di VALERIA ROSSI – Premessa numero uno: mio papà era un medico. Un bravo chirurgo, a cui capitava abbastanza spesso di ripescare per i capelli pazienti a cui erano state date poche speranze.
ansiosaPremessa numero due: mia mamma era un’ansiosa-apprensiva professionista. A lei capitava non abbastanza, ma molto spesso di andare nel panico più totale se io, da bambina, mi facevo una sbucciaturina cadendo dalla bici o litigando con un amichetto (io  ero una rissosa professionista, che per di più giocava sempre e solo con i maschi perché i giochi della bambine mi annoiavano a morte).
In ogni caso, l’apprensiva mi prendeva di peso e mi portava in ospedale da papà ad ogni minimo incidente: e di solito papà stava operando, per cui finivamo quasi sempre per doverlo aspettare fuori dalla camera operatoria prima che potesse intervenire con le sue grandi arti mediche (ovvero: buttandomi sulle immani ferite un po’ d’acqua ossigenata e rispedendoci a casa).
Ecco: in una di queste occasioni, in sala d’attesa, capitò di sedere fianco a fianco con la madre di un ragazzo vittima di un grave incidente stradale, che sembrava in condizioni disperate. Invece mio padre riuscì a salvarlo, ed uscì con un sorrisone dalla camera operatoria, dicendo alla madre: “Stia tranquilla, è fuori pericolo!”.
La donna, ovviamente, impazzì di gioia e cominciò a gridare “Grazie a Dio! Grazie a Dioooo!!!”. Io, che avevo otto o nove anni, la tirai delicatamente per la giacchetta e la corressi: “Ma no, signora: grazie a mio papà!”.
Non ho ricordi diretti di questo episodio: ero troppo piccola. Me l’hanno raccontato i miei genitori, e vi assicuro che diventavano rossi di vergogna anche mentre me lo raccontavano.
Però, diciamolo… avevo ragione io! Magari non azzeccai esattamente tempi e modi, però di fatto tutti i torti non li avevo.

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Ecco, questo aneddoto mi è tornato in mente qualche giorno fa, vedendo su Facebook la foto di un cane salvato da una terribile esperienza. Non faccio nomi perché preferisco evitare certe discussioni (oggi sono un po’ meno rissosa di quand’ero bambina), ma diciamo che si tratta di un cane in cui è MOLTO evidente la differenza tra “prima delle cure” e “dopo le cure” (veterinarie).
Nella didascalia, però, non c’è scritto così. C’è scritto “prima di ricevere amore” e “dopo aver ricevuto amore”.
veterinarioChe è anche vero, per carità: le cure “sono” una forma d’amore. Però il messaggio rischia di essere fortemente frainteso.
Anche se mi dicono che sia stata la stessa clinica veterinaria che ha curato il cane a postare le foto, anche se forse si è trattato davvero di una forma di modestia, si rischia di far pensare alla gente che “basti l’ammmore” (quello con tante emme, forma che utilizzo quando mi riferisco all’amore di cui parlano spesso i volontari, ammantato di leggenda e ampiamente sopravvalutato) quando invece occorrono impegno, tempo, pazienza… e costi non indifferenti.
Che si tratti di cure veterinarie o di riabilitazioni comportamentali, i cani con gravi problemi NON guariscono amandoli e coccolandoli. Serve l’intervento di professionisti che, in quanto tali, alla fine presentano il conto. E chiariamo anche che fanno bene a presentarlo: perché se solo si azzardassero a fare qualche eccezione e a curare/educare/rieducare gratuitamente il caso particolare, quello che magari ha commosso anche loro… il giorno dopo avrebbero la coda di gente che si riterrebbe offesissima se anche al loro cane non fosse riservato lo stesso trattamento.
E siccome un professionista – per definizione – col suo lavoro ci deve vivere, per lui diventa veramente impossibile (per motivi di sopravvivenza, non di “cuore di pietra”) lavorare gratis.
Può “trattar bene”, può fare sconti, può venire incontro al massimo delle sue possibilità: questo sì. Ma se il caso è particolarmente serio (fisico o psichico che sia il problema), di soldini se ne dovranno comunque cacciare parecchi.
E non è giusto, a mio avviso, ignorare tutto questo quando si presenta il “caso”, l’adozione del cuore, il cane iper-sfigato da salvare.
Così come non è giusto far credere che cani deprivati, non impregnati sull’uomo, non socializzati eccetera possano essere riabilitati a suon di coccole e carezzine, perché NON funziona così. L’ammmore (e neanche l’amore con una emme sola) non basta praticamente mai, a meno che non si tratti di un cane semplicemente spaventato, che magari ha vissuto un’esperienza traumatica ma che (dentro di sé) la forza per superarla.

canecuoreIn tutti gli altri casi servirà l’intervento di persone che d’arte e d’ amore non campano: manco alla stessa Tosca è andata troppo bene, dopotutto. E prima che qualcun altro debba cantare “perché, Signore, me ne remuneri così?”… sarebbe meglio parlar chiaro. Spiegare per filo e per segno a cosa si andrà effettivamente incontro adottando Fufi o Bubi.
Perché, almeno a mio avviso, è meglio un’adozione in meno che un’adozione incosciente, da parte di qualcuno che si illudeva che con l’ammore passasse tutto… e che magari, quando si rende conto che non basta, riporta il cane al mittente. O se lo tiene con tutti i problemi incorporati, senza dargli nessuna chance di ritrovare intatte dignità e gioia di vivere.

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12 Commenti

  1. Ecco, sono sempre stata d’accordo con queste tue parole. Qui mi rifaccio al “finto volontarianesimo” che di amore non ha nulla, se non quello dell’egocentrismo. Mettere in piazza pubblica il proprio “ammmore” non è amore, è narcisismo.
    Diamo a Cesare quel che è di Cesare: se non ci fossero professionisti che hanno studiato per correggere i problemi (malattie, comportamenti, e così via), quanti animali sarebbero salvi?
    Eh, ma secondo il “finto volontarianesimo” (diverso dal volontariato sano), il veterinario è un becero lucratore. Certo, le bollette, i materiali di consumo, affitti e spese vive varie li paga il padreterno.

    • Si, vero, ma è anche vero che ci sono professionisti che se potessero ti mangerebbero anche le suole delle scarpe. Il messaggio di Valeria è ottimo, come il tuo commento, ma…bisogna comunque stare attenti: non è detto che solo perchè paghi di più sia il più bravo, anche in queste cose ci vuole misura, non si può chiedere cifre spropositate solo perchè viene ritenuto il più bravo e ti assicuro che ci sono sia per gli animali che per gli umani. :-/

      • Certo, del resto sono imprese e seguono anche loro il filone (giustamente) della concorrenza. Tutto sta nel fare un giusto prezzo, che non sia eccessivo (e perdi il cliente), né da fame (che può anche sfociare in concorrenza sleale). Del resto anche i ricarichi aziendali sono regolati da leggi apposite…

  2. È che ‘sto concetto di amore disneyano si è così profondamente radicato nella gente che la stragrande maggioranza delle persone sono davvero convinte che sia l’amore a fare miracoli!
    Senz’altro l’amore (inteso come aver piacere di prendersi cura del prossimo anzichè farlo solo per soldi) è una componente importante quando si ha a che fare con cure mediche/psicologiche ma è appunto una componente, una delle tante che servono a compiere bene un lavoro.
    Come Valeria, anche io provo un forte disappunto quando sento frasi come “l’amore l’ha salvato!” perchè oltre che false sono anche fuorvianti e nonostante raccolgano tanti assensi generano anche tanta tanta tanta ignoranza.

  3. giorni fa, su una pagina di un rifugio per cani si parlava di un cucciolone che era stato preso e riportato. tra le varie cose che si auguravano per il futuro del cagnino c’era “e non finirai coi pastori”. ora… vabbè, ho innescato una discussione che poi è finita in un “loro sanno meglio cosa è bene per quei cani” e ci può anche stare, che alcuni pastori trattino i cani non proprio da manuale, ci può stare ma il concetto che tutti i pastori maltrattino i cani e che un cane ormai sia così “prezioso” da dovergli impedire di fare ciò per cui è stato selezionato nei millenni (era platealmente un cane da pastore)…bè… ok ammmmore ma qui siamo ai pupazzi più che ai cani adulti che, almeno alcuni, possono anche dignitosamente lavorare e ne sono pure soddisfatti (e, in molti casi, meglio in campagna coi pastori e le pecore)

    • Putroppo nei canili ci sono spesso cani da caccia o “derivati”del tipo, e prontamente i volontari specificano negli annunci “no cacciatori” (come se tutti i cacciatori fossero l’uomo nero, e i cani da caccia finissero più felici sul divano della nonna che fa la calza). Il problema di base è lo stesso, ma c’entra poco con l’articolo. C’entra di più il fatto che spesso pur di far adottare un cane molti volontari sminuiscono i problemi o le difficoltà cui si può andare incontro, anzichè favorire adozioni consapevoli, pensando che l’ammmore farà scaturire magicamente il potere di risolvere tutto per un “e vissero tutti felici e contenti”da favola. Se poi l’adottante animato da buone intenzioni ma un po’ingenuo si ritrova in una situazione furi dalle proprie possibilità, beh… “doveva pensarci prima”…sicuramente, ma aprirgli gli occhi anzichè dipingere rosee prospettive di tutto il meglio possibile grazie al puro ammmmore limiterebbe i danni. Per fortuna non sono tutti così, ma ultimamente ne ho sentiti parecchi del genere. Desolante.

      • Tre mesi fa ho adottato una cagnoletta randagia che ha molto del PMA, era in uno stato di learned helplessness se aveva a che fare con gli esseri umani e andava nel terrore/panico ad ogni stimolo nuovo… beh il primo giorno che l’avevo con me ho incontrato il presidente di una grossa associazione di volontariato che mi ha detto testualmente queste parole:

        Lui – Ammazza è bellissima se vuoi mettiamo l’annuncio e riusciamo a darla via subito.
        Io – Per il momento meglio di no, sai dare via un pastore maremmano in questo stato senza prima una riabilitazione comportamentale è da incoscienti.
        Lui – Beh ma guardala è buonissima si fa avvicinare, non morde, ha solo un po’ paura. Gli serve solo una famiglia che gli possa dare tanto amore!
        Io – Si, se vuoi che da adulta stacchi la manina a qualcuno perchè va in autodifesa su tutto e tutti è una buona idea darla in adozione subito…

        Vista la faccia perplessa del tizio gli ho spiegato in maniera un po’ più dettagliata tutto il discorso. Alla fine lo scemo sembravo io che non volevo darla subito in adozione, infatti la conversazione si è conclusa con lui che andando via mi ha detto: “beh se cambi idea mandami le foto che le troviamo subito una famiglia!”

        Ma porco giuda dico io… ok essere armati di buone intenzioni, ma se sono armato di buone intenzioni e non ci capisco un tubo di medicina mica mi metto il camice e vado ad operare in ospedale. Ma perchè ste persone non capiscono che per fare del bene oltre alle buone intenzioni serve anche un po’ di cultura!
        Basterebbe chiedere un consulto con un buon educatore/addestratore/comportamentista per fare una valutazione onesta del cane per capire in mano a chi darlo… e invece no! molto meglio scrivere “BUONISSSSSIMO CON TUTTI, HA BISOGNO DI UNA FAMIGLIA CHE GLI DIA TANTO AMMMMOREEEE!!!”… e giù il malinois alla nonna e il border collie alla famiglia di lavoratori che dedica al cane 1 ora al giorno bene che va. E lì mi scatta il momento Galeazzi… “mabbafanculo va’!”

          • PMA = pastore maremmano abruzzese
            Learned Helplessnes o impotenza appresa (copio/incollo da treccani) = Modello sperimentale di ansia consistente nel creare nell’animale da laboratorio delle reazioni apprese di rinuncia e impotenza davanti a compiti sperimentali impossibili da risolvere. Di fronte a tali compiti, l’animale non è in grado di eludere, contrastare o controllare una situazione ansiogena, per cui col tempo può sviluppare uno stato depressivo o uno stato di ansia (o entrambi) che interferiscono in modo catastrofico sulla capacità di apprendere nuovi compiti stavolta risolvibili. Tale modello presenta notevoli analogie con gli svariati casi in cui nell’uomo si sviluppano risposte ansiose o altre forme di nevrosi, determinate dall’impossibilità di esercitare un controllo sugli eventi attraverso decisioni autonome. Nei modelli sperimentali suddetti, che si parta da ceppi selezionati o da animali che reagiscono a specifiche condizioni ambientali, si verificano le alterazioni della neurochimica cerebrale tipiche degli stati d’ansia. È perciò evidente che esse possono provocare uno stato d’ansia o essere la conseguenza di una lettura ansiosa della realtà. Anche le osservazioni cliniche e sperimentali sugli esseri umani dimostrano che quando gli individui non possono percepire una qualche correlazione fra le proprie azioni e la probabilità di ottenere certi risultati si può instaurare un deficit motivazionale, cognitivo, emozionale: un’esperienza di perdita di controllo che porta ad accettare passivamente gli eventi, anche i più minacciosi. Parallelamente, molti studi dimostrano che una visione ottimistica e una fiducia nella propria capacità di controllare gli eventi rinforza la motivazione ad agire, migliora la performance e facilita il raggiungimento del risultato. (*)

  4. io ho adottato 2 cani, una femmina che ora ha 4 anni e mezzo e un cucciolo di 4 mesi che sta con noi da un paio di mesi, per la 1° adozione il cane ci fu portato a casa e i controlli del caso furono svolti, la 2° adozione fu fatta un pò più alla carlona, ammetto che presentandoci con un altro cane ispiravamo fiducia, però ci colse la sensazione che volessero proprio appiopparci il cane! la femmina più grande nonostante fosse ricoperta di ammmore l’anno scorso ci presentò dei problemi che misero a rischio la convivenza, non nego che quando ritrovai la poltrona letteralmente sbranata e la libreria completamente svuotata, effetto furto con scasso i miei nervi saltarono! facemmo un corso col comportamentista, la situazione è migliorata anche se ci mise in discussione e il cane resta fondamentalmente un pò insicuro e pauroso ma danni seri non ne fece più!
    questo per dire che ci vuole consapevolezza e serietà da parte degli adottante e dei volontari, questi ultimi li ammiro tantissimo però a volte c’è la fretta di concludere ad ogni costo l’adozione senza fare le giuste valutazioni! noi stiamo ancora nella fase dell’accettazione del cucciolo da parte della femmina (che non ha assolutamente senso materno, lo ignora e quasi lo schifa ma almeno non se lo mangia!) e continueremo a lavorarci ma sento tante volte di cuccioli riportati perchè non accettati dal cane di casa, Jago ormai è con noi ma ci vuole taaaaanta pazienza, come ce ne è voluta per superare i problemi di Happy!
    per quanto riguarda i professionisti è il loro lavoro ed è giusto che sia remunerato, ce ne sono tanti, troppi e bisogna stare attenti a mettersi nelle mani di quelli giusti che mi auguro svolgano il loro lavoro con passione e si mettano una mano sul cuore e valutino le situazioni a seconda dei casi!
    detto questo aggiungo ADOTTATE, ADOTTATE, ADOTTATE! ma con consapevolezza, pazienza, amore e disponibilità!

  5. “Spiegare per filo e per segno a cosa si andrà effettivamente incontro adottando Fufi o Bubi.
    Perché, almeno a mio avviso, è meglio un’adozione in meno che un’adozione incosciente, da parte di qualcuno che si illudeva che con l’ammore passasse tutto… e che magari, quando si rende conto che non basta, riporta il cane al mittente. O se lo tiene con tutti i problemi incorporati, senza dargli nessuna chance di ritrovare intatte dignità e gioia di vivere.”
    Riassume esattamente la mia esperienza. Mia madre e mio padre, sciuramaria e sciuramario in buona fede, hanno adottato Zoe, una meticcia di 6mesi. Al primo incontro la volontaria gliel ha praticamente affidata! Zoe si è rivelata molto problematica, e ho sentito spesso “basterà un po’ di ammore e poi vedrete che passa (ahahahahaha risata della volontaria)” che ci sarà stato di divertente?! Bha! Fatto sta che mia madre stava impazzando e non capiva come intervenire e così alla frase “ti ridó indietro”, ho deciso di adottare io la super nana 😀
    Oggi ha 11 mesi e abbiamo intrapreso un percorso di addestramento bellissimo, da stressata, insicura e aggressiva, si è rassicurata ed ha fiducia in se e in me, come conduttrice. Ed è AMORE.
    Spesso mi viene in mente di chiamare (e insultare) quella volontaria così superficiale, perché noi siamo stati fortunati, ma gli altri che incappano in questi soggetti?! Cani e umani che vengono accozzati irresponsabilmente….

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Savonese, annata ‘53, cinofila da sempre e innamorata di tutta la natura, ha allevato per 25 anni (prima pastori tedeschi e poi siberian husky, con l'affisso "di Ferranietta") e addestrato cani, soprattutto da utilità e difesa. Si è occupata a lungo di cani con problemi comportamentali (in particolare aggressività). E' autrice di più di cento libri cinofili, ha curato la serie televisiva "I fedeli amici dell'uomo" ed è stata conduttrice del programma TV "Ti presento il cane", che ha preso il nome proprio da quella che era la sua rivista cartacea e che oggi è diventata una rivista online. Per diversi anni non ha più lavorato con i cani, mettendo a disposizione la propria esperienza solo attraverso questo sito e, occasionalmente, nel corso di stage e seminari. Ha tenuto diverse docenze in corsi ENCI ed ha collaborato alla stesura del corso per educatori cinofili del Centro Europeo di Formazione (riconosciuto ENCI-FCI), era inoltre professionista certificato FCC. A settembre 2013, non resistendo al "richiamo della foresta" (e soprattutto avendo trovato un campo in cui si lavorava in perfetta armonia con i suoi principi e metodi) era tornata ad occuparsi di addestramento presso il gruppo cinofilo Debù (www.gruppodebu.it) di Carignano (TO). Ci ha lasciato prematuramente nel maggio del 2016, ma i suoi scritti continuano a essere un punto di riferimento per molti neofiti e appassionati di cinofilia.