sabato , 18 novembre 2017
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Non dite “poverino”

di SIMONA DEHÒ – Nel corso della primavera mi sono aggirata per Milano con un rudere fulvo talmente decrepito da attirare attenzione, sorrisi e inevitabili commenti. Mi rendo conto che tutto quello che ci è stato detto è nato solo dalla botta di tenerezza causata dalla visione dell’arrancante vecchietto (definito in un’occasione “vecchiettissimo” da una ragazzina geniale), ma saperlo non lo ha reso meno doloroso.

img_5479Non dite “poverino”. Non esprimete pena e non offrite conforto non richiesto. Non fate commenti in ogni forma sul fatto che “manca poco, eh?” (me l’hanno detto davvero). Non parlate dei vostri cani morti. Soprattutto, non chiedete quanti anni ha il cane per poi replicare “ANCHE IL MIO è morto a tot anni”. Ma come “anche”?! Il cane che avete di fronte è vivo! Certo, sappiamo tutti che in quelle condizioni non vedrà il prossimo anno, ma vi pare il caso di dirlo al proprietario?!

Sapete, io mi rendo conto che quando per strada si incontra un cane molto anziano tutti vediamo solo la fatica di camminare, le zampone stanche, il passo lento e un po’ di affanno. Se siamo passati da poco dal lutto di un animale domestico abbiamo voglia di parlarne con qualcuno che ci capirà, e so che a volte è difficile frenarsi.
img_5449Però dovremmo ricordare che chi ha al guinzaglio quel cane, invece, non può fare a meno di vedere ancora il suo cucciolo, o il cane adulto che ha incontrato giovane e scattante, o, come nel nostro caso, l’aitante e arzillo vecchietto che lo ha sedotto pochi anni o addirittura pochi mesi prima.
In ogni passetto indeciso vede l’intenzione di un saltello, ricorda l’andatura di un tempo, lo rivede tirare come uno stronzo, spazzando il marciapiede da destra a sinistra, gli viene da ridere ricordando che faticava a tenerlo. In una faticosa pipì vede la voglia di marcare, in uno scambio di sguardi ancora orgogliosi saluta il caratteraccio da cane tamarro che prima lo preoccupava sempre.
inbraccio Chi ce l’ha al guinzaglio guarda se gli occhi sono contenti, se le zampe sono sicure, se i piedi sembrano fare male. Probabilmente l’ha portato in braccio per le scale, o lo ha aiutato a salire e scendere da un’auto, ma quando lo incontrate a passeggio non ci sta pensando. Forse ha appena passato un quarto d’ora seduto sul marciapiede a coccolare una crisi di tosse o ad aspettare che tornasse il fiato, forse ha trattenuto le lacrime per tutto quel tempo e adesso fatica invece a trattenere il sorriso nel vedere che il nonno si è rimesso ad annusare e camminare come se nulla fosse successo. O forse ancora, dentro di sé ride perché il cagnone ha appena deciso che di tornare a casa non se ne può nemmeno parlare e ha tirato debolmente a destra, invece che a sinistra, e gli ha detto che arriverebbe volentieri al parco.
In fondo al guinzaglio vede occhioni scintillanti, il sorriso dipinto sul muso imbiancato e un entusiasmo lento che sta diventando sempre più raro. E magari, se è proprio sfortunato, il vostro commento arriva proprio mentre sta pensando che oggi sembra andare meglio di ieri, o che questi quattro passi oggi sembrano più facili, o che stamattina il nonno si è andato a prendere una pallina trascurata da tanto, o che ha alzato un po’ la zampa per fare pipì, o che ha finalmente mangiato di gusto, o che ha provato a fargli le feste al rientro a casa.
passeggiataMagari è solo felice perché il suo cane è felice e sicuramente non ha voglia di ricordarsi che quelle passeggiate sono le ultime, che il tempo di quel cane e con quel cane sta finendo – anche se magari è stato davvero troppo poco. E non vuole neppure che i vostri commenti, per quanto carini, lo facciano pensare all’abisso di pena in cui sa che sta per sprofondare – perché lo sa, sapete, è difficile che pensi ad altro. Lo sa che sta muovendo gli ultimi passi in un mondo in cui c’è quel cane lì, il SUO cane, e che manca davvero poco a quando il mondo diventerà un posto molto diverso, e molto più buio, solo perché quel cane lì non ci sarà più. Sa che potrà essere presto chiamato a decisioni difficili e che ci vorranno mesi prima di tornare a sentirsi “normale”. Magari non vuole sentirsi impotente proprio in quel momento lì – perché, credetemi, piange già abbastanza a casa, probabilmente stando attento a non farsi vedere dal cane.

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