lunedì , 20 novembre 2017
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Lavoro in acqua: attività operativa e attività sportiva

di CLAUDIO CAZZANIGA – Lo spunto per questo articolo me lo hanno due amiche che, in un post su TPIC, si domandavano in sostanza la differenza tra l’attività in acqua sportiva ed operativa. Premetto che non ho intenzione di scrivere un articolo che incensi un’attività rispetto all’altra, né tantomeno dividere un movimento (quello in acqua) che già molto fatica a parlarsi. Vorrei solo, per quello che so, cercare di spiegare le due attività.

scansione0032L’attività operativa è un’attività che se presa in maniera seria e fatta con giudizio è un attività importante.
Prendersi la responsabilità di pattugliare un tratto di costa, sia essa di lago o di mare, ed essere pronti ad intervenire in caso di reale pericolo necessita di MOLTO allenamento e di una preparazione complessiva  importante. Al momento la SICS (Scuola Italiana Cani da Salvataggio), l’A.N.U.C.S.A. (Associazione Nazionale Unità Cinofile Soccorso in Acqua), l’Enci e la Salvamento sono tra le associazioni più importanti che rilasciano i brevetti per operare in spiaggia. Ricordo sempre che, per accedere alle spiagge è necessario che il conduttore sia in possesso di un brevetto da bagnino ad uso acque esterne – per la sola piscina non vale – e che insieme superino un esame specifico (quello dell’ENCI prevede 10 prove).
Il cane non opera MAI da solo, ma il binomio lavora insieme. In un soccorso reale la cosa fondamentale è che il pericolante, l’annegante, venga recuperato nel minor tempo possibile.
Cane e conduttore si tuffano in mare e nuotano verso la persona in difficoltà. Arrivati nei pressi del pericolante il conduttore effettua tutte le pratiche necessarie alla presa e messa in sicurezza della persona e poi con l’ausilio del cane vengono riportati tutti a riva. In fase di avvicinamento al pericolante il conduttore può effettuare nei confronti del cane una presa detta a “delfino”, cioè si attacca all’imbrago del cane con due mani e nuota insieme al cane verso la persona in difficoltà. Questo permette al conduttore di risparmiare le energie che utilizzerà nelle fasi vere e proprie del salvataggio.

scansione0024Inizialmente i cani più utilizzati erano i Terranova, possenti e potenti erano una vera sicurezza in acqua. Con il tempo la duttilità e velocità dei retrievers è risultata alquanto efficace, mentre ora la regola più o meno utilizzata è quella che al di là della razza il cane debba raggiungere 25/30 kg di peso. Al cane operativo non viene chiesta la grande precisione nell’effettuare gli esercizi, come detto c’e’ in gioco la vita umana: bando ai fronzoli, il cane deve essere deciso, avere il colpo d’occhio nell’individuare il pericolante, che può essere posto anche a 100m dalla riva, e nuotare deciso con il proprio conduttore.
La stessa prova spesso viene svolta con la partenza posta su un gommone. Mole volte i gruppi che hanno un’ubicazione nelle vicinanze delle coste sono quasi sempre gruppi che decidono di agire nel mondo operativo. Toscana e Lazio sono tra le regioni a più alto numero di gruppi operativi, ma in tantissime altre regioni le associazioni che ho prima menzionato hanno sedi o succursali. Non entro nel merito di come lavori un gruppo o un altro, sono consapevole che il percorso per preparare un operatività non è semplice, ci vuole impegno e soprattutto un certo “spirito”.
Poi, come in tutte le cose, ci possono essere persone che badano di più alla magliettina con scritto “soccorso” o a cose del genere ma so, e lo so per certo, che moltissimi gruppi lavorano bene e con metodo.
A mio parere personale e per quanto ho riscontrato negli ultimi due stage che ho tenuto, a cui un paio di binomi operativi hanno partecipato, i cani operativi sono un po’ meno indipendenti nel lavoro rispetto ai cani sportivi: sono abituati a lavorare in sinergia con il conduttore e a volte rimangono in attesa che il conduttore si muova o agisca “fisicamente” entrando in acqua, prima di attivarsi. Anche il lavoro a terra che fanno questi cani è un lavoro più “leggero” rispetto ai cani sportivi e anche qui non è richiesta un’elevata precisione nello svolgere le prove.

Faccio anche un inciso sulle attrezzature delle unità operative: il conduttore lavora in muta ed indossando le pinne, che in fase di allenamento deve dimostrare di saper mettere mentre entra in acqua in maniera molto rapida. Il cane indossa una vistosa imbragatura chiamata “tartaruga” che lo avvolge al 90% del corpo ed è galleggiante.
A volte sembra di vedere delle piccole boe con la coda…ma è un’imbragatura FONDAMENTALE perché nel caso il pericolante che in preda alla paura dovesse afferrare direttamente il cane , permette a quest’ ultimo di non soccombere e mantenere la postura necessaria per galleggiare. L’imbrago serve poi per permettere al conduttore di attaccarsi sia in fase di uscita che di rientro da/a riva e permette tramite maniglie di poter issare l’animale su barche e gommoni.

scansione0023E’ indubbio però che la soddisfazione di presidiare una spiaggia con il proprio compagno di vita e, avere la possibilità di salvare delle vite umane è una tra le più belle sensazioni che una persona possa provare. Parlo per cognizione di causa, in quanto dopo un percorso all’interno della SICS  (1994) allora ubicata in quel di Sarnico sul lago di Iseo ed aver contribuito alla nascita ad Albissola del gruppo “Dei dell’Acqua” ed aver partecipato a diverse esercitazione con la Guardia Costiera, ho costituito un mio nucleo sul lago di Lecco che, dal 2000 al 2005 tutte le estati pattugliava le spiagge Lariane….Bei tempi!!!
Poi, la svolta, il passaggio ad un altro mondo…ad un’altra maniera di vedere e considerare il cane.
Grazie anche all’incontro con Paolo Riva della Cinofila di Lugano ed alla voglia di girare l’Europa per vedere come lavoravano negli altri Paesi, mi si è aperto un universo. Abbiamo iniziato a considerare il cane come un vero e proprio atleta lavorando su preparazione fisica, tecnica e mentale.  La mia formazione sportiva si è prettamente sviluppata in Francia, patria del lavoro in acqua sportivo. Ma sto personalizzando troppo l’articolo…e non mi piace.
Torniamo allora a noi! Il lavoro in acqua sportivo, battezzato anni fa con l’amico Toni Fidanza e la moglie Luana Fantini Soccorso Nautico Sportivo non esiste in Italia.
Non è riconosciuto ufficialmente dall’ENCI (anche se ci stiamo lavorando…) e tutte le associazioni che lo promuovono (Club Italiano del Terranova, Società Amatori Terranova, CSEN) lo fanno per strade e regolamenti diversi, ognuno con le proprie prove e le proprie gare. Si è cercato in qualche occasione di collaborare e allo scrivente era stato chiesto – più volte – di adoperarsi in maniera attiva per unire un po’ questo mondo. Ma alla fine chi scrive ha deciso per vari motivi di non adoperarsi a tale scopo…ed i motivi sono molti, tra cui una voglia matta di lavorare con il proprio cane  e non andare dietro a mille palle…ma sono, anche qui, altre storie.

11263707_940220712666141_100999907_nIl soccorso nautico sportivo è una disciplina diffusissima in Europa.
Spagna, Svizzera, Lussemburgo, Germania ma soprattutto la Francia sono Paesi leader. Il lavoro in acqua si divide in gradi: dal primo, il più semplice che è più una prova di acquaticità, al quarto molto tecnico. Le prove da superare sono di tre tipi. Lavoro a terra, nuoto dietro il gommone e prove di lavoro. Essendo gare sportive, ogni prova viene giudicato da un giudice e, chi meno sbaglia più punti ottiene. Viene vagliata una classifica e chi ha più punti vince. Quindi il lavoro richiesto è molto tecnico. Ad esempio il cane parte e chiude l’esercizio sempre in posizione seduto al fianco del conduttore. Il conduttore non entra mai in acqua, è il cane che una volta ricevuto l’ordine, il comando esegue l’esercizio.

Il lavoro a terra è di varie difficoltà. Si passa dalla condotta con guinzaglio a quella senza, ad esempio in Svizzera le prove a terra sono composte da 6 esercizi tra cui gli apporti e gli invii su figuranti messi in piedi. Chiaramente ogni doppio comando, ogni alzata di voce, ogni errore tecnico che il cane fa viene penalizzato dai giudici. Il Francia vi sono le posizioni a distanza ed i terra resta con i conduttori fuori vista…insomma, c’e’ da lavorare tutto l’inverno per prepararsi.
La prova di nuoto consiste nel nuotare dietro un gommone per un minimo di tre minuti ad un massimo, ad esempio in Lussemburgo per 1 km, che per un cane non troppo veloce corrisponde a quasi un’ora.
Ora, i detrattori di queste prove dicono che è crudele far nuotare un cane per così tanto dietro un gommone che butta fumo ed olio. Personalmente vi posso assicurare che i moderni motori non rilasciano olio e pochissimo fumo, che i cani sono liberi da vincoli e possono in qualsiasi momento mollare il gommone e tornare a riva e a questo punto i giudici considerano terminata la prova e fanno issare i cani a bordo.
Il vero problema è che bisogna essere in grado di allenare un cane per portarlo ad un livello del genere. Bisogna conoscere a fondo il proprio animale ed essere  in grado di compilare una tabella di lavoro che lo porti ad una performance di questo tipo…questo è il vero problema di qualcuno…ma andiamo vanti.
Anche nel nuoto c’e’ – soprattutto all’estero – un certo modo di lavorare. Tolti i primi gradi, negli altri il cane non può essere toccato, per cui niente lanci, niente spinte … un comando ed il cane deve tuffarsi.  Anche qui, ad ogni sbavatura il cane perde punti che inficiano la classifica finale.

016Per  finire, c’e’ il lavoro vero e proprio, il cuore della disciplina: si va dal recupero di riportelli lanciati da riva o da un gommone al recupero di un manichino; dal riporto di un surfista in difficoltà al recupero di un gommone partendo da riva o dallo stesso. C’e’ il recupero di un figurante in difficoltà, il recupero tramite la presa al polso di un figurante che simula la perdita dei sensi. Poi ci sono gli apporti. Di cima da riva a gommone oppure da gommone a gommone. L’apporto di un remo da riva a un pericolante e ritorno oppure l’apporto da riva ad un gommone di una cima da soccorso. Anche le distanze variano. Dai 25m delle prime prove ai 50m di quelle più complesse.

Questo giusto per darvi una sommaria idea. Chiaramente tutti gli esercizi dove il cane parte da riva iniziano e finiscono al piede, urla grida e similari sono penalizzati, ogni esitazione, tentennamento del cane viene penalizzato. Il dettaglio fa la differenza. Anche l’imbragatura di lavoro è differente.
Nello sportivo il compito della stessa e soltanto quella di dar la possibilità al figurante di aggrapparsi e al cane di essere issato sul gommone. Non è galleggiante e non reca nessun supporto al cane. Il conduttore generalmente è in muta, ma come detto non entra pressoché mai in acqua, per cui non è richiesto nessun abbigliamento specifico.

E’ chiaro che nel lavoro sportivo la fa da padrone  la voglia di migliorarsi, di misurarsi giornalmente con i risultati, di raggiungere traguardi, sempre nel massimo rispetto del cane.
L’adrenalina pre-gara. Il poter lavorare con il proprio cane “contro” altri binomi, le sfide internazionali, le lacrime di gioia per i trionfi  ma anche quelle di delusioni, cocenti…che ti aiutano a crescere. Le ho provate tutte…dalle gare degli inizi in piccoli laghi con quattro binomi presenti, alle finali internazionali in Oceano aperto insieme ai migliori binomi europei…da brividi.
Negli ultimi anni ha preso piede anche una bella disciplina alla quale però, non ho mai avuto il piacere di parteciparvi che a tutti gli effetti  si annovera come attività sportiva. Prevede il lavoro in coppia di cane e conduttore. Il binomio si cimenta in prove di nuoto di resistenza, tuffi, slalom tra i paletti galleggianti e recuperi, il tutto fatto sia in piscina che in acque libere.

In ogni caso, che sia operativa o sportiva…la preparazione di un cane da acqua, come tante altre discipline, richiede tanto, ma tanto, ma tanto tempo, dedizione, pazienza e TUTTA la passione di cui siete capaci. Ore ed ore di allenamento sotto la pioggia o con il vento, al freddo o al caldo, per insegnare, correggere, migliorare, ma sempre…voi e Lui…Lui e voi.

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