domenica , 19 novembre 2017
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Donna uccisa da due amstaff: i soliti articoli (e i soliti commenti idioti)

di DAVIDE BELTRAME – Ci risiamo. A Inveruno una donna di 76 anni, Rosamaria Pozzi, è stata morsa da due cani (sembra si tratti di due Amstaff, ma inizialmente guarda caso molti giornali avevano dedicato il titolo ai soliti pitbull…e sappiamo bene che 9 volte su 10 spacciano per “razza cattiva di turno” degli incroci, quindi questa informazione è da prendere con le dovute riserve) ed è deceduta in seguito all’accaduto, sia per le ferite sia perchè ha anche avuto un arresto cardiaco dovuto probabilmente allo spavento.
Ovviamente i giornali si sono lanciati sulla notizia, consci che il solito articolo sui cani impazziti avrebbe raccolto letture e commenti.
Altrettanto ovviamente, nessuno era presente al momento dell’aggressione e quindi gli articoli di cui sopra sono basati su ipotesi; gli stessi carabinieri che sono intervenuti nel tentativo di salvare la donna non hanno ancora fornito una versione certa, ma questo ovviamente al commentatore medio non interessa, lui ha già stabilito che sono cani inaffidabili e che saranno impazziti (le versioni dei giornali, anche se buttano li la solita possibilità del “raptus improvviso”, indicano come i carabinieri cercheranno di verificare eventuali maltrattamenti pregressi nei confronti dei cani).

canikillerPeggio degli articoli, però, fanno come sempre i commenti (in particolare su “Il fatto quotidiano” al momento in cui scrivo ci sono più di 350 commenti, mentre sul “Corriere” solo una ventina, numero relativamente basso dovuto probabilmente solo a un diverso posizionamento dell’articolo che magari non è stato posto in home page.): salvo le solite eccezioni che tentano di spiegare due nozioni di cinofilia,  nella stragrande maggioranza dei casi le “opinioni dei lettori” su questa vicenda spaziano tra l’ignorante e il cinofobo.
Purtroppo i pochi commenti sensati non arrivano mai agli accaniti fan del “kanikillerdasterilizzare”, ma soprattutto le nozioni di cinofilia rimangono sempre circoscritte ai commenti e non c’è mai, mai una volta in cui le troviamo all’interno dell’articolo.
Sia Il Fatto Quotidiano che il Corriere della sera raccolgono comunque una figura non proprio lusinghiera per come raccontano la vicenda, anche se per motivi diversi: il primo ad esempio parla di pitbull americani e li classifica come cani di grossa taglia, il secondo per la descrizione semi-splatter dell’accaduto di cui riporto una parte:

Uccisa a 76 anni dai suoi due cani, dalle bestie cui tutte le mattine dava da mangiare e a cui era molto legata. Non ha avuto neppure il tempo di gridare aiuto, di rientrare in casa, di mettersi in salvo. Prima le hanno azzannato la testa. Poi un’altra scarica di morsi al volto e alla gola: chi ha avuto modo di vederla, prima al centro di quel cortile e poi in sala operatoria, all’ospedale Niguarda di Milano, riesce solo a dire che la pensionata era irriconoscibile.

L’autore dell’articolo rincara poi la dose citando anche l’aggressione del 30 marzo a un bambino e buttando li l’inevitabile frase sui “cani da combattimento”.

Il pensiero va fatalmente al 30 marzo scorso, quando un bambino di appena 8 anni è stato azzannato dal proprio rottweiler. Il bambino, attaccato dal suo Zeus, è ancora vivo grazie ai medici, ma soprattutto grazie a Tony, il vicino di casa che non ha esitato un attimo ad assestare al cane una poderosa bastonata. Per la povera pensionata di Inveruno, invece, non è andata così: nessuno è riuscito a salvarla dalle grinfie di quei due American Staffordshire Terrier, razza selezionata per il combattimento ma che, come garantiscono gli esperti, se ben gestiti sono mansueti e assolutamente governabili.

Ovviamente la frase buttata li in quel modo sugli esperti sembra più messa a mo’ di sfottò e non migliora la situazione.
Anche Il Fatto Quotidiano peraltro non ha evitato la parte cruenta:

Secondo quanto riferiscono fonti mediche del Niguarda, la testa dell’anziana era squarciata a metà.

Da sottolineare peraltro che, anche proprio per la mancanza di testimonianze affidabili sull’accaduto, le versioni siano piuttosto discordanti: se il Corriere parla della vittima e dei “suoi cani”, delle “belve a cui dava da mangiare tutte le mattine”…la maggior parte degli articoli parla di cani del figlio; sappiamo bene come faccia sempre più scena descrivere il cane come “di famiglia”, anche quando in realtà magari il cane interagisce pochissimo con la famiglia (o con un solo membro).
Sempre stando alla cronaca, i carabinieri dopo aver sparato in aria per far allontanare i cani hanno dovuto saltare la recinzione della casa per soccorrere la donna: è quindi facile intuire come il figlio non fosse in casa e di conseguenza visto che appunto i cani a quanto pare erano i suoi, potrebbe essersi trattato di un’aggressione a difesa del territorio: questa è chiaramente solo una mia ipotesi, può essere che la donna conoscesse realmente bene i cani, ma non dimentichiamo che anche nel caso della bambina morta a Roma nel 2014 i giornali inizialmente parlassero di “cane della bambina” quando in realtà il cane viveva abitualmente in un recinto e aveva pochissimi rapporti con la piccola.
Come al solito però queste possibilità i giornalisti non si sprecano a considerarle, citano o il maltrattamento o il raptus improvviso.

Comunque, sottolineare il livello dell’informazione su certe vicende è purtroppo inutile: non è mai cambiato nulla negli anni (ad esempio questo articolo è del 2013: potrebbe essere stato scritto ieri…) e non la “razza cattiva” del momento, e come al solito probabilmente non ci sarà nessun approfondimento sulla vicenda da parte dei grandi media, che buttano li la “prima versione” che capita per accapparrarsi letture ma poi non hanno più interesse a seguire la vicenda e quindi ad esempio difficilmente sapremo se i cani fossero maltenuti.
Cerchiamo però di sfatare alcune delle sciocchezze che si leggono nei commenti (c’è persino chi rimpiange l’ordinanza Sirchia…), perchè se è quantomeno improbabile far cambiare impostazione ai giornalisti su questi fatti di cronaca, è sempre utile avere qualche informazione e dato in più per controbattere a chi si spertica in commenti stupidi.

decinecasiIl primo punto da sfatare è a riempire le cronache sono sempre le stesse razze unito al ci sono decine e decine di casi ogni anno!

Vediamo allora come stanno realmente le cose.
Sul discorso delle razze, la colpa principale ricade sui giornalisti: dato che scrivere incrocio tra nonsisacosa e vattelapesca sbrana passante non fa scena, buttano sempre li una razza.
Le (rare) volte in cui l’articolo è corredato dalla foto del cane oggetto del fatto di cronaca si vede benissimo come nella migliore delle ipotesi il cane somigli vagamente alla razza messa sotto accusa, mentre altre volte non c’azzecca proprio nulla oppure vengono direttamente messe foto d’archivio. Questo porta a una percezione errata da parte dei lettori, solo una piccola parte va ad approfondire il fatto, la maggior parte si fida dell’articolo e quindi finisce per fare l’associazione razza X = cane pericoloso.

Come dimostrano invece diversi studi di cui abbiamo parlato in un altro articolo, i principali responsabili delle morsicature sono in realtà i meticci (ovviamente per il banalissimo fatto di essere più diffusi), inoltre per confermare come sia più una questione di “influenza da parte dei media” basta considerare come ciclicamente cambi la razza sotto accusa: si è passati dal Dobermann degli anni 70 al Pastore Tedesco negli anni 80, al Rottweiler negli anni 90 e in tempi più recenti al Pitbull.
Viene da chiedersi come mai le stesse “razze inaffidabili” nel giro di pochi anni spariscano o quasi dalle cronache lasciando spazio ai nuovi arrivati: sarà che l’attendibilità dei giornalisti sulle razze canine nei casi di aggressione è molto vicina allo zero?

Sul numero di casi…basiamoci su dati concreti: ci viene in aiuto uno studio sull’aggressività canina condotto da parte di due membri dell’Azienda Sanitaria di Firenze che ha preso come periodo di riferimento gli anni dal 1984 al 2009 e che ha preso come fonte proprio i fatti di cronaca riportati dai giornali, cercando di escludere i casi di lesioni post-mortem (quindi dove il decesso non fosse colpa del cane: ricordiamo che è successo in diverse occasioni che il cane accusato di aver ucciso il proprietario stesse in realtà cercando di “svegliarlo” dopo un malore o una morte per cause naturali) o quelli “dubbi” dove il cane non era il sicuro responsabile del decesso della vittima.
In 25 anni, sono state conteggiate ben…29 aggressioni letali, per un totale di 32 vittime.
Certo, lo studio parla solo di aggressioni concluse con il decesso e non di eventuali casi di morsicature anche gravi, ma in ogni caso viene smentito clamorosamente dai numeri il concetto di “decine di casi ogni anno”, a meno che chiaramente non vogliamo considerare come aggressioni degne di nota le numerose pinzate date per sbaglio dal cane che in realtà mirava alla pallina o al biscotto…

Tornando sul punto delle razze, sfruttiamo i dati dello stesso studio, che riporta come di queste 29 aggressioni solo 3 riguardino il pitbull, e ben 9 il pastore tedesco…

Indovinate perchè? Perchè sono presi in esame i dati dal 1984 fino al 2009, e come detto negli anni 80 all’onore delle cronache balzava sempre il pastore tedesco.
La tabella dello studio, che riportiamo di seguito, è a mio avviso molto indicativa:

TabellaRazze

Dobbiamo credere che fino al 1990 “impazzissero” un sacco di pastori tedeschi e poi dal 1991 siano tutti rinsaviti? O è più credibile che il problema sia l’identificazione “a capocchia” delle razze fatta nei vari articoli di giornale?

A completamento del punto sul numero di aggressioni riporto anche un’altra tabella dallo stesso studio.

NumeroAggressioni

canicombattimentoSecondo punto da sfatare, purtroppo un altro evergreen strettamente correlato al discorso delle razze: i cani da combattimento.
Ribadiamo allora per l’ennesima volta (noi, perchè sia mai che i mass media si sprechino a dedicare due righe all’argomento dopo aver ricordato la selezione come cani da combattimento) che l’aggressività che si ricercava nei cani da combattimento è quella intraspecifica, ovvero diretta a individui della stessa specie, quindi gli altri cani. Questo spiega, molto banalmente, perchè tendenzialmente determinate razze vadano meno d’accordo coi propri simili, ma questo non vale per tutti i soggetti e non è un fattore irrimediabile.
Ad ogni modo, i soggetti selezionati per i combattimenti che dimostassero aggressività verso l’umano (quindi interpecifica) venivano uccisi, visto che all’epoca a fare tale selezione non erano esattamente dei gentleman.

Che poi, basta pensarci un attimo eh: a ogni combattimento tra cani assistevano molte persone, accalcate vicino al pit per vedere da vicino (e per le scommesse): era importantissimo quindi che l’aggressività dei contendenti non fosse diretta verso l’uomo, altrimenti ogni contesa sarebbe diventata una carneficina di pubblico (certo, visto il pubblico che assisteva a certi eventi forse non sarebbe stato un gran male…).

Certo, la selezione operata su certe razze ha portato a una tempra molto alta, ma questo è proprio ciò che li rende lavoratori eccezionali in molti ambiti: lo scorso anno ad esempio abbiamo parlato su Ti presento il cane di Belle, una pitbull che fa pet therapy ed è soltanto uno tra le decine di casi in cui le razze spesso “bistrattate” dalla cronaca sono protagoniste in positivo.
Peccato però che i casi positivi sui media ci finiscano raramente…e se ci finiscono sono “relegati” nelle rubriche dedicate agli animali: paradossalmente proprio di un pitbull da pet therapy ha parlato lo stesso Corriere pochi giorni fa, ma quanti pensate che leggano la sezione “trovalazampa” rispetto a quella sulla cronaca di Milano, o peggio ancora rispetto alla pagina nazionale?
Sempre a proposito di coerenza, si parla spesso di “soglia di reazione bassa”

Proprio questa tempra e l’alta resistenza al dolore sono poi la dimostrazione dell’incoerenza e dell’ignoranza di alcuni commenti: da un lato dipingono i terrier di tipo bull come macchine da guerra che non fermi nemmeno a cannonate, però poi giudicano credibile che il “kanekiller con il morso che gli apri solo con il cric” venga messo in fuga da un semplice calco nel sedere o da un pugno sul naso. Per la serie, coerenza portami via.

Terzo punto da sfatare, pensare che i divieti portino a qualcosa: tra i commenti ad esempio c’è anche chi rimpiange l’ordinanza Sirchia.
Riporto un commento in particolare, non è l’unico su questo tenore (e questo la dice lunga sull’equilibrio con cui vengono partoriti certi commenti):

ordinanzasirchia

Qui si tratta proprio di “memoria selettiva”.
Ricordiamo come l’ordinanza in questione avesse fatto ridere i polli perchè nella prima revisione includeva dei gruppi FCI praticamente a caso (tralasciando paradossalmente proprio alcune delle razze “sotto accusa” per cui l’ordinanza era stata pensata) mentre nella revisione finale includeva razze che in Italia vantavano sì e no due esemplari e addirittura razze inesistenti (per chi farsi due risate amare, su Wikipedia è disponibile la lista delle razze considerate pericolose dall’ordinanza), non fu affatto – purtroppo – “subito cancellata”, ma venne abolita solo nel 2009.
Cosa sucesse nei 6 anni dal 2003 al 2009 in cui fu in vigore, lo illustra benissimo la tabella riportata sopra: non cambiò assolutamente nulla, anzi paradossalmente uno degli anni con il maggior numero di decessi (e parliamo comunque di solo 3 casi in un anno) è il 2008.
Tale impressione è confermata anche da un altro studio, condotto nella città di Firenze, sugli effetti dell’ordinanza Sirchia. Riporto di seguito le conclusioni di tale studio che trovo molto interessanti e quasi del tutto condivisibili.

Questa ricerca condotta nella città di Firenze è uno dei primi esempi di come il problema delle morsicature possa essere affrontato ed analizzato in modo scientifico, evitando approcci legati all’emozione del momento. Pur con tutte le cautele relative alla numerosità e particolarità del campione esaminato, si può affermare che l’Ordinanza “Tutela dell’incolumità pubblica dal rischio di aggressioni da parte di cani potenzialmente pericolosi” emanata dal Ministro Sirchia il 9 settembre del 2003 non ha comportato nel campione esaminato cambiamenti rilevanti sull’andamento delle morsicature canine nei confronti dell’uomo né nel breve né nel lungo periodo, nonostante la grande rilevanza mediatica; d’altro canto nemmeno la sua revisione, emanata nell’agosto del 2004, ha avuto efficacia. Questo studio ha infatti evidenziato che:
• la diminuzione numerica delle morsicature, pur riscontrata, potrebbe inserirsi in un processo in atto già dal 1986;
• le caratteristiche dei lesionati non si sono modificate;
• le razze dei cani coinvolti nelle aggressioni sono risultate sostanzialmente le stesse nei due periodi e la razza non può essere considerata una discriminante valida;
• il sesso dei cani maggiormente implicato nelle morsicature rimane quello maschile;
• l’entità delle morsicature mostra una netta diminuzione solo delle ferite più lievi nel periodo posteriore all’Ordinanza.

I risultati di questo studio sembrerebbero quindi confermare la posizione della Federation of Veterinarians of Europe (Vezzoni, 2000) espressa riguardo all’Ordinanza, dimostrando che l’intervento legislativo che voglia affrontare e risolvere il problema dell’aggressività canina, di cui è inutile negare l’esistenza, non può limitarsi all’emanazione di semplici regole restrittive, soprattutto se non supportate da una letteratura scientifica o dall’ausilio di personale tecnico adeguatamente formato. I dati presentati rendono ben manifesto il bisogno di sviluppare un nuovo modo di relazionarsi tra uomo e cane. Questo animale necessita infatti di ricevere un’educazione ed un’istruzione adeguate per potersi inserire in una società umana che è fortemente mutata negli ultimi anni e che richiede al cane una particolare capacità di adattamento

Non sono d’accordo sul “problema dell’aggressività canina”, o meglio, posso essere d’accordo se parliamo di una errata gestione, ma è a mio avviso condivisibile al 100% il fatto che le eventuali regole debbano essere studiate da un personale tecnico adeguatamente formato (i fatti dimostrano come chi ha partecipato all’ordinanza Sirchia tutto fosse meno che adeguatamente formato…) e soprattutto, ma questo lo abbiamo già detto mille volte, è importantissimo che il cane sia in grado di partecipare alla società umana.

Credo sia anche giusto un plauso all’ASL di Firenze, di cui ho trovato ben due studi distinti sul tema dei “cani pericolosi” ed entrambi mi sembrano piuttosto equilibrati e privi di fanatismi “pro” o “contro”: magari sbattere in faccia dati certi in fronte a chi si lancia in commenti cinofobo-ignoranti può almeno invitarli a riflettere. Non tutti, ovviamente, perchè c’è chi farà orecchie da mercante, ma cominciare a far riflettere anche solo una persona su 10 può essere un piccolo cambiamento, in attesa che anche i giornalisti si decidano a fare una informazione corretta sui casi di cronaca inerenti le aggressioni da parte di cani…anche se purtroppo su questo punto siamo in attesa da decenni.

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Informazioni su Davide Beltrame

Figlio di Valeria Rossi dalla nascita, creatura mitologica a metà tra uomo e cane, con tratti bestiali dello yeti. Solitamente preferisce esprimersi a rutti, ma ogni tanto scrive su "Ti presento il cane" (di cui è il webmaster, quando e se ne ha voglia). La sua razza preferita è lo staffordshire bull terrier, perché è un cane babbeo che pensa solo a mangiare e a dormire. Esattamente come lui.




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