domenica , 19 novembre 2017
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Tassa sui cani non sterilizzati: la politica conferma di non capire nulla di cani e gioca a fare confusione

di DAVIDE BELTRAME – E’ una triste costante: quando la politica affronta il tema “cani”, 9 volte su 10 se ne esce con qualche “idea tutt’altro che intelligente”, chiamiamola così.
L’ultima, che sta facendo ovviamente discutere molto, è l’emendamento proposto dai deputati del PD Anzaldi, Cova e

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.

Preziosi e “volto a tassare proprietari o detentori di cani non sterilizzati, che avrebbe lo scopo di finanziare le attività dei Comuni contro il randagismo”.

Io direi che per prima cosa andrebbe capito cosa intendiamo per “randagio”: da Wikipedia, la definizione di randagismo è

Per randagismo si intende, in genere, la condizione degli animali domestici che sono stati abbandonati o smarriti, e che si trovano quindi a vagare per proprio conto

Quindi il randagio sarebbe un cane libero sul territorio e che vaga per proprio conto, ma un cane di canile è già in una struttura e non rienterebbe in questa categoria. Peraltro, sempre da Wikipedia, nel nostro Paese c’è una ulteriore distinzione tra cane vagante e cane randagio.

La legge 14 agosto 1991, n. 281 applica solo ai cani la definizione di randagio (classificando invece i gatti senza padrone come animali in libertà) e introduce una distinzione specifica fra cane vagante e cane randagio, riferendosi con quest’ultima espressione al caso di cani abbandonati che si siano abituati alla vita in condizioni semi-selvatiche, per esempio riunendosi in branchi

Questa distinzione è curiosa, se consideriamo che per il dizionario italiano invece il randagio è proprio un cane senza branco.

Insomma, c’è una bella confusione già in partenza, su cui questa proposta di emendamento come vedremo “gioca” abbastanza (e questo è il motivo di questa introduzione un po’ noiosa).

randagio_stancoTra un cane in canile e uno libero sul territorio, ci sono grosse differenze: quello in canile è accudito, ha magari un costo maggiore di mantenimento dato che viene nutrito e curato, ma è comunque in una struttura e quindi non accoppiandosi non va a generare nuovi soggetti, inoltre non è considerabile un rischio per la comunità dato che non è libero sul territorio e non forma branchi.
Cosa che invece  invece può fare un cane per strada, che se da un lato ha un costo minore (o nullo) in termini di mantenimento, può però riprodursi: ricorderete pochi anni fa alcuni servizi TV su un vastissimo branco di randagi, se non ricordo male nella zona di Roma.
Insomma, se il cane di canile ha magari nell’immediato un costo maggiore, costituisce sicuramente un risparmio per la comunità sul lungo termine dato che non va a creare nuovi soggetti come invece può fare un cane senza alcun controllo.

Il problema principale di tali cani è proprio il fatto che non siano cani di proprietà, quindi tendenzialmente privi di controllo,e sono loro a creare poi la maggioranza dei nuovi randagi, accoppiandosi a ogni occasione, o andando anche a ingravidare qualche “cagnetta di casa” lasciata in giardino.
Non a caso molti volontari e associazioni si adoperano attivamente proprio per far sterilizzare i cani già presenti sul cane-abbandonatoterritorio, in modo che almeno se proprio non riescono a toglierli dalla strada siano almeno sicuri di non creare nuovi randagi. Del resto un dossier sul randagismo fatto lo scorso anno da Repubblica poneva proprio come problema principale i cani non sterilizzati liberi sul territorio, riportando anche che

Uno studio dell’americana Doris Day Animal League stabilisce che un cane femmina vagante e non sterilizzato sia soggetto a una media di due parti l’anno, otto cuccioli ogni volta di cui almeno quattro femmine, se non di più, che in cinque anni portano a 4.372 cani, pronti, in sette, a diventare 67mila.

Parlando proprio di leggi, già da Luglio 2008 è in vigore per i comuni l’obbligo di sterilizzazione dei cani randagi. E questa legge già obbligherebbe i comuni a dedicare una quota non inferiore al 60% dei fondi per la lotta contro il randagismo alle sterilizzazioni.

In pratica vogliono introdurre una tassa a finanziare qualcosa che dovrebbero stare già facendo da 8 anni.

Una delle ragioni di chi si esprime favorevole a questo emendamento è “però sterilizzare i cani diminuirebbe le cucciolate fatte a caso, quindi gli abbandoni, quindi il randagismo”. Va detto che non è effettivamente uno degli scopi “dichiarati” dell’emendamento, che si dichiara per quello che è, ovvero un balzello per fare cassa e poi finanziare la lotta al randagismo, non c’è (almeno nei riassunti che ho trovato) un “beh, sterilizziamo e automaticamente risparmieremo”, ma è un punto che è stato toccato in diverse delle discussioni nate a proposito di questa possibile tassa.

E’ vero, c’è tanta (troppa) gente che poi fa figliare Fufi e Bubi convinta che “la cagna debba avere una cucciolata nella vita” o che “il maschio abbia bisogno di accoppiarsi“, ma in gran parte dei casi queste cucciolate sono del tutto “clandestine” e non registrate all’anagrafe canina, quindi rimarrebbero completamente fuori dalla legge, trattandosi di fatto di “cani fantasma” per la burocrazia! Parliamo infatti di accoppiamenti fatti da persone che tendenzualmente non sanno come funzioni la legislazione in materia di cani e che poi ammollano il cucciolo ad amici e parenti…difficilmente vanno a fare le pratiche di registrazione del cane all’anagrafe.
Del resto pensiamo solo a come il microchip (che è obbligatorio per legge) in realtà sia mancante in tantissimi soggetti, che infatti quando si perdono poi finiscono in canile perchè non si riesce a risalire al proprietario.

E qui tocchiamo un altro punto dolente: i controlli. Non c’è controllo sui microchip, non c’è controllo sulle vendite di cuccioli dell’Est, non c’è controllo sul rispetto delle leggi già vigenti…e non ci sarebbe controllo nemmeno riguardo a questa nuova legge, perchè tanto non ci sarebbero le risorse per istituire i controlli! Anche perchè presumibilmente anche quelli sarebbero responsabilità dei singoli Comuni…quelli stessi Comuni che magari finora si sono dimostrati tutt’altro che virtuosi nella lotta all’abbandono e al randagismo.

cuccioli-meticci-fotoTornando comunque al punto principale sui cani di proprietà, ammettiamo comunque che riducendo (teoricamente) il numero di cucciolate “Fufi x Bubi”, possiamo pensare che finiscano poi abbandonati meno cani (quelli che “eh, non sono riuscito a piazzare tutti i cuccoli ad amici e parenti”) e quindi alla fine della catena ci sia qualche abbandono in meno: saranno comunque un numero relativamente irrisorio e i cui effetti si vedrebbero solo tra diversi anni, se va bene!

I costi di cui si parla (con numeri abbastanza a caso, come vedremo tra poco) sono quelli che già sosteniamo con le attuali presenze, e per quanto sia ovviamente giustissimo cercare di contrastare l’aumento del randagismo, non è che sterilizzando gli altri cani automaticamente si riduca il numero di randagi…certo, ci sarà qualche randagio anziano che morirà di vecchiaia, ma essendo appunto randagi senza controllo e spesso senza sterilizzazione, ne nasceranno di nuovi. Andrebbero allora prima sterilizzati anche tutti i randagi (e in 8 anni non sono stati capaci di farlo…e dico 8 anni perchè da allora c’era una legge a riguardo, ma si poteva fare anche prima ovviamente…), oltre ai “cani di proprietà”.

cansoldiIn quanti anni arriveremmo a una diminuzione della spesa?
A supporto della propria proposta, gli esponenti del PD hanno portato alcuni numeri. Numeri che però come ho detto prima sembrano sparati un po’ a caso: hanno parlato del costo dei cani in canile, che andrebbe dai 3 agli 8 euro al giorno. Premesso che 8 euro al giorno non li paghi probabilmente nemmeno per un Alano, prendiamo comunque per buone queste cifre, e facciamo i conti su esse. I numeri parlano di 7 milioni e mezzo di cani, di cui il 10% randagi, ovvero 750.000.
8 euro al giorno, quindi l’ipotesi “peggiore”, per 365 giorni all’anno, sono 2920 euro annui per un cane in canile (ripeto, non è assolutamente realistica come cifra, ma prendiamola per buona).
Moltiplicato per 750.000 cani, sono 2 miliardi e 190 milioni. Questo proprio prendendo il “caso limite” di 8 euro al giorno.
Come mai invece come spesa hanno parlato di più di 5 miliardi l’anno? E’ vero che vanno considerati altri costi (strutture, interventi sanitari eccetera), ma è anche vero che molti canili
– affidano i cani con obbligo di sterilizzazione, quindi il costo di tale intervento ricade sull’adottante e non sulla struttura/comune
– hanno comunque convenzioni con il servizio sanitario o coi veterinari, quindi tendenzialmente hanno un costo ridotto per i vari interventi
sterilizzazione2– ricevono aiuti e donazioni da parte dei cittadini, sia come soldi che come materiale e cibo
QUANDO MAI quindi “alla comunità” un cane di canile costerebbe 8 euro al giorno, quando sappiamo benissimo che non vengono certo nutriti a botte di mangimi superpremium! Regge poi anche poco il discorso “stipendi del personale” dato che il maggior lavoro lo svolgono i volontari.

Insomma, come spesso accade, numeri sparati solo per fare senzasionalismo.
Così come il fatto che il dato per cui nel 2014 sarebero stati catturati circa 97.500 nuovi randagi è stato trasformato in “100mila nuovi randagi l’anno”. Ma no, santa pupazza, vuol solo dire che 97.500 randagi sono stati tolti dalla strada! Per dimostrare che sono 100mila “nuovi” randagi dovresti dimostrare che nonostante le 97500 “catture”, ci siano ancora 750.000 e più cani sul territorio, o no!?!

Volete poi un altro dato buffo? Proprio quest’anno è uscito un Dossier Randagismo da parte della LAV che darebbe il randagismo in diminuzione del 22%Le cifre di questo rapporto parlano di un costo annuo dei cani in canile di 118 milioni di euro, cifra che per quanto definiscano loro stessi “al ribasso” è un po’ TANTO al ribasso rispetto alle cifre date a supporto dell’emendamento.

Quando non vengono adottati, siccome i volontari sono pochi ed hanno pochissimo tempo per socializzare i cuccioli, i cani diventano timorosi nei confronti dell'uomo. Per alcuni sarà ancora possibile rimediare, per altri sarà davvero difficile.

Insomma, i numeri da una parte dicono che serve introdurre una tassa per finanziare la lotta al randagismo e che sia necessario aumentare le sterilizzazioni dei cani di proprietà, dall’altra dicono che il randagismo è in diminuzione. Curioso, non trovate?

Inoltre, il rischio è che ci sia un aumento e non una diminizione di randagi, perchè ad esempio:
– ci può essere chi abbandona il cane per non pagare la tassa (certo, è una motivazione imbecille e infida, ma c’è chi abbandona il cane per andare in vacanza, quindi…): a quel punto basta che un maschio e una femmina interi abbandonati “per colpa della tassa” si incontrino, ed ecco una nuova cucciolata che nascerà randagia
– o istituisci una tassa spropositatamente alta, o ci sarà comunque chi preferirà tenere il proprio cane “intero” piuttosto che pagare il costo dell’operazione
– se invece istituisci la tassa spropositatamente alta, magari ci sarà chi per pagare la tassa e non far sterilizzare il cane farà la cucciolata per vendere i cuccioli e coprire il costo della tassa.

“Però tramite questa tassa i comuni potrebbero avere i mezzi per combattere meglio la situazione del randagismo, aumentando l’informazione in merito e gli interventi sul territorio, in fondo è specificato che la tassa serve a finanziare la lotta al randagismo”, potrebbe dire qualcuno.
E quel qualcuno non avrebbe torto, ma…abbiamo già visto come già per legge ci sia l’obbligo di dedicare il 60% dei fondi raccolti per la lotta al randagismo alle sterilizzazioni. I fatti dimostrano abbastanza chiaramente che non è stato fatto, perchè è ancora strapieno di randagi non sterlizzati, quindi cosa dovrebbe farci essere ottimisti sul fatto che i soldi raccolti con questa tassa verrebbero effettivamente impiegati nella lotta al randagismo….che già da tempo avrebbe dovuto essere effettuata, ma che evidentemente non ha ricevuto tutti questi fondi?
Il randagismo è un problema serio già da molti anni, ma che moltissimi comuni non prendono abbastanza in considerazione finendo per delegare la cosa ad altri enti, è ridicolo pensare che una nuova tassa “riduca il fenomeno” obbligando alla sterilizzazione.

Purtroppo sappiamo bene come le risorse “destinate a…” poi finiscano inevitabilmente “spostate su qualcosa di più urgente” (per esempio sono anni che promettono di ridurre il digital divide e investire nella banda ultralarga, ogni anno i fondi teoricamente dedicati a quello scopo finiscono altrove), chi garantisce che quei soldi poi andrebbero nella lotta al randagismo e non per tutt’altro scopo?

quasi_soldiOltretutto, trovo molto poco sensato il fatto che l’entità del balzello da pagare sia di competenza comunale: si andrebbe a creare una discrepanza sul territorio. Non avrebbe avuto più senso a quel punto introdurre una quota fissa nazionale e in un secondo momento eventualmente valutare la distribuzione delle risorse ai vari comuni, dando magari qualcosina in più dove il problema randagi fosse maggiormente presente, o meglio ancora dando un “premio” ai comuni che si fossero dimostrati particolarmente attivi ed efficienti nella lotta al randagismo?
In questo modo si sarebbero invogliati i comuni a fare qualcosa, mentre al momento il messaggio è “aprite il portafoglio che ci facciamo cadere dei soldi”.

Se lo scopo fosse veramente la diminuzione del randagismo si farebbe della cultura cinofila, si istituirebbero più controlli, si inizierebbe ad applicare pene serie per chi maltratta o abbandona un cane, non quelle ridicole che ci sono ora. Solo che queste contromisure inizialmente costano e non si bada al risparmio (molto maggiore) che verrebbe dopo, ma si pensa che sia molto più comodo spillare subito tutto il possibile, perchè “programmare” sembra un verbo sconosciuto per la nostra politica, mentre “tappare i buchi alla bene e meglio” è un concetto con cui certi personaggi sembrano molto più a loro agio.

Infine, tasto importante. ok, ammettiamo che vuoi finanziare la lotta al randagismo, devi pescare i soldi da qualche parte, pensi “beh i proprietari di cani saranno più sensibili al tema, tassiamo loro” (complimenti, un genio)…e vai a toccare un tema delicato come quello della sterilizzazione?

sterilizzazione-di-un-cane2Ci sono un sacco di motivi per cui potrebbe non poter sterilizzare il cane. Le condizioni di salute di un cane che semplicemente potrebbe essere impossibile/rischioso sterilizzare mi paiono il motivo più importante; noi ad esempio abbiamo Venerdì, una gatta epilettica, che ovviamente non possiamo sottoporre a un’operazione chirurgica: se avesse una crisi durante la sterilizzazione non sarebbe esattamente una bella cosa. Analogamente ci può essere chi ha il cane malato, o semplicemente anziano e per cui un’anestesia sarebbe rischiosa se non addirittura fatale.
Ci sono poi anche motivazioni etiche, tipo qualcuno che potrebbe essere contrario alla sterilizzazione, ad esempio sul maschio c’è molto più dibattito sui pro/contro rispetto a quanto avviene sulle femmine, dove invece i benefici per la salute della cagna in termini di riduzione del rischio di tumori all’utero sembrano maggiormente confermati.
Ci sono poi le motivazioni sportive: un cane sterilizzato non può partecipare a determinate manifestazioni (dato che le esposizioni ad esempio hanno lo scopo di quali siano i soggetti più adatti alla riproduzione per mantenere le caratteristiche di razza, sarebbe abbastanza un non-sense farci partecipare cani che non potrebbero riprodursi…).
Attenzione: la sterilizzazione è importante, ma dovrebbe essere una scelta informata e consapevole, non un obbligo indotto da uno stupido balzello burocratico!

“Ma i soggetti di allevatori professionali sono esentati!”, dirà qualcuno. Già, peccato che la maggior parte degli allevatori siano amatoriali. Per essere registrato come allevatore professionale devi avere almeno 5 fattrici e fare almeno 30 cuccioli l’anno, parametri in cui la maggior parte di chi alleva non rientra e quindi non si può configurare come tale e infatti è inquadrato fiscalmente in altro modo.
Tutti questi allevatori ovviamente non potrebbero sterilizzare le loro fattrici..e a quel punto qualcuno potrebbe pensare anche di aumentare il costo dei cuccioli per “rientrare” della tassa. Oltretutto normalmente le cagne di allevamento vengono sì sterilizzate, ma quando raggiungono la fine della loro carriera riproduttiva, quindi la sterilizzazione_femmancata sterilizzazione per un certo periodo è semplicemente una necessità lavorativa, non un “capriccio”. E non sono certo gli allevatori (seri, ricordiamolo sempre) che vanno ad aumentare il numero di randagi.

Infine, ci sono numerosi motivi pratici per cui una legge e una tassa di questo tipo genererebbero solo un grande caos.
Prima di tutto c’è un semplice motivo burocratico: il cane di proprietà è quello microchippato e registrato all’ASL. Quindi è qualcuno che ha già messo il proprio cane in regola, cosa che moltissimi proprietari non fanno. Questi a livello burocratico sono ovviamente “cani fantasma”, e indovinate un po’ chi ha maggior gioco ad avere cani non registrati all’anagrafe e che può quindi far riprodurre come e quanto vuole? Esatto, i cagnari, i commercianti di cuccioli e tutta quella bella gente li, che magari è un po’ più facile che se ha un cucciolo o una fattrice che “non servono più” li abbandona (o peggio).
In più, siccome siamo nel Paese del “fatta la legge trovato l’inganno”, vedrete che, come dopo il divieto del taglio di orecchie e coda se non per motivi sanitari misteriosamente un sacco di cani avessero otiti e code rotte, misteriosamente un sacco di cani non saranno iscritti all’anagrafe, ci si scorderà il passaggio di proprietario, diventeranno cani di una delle categorie escluse dalla tassa, eccetera eccetera.
Pensiamo poi alle implicazioni in caso qualcosa vada male: se uno che non vuole sterilizzare il suo cane, sentendosi “obbligato” per evitare la tassa (magari alta nel suo Comune) va dal veterinario, l’ per qualche motivo va male (si tratta pur sempre di un’intervento chirurgico in anestesia totale) e il cane muore, o comunque rimane con dei danni, oppure la sterilizzazione viene fatta male…su chi ricade la responsabiltà?

Il randagismo va combattuto, gli abbandoni vanno affrontati…ma va fatto con misure propositive, con la cultura che aiuti a ridurre questi fenomeni: istituire balzelli raffazzonati qua e la creerà solo maggiore malcontento.

abbandonato_binariInsomma, anche ammesso che potrebbe essere una tassa che poi porterà ad avere i soldi per affrontare il problema del randagismo, sarebbe comunque un caso di stalla chiusa dopo che sono scappati i buoi. Se proprio volete raccogliere da qualche parte i soldi per finanziare una lotta che dovreste già finanziare e svolgere da decenni, punite chi contribuisce a creare il fenomeno: fate multe salate a chi maltratta o abbandona i cani, istituite maggiori controlli: in teoria ci sono sanzioni anche per chi non raccoglie gli escrementi del proprio cane…se già solo si raccogliessero veramente soldi da tutti i proprietari incivili, si metterebbe da parte un bel gruzzolletto senza andare a toccare anche i padroni responsabili, che così rischiano solo di trovarsi cornuti e mazziati.

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Informazioni su Davide Beltrame

Figlio di Valeria Rossi dalla nascita, creatura mitologica a metà tra uomo e cane, con tratti bestiali dello yeti. Solitamente preferisce esprimersi a rutti, ma ogni tanto scrive su "Ti presento il cane" (di cui è il webmaster, quando e se ne ha voglia). La sua razza preferita è lo staffordshire bull terrier, perché è un cane babbeo che pensa solo a mangiare e a dormire. Esattamente come lui.




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