di DAVIDE BELTRAME – In questo sito ho parlato spesso del problema della disinformazione, soprattutto in tema cinofilo, fatta da molti dei mass media. Non è da sottovalutare però un altro grande problema, con cui ci scontriamo spesso anche noi coi nostri articoli, ovvero quella grandissima parte di persone che di un articolo si limita a leggere solo il titolo e/o guardare le foto.
Ne abbiamo spesso l’esempio in particolar modo su Facebook, quando di fronte ad articoli che hanno una domanda per titolo (e ovviamente rispondono nell’articolo a tale domanda), una buona fetta commenta rispondendo al titolo, magari “spiegando” la sua risposta con le stesse cose che sono scritte nell’articolo (ma che non ha letto), o peggio ancora dando risposte completamente errate.post_brambilla

Ieri si è però toccata una vetta altissima per quanto riguarda il “commentiamo senza leggere” (o senza capire…insomma, il tristemente famoso analfabetismo funzionale).
La ex ministra Michela Vittoria Brambilla ha inserito un post sul suo profilo Facebook, che vedete anche nella foto. Vi pregherei di leggere il testo con un minimo (ma proprio un minimo) di attenzione e notare che inizia con Roma 20 Luglio 2012.

Parliamo quindi di più di 4 anni fa, e il post della Brambilla voleva semplicemente essere un ricordo di quando ha firmato l’accordo per permettere ai cani di salire su tutti i treni.
Ora, ci sarebbe sicuramente molto da discutere su quale sia la effettiva libertà di portare il cane in treno, dato che Trenitalia ad esempio sui treni regionali impone l’obbligo di museruola e di posizionarsi nell’ultimo posto dell’ultimo vagone del treno, e su questo magari sarebbe stato lecito commentare, a maggior ragione considerando che l’accordo è di 4 anni fa e da allora le norme non sembrano mai diventate poi così tanto “pet friendly”.

Invece, cosa è successo? Che nei commenti s’è scatenata un’ondata tra il benaltrismo, con gli immancabili “nessuno pensa ai bambini” e similari. Il problema è che la discussione e i commenti sono in maggioranza nati considerando l’accesso dei cani ai treni una novità, quando invece come è ben specificato nel post si parla di una “firma” apposta più di 4 anni fa.

Insomma, evidentemente la voglia di polemizzare ha avuto la meglio sulla capacità di comprendere 5 righe di testo, dando il via a una nutrita schiera di commenti piuttosto spassosi. Si va dal solito “Ecco, si fanno le battaglie per gli animali mentre gli esseri umani muoiono di fame”, al “adesso come farò a salire su un treno, io che sono allergica ai peli di cane?” (eh, gioia, son 4 anni che sopravvivi, credo che potrai farcela ancora per un po’…) e così via.

 

Il post ha avuto al momento in cui scrivo più di 16.000 condivisioni e moltissime di queste lo presentano come un fatto attuale (“era ora”, “finalmente”, “adesso potrò portarlo sempre con me”, eccetera). Rarissimi i commenti che hanno notato la data (ad esempio un utente chiede alla Brambilla se “avesse bisogno di pubblicità” riportando una notizia così vecchia), e il post ha avuto sul solo profilo della Brambilla più di 2500 commenti, tra cui si evidenziano in particolare quelli che si lamentano che “2 anni fa il controllore mi ha multata perchè avevo il cane in treno, meno male che finalmente potrò portarlo” e simili.

Probabilmente in molti si sono fatti “trascinare” dai commenti entusiastici e quindi hanno letto solo sommariamente il post, o forse sono stati ingannati dalle condivisioni che lo presentavano come una novità: non è però una scusante! Ammetto che in un primo momento anche io essendo arrivato sul post da una condivisione pensavo ci fosse qualche novità e magari qualche limite in meno…ma infatti è bastato leggere il post per notare la data. Oltretutto visto che tutti hanno commentato nel merito dell’accordo, si suppone che il testo lo abbiano letto…

Insomma, se è vero che molto spesso il problema dell’informazione sta alla fonte, con organi di stampa e mass media in genere che passano informazioni parziali o errate, questa volta la figura barbina la ha fatta un gran numero di commentatori, con cinofili e cinofobi che hanno visto bene di litigare su un fatto di 4 anni fa pensando fosse una novità.

 

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22 Commenti

  1. AHAHAAAH ammetto che ci son cascata anch’io, la data proprio non l’ho notata! o meglio ho visto quel ieri 1:25 e bon, finita lì. Mi ero chiesta fra me e me in che veste la Brambilla (non avendo incarichi di governo) firmasse un accordo, ma visto che era una bella notizia poteva averlo firmato anche Papa Francesco. Fra l’altro, così come la Brambilla non ha più incarichi di governo, neanche Moretti è più ad di Trenitalia (c’è Barbara Morgante ora) quindi i presupposti per non cascarci c’erano tutti! Mi consolo di essere, se non in buonissima, almeno in numerosissima compagnia!

  2. L’unico commento che ha senso in quelli che avete pubblicato è la persona che fa’ gentilmente notare, che i disabili non hanno di fatto accesso, mi sembra una lamentela corretta

    • Che i disabili non abbiano, di fatto, accesso è un problema di strutture ed infrastrutture (treni e stazioni), quindi milioni di euro per adeguare tutto, non una semplice firma su un foglio che, anzi, porta soldi a Trenitalia perchè anche i cani pagano il biglietto. Non voglio assolutamente dire che non sia un problema reale e da risolvere, ma non ha senso lamentarsi dell’accesso ai cani perchè i disabili hanno difficoltà di accesso.

    • Non vedo il nesso logico tra le due cose. Come non lo vedo tirando fuori scuse più o meno strumentali sulla fame nel mondo, sull’inquinamento dei mari o le guerre di religione. Giusto o sbagliato che sia il proposito del post/commento in essere.

      • Non vedi il nesso logico perché non vivi la situazione. Io posso portare i miei cani ma non mio padre quando i dolori lo costringono sulla sedia a rotelle. Sarebbe quasi ridicolo se non fosse una cosa seria.

    • Ha senso…sì e no. Perchè il problema infatti è correlare le due cose come se una escludesse l’altra.
      Invece fare una cosa NON esclude automaticamente l’altra (anzi, tutte le altre che vengono sempre messe in paragone al “tema cani” quando – raramente, peraltro – c’è qualcosa “a loro favore”).
      E’ chiaro che la Brambilla che all’epoca si occupava di animali, di quello si occupasse e su quello concentrasse gli sforzi…sarebbe come contestare alla NASA di spendere per mandare sonde nello spazio e non dedicarsi a coltivare i deserti.
      E’ qui il controsenso: il fatto che esista il problema dell’accesso ai disabili, che purtroppo è innegabile e certamente non riguarda solo i treni NON è dovuto al fatto che i cani possano o non possano salire sul treno. Quindi il nesso “non c’è” nel senso che non ha un nesso logico dire “hai fatto quello INVECE di fare quell’altro”. Soprattutto a una persona che si occupa della tematica A e non di quella B.

      • Era ministro del turismo e credo che avesse il dovere di porre rimedio, visto che con i cani potevano girare tranquilli sul trenoanche prima di questa firma. Io stessa ho viaggiato col cane da bambina

        • Ma credo che la cosa spetti più al ministro dei trasporti, e la Brambilla è sempre stata schierata sul fronte animali. Insomma, non è da lei che ci si poteva aspettare una soluzione. Stante il fatto che come evidenziato da Silvia, la questione di accesso per i disabili è purtroppo molto più complessa, tu hai fatto l’esempio delle rampe mobili…ma su molti autobus in molti posti tuttora non ci sono e hanno comunque un costo di installazione probabilmente non indifferente. Ovvio che andrebbero fatte, però è comunque un’operazione che richiede un intervento e dei fondi, cosa che invece la semplice regolamentazione per gli animali a bordo non richiedeva (poi ci stanno tutte le note sul fatto che abbiano fatto passare per novità quello che forse è stato un peggioramento di quanto già si poteva fare in passato, ma questo è un discorso ancora diverso :))

          • Io pensavo in verità a delle rampe tipo quelle per salire sugli aerei. Ne basterebbero un paio per stazione, non occorre modificare tutti i treni. Sarebbe una competenza concorrente tra mostro dellle infrastrutture e trasporti e quello del turismo.

  3. Io vado in treno col cane da almeno trent’anni e vorrei aggiungere che nemmeno quella della Brambila, ai tempi, fu una novità.
    In realtà fino a circa un anno prima col cane si poteva viaggiare benissimo su regionali e Intercity, erano esclusi solo gli Eurostar (a quei tempi i Frecciarossa non c’erano ancora 😉 ). Senza gli attuali limiti di orario (adesso sui treni regionali non si può viaggiare dalle 7 alle 9 del mattino) nè l’obbligo di stare nel vestibolo dell’ultimo vagone.
    Anzi, mentre all’inizio (sto parlando di più di venti anni fa) il biglietto del cane costava il 60% di quello dell’umano, con gli anni si era passati al 50% (nel caso di Intercity era comunque escluso il cosiddetto “supplemento rapido”) e negli ultimi anni pre-Brambilla era uscita un’ottima norma secondo la quale il cane pagava sì metà del biglietto ordinario, ma fino a un MASSIMO di cinque euro, regionale o intercity che fosse il treno.
    Cani piccoli e gatti, se nei trasportini, non pagavano biglietto.
    Poi un giorno, all’improvviso, venne fuori che col cane NON si poteva più viaggiare in treno e lì la Brambilla poté fare la sua grande sceneggiata a difesa dei proprietari di cani (scusate se sono un po’ critica, ma non sono molto amante del personaggio) annunciando che, GRANDE NOVITA’, GRANDE MODERNITA’, grazie a lei da allora in poi i cani avrebbero potuto viaggiare in ferrovia.
    Peccato che (fino a circa un anno prima) i cani viaggiassero tranquillamente e più o meno con le stesse norme che poi sono state istituite (anzi, con meno restrizioni e un biglietto di costo meno elevato!).
    Non ho mai capito se il divieto di viaggiare ai cani (quello sì che era una NOVITA’, non il contrario) fosse stato partorito a caso da un dirigente di Trenitalia che si era svegliato male la mattina o (scusate di nuovo) fosse stato “orchestrato” ad arte per permettere alla Brambilla di fare bella figura.
    Non ho mai capito nemmeno perché nessuno sembri essersene accorto, a parte me. Forse perché sono pochissime le persone che viaggiano in treno col cane… e ancora meno quelle che si preoccupano di leggere i regolamenti.

    Insomma, l’unica vera novità (che però è molto più recente e post-Brambilla, se non sbaglio) sta nel fatto che adesso si possa viaggiare col cane su TUTTI i treni, inclusi quelli ad alta velocità, che ai tempi dei tempi (dal “pendolino” in poi) erano gli unici esclusi.
    Resta il fatto che, pagando quello che si paga, costa tantissimo. Io per andare da Firenze a Napoli e ritorno col Frecciarossa a tariffa ordinaria ho speso 200 euro (di cui circa una settantina per il cane).
    Quella bella norma del limite di 5 euro di cui parlavo prima è stata rispolverata solo quest’estate e solo per il mese di agosto (ma meglio che niente…).

    Concludendo (e scusate il pippone): la gente che fa certi commenti su Facebook non ha veramente la più pallida idea di quello di cui si parla. E probabilmente in treno non ci viaggia nemmeno.

    • Dando per scontata la correttezza delle tue informazioni riguardo alle tempistiche e alle modalità di viaggio in treno dei nostri amici pelosi, condivido il tuo pensiero. La domanda che mi pongo riguardo al personaggio Brambilla è: ce l’ha veramente un cane? Ogni volta che la vedo intervistata è in compagnia di un cane diverso che sembra sempre sia suo.

  4. Piu’ si torna a discutere dei commenti del popolo di facebook piu’ mi convinco che ogni volta che ci lamentiamo del benaltrismo e dell’analfabetismo funzionale sbagliamo approccio,

    Il punto e’ che affrontiamo il problema come se si trattasse di “un’anomalia comportamentale” ma questo presume una certa devianza da un comportamento normale, cioe’ un’eccezione alla norma. Bene, il benaltrismo e l’analfabetismo funzionale sono la norma, non l’eccezione, e quindi di anomalo non c’e’ poi molto; siamo noi che ci aspettiamo dal popolo di facebook qualcosa che non e’ nella sua natura e che probabilmente fatica anche a comprendere.

    D’altra parte il meccanismo della condivisione sui social network e’ quello che determina quantitativamente il “successo” di chi li frequenta in modo piu’ o meno compulsivo il che, tradotto in parole povere, significa che a determinare il successo e’ il numero di condivisioni e dei commenti, non certo la qualita’ degli uni e degli altri che anzi andrebbe nella direzione opposta.

    Insomma, per la maggior parte dei cultori del social la comprensione del testo e’ una perdita di tempo, per molti di questi anche la sola lettura senza la pretesa di comprendere niente lo e’ altrettanto e se uno sta li’ a leggere e comprendere quello che ha letto e magari spreca anche del tempo per commentare articolando il suo pensiero gli si abbassa la produttivita’ in termini di condivisioni e commenti e con essa la sua visibilita’ sul social.

    Chi ha un’eta’ tale per cui e’ stato costretto ad andare alle elementari con grembiule e fiocco azzurro o rosa si ricordera’ che il maestro o la maestra dava come compito quello di elencare le parole che si conoscevano. Il lessico di una persona di istruzione medio-alta e’ fatto di poco meno di 50.000 parole di cui circa 6500 sono considerate come facenti parte del vocabolario di base.

    In realta’ nell’uso comune solo 2000 sono fondamentali per potersi esprimere in modo comprensibile e poter comprendere gli altri. Se facciamo una rapida conta delle parole ricorrenti nei commenti che appaiono sui social network a che numero arriviamo?

    Bene, la percentuale di quel numero su 2000 parole che costituiscono il lessico fondamentale rappresenta l’ipotetica capacita’ di comprensione della media degli utenti di un testo elementare, la percentuale dello stesso numero su 6500 rappresenta l’ipotetica capacita’ di comprensione della media degli utenti di un testo abbastanza articolato e la percentuale dello stesso numero su circa 47.000 rappresenta l’ipotetica capacita’ di comprensione della media degli utenti di un testo complesso come potrebbe essere quello – diciamo – di un saggio.

    Siamo ottimisti e facciamo cifra tonda: nella media dei casi, molto probabilmente il popolo di facebook e’ in grado di comprendere la meta’ di un testo elementare, il 15% di un testo abbastanza articolato e circa il 2% di un testo complesso. In pratica, solo se quello che si legge e’ veramente elementare c’e’ la possibilita’ di intuire qualcosa. Con un risultato del genere non credo che francamente l’utente medio possa essere interessato a fare lo sforzo di leggere e quindi persino la data di quattro anni prima passa inosservata anche se, a onor del vero, il meccanismo della condivisione induce a credere che una condivisione recente riguardi un contenuto recente.

    • Il discorso sul lessico e sulla capacità di comprensione dell’utente medio è lo stesso motivo per cui i vari titoli “il web si indigna”, “il web si commuove”, “il web non sa bene cosa fare” mi fanno venire l’orticaria, perchè in realtà “il web”, dando per assunto che con tale terminologia si intenda la maggioranza degli utenti, di solito è quello che da ben poche dimostrazioni di intelligenza 😀

    • hai ben descritto lo spirito che anima i frequentatori abituali dei social. Quello che mi chiedo – da ex scolara con grembiule e fiocco rosa- è quand’è che abbiamo smesso di considerare la persona più colta, quella che parla meglio “in lingua” come un esempio da seguire, una meta a cui ambire. Da qualche anno a questa parte più si è bburini più si viene considerati, è tutto un gioco al ribasso per farci tornare più caproni di quando siamo partiti. Faccio un esempio un po’ fuori tema ma dico: c’è gente che non sa parlare ancora l’italiano e se andiamo a vedere un film italiano io che son di trieste mi ritrovo a non capire un’ostia di quel che dice l’attore di turno perchè lui/lei non ha manco fatto un corso di dizione e non sa parlare senza cadenza dialettale??? ma perchè? ma chi sei? troisi poteva permettersi di farlo, altri non esiste proprio. Il messaggio però è ma sì..stiamo pure nel nostro pressapochismo, tanto chissene, il modello a cui mirare sta più in basso, mica più su…facebook credo sia il gran pentolone in cui chi c’è si è rintanato per pigrizia, per noia, per mancanza di progetti che portino in alto. Mi colpisce allo stomaco il ragionamento che fai sul lessico e la proprietà di linguaggio; mi colpisce perchè i lobotomizzati di cui sopra non mi fanno manco pena, ciò che mi preoccupa invece è il destino della nostra bella e ricca lingua italiana, qua ce la giochiamo nell’arco di un paio di generazioni

      • Eh si’. Quello che pero’ mi preme di piu’ non e’ la salvaguardia della lingua in se’, ma il fatto che l’inabilita’ nell’uso della lingua madre – che e’ quella che si usa comunemente – rende le persone incapaci di comprendere quello che ascoltano o che leggono. Non e’ detto che l’analfabetimo funzionale dipenda strettamente dalla poca perizia nell’uso della lingua ma questa sicuramente rende impossibile porvi rimedio.

        Ma quali sono i numeri? Se andiamo a vedere la pagina di Wikipedia sull’analfabetismo funzionale, troviamo una tabella che riporta i risultati di uno studio del 2009 rappresentati in termini di incidenza percentuale sulla popolazione di eta’ compresa tra i sedici e i sessantacinque anni. L’Italia e’ al primo posto con un bel 47% seguita dal Messico al 43,2% e al terzo posto c’e’ l’Irlanda con il 22,6%. Gia’ al terzo posto l’incidenza percentuale di analfabetismo funzionale e’ meno della meta’ del primo. Se fosse vero, signficherebbe che una persona su due in Italia non e’ in grado di capire quello che legge. Probabilmente i social network non sono all’origine del problema ma sono loro stessi un problema nel momento in cui offrono una sorta di “paese dei balocchi” nel quale rifugiarsi e con beata incoscienza sentirsi adeguati tra i propri simili.

        Insomma, non sbagliamo di molto se, mettendo da parte il politically correct che sa tanto di finto buonismo, diciamo che Facebook e’ tendenzialmente l’Agorà degli stolti e a rendere il tutto estremamente pericoloso sono proprio i numeri. Perche’ mai uno dovrebbe far fatica ad acquisire e mantenere le sue capacita’ intellettive quando senza sforzo puo’ essere gratificato dal suo momento di gloria su Facebook? Si sa: il paese dei balocchi offre molte piu’ lusinghe e attrattive della vita reale dove uno sforzo, seppur minimo, e’ comunque richiesto.

        • E’ un articolo piuttosto interessante, riesce a cogliere fino a che punto siamo o sappiamo essere cretini, forse più vicini alle pecore che si seguono a vicenda e che se una si butta nel crepaccio le altre le vanno a presso, più che a ciò che dovrebbe significare essere umani e quindi pensare da se.
          Ma a dir la verità siamo sinceri chi sta sui social il più delle volte come avete detto è una persona profondamente annoiata e che se ne frega altamente di ciò che scrive, io per prima quando nel 2013-12 mio padre mi permise di creare la mia prima mail e di iniziare la vita dei sociale nel giro di un annetto ho scoperto che il mondo dei social è un mondo no sens, crudele, nel quale solo i più cretini sopravvivono (ovvero 80% delle persone).
          Quanto al grado di analfabetismo io non concordo, la lingua italiana è una lingua piuttosto giovane e la scuola è diventata realmente d’obbligo solo di recente, basta pensare che mio nonno aveva solo la licenza di scuola elementare (e parlava solo dialetto) , le mie nonne dubito che abbiano anche solo la licenza di 3 elementare e se mia madre non avesse fatto di tutto per convincere i miei nonni dubito che avrebbe le sue belle lauree e sarebbe ferma alla 2 media, insomma fino a nemmeno 50 anni fa lo studio era un optional, considerato inutile, in una società in cui si necessitava di denaro e che la priorità assoluta era il lavoro.
          D’altra parte oggi invece ci si divide in due chi ha almeno un briciolo di voglia di studiare e chi fa fruscio.
          Però una cosa che mi dispiace è che oggi sempre meno ragazzi conoscono il dialetto, che è la nostra vera lingua madre e che è la nostra identità territoriale, l’italia per quasi un secolo è stata unita solo sulla carta e ogni territorio è rimasto a se con la sua storia e la sua lingua, non si può pretendere che la cultura e la lingua italiana si diffonda tanto velocemente sopratutto con le guerre mondiali di mezzo.

          • Hum… purtroppo i numeri indicano altro. L’obbligo scolastico e’ un concetto affrontato in Italia gia’ nel 1877. Certo, l’analfabetismo – quello totale, non funzionale – aveva un’incidenza devastante e proprio per questo in Italia si e’ cercato di contrastarlo con alterne fortune ma in modo sempre crescente a partire dal 1904. In realta’, a dispetto delle migliori intenzioni, l’abbandono scolastico e’ sempre stato un problema devastante fino a circa cinquant’anni fa anche se radicato in alcune aree geografiche ma da li’ in avanti ha sempre avuto una tendenza alla diminuzione fino a pochi anni fa. Attualmente l’abbandono scolastico e’ in forte aumento e l’analfabetismo funzuonale ha sostituito quello totale con la differenza che se quello totale era diventato endemico, quello funzionale e’ invece pandemico. Un’atra caratteristica peculiare dell’analfabetismo funzionale e’ che ha una qualche correlazione con la scarsa scolarizzazione mentre in passato la scarsa scolarizzazione non era sinonimo di analfabetismo funzionale e infatti era abbastanza comune che una persona che aveva fatto la terza elementare o aveva conseguito la quinta facendo gli esami di quinda da privatista in eta’ adulta non fosse in grado di scrivere I Promessi Sposi ma fosse in grado di leggere un giornale o gli stessi Promessi Sposi di Manzoni capendo perfettamente cio’ che stava leggendo e infatti nella famosa ricerca di cui sopra Le Bermuda che sono un arcipelago corallino di 300 isolotti dove si presume che non ci sia un’universita’ in ognuno di questi, l’analfabetismo funzionale da prosa ha un’incidenza percentuale del 12,5% mentre anche in questo l’Italia, che e’ un paese industrializzato pieno di scuole, rimane sempre prima con il suo bel 47% cioe’ oltre il 265% dell’analfabetismo funzionale delle Bermuda. Con questi numeri diventa difficile fare dei distinguo, ma un dato forse potrebbe essere interessante: attualmente la dispersione scolastica (abbadoni prima del termine delle superiori) in Italia supera il 30% con una forbice che va dal 22% al 36% e la regione messa meglio non e’ la prosperosa Lombardia – che anzi e’ tra le peggiori – ma il povero Molise che rispetto alle regionni con piu’ possibilita’ nel disastro generale fa persino la figura del piu’ “virtuoso” e questi sono numeri del 2014, non di abbandoni scolastici di meta’ del XX secolo.

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