giovedì , 23 novembre 2017
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Siamo ancora all’età della pietra?

di FABIANA BUONCUORE – Rinforzo positivo, rinforzo negativo, punizione negativa, punizione positiva: ne abbiamo parlato qui. In breve, in questa classificazione i termini “positivo” e “negativo” non assumono una valenza morale, bensì puramente matematica: positivo nel senso di “aggiungere” (segno +, insomma), negativo nel senso di “sottrarre (segno -). Una punizione positiva non è una punizione carina e gentile, ma un atto tramite il quale 133942aggiungo alla situazione un evento spiacevole per il cane, invogliandolo a non ripetere il comportamento appena messo in atto. In breve? Il cane mi mangia il divano, gli mollo uno sculaccione; il cane si ricorda che se mangia il divano piovono sculaccioni, il cane non mangia più il divano.

Molte correnti di pensiero vorrebbero eliminare totalmente la punizione positiva dal metodo educativo e dall’addestramento, io sono d’accordo solo con la seconda opzione: un cane che viene addestrato e sta imparando qualcosa non andrebbe mai, mai punito se sbaglia. L’addestramento deve esser qualcosa di sempre piacevole, così mi hanno insegnato e così ho sempre pensato anche io: tutt’al più, si può ricorrere alla punizione negativa, che consiste nel negare il premio: detto terra terra, il cane sbaglia l’esercizio, non prende alcun premio. Sapendo che quella strada non porta al premio, ne proverà un’altra finché non lo otterrà.

DogEatsCouchNell’educazione è leggermente diverso: io trovo che “ignorare il cane” quando mangia il divano non possa essere una punizione negativa: il cane, mangiando il divano, sta già ricevendo un rinforzo positivo (un “premio”, come viene chiamato comunemente ma non del tutto correttamente): mangiare il divano è divertente, e già solo questo gratifica il cane. Un cane che prova gratificazione svolgendo un’azione tenderà a ripeterla.

Insomma, a costo di essere considerata “violenta” da chi questi metodi non li usa: io, quando ci vuole, non sono contraria a dare al cane una sana sculacciata, proporzionata ovviamente alla stazza dell’animale: ai miei rottweiler posso anche dare una sonora pacca sui quarti posteriori (beh, no: in realtà con loro devo soprattutto far sentire con la voce che sono arrabbiata, perché la sola pacca per loro è un invito al gioco. Sono un po’ materiali, i miei bambini), alla border collie devo giusto toccare con il palmo della mano la coscia, con un chihuahua penso basterebbe una spintarella: insomma, punizione sì, voce cattiva ed arrabbiata sì, violenza no, grazie. Ma non (solo) per motivi etici: semplicemente non serve arrivare ad essere brutali. Il cane deve solo capire che ha sbagliato, non restarne segnato a vita.

Leash-Pulling-A-Dogs-Best-FriendA che serve tutto questo spiegone? A premettere che io non sono affatto contro la punizione positiva, effettuata nei giusti luoghi, tempi e modi e con cognizione di causa. Non sono una fissata dei metodi “gentili ad ogni costo”. Però ultimamente, sarò io che ci faccio più caso, sto notando una spaventosa diffusione del metodo “nel dubbio ti punisco, poi parliamo”. Qualche esempio?

  1. Avevo Rebecca da poco, e le avevo insegnato gli esercizi di base. Essendo la mia prima rottweiler avevo molto da imparare, così mi rivolsi a un addestratore della zona conosciuto per caso. Come prima cosa le fissò un collare strettissimo intorno alla gola, subito sotto la mandibola, e cominciò a strattonare di brutto la mia cagna. Provai a dire “così si fa male”, ma mi risposero “non deve farti pena, è un rottweiler: se non capisce chi comanda poi non la tieni più”. Inutile dire che le levai quel collare e me ne andai.
  2. Tempo fa mi hanno portato una rottweiler ad addestrare. Non ero nemmeno ancora addestratrice, ero solo un’allevatrice della razza e questo signore voleva una mano da qualcuno che la conoscesse. La cagna scese dalla macchina, e nei venti metri dal parcheggio a casa mia il padrone le diede almeno dieci strattoni col guinzaglio. La cagna non stava nemmeno tirando. Mi riferì che precedentemente aveva frequentato un campo di addestramento in cui quello era il metodo educativo: strattoni, per non farle venir voglia di tirare. Aveva dovuto smettere di andarci perché la cagna rifiutava di entrare dal cancello e appena ne usciva vomitava tutti i wurstel. Addirittura, appena avevo provato a lavorarci, aveva rifiutato i wurstel temendo che insieme a quelli arrivassero le botte.
  3. Dog-on-a-leash-pulling-the-other-wayPochi mesi fa, questo inverno, una ragazza mi porta un pitbull. “Non so più come fare, non ha imparato nulla”. Scopro poi che l’addestratore che l’ha seguita ha insegnato al cane a stare al fianco a strattoni e calci. Si è addirittura preso una pinzata dal cane all’ennesimo calcio, per poi dire alla ragazza che bisogna colpire più forte (ma stiamo scherzando? È un pitbull, diamine! Finché non cade a pezzi manco se ne accorge dei tuoi calcetti!).
    Non soddisfatto, specifica che il cane a casa non deve mai fare esercizi per nessun motivo, e che il lavoro si fa solo al campo (mica stupido…).
  1. Pochi giorni fa, nel cortile di una casa, un bel pastore tedesco ha abbaiato ai passanti per un po’, ignorando il padrone che gli diceva di smetterla. Appena i passanti sono… passati lui, ferito nell’orgoglio, ha preso il cane e ha iniziato a fargli fare esercizi. Per un istante ho sperato che volesse solo ristabilire la gerarchia con un po’ di sano lavoro in obbedienza, ma le mie speranze sono evaporate subito: quell’uomo voleva solo vendicarsi. Stava usando l’addestramento come evento punitivo. Ha preso il cane per il collare e lo ha portato in mezzo al cortile a suon di strattoni. “Sitz!”, un colpo di strangolo verso l’alto, ed il cane si siede, costretto a farlo se non vuole essere impiccato. “Platz!”, un altro colpo verso il basso, ed il cane, impossibilitato a fare altrimenti, si mette giù, mansueto. Non appena il padrone molla il collare il cane scappa (“Nein!” la reazione del padrone, che gli da anche il “no” in tedesco, a quanto pare). Il pastore si allontana, guarda il padrone. Il padrone sbraita “vieni qui che te le suono! Vieni qui subito!”, il cane, terrorizzato, si tiene a distanza e non si lascia acchiappare. Chiamalo stupido. E questo era il palese frutto dell’insegnamento di un addestratore, dato che quel signore abita in quella casa da una vita e sono quasi sicura che non sia del mestiere.

Dog-Pulling-on-LeashDal primo episodio all’ultimo sono passati più di sei anni. I metodi incruenti sono ormai alla portata di tutti, la più ignorante delle capre può scoprire qualcosa sull’apprendimento nel cane gironzolando un po’ su internet. Ma allora, mi chiedo, possibile che siano ancora così diffusi i cavernicoli che domano i lupi selvaggi a suon di clava? A quanto pare sono dappertutto, perché gli esempi riportati sono solo alcuni: o sono io che ho la troglocalamita, o gli impiccatori di cani sono davvero diffusissimi, forse più di chi usa metodi tradizionali. Non posso conoscere tutti i campi di addestramento d’Italia, quindi non saprei assolutamente come suggerire ai lettori di Ti Presento il Cane delle strutture affidabili, nelle quali portare in sicurezza il cane; il mio consiglio resta però lo stesso che dava Valeria: provate, giudicate voi, tenete gli occhi aperti, e se qualcosa non torna fuggite a gambe levate. Un addestratore che punisce un cane che sta imparando è un incompetente che non ha nemmeno idea di come funzioni l’apprendimento canino: altrimenti saprebbe che un cane che lavora volentieri lavora anche dieci volte meglio di un cane che teme di sbagliare e ricevere una punizione.

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Informazioni su Fabiana Buoncuore

Fabiana Buoncuore è la sciurallevatrice per eccellenza. Nasce a Carmagnola da suo padre e sua madre (ma più da sua madre) il 17/09/1987, da allora il 17 settembre è anche noto come "San Morbidino". Appassionata di tutte le razze canine e indicativamente di tutti gli animali esistenti sul pianeta, ha una particolare predilezione per il rottweiler, che ha le sue stesse esigenze primarie: mangiare, dormire, muovere poco le chiappe. Collabora ormai da alcuni anni con "Ti presento il cane" con le sue storie di vita vissuta tra allevamento e morbidinosità.




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