giovedì , 23 novembre 2017
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Recensione dei metodi di raccolta

di FABIANA BUONCUORE – Della preziosa arte della raccolta degli escrementi canini avevo già parlato tempo fa; il mio primo cane risale a quando avevo dodici anni, e dopo ben dieci anni (uff… ok, ok, lo ammetto: diciassette anni. Pignoli.) posso dire di essere in grado di stilare una sorta di recensione che possa essere utile ai lettori per la scelta del metodo. Perché scegliere come raccogliere la cacca è come scegliere un cane: non basta un metodo qualsiasi, ci vuole il metodo migliore in base a quelli che sono i nostri gusti personali, le nostre esigenze. La cacca che reggeremo trionfalmente tra le mani simboleggerà l’elevazione della nostra spiritualità, l’essenza del nostro io interiore. Ecco perché è importante fare la scelta con cognizione di causa. Poi, non significa che questa scelta sia definitiva: si può cambiare stile durante la vita, proprio come cambia la nostra vita stessa. Un po’ come una donna che, quando è di fronte a una svolta importante, cambia taglio di capelli, talvolta un cambio di stile di raccolta può simboleggiare un mutamento psichico di chi lo effettua. Ma veniamo ai vari metodi da me sperimentati personalmente: avendo sempre avuto il giardino, nonostante le passeggiate fuori casa i miei cani hanno sempre sporcato anche nel prato, sentendosi “nella natura”, quindi fin da ragazzina ho dovuto fare il giro delle cacche, cominciando con…

shutterstock_57676426La paletta da giardiniere ed il sacchetto di plastica
Già, il sacchetto di plastica…Quelli che ti davano al supermercato una volta, che ci mettevi dentro l’anguria, un pacco di pasta, lo spazzolino e il portasapone, che era brutto e non ti serviva, ma era in offerta. E quello reggeva tutto, stoicamente. E te lo regalavano. I sacchetti di adesso li paghi, perché sono ecologici, biodegradabili, salva-ambiente, salva-spazio, salvaslip. Mapporcamiseria quando ci metti dentro la vaschetta di prosciutto cotto confezionato… trac! Un bello squarcio longitudinale che fa crollare all’esterno le cose più imbarazzanti, così mentre arrossisci e chiedi un altro sacchetto ti guardano tutti nascondere in fretta e furia la crema lenitiva per le verruche ai glutei. Ma sto divagando.
A questa tecnica sono particolarmente affezionata, fu il mio primo metodo. La paletta da giardiniere me l’aveva regalata papà, lui ne aveva una nuova. Larga una decina di centimetri e con una forma a letto di ruscello, faceva rotolar via batuffoli di cacca che era un piacere. E dannazione, facevo di tutto per prenderla tutta in un colpo solo, e ne perdevo la metà nel tragitto fino al sacchetto. E quando era secca spingevo e spingevo e anziché raccoglierla ottenevo solo di farla rotolare per metri e metri. E quando era molle e appiccicata al prato, e passandoci sotto con la paletta rimanevo impigliata tra i fili d’erba e tiravo, finiva sempre che li strappavo tutti di colpo, lanciandomi in faccia una grandinata di merda.

BadileIl badile ed il secchio
Per otto anni ho avuto una cavalla. E con lei ne avevo da spalare. Quindi, già che mi ci trovavo, facevo che gironzolare anche per il giardino con lo stesso badile usato per il letame, alla ricerca di tesori nascosti (ma a volte anche ben poco nascosti). Un colpo di stivale sul taglio dell’attrezzo e voilà, l’opera era raccolta. Nessuna fatica, era una pacchia perché con uno strumento così enorme ci mettevo un istante a tirar su ogni ben di Dio. Il difficile veniva dopo. Non so se avete presente, ma il piatto del badile è… piatto, appunto. E io dovevo raggiungere il secchio. E così i vicini mi vedevano improvvisare un’improbabile lambada mentre i salsicciotti odorosi oscillavano pericolosamente a destra e a sinistra; cadere dal piatto no, questo lo evitavo accuratamente. Far cadere parte del raccolto la consideravo un’umiliazione, un triste fallimento. Di conseguenza mi prodigavo affinché nessuna asperità del terreno mi conducesse alla sconfitta, ed arrivavo trionfante al secchio. Che era un secchio da muratore, di forma troncoconica rovesciata, largo e basso, e mannaggialapupazza, tutte le sante volte che deponevo la stramaledetta ultima badilata davo una botta al bordo, causando il rovesciamento del suddetto secchio con tutto il contenuto. Il badile ed il secchio son durati poco, ora che ci penso.

541432I guanti da chirurgo
Preparatevi, questa è roba forte. Da raccoglitori wild nature, intrepidi, che amano osare. Guanti in lattice. Trasparenti. Aderenti. Ero nel mio periodo adolescenziale, da testa calda, quando non mi importava quanto fossero alti i rischi, mi bastava provare il brivido adrenalinico ed ero in estasi. La sensazione era quella di raccoglierla a mani nude, senza ombra di dubbio. Dopotutto, i guanti da chirurgo sono studiati apposta per conferire al medico la massima sensibilità tattile. Non mi importava di raccoglierla molliccia, a palline o multiforme: avevo quell’impercettibile pellicola in lattice a proteggermi, ero padrona del mondo. Nessuna cacca poteva raggiungere la mia pelle, mi sentivo una dea. Poi, un giorno, mi si è bucato il guanto proprio mentre affondavo nella più appiccicosa, maleodorante e calda delle dissenterie. Non mi sono accorta di nulla, proprio per via della grande sensibilità concessa dai guanti: con o senza era lo stesso. Ho continuato distrattamente a raccogliere escrementi finché, alla fine, non ho scoperto di avere un indice completamente intriso di feci. Il materiale fecale era entrato nel guanto attraverso il buco, spalmandosi su tutto il palmo.
Quel giorno probabilmente segnò il mio passaggio dall’adolescenza all’età adulta, perché smisi di rischiare, misi la testa a posto. E i guanti nella monnezza, con tutta la confezione.

c700x420Sacchetto per cani
In realtà questi sacchetti sono un’invenzione relativamente recente, se ci pensate. L’abitudine di prendere la cacca in mano è moderna. I primi anni che si decise che magari era ora di smetterla di smollare feci di cane sui marciapiedi, sugli zerbini e nelle aiuole, si diffuse tutto l’armamentario da raccolta: e la paletta, e il sacchetto, e il secchiello. Mancavano solo le formine. A quei tempi chi voleva fare il padrone corretto doveva girare con lo zaino da escursione per portarsi dietro tutto. Poi abbiamo visto evolversi le cose, e come accade per tutte le tecnologie abbiamo ottenuto le stesse prestazioni in sempre minor spazio: siamo passati alla paletta-pinza con sacchetto incorporato. Io non sono mai stata capace di usarlo. Davvero, o perdevo il sacchetto, o perdevo la pinza, o perdevo la cacca. A volte mi perdevo il cane. Mi raddrizzavo tutta sudata ma trionfante per esser riuscita finalmente ad usare quella diavoleria moderna, mi voltavo e non avevo più il guinzaglio in mano. Il mio cane correva felice a perdifiato nel campo di grano appena trebbiato, a ottocento metri da me. Però arrivarono, poi. I prodigiosi sacchetti dell’età moderna. Quelli da padrone evoluto, che non schifa più tirar su la cacca con la mano; anzi, ne va fiero, perché lui ama il suo cane e non si impressiona della sua cacchina santa. Perché lui è un cittadino modello, e fiero della sua solerzia ha già bell’e impacchettata la cacca prima ancora che smetta di fumare, grazie ai prodigi della tecnologia cinocoprologica. Io naturalmente mi annovero in questa categoria, per cui per gran parte della mia carriera di allevatrice ho utilizzato questo metodo semplice, efficace, impeccabile. A parte quando trovi una cacca del mattino una sera di fine luglio, secca e dura come una statua di cemento, così appuntita da lacerare il sacchetto, per poi sbriciolartisi in mano. Colpa tua, che non l’hai raccolta appena fatta.

e83be81a1ba1dcf9d06d8562942b37c9Rastrello flessibile e paletta con manico
Diciassette anni si sentono. Oh, se si sentono. Diciassette anni di raccolta cacche; decine, centinaia, migliaia di cacche coi metodi sopra elencati. Sapete cosa hanno in comune tutti questi metodi? La schiena. E ti pieghi, e ti rialzi, ti pieghi, ti rialzi, tira su, porta giù, fai una giravolta, falla un’altra volta, porta in alto la mano, sono il tuo capitano. Ragazzi, le cacche dei rottweiler e dei cavalli pesano. E io non ho più dodici anni, ma nemmeno venti. Così oggi mi sono decisa, e l’ho fatto. Sono passata al metodo vecchietti: rastrellino flessibile da foglie secche, paletta metallica gigante con manico. Per raccogliere senza piegarsi. Quando hai raccolto tutto scarichi una volta sola nel sacco. Un altro mondo. Fluido, semplice, paradisiaco. E dincipatata, potevo pensarci prima, eh.

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Informazioni su Fabiana Buoncuore

Fabiana Buoncuore è la sciurallevatrice per eccellenza. Nasce a Carmagnola da suo padre e sua madre (ma più da sua madre) il 17/09/1987, da allora il 17 settembre è anche noto come "San Morbidino". Appassionata di tutte le razze canine e indicativamente di tutti gli animali esistenti sul pianeta, ha una particolare predilezione per il rottweiler, che ha le sue stesse esigenze primarie: mangiare, dormire, muovere poco le chiappe. Collabora ormai da alcuni anni con "Ti presento il cane" con le sue storie di vita vissuta tra allevamento e morbidinosità.




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