giovedì , 30 marzo 2017
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Tecnica: impartire il comando in addestramento

di FABIANA BUONCUORE – Uno dei problemi più diffusi tra le persone che hanno addestrato il proprio cane “fai-da-te” e che poi si sono rivolti a me nel corso degli anni (sono addestratrice ENCI solo da un anno, ma fin da ragazzina avevo ogni tanto il parente/amicodellamamma/collegadelpapà che veniva a sapere che il mio simil-labrador era proprio bravino e sapeva fare tutto, e quindi si rivolgeva a me per qualche consiglio) è il cane che “se non ho il bocconcino o la pallina in mano non mi ascolta”: su questo punto non potrei scrivere meglio di Valeria quali sono gli errori e quale sia la giusta tecnica da utilizzare, quindi vi rimando al suo articolo su ingaggio e motivazione, importantissimo per conoscere le basi dell’addestramento. Strettamente correlato con questo problema è la difficoltà di moltissimi nel dare al cane un comando esclusivamente verbale, senza dover eseguire complessi gesti corporali che stimolino il cane ad eseguire l’esercizio richiesto: molte volte i cani che obbediscono ad un comando esclusivamente gestuale sono proprio quelli male ingaggiati, che hanno sempre imparato a seguire il corpo del padrone in base a dove questo spostava il premio.
Un altro errore che nasce spontaneo, a quel punto, è l’utilizzo errato del comando verbale: praticamente tutti quelli che si sono rivolti a me nel corso degli anni facevano lo stesso errore, ovvero impartivano il comando al momento sbagliato.

pavlov_expPer capire quale sia il “momento giusto” bisogna ritornare a Pavlov ed ai suoi cani bavosi, ai tempi delle prime sperimentazioni sul condizionamento classico; facciamo un riassunto per i più smemorini. Pavlov aveva rilevato che i suoi cani, alla vista del cibo, cominciavano a sbavare per il desiderio di ottenerlo (un po’ come fa Davide con la pasta all’amatriciana), così pensò di provare un divertente esperimento: provò a sottoporre i cani ad uno stimolo neutro (cioè che per loro non aveva alcun significato), il suono di un campanello, subito prima di presentare il cibo ai cani, ad ogni pasto. In breve tempo ottenne dei cani che, associando il suono all’imminente arrivo del cibo, cominciarono a sbavare al semplice suono del campanello, anche senza la presenza della ciotola: si era creato un condizionamento.
Fu così che Pavlov scoprì che i cani apprendono anche per associazione di concetti, reagendo a stimoli esterni che, sulla base delle esperienze pregresse, sono correlati ad uno stimolo già conosciuto (per questo molti cani abbaiano al suono del citofono senza nemmeno aver visto l’estraneo in arrivo). Questo modo di apprendere può anche essere applicato “a catena” dal cane: è così che abbiamo cani che cominciano ad aspettare alla porta di casa il padrone che sta ancora svoltando nella via di casa: il cucciolo ha imparato che quando tornava il padrone era una bella cosa, poi che la chiave che girava nella toppa era il suono che precedeva l’arrivo del padrone, poi che i passi in cortile si presentavano regolarmente prima del suono della chiave, poi che prima dei passi sentiva sempre il motore spegnersi, e che prima ancora sentiva una particolare vibrazione, diversa da quella delle altre automobili, riecheggiare nel vialetto.

pavlovPavlov provò a sperimentare su altri cani l’applicazione di uno stimolo neutro contemporaneo a quello naturalmente riconosciuto dal cane, facendo suonare il campanello mentre presentava il cibo: rilevò che, dopo questa prova, nessun cane sbavava al solo suono del campanello, osservando che alla presenza contemporanea di due stimoli il cane dà la priorità a quello che istintivamente riconosce, ignorando quello neutro.
Lo stesso concetto lo utilizziamo nell’utilizzo dei markers e del clicker, che infatti vanno sempre usati prima del premio, e mai contemporaneamente; e la stessa cosa dobbiamo farla nel momento in cui decidiamo di insegnare al cane un comando verbale: finché diremo “seduto” mentre solleviamo la mano col bocconcino tra le dita, il nostro cane non si preoccuperà di memorizzare quell’inutile suono: ne diciamo tante di parole durante il giorno, perché proprio quella dovrebbe essere rilevante? Meglio seguire la mano: nella mano c’è il cibo, e cosa c’è di più interessante (altra inquietante somiglianza con il comportamento naturale di Davide)?
mano_luringSe invece rimaniamo immobili, naturalmente preoccupandoci di avere l’attenzione del cane (toh, ecco a che serviva ‘sto “ingaggio”), pronunciamo prima il comando, e poi portiamo il bocconcino sopra la testa del cane, o utilizziamo il luring, a seconda del tipo di addestramento che stiamo applicando, il cane spontaneamente, a furia di veder ripetuta quella routine, tenderà ad anticipare col tempo tutta la cerimonia, perché saprà che il premio arriverà solo dopo che il suo posteriore si sarà poggiato a terra, quindi farà di tutto per “anticipare le fasi” e saltare i tempi morti: è questo l’apprendimento “a catena” esposto poco sopra e che possiamo sfruttare a nostro vantaggio.

Come molti ormai sapranno fino alla nausea, io pratico dog dance da qualche tempo, e nella dog dance avviene tutto l’opposto che nelle altre discipline cinofile, nelle quali un cane che obbedisce esclusivamente al linguaggio verbale, con la minor gestualità corporale possibile del padrone è un cane che ottiene un buon risultato; nella dog dance è assolutamente vietato dare comandi verbali, il che significa che tutto viene eseguito solo basandosi sul linguaggio del corpo. Chiaramente una migliore esecuzione è quella che non lascia trapelare i comandi impartiti, mascherandoli con la coreografia: se osservate qualche filmato di questa disciplina eseguita ad alti livelli, sembra davvero che il cane balli di sua iniziativa, poiché i comandi dati dall’addestratore sono quasi impercettibili. Se vogliamo ottenere questi dogdance2risultati il trucco è sempre lo stesso, eseguire il gesto-comando sempre subito prima di spiegare al cane cosa effettivamente desideriamo da lui. Un esempio? Ho insegnato a Destiny a fare una piroetta in senso orario quando giro la testa verso sinistra, ed in senso antiorario se la giro verso destra. Per farlo, ho sempre iniziato l’esercizio con un leggero spostamento della testa che precedeva un ampio gesto del braccio con in mano il bocconcino, dopodiché col luring eseguivo un movimento circolare, e lei seguiva la mia mano per ottenere il cibo. A giro completo glielo cedevo. In breve tempo ha cominciato a girare dopo mezzo cerchio eseguito con la mano, poi dopo il movimento del braccio, per poi tagliare i tempi e piroettare subito dopo il movimento della mia testa.
Lo stesso procedimento si può applicare con qualsiasi esercizio, naturalmente ricordando di premiare il cane subito dopo l’esecuzione, in modo che lui impari che “prima esegue, prima ottiene il premio”: finirà per anticiparci sempre di più. Allo stesso modo, ad esempio, ho Tonino che si siede anche solo se dico “sss”, che sarebbe il primo suono della parola “seduto”: questo è stato involontario, ma si è rivelato molto utile nella dog dance, dove un “sss” viene facilmente mascherato dalla musica, e non implica l’apertura della bocca, facendo sembrare che il cane si stia sedendo di sua iniziativa.
Un altro esempio (e qui alcuni addestratori inorridiranno) è un utilizzo alternativo del clicker, non più come marker, ma come una sorta di “telecomando”: possiamo utilizzarlo, ad esempio, come un segnale per far sedere il cane, o per metterlo al piede. Io che non lo utilizzo in addestramento in modo “tradizionale” sto proprio sperimentando questa interessante variante del campanello di Pavlov, usando un “click” quando voglio il cane al piede, e un “doppio click” quando è libero di andare. Naturalmente, non si possono ottenere entrambe le cose: il suono emesso dal clicker O è un marker, O è un comando; un cane può imparare ad eseguire un esercizio con qualsiasi tipo di stimolo, ma sta a noi preoccuparci di essere più chiari possibile per non creargli confusione.

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Informazioni su Fabiana Buoncuore

Fabiana Buoncuore è la sciurallevatrice per eccellenza. Nasce a Carmagnola da suo padre e sua madre (ma più da sua madre) il 17/09/1987, da allora il 17 settembre è anche noto come "San Morbidino". Appassionata di tutte le razze canine e indicativamente di tutti gli animali esistenti sul pianeta, ha una particolare predilezione per il rottweiler, che ha le sue stesse esigenze primarie: mangiare, dormire, muovere poco le chiappe. Collabora ormai da alcuni anni con "Ti presento il cane" con le sue storie di vita vissuta tra allevamento e morbidinosità.




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