamo sognando: perché non si può credere che ci siano ancora persone che ignorano non soltanto i concetti di imprinting, socializzazione, socialità e così via… ma sono rimasti fermi a prima della domesticazione del cane. E quindi a quarantamila anni fa, stando agli ultimi studi in merito.
E noi ci illudiamo di poter parlare di cinofilia con persone così intellettivamente avanzate? Lasciamo perdere, va’.
Giornalisti, scrivete pure di kanikiller o di cani eroi, ma lasciate tranquillamente perdere l’informazione corretta: tanto son perle ai porci.
E se vi ho invitato millemila volte a fare del giornalismo serio, è perché sono pirla io.
Come non detto.


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Informazioni su Valeria Rossi

Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). CI ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.




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