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Cara amica ti scrivo

di DANIELA TOMASI – Questa è la settimana in cui devo farmi forza e lasciarti andar via. Te lo dico subito: non ci penso neanche a fare a meno del pensiero di te, non scivolerai nel mio passato. Toglitelo dalla testa.

ginger1Sono le abitudini che avevamo, a quelle devo rinunciare. Ai nostri rituali, ai nostri piccoli appuntamenti quotidiani di una vita –la tua- e 13 anni della mia vissuti assieme. L’immancabile pezzetto di wurstel con la medicina che per te era il segnale che si poteva partire all’assalto della pappa; il tuo passare davanti al bagno la sera e, trovandomi affaccendata nell’ultimo bisognino, capivi che era ora di nanna e ti fiondavi a prender posto – il mio posto!- sul letto. Posto che lasciavi solo perché ti prendevo le 4 zampe e ti trascinavo più in là, quanto ho adorato quel tuo lasciarti far qualsiasi cosa pur di poggiare il culone sul morbido

Ed i tuoi inconfondibili borbottii?? Come sognavi tu quanto dormivi.. Non posso descriverlo, avrei dovuto registrarti ma mi veniva sempre troppo da ridere e così mi incantavo ad ascoltarti in silenzio tentando di non svegliarti con le mie risatine. Quando sentivo i tuoi “starnuti” provenienti dalla camera provavo a resistere, magari perché stavo facendo altro, ma poi al terzo richiamo mollavo tutto e mi precipitavo in stanza perché sapevo già che ti avrei trovata a pancia all’aria in attesa di una cascata di coccole e baci. E così era, invariabilmente, ogni volta per 13 anni. Non abbiamo potuto fare grandi cose da raccontare agli altri, noi due. Sei nata con una malattia impegnativa; una malattia con la quale si può convivere -e noi lo abbiamo fatto- ma anche una malattia che condiziona pesantemente la vita e la libertà di movimento. Sei nata con l’epilessia e noi due assieme abbiamo passato tante notti a combatterla, tanti giorni a sperare che finisse..e non finiva mai. Ecco, l’unico suono che ti riguarda che spero di dimenticare ma già so che non ci riuscirò, è il rumore del tuo corpo che sbatteva sul pavimento…no no, non come quando cadevi dal letto nel mezzo della notte perché ti giravi nel sonno e non c’era il materasso, quello era un tonfo che mi faceva ridere (e mi faceva ancor più ridere la tua espressione con un misto di sorpresa e di tentativo di glissare sull’accaduto).

E’ probabile che tra le molte cose di cui ti devo chiedere scusa ci sia il fatto che non son riuscita ad andar oltre questa tua malattia. Forse se io avessi avuto un po’ più di coraggio saremmo riuscite a fare qualche attività, chissà… chissà cosa ti sarebbe piaciuto fare, Ginger…scusa piccola mia, mi sono fatta bloccare dalla paura costante di un attacco epilettico ed in questo modo ti ho precluso un pezzo importante della tua vita, l’essere felice mentre si fa qualcosa e ci si sente utile. Perdonami amica mia, non ce l’ho fatta.

Tu sei stata la mia compagna fedele e paziente per tutta la tua vita; forse questo non è sufficiente per riempire la vita di un cane, ma ti voglio dire che te ne sono grata. La tua presenza vicino a me non è mai stata di secondaria importanza. Quando la mia mamma è mancata a marzo, dopo un anno e mezzo in cui ogni venerdì andavamo da lei ed ogni lunedì tornavamo a casa nostra, ti ho guardata con riconoscenza –perché in quei fine settimana passati a far la badante io ho sospeso la mia vita ma tu hai rinunciato alla tua – e ti ho promesso che “ora mi dedicherò completamente a te”. Non sapevo ancora che da lì a pochi giorni un’altra malattia avrebbe sconvolto la nostra vita insieme: emangiosarcoma splenico, dalle 2 settimane ai pochi mesi di vita, prendere o lasciare. E noi abbiamo preso!

E così, mentre la nostra grande amica Valeria ci lasciava increduli ed annichiliti dal dolore, tu ti riprendevi e mi dimostravi una volta di più, come se ce ne fosse stato bisogno, che non eri Ginger l’happylettica come avevo preso a chiamarti io. Eri Ginger la guerriera, Ginger l’highlander. Così ti chiamavano i cari amici della chat.

Tu, a questo punto, ti starai domandando perché ti scrivo queste cose, le hai vissute in prima persona canina, non c’è bisogno pure di leggerle. Il fatto è, e qua il mio cuore sta battendo forte come quando si racconta un segreto all’amica più cara, il fatto è che ti voglio parlare di Batyc.

Batyc è la forza di lanciare la vita oltre il baratro di una perdita.

ginger3A partire dal nome: Batyc è il bisogno di reagire alla notizia dolorosa che veniva annunciata dall’articolo “buon viaggio Batistuta”. Tale è stata la commozione che ho provato per la perdita improvvisa di Bati che su due piedi ho deciso: il mio prossimo cane avrà un nome che ricordi questa grande coppia di sportivi – Bat y C- Bati e Claudio. Se mi verrà chiesto da dove mi è uscito questo nome, io sarò orgogliosa di raccontare la storia di un grande cane che ha gareggiato fino agli ultimi suoi giorni di vita e del suo amico Claudio che nell’amore per i cani ha trovato la forza di reagire ed andare avanti. No, Ginger, scusa se te lo dico, ma ho detto GA reggiare, tu fino alla ultima settimana di vita hai fatto altro, comincia con SCO…e la posizione nella quale ti ho immortalata domenica scorsa lo dimostra innegabilmente. Sì ciccia, quella posizione chiama pussette!

Batyc è tutto quello che ho letto su Ti presento il Cane in un momento della vita in cui potevo solo sognare. Gliel’ho scritto più volte a Valeria: “grazie perché leggendo le cose che scrivi posso imparare e posso sognare”. E così, interpretando a modo mio gli insegnamenti della nostra Maestra, piano piano i miei sogni si son trasformati in progetti e Batyc ha preso vita. Batyc è un flat coated retriever, sì Ginger, un cane di razza. Lo comprerò. Ho imparato che seguendo le naturali attitudini di un cane si possono fare grandi cose assieme. Non ho potuto inserirti nei miei sogni diventati progetti, la tua età non me lo ha permesso. In quel momento avevo bisogno di un’idea che mi desse la forza di lanciare la mia vita oltre la perdita quotidiana della mia mamma, doveva essere una cosa che mi prendesse la vita per i prossimi anni. E così cerca che ti cerca, nel pieno rispetto di quanto imparato da Valeria mi son ritrovata in Inghilterra, nel Derbyshire. Non voglio mica dire che in Italia non ci siano buoni allevamenti di Flat coated, eh..ci mancherebbe altro. E’ solo che io avevo bisogno di scrollarmi di dosso l’apatia, di riprendere a viaggiare, conoscere luoghi, mettermi alla prova. Per poterlo fare dovevo farmi travolgere da un interesse interspecifico, solo la passione per la vostra specie poteva schiodarmi dal divano…e così è stato.

Ricordi quest’estate, che son andata via tre giorni? Sono andata in Inghilterra (il primo viaggio dopo 13 anni)  a conoscere Denise e Rachel, le allevatrici ed i loro cani. Ho visto una cucciolata nata da pochi giorni, mi era venuta l’idea che forse se ti avessi portato un cucciolo ti saresti rimessa a giocare e saresti stata meglio. No, era impossibile, tu meritavi tutta la tranquillità che la tua età e le tue condizioni di salute richiedevano. E così abbiamo continuato a camminare insieme, mia Ginger.  Purtroppo il nostro cammino non è stato molto lungo; ci credevo sai, alla storia dell’highlander…e secondo me ci credevano anche gli amici della chat. Invece non ci sei più.

ginger2Ci sono ancora due flattini di quella cucciolata. Se continuando a pensare solo ed unicamente a te potessi passare ancora le mie mani nel tuo pelo, se potessi sentire ancora il vellutino delle tue orecchie rinuncerei a tutto. Ma non è così, sarai sempre nei miei pensieri e nel mio cuore ma non potrò più stropicciarti il muso come a te piaceva tanto.

Avevo deciso di aspettare la prossima cucciolata che arriverà tra 3 o 4 mesi, ma devo lanciare la mia vita oltre il baratro di questa ulteriore enorme perdita, mia Ginger.

Amica mia, mia coraggiosa guerriera, posso andare a prendere Batyc adesso?

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