lunedì , 20 novembre 2017
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Il Dormiglione (20 anni di ibernazione cinofila non sono una passeggiata)

Avvertenza: situazioni e impressioni sono volutamente estremizzate. Sia mai che facciamo arrabbiare qualcuno.

 di SILVIA MASOERO – Ebbene sì, ogni tanto mi sento come Woody Allen nel film Il dormiglione. Lui si svegliava dopo un’ibernazione di 200 anni in un mondo decisamente surreale. A me sono bastati 20 anni, ma l’effetto è più o meno lo stesso.
Spiego. Il mio primo cane, fortemente richiesto fin dal mio primo vagito ma faticosamente concesso dall’autorità paterna solo alle soglie della maggiore età, fu una bellissima bretoncina di nome Luna che visse con noi 14 anni. Erano gli anni ’90. Gli incoscienti, amorfi, meravigliosamente poco memorabili anni ’90.
Io ero una giovane studentessa sorridente che amava tutto e tutti, non la persona cinica e allergica all’umanità che diventai anni dopo. Nel mondo in cui mi muovevo, cinofilo e non, la parola stress non era ancora di uso e abuso comune, e il digitale non era una gabbia dorata piena di leoni (se qualcuno di voi ha vissuto e lavorato senza www, email, cellulare e social media sa cosa voglio dire).
Tutto filava abbastanza zen. Questa piccola introduzione per dire che tutto ciò che all’epoca io facevo con Luna, dalla passeggiatapipì al corso di educazione all’agility, lo percepivo molto semplicemente come una gran figata. Cioè, WOW. Davvero, avere un cane era tutto una grande, assoluta, indiscutibile FIGATA.

ibernazione2Credo di non essermi mai divertita così tanto come in quegli anni. Poi è successo. Mi hanno ibernato. Alla morte di Luna nessuno di noi volle prendere un altro cane. Prima fu il dolore, poi il lavoro, poi l’amore, poi la casa, poi questo e poi quello.
Sono passati quasi vent’anni. Finché, quasi tre anni fa, è arrivata Bonnie. E mi sono accorta che qualcuno doveva avermi dato una botta in testa e avermi messo in una capsula criogenica perché nel frattempo era cambiato TUTTO.
Che succede? Dove cavolo mi trovo? Che ci faccio qui? Avere un cane oggi è diventato molto semplicemente e puramente un gran casino. Cioè, AIUTO. Davvero, a me semrba tutto un grande, assoluto, indiscutibile CASINO.

cucina-casalinga-per-caniVi faccio qualche esempio.
Luna mangiava pastoni fatti in casa di riso soffiato o pasta, carne trita cotta, verdure. Il massimo dell’integrazione era un cucchiaio di olio di oliva. Ogni tanto si festeggiava con indefinibili e puzzosissimi bocconi di umido. Stava benone, posso giurarvelo sotto tortura. Epperò. Adesso sappiamo delle cose che prima non sapevamo. E Bonnie deve mangiare low grain, anzi grain free, anzi meglio casalingo, anzi facciamo barf. Le crocchette sono veleno e le ossa sono tentato canicidio. Le allergie esistono e non esistono, i veterinari sono angeli e sono demoni. Segui diatribe e litigi su faccialibro e internét, e ti viene voglia di digiunare, tu e il cane, almeno stiam sereni.

cani-che-giocanoLuna passeggiava, spesso libera se si poteva, e incontrava un cane ogni venti minuti, spesso libero anche lui. Gli mostrava un po’ di panza rosa da coraggiosa bretoncina, dava due lappate, condivideva due corsette e via d’amore e d’accordo. Non ha mai preso né dato un morso in vita sua, nemmeno per sbaglio. Se incontravi un cane problematico diventava l’aneddoto dell’anno.  Bonnie passeggia e incontra un cane ogni venti metri.
Bene, che bello, oggi a Torino abbiamo tutti un cane, siamo una metropoli canificata!
Bello un corno, son quasi tutti pazzi. Padroni e cani. In un’uscita sola se ti va bene incontri in sequenza il Bullo, il Fobico, la Zitella Sfoggiacanini, l’Erotomane, il Soprammobile e il Mordicaviglia Traditore. Tutti con tanto di padrone più o meno sociopatico. Se ti va male, puoi anche incontrarli tutti insieme raccolti in questa nuova invenzione della modernità, l’Area Cani. Quando torni a casa dicendo toh, che cani carini oggi, normalmente lo segni sul calendario per celebrarne la festività.

raccolta-escrementi-caneLuna faceva la popò. Ebbene sì, succedeva anche allora. E anche allora raccoglievo, perché era educazione, anche se non c’erano sacchettini colorati, palette, vigili camuffati da platani o campagne stampa anti-incivili. Ad onor del vero, cacche altrui io non ne pestavo quasi mai. Bonnie, anche lei, fa i suoi bisogni. E sempre, in ogni condizione e luogo, raccolgo. Ma veloce, per carità, perché se sono troppo lenta nel frattempo qualche passante ha già riempito me e Bonnie di sguardi assassini o epiteti raffinati. Ehi, ma stavo raccogliendo.
Non importa, vale per un’altra volta e per qualcun altro. E se ci penso, han persino un grammo di ragione perché ad ogni uscita almeno un caccone io lo pesto, e sono la prima ad avere il prurito alle mani e la voglia di ceffonare i padroni maleducati e incivili. E poi a casa dai il colpo di grazia alla gastrite litigando su facebook con quelli che “non ti lamentare se mettono i bocconi avvelenati”. Follia.

Con Luna frequentavo un campo di educazione cinofila dove il cane, udite udite, lo educava il padrone, e con metodi non coercitivi. L’istruttore insegnava al padrone, mica ti restituiva bello pronto il tuo bel cane robottino. Roba da pazzi, fighissimo. Pionierismo da sballo. Oggi perdo pezzi di fegato leggendo le avventure di giovani e baldanzosi guru che, supereroi in un mondo di addestratori supercriminali, si sono dovuti “inventare” un nuovo approccio gentile all’educazione del cane e ne hanno ottenuto qualche best seller in libreria e infinite dispute giornaliere sui social media. Bonnie, facciamocene una ragione, siamo diventate il target di un moderno piano marketing.
Luna ed io praticavamo l’agility insieme ad altri, credo, cinquanta cani in tutta Italia. Era un gioco meraviglioso. Il professionismo era pressoché sconosciuto, si vedevano decine di razze e tre border collie in croce, i cani uscivano dal campo di gara per andare a lappare il gelato al bambino seduto a bordo campo e nessuno si incarogniva, le competizioni finivano con cene da far invidia agli Alpini, l’eventuale antipatia personale finiva in un minuto di urlacci faccia a faccia e un bicchiere di vino. Oggi Bonnie può gareggiare in più circuiti che integrano bene anche i meticci, con migliaia di praticanti e tanti professionisti che hanno fatto crescere la disciplina. Ma non è un cane delle tre razze top, non si allena tre volte a settimana e spesso fa solo il cane, ergo non è nessuno, e siccome io non passo la giornata a questionare su feisbuk i criteri di selezione della nazionale e a litigare allo sfinimento da dietro una tastiera, siamo decisamente e ufficialmente una coppia di sfigate (contente di esserlo, vorrei precisare).

Insomma dai, è o non è un po’ un casino?
E’ vero, sono una nostalgica. Mai detto il contrario. Si stava meglio quando si stava peggio e tutte quelle balle lì. Ma mia piccola Bonnie, non ti preoccupare, mi sento un po’ stranita ma possiamo farcela. Stiamo bene e ci divertiamo di brutto, punto. Siamo nineties dentro, noi. Non saprei nemmeno spiegarti come sia successo tutto questo.
Per fortuna non c’ero, e se c’ero dormivo.

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