lunedì , 20 novembre 2017
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La politica sa incentivare le adozioni solo col denaro?

di DAVIDE BELTRAME – Tempo di elezioni (e di ballottaggi, al momento), e casualmente anche la politica si ricorda degli animali.
meloni_aperturaL’ultimo caso è stato quello di Giorgia Meloni, che per la campagna elettorale del suo partito Fratelli d’Italia alle comunali di Roma aveva puntato (anche) sull’animalismo, prima visitando il canile di Muratella e poi proponendo l’idea di dare 100 euro al mese per il primo anno a chiunque adotti un cane in canile. Operazioni e idee che non sono bastate a farla arrivare al ballottaggio, dato che è stata la terza candidata come numero di voti, ma dimostrano comunque come per l’ennesima volta quando si tratta di cani e di adozioni, i politici finiscano sempre per farne una questione di denaro e non badino quasi mai ad altre opportunità.

L’idea della Meloni infatti non è stata così originale: diversi comuni hanno istituito il cosidetto “bonus cane“, che prevede uno sconto sulle tasse (l’entità di tale sconto e la sua applicazione variano a seconda del comune, comunque di solito viene applicata una detrazione sulla TARI) in caso di adozione effettuata presso il canile municipale.

Entrambe le iniziative però mi fanno sorgere un dubbio: possibile che non vengano considerate alternative per incentivare le adozioni che non siano inerenti il denaro?
Perchè il rischio, palesato anche in diversi commenti inerenti queste iniziative, è che ci sia sì una corsa all’adozione, ma dettata più da bieco opportunismo che dalla reale volontà di aiutare un amico a quattro zampe. Se già con le “normali” adozioni ci sono casi in cui un cane finisce nella famiglia sbagliata, viene riportato in canile o peggio nuovamente abbandonato, un numero più elevato di richieste renderebbe sicuramente più complessi i controlli pre e post affido, specialmente se parliamo di grosse città come nel caso di Roma dove la mole di aspiranti adottanti interessati però più al “bonus” di 100 euro mensili che ad altro potrebbe essere molto elevata.

Certo, il concetto di base – spiegato dalla stessa Meloni a proposito della sua idea, ma valido in generale anche per il bonus cane – è che al comune costi meno lo sconto sulla tassa (o elargire una certa somma) al cittadino rispetto al mantenimento del cane in canile. Nello specifico la rappresentante di Fratelli d’Italia ha dichiarato che il comune spende 400 euro al mese per ogni cane di canile, questa cifra personalmente mi sembra decisamente “gonfiata” e messa li per fare scena, però sicuramente considerando che molti cani purtroppo permangono in canile anche per diversi bonuscaneanni, dare 1200 euro per un anno a chi ha adottato consente sicuramente un risparmio sul lungo termine.

Il problema però, è proprio questo: per il politico di turno, il concetto sembra essere solo matematico e si guarda più al risultato “immediato” che al lungo termine.
Non sarebbe molto più sensato, ad esempio, offrire a chiunque adotti il cane un corso per la gestione e la convivenza con il proprio amico a quattro zampe?
Specialmente nel caso di cani che arrivano dai canili (e di cui quindi spesso non si conosce il passato e, essendo in molti casi incroci di diverse generazioni, è anche più difficile poterne ipotizzare le attitudini) penso che sarebbe fondamentale per il neo-proprietario apprendere fin da subito quali siano i passaggi corretti da eseguire per non avere problemi, e sono convinto che si ridurrebbero di molto i casi di cane “restituito” al canile, che purtroppo sono tutt’altro che rari e spesso sono dovuti al fatto che il cane una volta arrivato a casa non corrisponda all’idea che si era fatto l’adottante.
Certo, in molti casi è un problema evitabile con i dovuti controlli e dialoghi pre e post affido, ma credo che anche le associazioni più serie e scrupolose abbiano avuto qualche caso di adozione non andata a buon fine, pur con tutta la buona volontà del caso.

Invece dando solo la somma X al cittadino, cosa si ottiene? Che attratto dal “soldo facile” va a fare la sua adozione, ma poi magari bada con superficialità al cane, perchè tanto ormai il suo scopo lo ha ottenuto. Inoltre non penso che il comune di Roma avrebbe sufficienti risorse per poter effettuare controlli periodici su tutti gli adottanti, e se anche le avesse probabilmente andrebbe a equiparare la spesa che aveva per mantenere il cane nel canile.
Anche perchè poi i controlli continuerebbero anche dopo il primo anno, o visto che a quel punto il comune non darebbe più denaro se ne lavrebbe le mani?

Istituire invece dei percorsi “post-adozione”, oltre ad avere probabilmente un costo ancora minore per i comuni, sarebbe un aiuto in più a chi vuole adottare davvero un cane (e non solo per ottenere dei “bonus”), consentirebbe di seguire più facilmente gli adottanti  affiancandoli nei primi mesi di convivenza – che sono solitamente i più difficili – con il nuovo membro della famiglia ed essendo un “impegno in più” da prendere, scoraggerebbe chi si avvicina all’idea dell’adozione con l’idea del tanto se non va bene lo riporto indietro (e purtroppo ce ne sono…) o come mero mezzo per ottenere un vantaggio economico.

 

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Informazioni su Davide Beltrame

Figlio di Valeria Rossi dalla nascita, creatura mitologica a metà tra uomo e cane, con tratti bestiali dello yeti. Solitamente preferisce esprimersi a rutti, ma ogni tanto scrive su "Ti presento il cane" (di cui è il webmaster, quando e se ne ha voglia). La sua razza preferita è lo staffordshire bull terrier, perché è un cane babbeo che pensa solo a mangiare e a dormire. Esattamente come lui.




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