sabato , 18 novembre 2017
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Rottweiler…troppo buono per fare la guardia?

di FABIANA BUONCUORE – Un’amica mi segnala questo articolo, comparso su “Il Mattino” di qualche giorno fa. Poche righe in cui viene descritta la tanta, troppa ignoranza che ancora circola tra le persone che scelgono una razza fra quelle “di carattere”: un rottweiler, acquistato con lo scopo di essere messo a guardia di un deposito, a dodici mesi di età si è rivelato ancora troppo socievole e festante verso le persone estranee, venendo quindi portato al canile.

rottguardiaAllevando questa razza, per forza di cose ricevo molte telefonate per le richieste di un cucciolo, e non avete idea di quante siano le persone che mi chiamano perché cercano un cane da guardia da mettere a sorveglianza di una proprietà. Se abbia ancora senso parlare di cani da mettere a guardia di una proprietà al giorno d’oggi ne abbiamo parlato qui e qui; e dincipatata, ci fosse mai UNA persona che sappia distinguere tra “guardia” e “difesa”. Complici anche il cinema e la letteratura, che hanno piazzato dobermann e rottweiler come guardiani solitari per ogni dove, nell’immaginario collettivo il cane da guardia è diventato una roba nero focata che metti lì, te ne vai, e se entra qualcuno nella tua proprietà se lo magna.

Peccato che il rottweiler, come il dobermann, sia un cane da difesa, e che quindi il suo DNA gli urli a gran voce “dov’è il tuo umano? Perché non è con te? Devi proteggerlo e non sei con lui!”, mentre il suo umano si sta gustando la briscola al baretto con gli amici, perché considera il suo cane niente più che un antifurto; il rottweiler invece sta male, perché non è stato selezionato per starsene da solo a sorvegliare una proprietà; lo sa fare, certamente, come tutti i cani rottbimbo1di carattere, ma non sarà mai e poi mai a proprio agio come lo può essere un cane da guardiania, come i grossi pastori nati per la sorveglianza del bestiame al pascolo, selezionati per millenni per amare il lavoro indipendente e solitario. Il cane dell’articolo ha avuto due sole, immense fortune: la prima è stata quella di essere stato correttamente socializzato, probabilmente, visto che a quanto pare faceva le feste a tutti gli umani che incontrava. E la socializzazione sarebbe poi anche la più grande arma che possiamo fornire ad un cane da guardia, poiché gli insegna a non temere l’uomo ed a discernere un pericolo da una situazione normale; inoltre, in caso di reale minaccia, il cane non interverrebbe per paura, ma sapendo esattamente cosa ha di fronte ed essendo conscio di essere più forte e determinato a farsi valere. Questo cane ben socializzato, ora in canile, avrà molte più probabilità di trovare famiglia, perché sarà facilmente inseribile in società, qualsiasi sia il ruolo a cui verrà adibito.

La sua seconda grandissima fortuna sta nel fatto che il padrone non avesse assolutamente idea di che cane si fosse messo in casa (anzi, nel cortile del deposito, da solo…): lo ha visto grande e grosso, ma sempre pacioccone, e ha pensato “questo qui è un buono a nulla”, rottweilers-temperamentliberandosene e dandogli la possibilità di finire in mani migliori, senza avere la minima idea di avere tra le mani un cucciolo. Perché di questo stiamo parlando, di un molossoide, un cane a lentissimo sviluppo, che raggiunge la maturità verso i tre anni (a meno che non si chiami Tonino e non sia il mio cucciolo di ormai quasi quattro anni convinto di avere ancora sei mesi); un cane di questo tipo a dodici mesi non è altro che un cucciolo che sta cominciando ad annusare l’adolescenza (la quale, di solito, emerge dopo l’anno e mezzo). È come voler mandare al militare un ragazzino dodicenne, e poi lamentarsi se anziché fare il suo dovere si mette a giocare a pallone coi compagni di camerata.

Mi ricorderò sempre di quando una signora si rivolse a me per capire cosa fare col suo cane, che aveva acquistato “per fare la guardia” e invece non faceva altro che giocare con tutte le persone che vedeva.
“Di che razza è il suo cane?”
“Bouledogue francese.”
“… ehm… e quanti anni ha?”
“Ha otto mesi, quasi nove!”

Ecco, a chi ormai la mattina fa colazione a pane e TiPresentoilCane questa situazione farà anche sghignazzare, ma è davvero la norma: la stragrande maggioranza delle persone si mette in casa un cane senza avere la più pallida idea di che cosa sia, e basandosi su luoghi comuni, icone, leggende metropolitane. E chi ci rimette è sempre il cane, anche se questa volta probabilmente è andata bene: il rottweiler finito in canile avrà sicuramente molte più attenzioni di quante non ne ricevesse in quel cortile di un deposito, e non appena troverà famiglia gli auguriamo che possa finalmente continuare a godersi la sua “infanzia” come è giusto che sia.

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Informazioni su Fabiana Buoncuore

Fabiana Buoncuore è la sciurallevatrice per eccellenza. Nasce a Carmagnola da suo padre e sua madre (ma più da sua madre) il 17/09/1987, da allora il 17 settembre è anche noto come "San Morbidino". Appassionata di tutte le razze canine e indicativamente di tutti gli animali esistenti sul pianeta, ha una particolare predilezione per il rottweiler, che ha le sue stesse esigenze primarie: mangiare, dormire, muovere poco le chiappe. Collabora ormai da alcuni anni con "Ti presento il cane" con le sue storie di vita vissuta tra allevamento e morbidinosità.




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