domenica , 28 maggio 2017
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“Ma i canili sono pieni di cani di razza!”

di FABIANA BUONCUORE – Alzi la mano chi non ha sentito questa frase almeno una volta, probabilmente mentre tentava di spiegare all’amico fautore del “una vita non si compra” il motivo per cui ha scelto di acquistare un cane di razza anziché adottare in canile.
Personalmente rientro in una delle categorie più attaccate da amici, parenti o passanti animalisti: non ho IL cane di razza, bensì –orrore! – I cani di razza (i rottweiler principalmente, ma anche la staffordshire bull terrier e la border collie, anche se prima di essi ho sempre avuto meticci e ne possiedo uno tuttora, ma questa è un’altra storia). Non finisce qui. Li allevo anche! Sono una persona orribile che lucra sulla pelle degli animali!
Per questo motivo, se inizio a parlare con qualcuno della mia passione, finisce sempre allo stesso modo (come capita a praticamente tutti i possessori di cani di razza): “ma perché non hai adottato? Ma lo sai che per ogni cucciolo comprato muoiono cento cani in canile? E lo sai che mentre tu metti al mondo altri cuccioli i canili straripano?”, ed infine, la perla delle perle: “Che poi, se proprio ti piace il cane di razza, non serve mica comprarlo: il canile è PIENO di cani di razza!
Partiamo da un presupposto semplice semplice:

il cane di razza è solo e soltanto un cane provvisto di pedigree.

Punto.
Senza se e senza ma. Non importa quanto esso sia simile ad un cane di razza, non importa se lo stesso cane, messo di fronte a un giudice ENCI, lo ingannerebbe alla perfezione e prenderebbe magari anche un bell’Eccellente. Lo abbiamo spiegato infinite volte e non sto a dilungarmi, visto che potete trovare tutte le informazioni qui, ma fatto sta che nel genotipo (il suo “patrimonio genetico”) di un cane meticcio ci può essere veramente di tutto, anche se il suo fenotipo (il suo aspetto e le sue caratteristiche visibili) lo fa somigliare in tutto e per tutto ad un cane di razza. In parole povere, se incrociamo un cane di san bernardo ed un terranova e, anziché delle vie di mezzo, nascono cinque cuccioli neri e cinque pezzati bianco-rossi, non è che i primi siano terranova ed i secondi san bernardo: sono tutti indifferentemente meticci, perché ciò che conta è ciò che si portano nel DNA, e non l’aspetto esteriore (come invece sembra credere la stragrande maggioranza degli animalisti, convinti che chi sceglie un cane di razza lo faccia per motivi estetici; guarda caso io allevo una razza dal mantello nero focato e gli altri due cani che ho in casa sono neri, mentre i miei mantelli preferiti sono quelli bianchi o chiari).

Detto questo, è davvero molto, MOLTO difficile che in canile ci finisca un cane munito di pedigree: il pedigree viene rilasciato solo a cani intestati all’allevatore o al nuovo proprietario e quindi muniti di microchip, per cui l’unico modo di abbandonare uno di questi cani è strapparglielo via; ci sono delinquenti che fanno anche questo, ma, generalmente, chi vuole sbarazzarsi di un cane di razza lo regala, e trova molto presto un interessato: proprio perché il cane con pedigree, ma ottenuto gratuitamente, fa gola a tantissimi, perché sano e bello.

Cosa sono, quindi, i “cani di razza” del canile? Nient’altro che incroci; cani figli, nipoti o pronipoti di soggetti che, con molta probabilità, di razza lo erano davvero, ma poi si sono riprodotti senza alcuna selezione o professionalità, producendo discendenti più o meno simili alla razza di appartenenza, nell’aspetto e nel carattere. Dico “più o meno” proprio perché il carattere è la prima cosa a venir meno se non c’è alle spalle un’accurata selezione; anche l’aspetto, molto spesso, si discosta paurosamente da quello che dovrebbe avere un soggetto della razza che viene dichiarata da chi vi propone l’adozione. Parlerò di rottweiler perché di questi ne capisco un poco di più, e perché sono anche piuttosto “diffusi” nei canili: ho visto anche alcuni soggetti piuttosto bellini, ma la maggior parte di essi erano proprio dei “brutti” rottweiler (zootecnicamente parlando, ovviamente: i cani sono tutti belli!), poiché semplicemente… erano cani grossi, nero focati e ad orecchie pendenti (spesso, purtroppo, ancora con la coda tagliata… mentre un allevatore serio le code le lascia integre!) e venivano inquadrati come “rottweiler” ugualmente.

Sulla stessa barca pastori tedeschi, setter inglesi e via dicendo: inutile ricordare che questi cani NON hanno alle spalle alcun lavoro di selezione sanitaria: niente controlli per le displasie, le cardiopatie o le oculopatie.

Ebbene, cosa c’è di male a fare una buona azione ed adottare ugualmente uno di questi sfortunati cagnolotti? Niente, anzi, mettersi in casa un cane che ne ha già viste di tutti i colori (e magari ha pure qualche doloretto dovuto a una displasia) sicuramente è un’azione lodevole e meravigliosa. A patto, però, che abbiamo ben in mente a cosa andiamo incontro: stiamo adottando un meticcio, per quanto l’aspetto possa ingannare, ed in quanto tale avrà i suoi innumerevoli pregi e potrà presentare qualche difettuccio, come un problemino di salute, un carattere un po’ “tutto suo” che magari ha ben poco a che spartire con quello tipico della presunta razza di appartenenza, oppure un aspetto esteriore che magari non sarà esattamente come la foto che abbiamo visto sul libro relativo alla razza che ci piace.
Se però vogliamo un cane sano, equilibrato e con le caratteristiche psicofisiche tipiche di una particolare razza che abbiamo nel cuore, non ci sono scorciatoie: né il canile, né il cagnaro. L’unica è rivolgersi ad un allevatore serio e pagare il suo lavoro (e NON il cane in sé, come tutti pensano), proprio come paghiamo un falegname o un parrucchiere quando vogliamo ottenere una prestazione a regola d’arte.

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Informazioni su Fabiana Buoncuore

Fabiana Buoncuore è la sciurallevatrice per eccellenza. Nasce a Carmagnola da suo padre e sua madre (ma più da sua madre) il 17/09/1987, da allora il 17 settembre è anche noto come "San Morbidino". Appassionata di tutte le razze canine e indicativamente di tutti gli animali esistenti sul pianeta, ha una particolare predilezione per il rottweiler, che ha le sue stesse esigenze primarie: mangiare, dormire, muovere poco le chiappe. Collabora ormai da alcuni anni con "Ti presento il cane" con le sue storie di vita vissuta tra allevamento e morbidinosità.




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