martedì , 26 settembre 2017
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La Squadra Morbidini e l’operazione P.S.B.M.

di FABIANA BUONCUORE – “Colonnello Tonino! Colonnello Tonino!”
“Per la barba di tutti gli schnauzer, Sergente Samba! Che succede a quest’ora di notte?”
squadramorbidini_tuonoTonino era un rottweiler giovane, ma a soli tre anni e mezzo era già Colonnello. Non aveva nulla in contrario nell’integrazione delle femmine in ambito militare, ma riteneva che Samba fosse un po’ troppo emotiva. Si faceva spaventare da un nonnulla fin troppo spesso.
“Ehm, sono le undici, Colonnello. Signore.”
“Corbezzoli e crocchette, è già l’alba?”
“Sìssignore Signore. E abbiamo un problema.”
Il Sergente Samba era la fedele spalla del Colonnello. La sua ombra, la sua aiutante. Era estremamente vigile e nulla sfuggiva al suo occhio accorto.
“Che succede, Sergente?”
“La nostra talpa è tornata ferita, Signore. È grave. Pare sia stata scoperta, ma non è tornata a zampe vuote.”
Il Colonnello assunse un’aria corrucciata e cominciò a borbottare tra sé e sé. Brutto segno.
“Voglio parlare con lui”, disse in tono autoritario.
Così si diressero verso il monticello di terra nell’angolo est del giardino. La talpa, Edoardo, era un semplice civile volontario. Si era offerto per quella difficilissima missione spontaneamente, perché aveva un conto in sospeso con l’obiettivo, ma non aveva voluto rivelare a nessuno di cosa si trattasse.
Quando il Colonnello Tonino si sporse, infilando la testa nella tana, notò subito che Edoardo non era più lo stesso. Era stato medicato dall’infermiera Maddalena. L’infermiera Maddalena era molto delicata ma, essendo una tartaruga di terra, spesso quando finiva di eseguire la medicazione si era ormai fatta l’ora di cambiarla di nuovo.
Edoardo aveva una fascia attorno alla testa che gli copriva anche metà faccia. Sembrava che quel lato del cranio fosse stato sfondato, era deformato.
“Per tutte le ciabatte, signor Edoardo. Cos’è successo al suo occhio?”
“Quale occhio?”, ribatté la talpa, apparentemente impassibile. Il Colonnello non volle continuare quell’indagine e cambiò argomento, distogliendo lo sguardo. “Uh… niente, niente, come non detto. Piuttosto, quali informazioni ci porta?”
“La prima è che non potrò più essere la vostra talpa.”
“Lo so, lo so, è stato scoperto; la faremo rientrare nel programma di protezione testimoni. La aspettano una nuova identità ed una nuova tana, in un terreno lontano da qui. Lei è un nostro valido collaboratore e non Le faremo correre rischi. La prossima missione sarà lontanissimo da qui.”
“Non mi riferisco solo a quello, Colonnello.”
Detto ciò si tolse la coperta di foglie di insalata che gli aveva fornito Maddalena; un lembo era visibilmente mangiucchiato, ma non fu questo ad attirare l’attenzione del Colonnello Tonino.
“San… Bernardo…” disse, trattenendo un conato. Edoardo non aveva più le zampe posteriori.
“Mi hanno fatto la festa, Colonnello. Non potrò più lavorare per voi. Ma vado in pensione a testa alta, nonostante tutto: ho informazioni che ne valgono almeno quattro, di zampe, ed almeno due occhi.”
“Sono tutt’orecchi” disse il Colonnello.
“La postina. Quella che attacca regolarmente il quartiere, e che regolarmente batte in ritirata grazie alle nostre invalicabili formazioni difensive. Ho scoperto come mai continua a tornare, sempre senza rinforzi.”
“Corpo di mille terranova, sputa il rospo allora!”
“Si tenga forte, Colonnello: non viene per attaccare. È un bluff.”
“Come sarebbe a dire? Mette le mani sui nostri cancelletti! Invade il limite invalicabile della zona militare, è un chiaro e deliberato attacco!”
Edoardo scosse la testa. “È un apparente attacco, Colonnello. Una messinscena. Mentre ero in missione, prima che i tre zwergpinscher scoprissero che facevo il doppiogioco, li ho visti. Ogni giorno le abbaiano contro sul lato del giardino che dà verso il nostro territorio; appena quella gira l’angolo, però, la aspettano scodinzolanti dalla porta posteriore, dove nessuno può vedere, nessuno può sapere.”
squadramorbidini_samba“Sapere cosa? Signor Edoardo, non sopporto che mi si tenga sulle spine. Ormai dovrebbe saperlo.”
Biscotti, boss.”

Il Colonnello sussultò, e tutto ciò che riuscì a dire fu: “non.. non è possibile…”
“E invece può scommetterci il suo focato deretano peloso, Signore.”
Il giovane rottweiler non poteva crederci. Sapeva che quei tre erano dei poco di buono, ma addirittura farsi corrompere dal nemico… non poteva tollerarlo.
“E lei è riuscito a scoprire cosa gli danno in cambio?”
“A quanto pare stanno iniziando a diffondere la voce. Tutti abbaiano ancora, per il momento, ma il labrador Mirto e la setter irlandese Birra già sanno. Anche le pastorelle tedesche qui accanto. E il bassotto in fondo alla strada. Quella si sta preparando il terreno, Colonnello. Presto pioveranno biscotti per tutti loro. Presto, in questo quartiere, nessuno le abbaierà più. E tutto per un pugno di biscotti.”
“E a quel punto…” iniziò il Colonnello.
“…A quel punto sarà troppo tardi. Grassi ed inebriati dai biscotti, quei traditori non saranno preparati quando la postina non sarà più sola. Quando la guardia sarà abbassata, arriveranno a decine, forse a centinaia. Plotoni e plotoni di postini. E sarà la fine.”
Ci fu qualche secondo di silenzio. Il colonnello cercava di metabolizzare la notizia-bomba.
“Cos’altro ha scoperto?”
“Nulla. Mi hanno beccato. Hanno scoperto che non ero una semplice talpa che viveva nel loro giardino il giorno in cui dalla mia tana è emanato l’odore della pasta alla carbonara della Sua umana, Colonnello. Hanno fatto due più due, hanno capito che la mia non era una tana, ma un tunnel. Sono fortunato ad essere arrivato vivo all’imbocco della galleria, che poi ho fatto crollare dietro di me. È sigillata, ora.”

Il Colonnello era frastornato dalla notizia. Era confuso, non riusciva a pensare lucidamente ad una contromossa. Si congedò, assicurando Edoardo che i suoi servizi sarebbero stati ben retribuiti, e sfilò via la testa dalla tana, devastandone l’ingresso. L’infermiera Maddalena si mosse subito per rimediare. Edoardo valutò che probabilmente sarebbe guarito prima che lei avesse riparato l’ingresso, ma non disse nulla.
“Ha scoperto qualcosa, Signore?”
“Pessime notizie, Sergente Samba, pessime notizie.”
squadramorbidini_medusa“Mi sono permessa di convocare il Tenente Medusa per aggiornarla sulla situazione, Signore.”
“Dove sono i nemici?”, chiese Medusa, che come spesso capitava non aveva capito nulla della situazione, ma dissimulava.

Il Colonnello espose i fatti con espressione grave. Le due lo ascoltarono senza fiatare, eccezion fatta per Samba, che a metà emise uno starnuto talmente forte da produrre sufficiente muco per soddisfare il languorino che la attanagliava da qualche minuto, così si leccò il naso con soddisfazione.
“E questo è quanto.”
“Io credo che dovremmo preparare una contromossa”, suggerì il Sergente. Era una giovincella focosa e sempre pronta a ideare nuove strategie.
“Io credo che sia ora di pranzo”, disse il Tenente Medusa, che nonostante la spiegazione non aveva capito nulla, e questa volta dissimulava ancor peggio del solito. “Potremmo invitare l’Ispettrice Biba.”
“Ma certo, ottima idea!”, esclamò il Colonnello Tonino.
“Il pranzo, Signore?”, domandò il Sergente Samba.
“Ma no, l’Ispettrice Biba! Lei ha tanti anni di servizio sulle spalle, sicuramente le verrà qualche strategia in mente.” Biba era un’anziana staffordshire bull terrier. Dava l’idea di un’inerme vecchina, ma sapeva il fatto suo.
“Credevo fosse in pensione, Signore.”
“Biba non va in pensione. Anzi, ultimamente si porta sempre dietro la nuova matricola, Destiny. Pare che stia cercando di formare la sua discepola, prima di lasciare il distintivo, in modo da poter essere degnamente sostituita.”
“Allora invitiamole a pranzo, Colonnello. Signore, ho giusto appena dissotterrato il prosciutto preso nel frigo il mese scorso. Perfettamente stagionato.”

Il Colonnello si leccò i baffi: Samba faceva sempre la cosa giusta al momento giusto. “Allora vado a chiamare l’Ispettrice”, disse il Tenente Medusa.
Poco dopo erano tutti all’ombra, sul lato nord del giardino, e sgranocchiavano ciascuno il proprio pezzo di prosciutto. Parlavano animatamente, ciascuno diceva la propria. L’anziano e bisbetico criceto Ciro li osservava dalla finestra, mugugnando lamentele sul fatto che i cinque cani stavano schiacciando l’erba del prato, rovinandola. Non che ci fosse mai andato, nel prato: però gli dava fastidio che lo rovinassero. A dirla tutta, gli dava fastidio qualsiasi cosa facessero gli altri animali di casa, anche se era innocuo: si limitava a guardarli tutti con gli occhi ridotti a due fessure ed i baffetti che vibravano ritmicamente.
squadramorbidini_bibadestiny“Dobbiamo attaccareattaccareattaccare! Subito! Prima di subito! Presto, presto, presto! Saltiamo la recinzione, corriamo fino in paese al galoppo, facciamo irruzione alla posta e abbaiamo a tutti i postini! Non oseranno mai più mettere piede da queste parti, loro ed i loro biscotti muffiti!”
“Calmati, mia giovane allieva”, disse seraficamente l’Ispettrice Biba. L’Ispettrice era tutto l’opposto di Destiny. Estremamente riflessiva e diplomatica, cercava di evitare sempre i conflitti. “A parte te, nessuno di noi è in grado di superare il limite invalicabile. E poi, l’umana non approverebbe mai la missione; anche in caso di successo, finiremmo tutti agli arresti per insubordinazione grave.”
“Lei che cosa propone, Ispettrice?”, chiese il Colonnello.
Biba socchiuse gli occhi, in attesa di ispirazione. Protese il muso verso il cielo, con aria assorta, e dopo alcuni secondi di concentrazione emise una puzzetta. Poi parlò.
“P.S.B.M.”

Continua…

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Informazioni su Fabiana Buoncuore

Fabiana Buoncuore è la sciurallevatrice per eccellenza. Nasce a Carmagnola da suo padre e sua madre (ma più da sua madre) il 17/09/1987, da allora il 17 settembre è anche noto come "San Morbidino". Appassionata di tutte le razze canine e indicativamente di tutti gli animali esistenti sul pianeta, ha una particolare predilezione per il rottweiler, che ha le sue stesse esigenze primarie: mangiare, dormire, muovere poco le chiappe. Collabora ormai da alcuni anni con "Ti presento il cane" con le sue storie di vita vissuta tra allevamento e morbidinosità.




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