giovedì , 23 novembre 2017
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Il VERO Standard della… Sciuranonna

di ANNALIA MATTEI – Valeria Rossi scrive eccellenti standard.
Di razze nuove, vecchie, o poco conosciute. Tutti belli, esaustivi e piacevoli da leggere.
Ma uno le è sfuggito… e si tratta di una razza molto diffusa, anche se pochi la riconoscono per tale.
La sciuranonna.
Morfologicamente molto diversificata, in altezze, garresi, manti e pesi, caratterialmente così uniforme da sembrare replicarsi con lo stampino, è una razza che a prima vista parrebbe innocua.
Parrebbe.
E’ quella cui appartiene, spesso in incognito, la dolce vecchietta (a volte vecchietto, in qual caso stiamo parlando del “sciurnonno”), a cui i proprietari dei pelosi impegnati altrove per qualche oretta, o giorno se del caso, affidano i propri quadrupedi durante le loro assenze, sicuri che verranno trattati con tanto amore.
In effetti, non è l’ammorre che manca a questa razza.
Anzi, del suddetto gli individui sciuranonna e sciurnonno sono abbondantemente dotati. Persino troppo, dato che ogni altro pensiero razionale viene loro espulso dal cervello proprio dal citato sentimento, che di fronte a due occhi in un muso peloso ottenebra loro ogni altra capacità come neppure a una ragazzetta davanti agli OneDirection (ai miei tempi si sveniva davanti ad altro, ma ogni epoca ha l’idolo che ha… sigh).
Questa caratteristica, che la differenzia dalla razza più giovane (la sciuramaria o sciurmario, i quali, pur con pessimi ritorni in tema di risultati ma quanto meno con notevole e lodevole impegno, cercano di mantenere di fronte a musetti più o meno adoranti un minimo di parvenza di autorevolezza), fa sì che ogni pretesa di tenere a dieta il botolo di trenta centimetri e trenta chili mentre si trova dalla sciuranonna sia da uccidere in culla, ancor prima di consegnare il peloso alla citata; che puntualmente lo ingozzerà come un’oca per il foie gras al grido di “ma aveva fame! Mi guardava ed inghiottiva!”. ­
Se poi pure sbava, il peloso, potete star certi che la sciuranonna gli preparerà il risotto­.
Altro tratto distintivo della razza in esame, la strana capacità di invertire qualsiasi raccomandazione venga loro data al momento della consegna del quattrozampe.
“Non far salire il cane sul divano!”; che si tratti di un alano oppure di un chihuahua, sono problemi delle molle del divano. La sciuranonna farà sì che il cane si stenda occupandolo tutto, e relegando lei nell’angoletto più angusto…
“Non dar da mangiare al cane mentre sei a tavola – e soprattutto nessun cibo umano!”; e si può star sicuri che gli gnocchi di patate al gorgonzola finiscano tutti, scarpetta fine pasto compresa, nello stomaco non del bipede, ma del quadrupede (raccomandazione: non lasciate MAI un peloso solo con un individuo di questa razza a Pasqua. Il cane si mangerebbe ogni uovo presente in casa… di Pasqua o di galline che siano)….
“Non tenere il cane sul letto!”; e potete star certi che la sciuranonna dormirà in poltrona e il cane al centro esatto del detto mobile.
Un altro difetto che lo standard non riporta, che per anni si è tentato di eliminare, alla fine dandoci su visti i risultati, giungendo alla conclusione “facciam finta di niente, magari scompare da solo” (illusi!!! ) è l’assoluta incapacità di questa razza di rivolgersi ai pelosi con qualcosa che non siano le paroline dolci e senza senso che oggigiorno risultano essere dannose persino per lo sviluppo dei cuccioli umani. Comandi come “seduto, fermo, resta”­ (il NO è addirittura inconcepibile) ­ sono del tutto inarticolabili dalle favelle delle sciurenonne, che mediamente usano espressioni tipo “puccipucci… ma perchè ti sei mosso? Le zampine ti fanno la bua che non riesci a star fermo un minutino? Oh, il mio tesorino vuole la pappa? O vuoi il bombo?” quando non cantano la ninna nanna al peloso per farlo dormire più sereno.
Eccezioni a questa regola si hanno quando i pelosi commettono qualche azione malandrina che manda le sciurenonne fuori dalla grazia di dio; in tal caso potremmo ascoltare espressioni come “ti ho detto e ridetto di non mettere il muso sul tavolo, ma tu sei duro come un sasso e non mi dai mai retta! Ecco, faccio tutto quello che vuoi e tu poi mi fai i dispetti!”.  In perfetto italiano.
La razza poi risulta essere particolarmente sensibile alle espressioni di presunto disagio dei pelosi, dimostrando un’empatia spesso esagerata.
Un cane che abbia la capacità di “pigolare” qualora desideri qualcosa, può essere in grado di indurre la sciuranonna ad aprire non solo il frigorifero, ma l’intera dispensa e pure il congelatore, portandola a dimostrarsi, in questo unico e solo caso, in grado di ribaltare il proprio pessimo rapporto con la tecnologia moderna e ad usare perfino il microonde alla bisogna.
Qualora poi il peloso pigoli, magari per caso, in direzione di un qualche indumento del proprietario, questi verrà immediamente avvertito tramite cellulare (e questa è la seconda eccezione all’allergia alla tecnologia) che il cane – cane che in realtà non potrebbe fregarsene di meno – è depresso e lo cerca disperatamente. Che il propritario del peloso in quel momento sia magari in riunione con l’amministratore delegato non ha la benchè minima rilevanza.
Unico pregio della razza “sciuranonna” è l’addestrabilità. Che è altissima.
Infatti, è facilissimo addestrare uno di questi individui a fare quasi qualsiasi cosa. Anzi, qualsiasi cosa senza quasi.
Un buon addestratore può indurre una sciuranonna a dimenticarsi l’atrite e saltare nel fuoco… ma… MA… l’addestratore a cui questa razza risponde non è MAI un umano.
Un umano può sprecare anni di vita ripentendo alla sciuranonna che se vuole che il cane non metta il muso sul tavolo basta dirgli, anche con moltaaaa dolcezza, “seduto”: il risultato che ottiene sarà comunque oscillante fra lo zero ed il niente. Ma al peloso…. al peloso basterà uno sguardo per indurre la sciuranonna ad alzarsi dalla poltrona echelasciaticasifotta per aprirgli la porta ogni due secondi e mezzo, ed un lieve moto del capo sarà sufficente a fargli ottenere il pezzo più grosso del parmigiano invecchiato 36 mesi.
Con buona pace della sciuramaria. E di tutto il fiato che spreca nel tentativo di far entrare un poco di raziocinio nella testaccia dura della sciuranonna.
Mentre il cane se la ride sotto i baffi.

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