martedì , 26 settembre 2017
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Gli animali della mia vita

di ROSSELLA MONACELLE – Quando ero piccola, a casa mia, gli unici animali ammessi erano gli uccellini di mio padre. Il pensiero di eventuali “quadrupedi” penso che non sfiorasse neanche lontanamente la mente dei miei.
Comunque ricordo il piacere di quando si chiudeva la porta della cucina e si aprivano le gabbie di alcuni di loro, solitamente dove c’erano i piccoli, e li lasciavamo liberi di svolazzare e di venire a mangiare dalle nostre mani.
Con l’adolescenza la mia passione ancora latente per gli animali, mi ha spinta a comprare e leggere (dalla prima all’ultima pagina) le riviste mensili del tipo “Quattrozampe”, di cui conservo ancora una nutrita raccolta. Ho cominciato lì ad acquisire un po’ di conoscenze sulle razze di cani e di gatti, sui loro comportamenti… ed è stato proprio su quei giornali che ho visto per la prima volta un bobtail: già l’aspetto da orsacchiotto peloso non può che suscitare simpatia, tenerezza e amore a prima vista, leggendo poi del suo carattere affettuoso e giocherellone è stato inevitabile decidere che il bobtail fosse il mio cane ideale. Ho pure comprato un libro tutto dedicato al bobtail, di quei libri che ti dicono come allevarlo, educarlo, alimentarlo, toelettarlo, le cure da prestare in caso di malattie, disturbi, nascita di cuccioli. Il tutto corredato da un’ampia serie di fotografie.
Comunque avevo la consapevolezza che mai avrei potuto realizzare il mio sogno di avere uno di questi cagnoni. Oltretutto in quegli anni 70/80 erano poche le persone che tenevano un cane in casa e meno che mai c’era varietà di razze; gli allevamenti, poi, nella mia mente erano qualcosa di talmente lontano (chissà dove?!) ed assolutamente irraggiungibili! E devo dire che questa convinzione l’ho avuta fino a non tantissimo tempo fa: sicuramente la diffusione di internet ha permesso di acquisire conoscenze ed ha in qualche modo accorciato le distanze.

All’età di 21 anni, non appena mi sono “svincolata” dalla famiglia e mi sono ritrovata da sola, il primo atto di libertà è stato quello di prendermi un animale. La scelta è caduta sul gatto, per quanto avrei desiderato di più un cane, perché ho ritenuto che per la vita che conducevo, chiusa in casa le intere giornate, dedita allo studio, il gatto fosse più adatto. E si che a quei tempi ancora pensavo che “il cane in appartamento soffre” e “ i cani vanno tenuti in campagna”.
Così è cominciata la mia convivenza con Murphy, un simil-siamese bellissimo. Penso di ricordare ogni minuto della nostra vita insieme, da quando sono andata a prenderlo da un’amica a cui era nata una cucciolata, a come mi sia sembrato bruttissimo, quasi una scimmietta (ma ormai non potevo più tirarmi indietro!); a come, fra divieti e concessioni, sia diventato un gatto educatissimo, giocherellone quanto mai (un portiere di palline meglio di Zoff!). Era sempre con me: in macchina, in treno, in aereo ed anche in nave… Quanti ricordi…!
Appena trovato un lavoro stabile e definitivo, mentre tutti i neo-assunti come me si affrettavano a comprare come prima cosa una macchina, io ho preferito comprarmi un cavallo. Lì è iniziato un periodo molto intenso di emozioni a fianco della mia cavalla… ma questa è un’altra storia.
Dopo diversi anni, con il matrimonio, è venuta la tanto desiderata casa in campagna e quindi… il cane! La mia idea era quella di scegliermi un cane da un canile, quello con cui si fosse creato il feeling al primo sguardo… e invece è capitato un cucciolo misto-maremmano regalato da un cognato, con cui non si è mai creato un grande rapporto (è stato più “il cane di mio marito”).

Un po’ una delusione, ma non sapevo che il futuro mi riservava una sorpresa! E che sorpresa!!!
Subito dopo l’acquisto della casa in campagna è stato necessario rivolgersi ad un ingegnere per sistemare alcune cose dal punto di vista urbanistico, per cui un giorno ci siamo recati nella sua casa-studio, una villetta con un grande giardino.
Appena scesa dalla macchina mi sono vista circondata da quattro masse pelose: erano bobtail! una coppia più le loro due cucciolone di 6-7 mesi. Io fino ad allora li avevo visti solo sulle fotografie del mio libro di quando ero ragazza! Si può immaginare la mia emozione…
Neanche a dirlo mi sono sciolta di tenerezza, ho fatto tante domande su di loro… fino a che, in una delle visite successive, l’ingegnere mi fa: “Lo vuole uno? Glielo regalo. Quattro sono troppi, non riesco a stargli dietro”.
Ed è stato così che Lucy è entrata nella mia vita: guardando tristemente indietro mentre ci allontanavamo da casa sua in macchina.
Ho la presunzione di credere che la sua tristezza sia durata pochissimo; nel giro di pochi giorni ha imparato a giocare con noi (probabilmente nessuno l’aveva mai fatta giocare) e poi ha trovato altri “fratelli” ad attenderla: Poldo, il misto-maremmano, Murphy e Teddy, un persianino nero che si era aggiunto alla famiglia.
Ma c’era un altro bobtail destinato ad entrare nella mia vita e nel mio cuore.
Un giorno, dopo due /tre anni, mi telefonò il veterinario per dirmi che c’era un cucciolo di bobtail che gli avevano portato da sopprimere perché sordo. Se ero disposta a prendermelo. La decisione con mio marito è stata veloce: come mangiano tre cani (perché nel frattempo se ne era aggiunto un altro), mangiano in quattro. Per il problema dell’udito, da noi era tutto recintato per cui pericoli non ne poteva correre.

Così è arrivato Patata, tutto bianco come la neve, con un occhio celeste (l’occhio bello…) ed uno marrone (… suo fratello); non si capiva neanche che fosse sordo perché ha sempre fatto tutto in gruppo con gli altri; solo quando dormiva  lo dovevamo andare a toccare per chiamarlo.
Ho sempre pensato di lui che probabilmente non era proprio puro (non ne avevo visto i genitori) in quanto era completamente bianco, ma sicuramente è stato un vero bobtail dentro. Ha giocato con la palla fino all’ultimo momento, quando non si reggeva più in piedi per i suoi 14 anni e mezzo e gli acciacchi degli ultimi due anni. Lui è stato l’ultimo dei nostri quattro pelosoni a lasciarci… e ci ha lasciati nella disperazione più assoluta.
Abbiamo vissuto con loro 17 anni ricchi ed intensi, circondati anche da tanti gatti, galline, oche, tacchini e conigli, e di ciascuno di loro ricordiamo i nomi, la personalità e le storielle.
Quando Patata se ne è andato, mio marito fra le lacrime mi ha detto:”E’ finita un’epoca”.

Da neanche due anni la nostra vita è cambiata. Cambiato città, cambiato casa, ora abbiamo una villetta con giardinetto.
E’ rimasto un solo gatto di tutti gli animali che abbiamo avuto ed uno spazio vuoto nel cuore che aspetta di essere riempito da un altro cane.
E dire che ci abbiamo provato due anni fa: sempre per caso, in un agriturismo in cui alloggiavamo, passavo il tempo a giocare e coccolarmi un cucciolone enorme e bellissimo che tenevano chiuso in un recinto. Fino a che il proprietario, che suppongo mi avesse visto in quei giorni, mi disse:”Lo vuole? Glielo regalo” . E così fu. Il giorno dopo, assieme ai nostri bagagli, caricammo in macchina anche lui. Era un Pastore del Caucaso. Il veterinario che ci conosceva da anni, appena lo vide ci disse che era splendido, ma che ci eravamo presi un bel dafare in quanto la razza era molto impegnativcaucaa.
Documentandoci in internet (cosa che prima non avevamo fatto) vennero fuori tante di quelle storie brutte che ammetto ci spaventammo un po’. Da qui la decisione che fosse indispensabile andare a “scuola” per educare lui e per imparare noi a rapportarci con lui nella maniera corretta.
E’ stata un’esperienza meravigliosa!
Nel frattempo Darko era diventato una montagna di cane mentre io sono piccola e minuta; andavamo a passeggio, con lui sempre educatamente al mio fianco senza mai tirare. Eramo conosciuti da tutti, chè d’altra parte non passavamo inosservati. Grazie a lui abbiamo fatto conoscenza con tante persone, ed è una cosa non da poco essendo nuovi della città.

animalimiavita
Darko era tutto “troppo”! Troppo grande! Troppo bello! Troppo affettuoso! Troppo socievole con gli estranei! Troppo bravo ed intelligente ad apprendere!
Quando si dice “troppo bello per essere vero”… e infatti non è più vero! Darko se ne è andato a 20 mesi di età per una disfunzione renale dopo quattro mesi di tentativi di cura intensi, costosi e strazianti. Ne siamo usciti di nuovo a pezzi…
Ma il mio cuore più si spezza, più anela ad essere ricucito…
Ora più che mai voglio allungare una mano e trovarmi una testa pelosa sotto.
Ora che stavo cominciando a scoprire un modo nuovo di “vivere con un cane”.
Ora che sono convinta che i cani devono stare dentro casa con noi, di giorno e di notte, perché  stando così a costante contatto con i loro umani imparano tantissime cose in più, si entra più in empatia con loro. Ho il desiderio di insegnargli tutte le cose che avevamo cominciato con Darko, ma che sono rimaste appena all’inizio…
Ma mio marito forse ancora non è pronto. Ad ogni “batosta” subita, contrariamente a me,  la sua reazione “ mai più!” è stata sempre più convinta.
Io no! Sono qui, che aspetto e che anelo.

P.S. sono passati un po’ di mesi da quando ho scritto quanto sopra.
Ho quasi paura di dire che il sogno si sta realizzando: ho contattato un allevamento di bobtail e siamo in attesa della nascita di una cucciolata!
Non aggiungo altro, perché fino a che non l’avrò con me non ci crederò …ma la fantasia ed i sogni nella mia mente si stanno sfrenando…!!!

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