domenica , 19 novembre 2017
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Un cane? MAI!

di RACHELE GIANCASPRO – Non ricordo di preciso quando questa mia condizione sia cambiata, ma è decisamente cambiata.
Ero terrorizzata dai cani e dagli animali in genere. Ciò che mi inquietava era il loro agire così istintivo, così viscerale e, mi era stato insegnato, incontrollabile. Cani che ti saltano addosso, che sbavano, che ringhiano. E poi sporchi, potenzialmente portatori di malattie e decisamente senza pudore.
Non ho mai avuto la minima idea di come approcciare un cane senza temerlo, soprattutto da quando, bambina, mi imbattei nel cortile di casa in un cane di provenienza ignota, il quale mi fissò.
Con repentina violenza mi saltò addosso: non lui, ma ogni singola ammonizione che l’educazione anti-animali mi era stata impartita.
Fu un attimo, un istante di immobilità irrazionale e già me la davo a gambe contando sulla mia agilità giovanile. Furono i tre giri intorno al caseggiato più lunghi della mia vita, inseguita da un mostro, finchè, non ricordo chi, venne in mio soccorso e mi salvò.
La paura ha questa caratteristica: ha un modo sconcertante di prenderti, ovunque ti trovi sia in termini di luogo che di tempo. Quando accade ti paralizza, o ti fa compiere gesti che a mente lucida non faresti mai, specialmente se hai superato una certa età che, per decoro, non prevede che ci si metta a strillare per la presenza di animali.
E dunque nel corso degli anni, frequentemente,  ho avuto bisogno di qualcuno che mi salvasse e mi aiutasse a tenere lontani gli animali.

La vita spesso, ha un che di umoristico, o beffardo, a seconda di come la si vede. A me ha regalato una figlia che di mestiere alleva e addestra cani. Ma mettile in mano anche qualsiasi altro animale, affidale un gatto, una tartaruga, un pesce: lei te li addestra. Persino le lumachine.
fabianaNon ho mai avuto paura delle lumachine, lo dico con orgoglio. Ma di tutti gli altri si, mi duole dirlo.
Tutto il mondo animale, per me arcano e temutissimo, era per lei casa. E casa nostra era, secondo lei, casa loro. Dagli scarafaggi ai cavalli: tutti amici suoi. E’ iniziato così il mio apprendistato (ancora da completare, in verità) al mondo degli animali e della convivenza con loro.

A 4 anni Fabiana, mia  figlia, mi si presenta – eravamo al mare – con uno scarafaggio nella manina; me lo porge con il più incantevole dei sorrisi, di quelli  che solo i bimbi sanno offrire, e mi chiede se possiamo tenerlo.
Fu solo la consapevolezza di essere io l’adulta e di avere il ruolo di proteggerla, che mi indusse a dirle con voce apparentemente tranquilla ma venata di ribrezzo: “…no amore, riportalo dalla sua mamma che lo starà cercando!”.

La prima volta che venne a casa con un cane trovatello, io ero all’estero. Mi chiese al telefono se “potevamo tenerlo” ( questa frase è poi diventata un mantra). Assolutamente no! Fu la risposta categorica. Come faceva a non rendersi conto dell’impossibilità di tenere un cane! Doveva darlo via il più presto possibile!
Tornata a casa, ecco questo cuccioletto dal pelo giallo che zampettava nella sua camera, birichino e dolcissimo. E fu la prima volta, dopo la nascita dei miei figli, che mi ritrovai con un cucciolo in braccio e scoprii un mondo a me totalmente nuovo. Non sembrava pericoloso! E dopo un po’…mi riconosceva!
gattinoCominciai ad estendere questa scoperta anche ai gatti ed alla loro prole: furono esperienze inaspettatamente belle e man mano che mia figlia cresceva, era lei a guidarmi nella conoscenza dei suoi amici che io da sempre avevo considerato inavvicinabili. Quando a 18 anni ci chiese un cavallo,
“assolutamente no!” fu ancora la mia risposta categorica.
Qualche tempo dopo avevamo Chimera, questa straordinaria cavalla che imparai persino  a cavalcare.
E negli anni seguenti, un bel giorno, tornata da una vacanza con mio marito, ci sentiamo dire: “…mamma, papà, devo presentarvi qualcuno…” .
Ci guardiamo in faccia con l’aria di chi conosce la vita e sa già cosa aspettarsi.

Sbagliato. Eccola là, Rebecca, una cucciola di Rottweiler…uno dei cani più pericolosi al mondo!
“Devi darla via subito!” (altro mantra).  Poi, di nuovo, anche se con timore, ecco la cucciola in braccio a me.
Quegli occhi, quella morbidezza (che sarebbe poi diventata “ morbidinosità”), quella piacevole vivacità che mette addosso voglia di ridere e di gioire!
Assistere alla crescita di un cane è molto simile a ciò che accade con un figlio: sono esperienze che, a pensarci, si potrebbe temere di non scott-e-rebeccaessere in grado di fronteggiare. Ma poi ti accorgi che è una delle esperienze più appaganti e magiche della vita. Devi solo aver voglia di “avvicinarti” e non permettere ai vecchi condizionamenti di scegliere al posto tuo.
Quando mai, secondo quei condizionamenti, avrei potuto essere in grado di portare a passeggio un possente esemplare di rottweiler adulto…e divertirmi!
Con Rebecca sono arrivati i cuccioli, tanti! E l’esperienza, vissuta con trepidazione e meraviglia, delle gravidanze, dei parti dello svezzamento.  Alcuni cuccioli erano particolarmente dolci, tanto che il mantra “possiamo tenerlo?”  risuonava puntuale come un orologio. Quei cagnoni neri ed enormi, ferocissimi e cattivi. Ingestibili.
Siamo arrivati ad averne cinque, e siamo sopravvissuti. E quando abbiamo dovuto scavare in giardino, con le lacrime brucianti sul viso, per seppellirne due nel giro di pochi mesi, mi è venuto spontaneo dire a mia figlia: “ecco perché non vorrò mai un cane”. La sua risposta: “…no mamma, amare un cane non è per averlo per sempre, ma per imparare ad amare…” mi è rimasta impressa a fuoco nel cuore.

Ora di rottweiler adulti ce ne sono tre che scorrazzano nel mio giardino, insieme a una piccola border collie e un’anzianotta e sorniona staffordshire bull terrier, perché mia figlia, nel frattempo, è andata a convivere. Nella casa accanto alla mia, col giardino attiguo al mio.
Con un ragazzo che è “cresciuto con i cani” ed è stato educato, come loro, da quella che è stata forse la più esperta cinofila d’Italia, una scrittrice, una donna intelligente ed eclettica, una che, come ha detto suo figlio,  è stata “non solo una madre”: Valeria Rossi.  Lei, che se n’è andata così velocemente, lasciando un vuoto così cuccioloenorme che solo i cani, esseri traboccanti d’amore e capaci di lenire le ferite, sanno aiutare a colmare. Proprio lei, che ho avuto l’onore di frequentare come quasi consuocera, se pur per breve tempo, è stata la guida e stella polare per  mia figlia, che ha imparato a dare forma alle proprie passioni, con competenza e professionalità. Dicono che sia un dono saperci fare con gli animali. Forse è vero, ma sono testimone di quanto sia anche importante conoscere, approfondire e praticarne la conoscenza a tutti i livelli. Bisogna avere le cosiddette…ehm…rotondità maschili quadre e l’innata sensibilità femminile per farlo e per continuare a farlo. Bisogna essere persone autentiche e genuine, per risuonare con gli animali. Mi viene in mente quel detto che fa: “Nel bosco gli animali non sporcano. Comportatevi come gli animali.”

Alla fine, di tutte le cose terribili di cui mi dicevano che fossero portatori i cani (e gli animali in genere), potrei dire che di una cosa sono veramente portatori: la capacità di amare.
Adesso, dimmi tu se una come me, con una figlia come Fabiana, ha avuto un destino beffardo o un dono straordinario.
Lei, con i suoi amici preziosi, mi ha insegnato  e mi insegna a guardare in una direzione in cui mai avrei guardato e a vedere esseri che mi hanno permesso di intuire la perfezione e la bellezza della vita.

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