di DAVIDE BELTRAME – Stando a una recente ricerca, che pure non ha magari i canoni per essere del tutto scientifica e attendibile trattandosi di un’indagine online promossa dalla Nescafè e che ha visto la partecipazione di circa 1800 utenti, l’italiano medio è asociale, quantomeno verso i propri vicini di casa; sembra infatti che mediamente 6 italiani su 10 tendano a ignorare chi vive loro accanto, se non addirittura a esserne infastiditi.
In effetti non è una scoperta così rivoluzionaria, così come non stupisce il fatto che il dato sia più alto al nord e decresca man mano che si procede verso il Sud: a Milano la percentuale di chi tende a evitare i propri vicini è del 69%, a Torino del 68%, mentre a Napoli e a Palermo è rispettivamente del 55% e del 52%: in questo caso il “luogo comune” del Sud con la gente più calorosa e accogliente viene quindi confermato.

Da contraltare a questi risultati però, c’è il dato sulla diffusione degli animali domestici, in particolare parliamo ovviamente del cane, ovvero l’animale sociale per eccellenza: stando ai dati più recenti, su 60 milioni di animali domestici presenti nelle case degli italiani, circa 14 milioni sono cani (circa il 48%) o gatti (circa il 52%).
Come coniugare la naturale necessità del cane di socializzare, anche con altre persone, con la sempre più alta diffidenza verso gli altri, compresi i vicini di casa? Per dirla un po’ alla Marzullo: il cane rende l’italiano più socievole, o l’italiano rende il cane asociale?

Paradossalmente a volte ci si trova scene dove il passante di turno saluta il cane senza filarsi di pezza l’umano che sta dall’altra parte del guinzaglio: di recente passeggiando con Destiny a me e Fabiana è capitato più volte di veder arrivare qualcuno a pacioccare il cane, fare tutto il discorso “ma come sei bello! Ma come sei morbido!” con il cane, salutare il cane…senza nemmeno guardarci in faccia. Ovviamente capita più spesso con la cucciola che  è più “attiracoccole” rispetto a quando siamo in giro con Biba (che ha la faccia da canecattivo) o coi morbidini (che sono rottweiler e quindi kanikillerancorpiùkattivi). Qualcuno che magari per sbaglio si accorge che all’altro capo del guinzaglio c’è anche un essere umano arriva a chiedere “Come si chiama?” o “E’ maschio o femmina?” (nonostante i tentativi di Fabiana di rendere chiara la cosa addobbando Destiny con collare rosa, guinzaglio rosa, ossetto portasacchetti rosa, istintivamente partono tutti salutando la cucciola al maschile).

E’ anche tutt’altro che raro vedere chi “costringe” il proprio cane a diventare asociale quanto lui, tende a portarlo in posti dove non ci sia nessuno, se per caso incrocia un’altra persona con il cane al guinzaglio cambia strada o comunque cerca di non farli incontrare perchè “non si fida”. Il cane in questo caso però finirà per sviluppare lui stesso una certa diffidenza, anche a causa di una socializzazione parziale (o del tutto mancata)!
Chiaramente c’è il rovescio della medaglia: persone che magari tendenzialmente tenderebbero a starsene il più isolate possibile, ma che per il bene del proprio animale vanno a frequentare aree cani, centri cinofili (ad esempio per le puppy class) e quindi si trovano poi a fare amicizia con altre persone, partendo dalla comune cinofilia. In questo caso il beneficio probabilmente è per entrambi: da un lato il cane conosce propri simili, socializza, diventa più “aperto” e quindi avrà probabilmente meno problemi durante la sua vita, e al contempo il suo umano esce un po’ dal guscio.

umanita_gentePersonalmente, avendo una tendente allergia alla gente, penso che senza l’ausilio dei vari compagni a quattro zampe sarei in una inaccessibile torre d’avorio…e voi? Qual è la vostra esperienza? Avere un cane vi ha portato a fare nuove conoscenze e amicizie, o cercate di evitare tutto e tutti cercando luoghi il meno frequentati possibile?

 

 

Potrebbero interessarti anche...