mercoledì , 22 novembre 2017
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Coursing per amore…2 anni dopo

di ELENA TREVISAN – Si è appena conclusa l’ultima edizione degli Europei di Coursing che quest’anno si è svolta nella lontana Velke Pole, in Slovacchia.
L’inaspettata convocazione e l’ancor più inaspettato ok da parte dell’organizzazione slovacca (che non era così scontato) ci rendono orgogliosi di noi e del lavoro fatto in questi due anni.
È stato un viaggio lungo per me e il mio compagno di vita dalle lunghe gambe. Fino alla sera prima la partenza è stata in dubbio: una serie di ostacoli si erano messi tra noi e il traguardo.

SUPERGALICominciamo subito l’allenamento: una dieta precisa, lunghe passeggiate e corse dopo il tramonto, gli esercizi, lo stretching. La carica sale e la voglia di essere là diventa adrenalinica.
Poi, a due settimane dalla gara, il mio cuore cede insieme al piede di Gali che sembra non essere in grado di poter partecipare. Tutto si ferma e ci si concentra sul rimettersi in forma, ormai sicuri di dover rinunciare al sogno. Ma il tempo e le cure sembrano avere la meglio e alla vigilia della partenza ci guardiamo dritti negli occhi e battiamo il cinque: siamo una squadra e insieme affronteremo questa avventura.
Dodici ore di viaggio, amici e compagni di squadra che si uniscono lungo il tragitto e venerdì arriviamo al fatidico controllo veterinario, che passiamo senza problemi.

Il luogo è meraviglioso: tre bellissimi campi di gara con percorsi lunghi e tecnici che raramente ci è capitato di affrontare in Italia. Intorno a noi più di 500 levrieri di ogni tipo che, come è tipico della razza, si muovono pacatamente e nel più totale silenzio. Non si sente una mosca volare, in lontananza il rumore del motore che trascina la pezza e intorno a noi sonnacchiosi pelosi concentrati e rilassati. Alcuni sembrano addirittura apatici, tipo Gali, e ancora oggi mi stupisco a vederli trasformarsi in una frazione di secondo in quegli esseri potenti e letali che diventano quando parte la caccia.
Porto Gali a bordo del campo che ci è destinato alla prima corsa del mattino seguente, non è particolarmente carico ma arrivato davanti le orecchie si alzano e lo sguardo diventa fisso e concentrato. Troppo. La paura è che impari il percorso e il giorno dopo tagli e rovini la gara. Purtroppo questo primo campo non è tra i migliori per Gali, troppo regolare e veloce con bruschi cambi di direzione che poco agevolano i levrieri dalle lunghe zampe. Ma la sfida è interessante e inizio a scrutare i possibili avversari.
La prima giornata si conclude felicemente con le prime medaglie per la squadra italiana. Questi tre giorni promettono molto bene e la sera ci addormentiamo felici di essere riusciti a partecipare, nonostante tutti i segni negativi delle settimane precedenti.

gali2Ed eccoci al sabato. La sveglia è come sempre all’alba, ma siamo carichi. Io sicuramente più di Gali che si fa trascinare fuori dalla stanza con un certo disappunto, ma alla vista della museruola si accende una luce in quegli occhi profondi che ti divorano l’anima.
Eccoci sul campo; il riscaldamento questa volta è più lungo e accurato: non solo il percorso è più lungo del solito (900 metri) ma la paura che il piede possa cedere è alta e non voglio lasciare nulla al caso, almeno fino a quando la mano passa a Gali e a quel punto noi umani non siamo più padroni di niente.
L’entrata al paddock e poi il posizionamento alla partenza avviene con una calma inconsueta. Capisco che il mio campione, l’atleta che ho cercato di crescere, oggi non è al suo massimo. Ci guardiamo negli occhi e gli sussurro di divertirsi, tutto il resto non importa. Il nostro risultato, la nostra vittoria, l’abbiamo raggiunta quando siamo arrivati a Velke e da quel momento in poi è tutto solo un grande gioco, una vacanza.
Ed ecco il mio SuperGali in azione, il suo rivale è un cane tedesco di pari livello, non elevato, per cui la gara non è da cardiopalma ma è pulita e sufficientemente corretta. Non ho bisogno dei giudizi finali per sapere che siamo ben lontani dalle prime posizioni, ma sono contenta perché si è chiusa con solo un leggero fiatone e senza nessun zoppicamento. Significa che abbiamo fatto un buon lavoro e che è a buon diritto tra i 50 migliori borzoi maschi europei. Tutto il resto è nulla.

Prima di tornare a riposare ci guardiamo qualche altra gara: gli amici italiani dimostrano grande valore e ne siamo orgogliosi. Chiudiamo la prima manche con la possibilità di due podi. Una gioia immensa. La seconda gara è sul tardi, conto che il clima si rinfreschi anche se il secondo percorso è veramente faticoso. Più nelle corde di Gali che se ha voglia può lanciarsi in una divertente caccia alla lepre dando sfogo a tutta la sua grinta e fantasia. È sicuramente più carico del mattino ma contenuto. Dirigendomi alla partenza constato con un po’ di rammarico che la mia belva irruenta ha lasciato il posto a un saggio barzoi da appartamento; ma quando lo lascio andare, per un attimo, rivedo il mio cacciatore e gioisco, un brassock in piena gara mi esalta, ma dura pochi secondi: davanti alla salita lo vedo rallentare, mi sembra addirittura di sentire i suoi ragionamenti (“cavolo mi tocca veramente fare sta fatica….”), rallenta sempre di più e ormai penso che si fermerà, non sembra nemmeno intenzionato a tagliare e andare direttamente all’arrivo, e invece quell’istinto atavico che gli appartiene si risveglia dalle pieghe del divano che in quest’ultimo anno lo ha posseduto e riparte alla cattura della preda. Peccato che il simpatico barzoi slovacco che gli è toccato come rivale decida che gli è talmente simpatico da volerselo montare e invitarlo al gioco. Il poveretto non sa che è una sfida peggiore di quella che è in atto convincere Gali a giocare e infatti lo scarta più volte senza farsi provocare e va dritto per la sua strada. La gara è ormai rovinata ma lui arriva al traguardo contento e si attacca alla pezza senza volerla mollare.

gali e sufiOra possiamo riposarci veramente. Tutto è andato per il meglio e quando mi siedo al bar tutta la stanchezza e la tensione si fa sentire: se avessi corso io non sarei stata altrettanto stanca.
Attendiamo le premiazioni con trepidazione, dopo tanti anni sapere che dei barzoi italiani saliranno sul podio mi rende orgogliosa come se fosse il mio cane. È un trionfo per la razza, poco importa chi è il proprietario, anche se un po’ di invidia sale quando Amadeus con la sua Lena salgono sul podio (ahimè solo un terzo posto), ma siamo felici lo stesso.
Riguardo Gali con le lacrime agli occhi e in pochi minuti rivivo gli ultimi due anni insieme sui campi di gara: le gioie e i dolori, le paure, le ansie, le belle amicizie, le illusioni e le grandi disillusioni. Un viaggio che con questa avventura è arrivato al termine ma che è stato ricco di insegnamenti e lezioni di vita. Ho imparato a conoscere uno sport meraviglioso e a costruire un rapporto e un legame con il mio compagno di vita, sono cresciuta insieme a lui e lui insieme a me. Lo guardo mentre applaudiamo il suo compagno di squadra e quasi non ricordo quel cane problematico e spaventato che era due anni fa e un po’ lo rimpiango ma quando mi specchio nei suoi occhi è l’unico che mi fa sentire orgogliosa di essere l’essere umano che sono diventata e per questo il nostro umilissimo trentacinquesimo posto lo viviamo come il più trionfante dei podi.

Ed è con queste righe che diciamo grazie e arrivederci al mondo delle corse e a tutti gli amici che abbiamo incontrato, conosciuto e con cui abbiamo fatto questo meraviglioso viaggio.
Gali oggi ha voglia di riposare e fare il cane da compagnia ed io non sono in grado di convincerlo del contrario, ma sono sicura che torneremo quando avrà un degno erede a cui passare tutte le sue conoscenze e vorrà affidarmelo.
Per il momento le nostre più sentite congratulazioni a tutti gli amici che sono tornati a casa con una medaglia, sono state tante per l’Italia, praticamente una per ogni razza rappresentata. Finalmente i levrieri italiani sono competitivi a livello europeo e spero che questo aiuti a diffondere la giusta conoscenza di questo sport e di questa razza che ti strega il cuore, non solo quando corre, ma anche quando ti dorme accanto.

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