martedì , 17 gennaio 2017
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E Dobby sia

di M. KATIA PALLAVER – Finalmente il 16/12 era arrivato. La data tanto attesa per la scelta della cucciola.
Erano giorni che non vedevo l’ora. Veramente la scelta della nanetta era solo un bieco pretesto per poter rivedere i cuccioli, dalle foto e dai filmati che Fabiana mi inviava si vedeva che erano cresciuti tantissimo da quando li avevo coccolati a soli 16 giorni di età. In quell’occasione avevano mangiato l’omogeneizzato sciolto nel latte per la seconda volta nella loro vita ed io avevo aiutato, collarino rosso e viola mi avevano lasciato addosso due bei succhiotti intestardendosi a poppare il mio braccio nella speranza di venire da lui sfamate, barcollavano buffamente, erano semi-cechi e sordi: insomma, 11 tenerissimi fagioli pelosi.

Oggi invece vedo dai filmati che si aggirano ringhiottanti, con un’aria da bulletti del quartiere, salvo poi elemosinare coccole e bacini da Fabiana, scodinzolano, gli son cresciuti i dentini, mangiano crocchette: sono i cuccioli tenerissimi del nostro immaginario e io non voglio perdermeli. Quanto alla scelta, non l’ho ancora detto a nessuno (anche se l’han capito tutti), ma nel mio cuore l’ho già fatta: collarino rosso.
Perché proprio lei, poi, non lo so. Fabiana suggeriva come adatte alle mie esigenze 2 cucciole: collarino rosso o marrone.
A rigor di logica avrei dovuto simpatizzare per la seconda, è più grossa ed a me piacciono i cani grossi, dovrà, da adulta, incutere timore con la sua presenza a chi dovesse decidere di entrare non autorizzato in cascina, e il peso in questo caso è funzionale, eppure, eppure…collarino rosso è più minuta, rischia di rimanere leggera ma è proprio pestifera di carattere, lo so che mi darà filo da torcere, ma questa delinquente in miniatura mi affascina, continuo a pensare a lei, la cerco in ogni foto, in ogni filmato: me ne sono innamorata a distanza, come fanno le adolescenti con le pop star.

La mattina del 16 però una cappa di nebbia avvolge questa zona del Piemonte, vado a lavorare speranzosa che si alzi col passare delle ore. A mezzogiorno si taglia ancora col coltello, per il giorno dopo è prevista ancor più estesa: non se ne parla di rimandare a domenica. Spostare al prossimo fine settimana, ancora meno: ho la prima scelta, aspettano me per aprire le danze. Prendo in seria considerazione l’ipotesi di calare la maschera e far la scelta al telefono, tanto è un pro forma: sappiamo già tutti come andrà a finire.
Poi decido di partire, non ce la faccio a rinunciare a coccolarmeli.

Sono emozionata, proprio io che ho sempre la mia aria da “donna forte e solitaria” mi sorprendo, a pochi km dall’arrivo, a sbirciare nello specchietto se ho i capelli in ordine, come se la cucciola potesse giudicarmi, come se dovessi farle buona impressione…mi appunto mentalmente che sono una cretina e parcheggio.
Fabiana arriva, Davide anche, insieme andiamo a prendere i cuccioli dalla loro stanza per portarli nel prato, dato che qui c’è un bel sole.

11 adorabili morbidini che rotolano in giro, gioco a riconoscerli, qualcuno mi è noto. Ma con gli occhi seguo la rossa. Che mi viene incontro, mi scodinzola, quasi capisse che ha un posto speciale… non la prendo in braccio, non ne prendo in braccio nessuno, dichiaro proprio che non voglio farlo, non ancora: già che dobbiamo fare questa sceneggiata della scelta, facciamola bene, prima voglio le ultime informazioni da Fabiana.
E così, sedute a fianco sul gradino del prato le faccio le ultime domande mentre ci godiamo il furto di una scarpa. Collarino marrone si avvicina, cerca di salirmi in braccio ma è troppo piccina, non ci riesce se non l’aiuto ed io la ignoro. L’ho detto, che non avrei preso in braccio nessuno.
Continuo la mia chiacchierata con Fabiana, ma lei, collarino marrone, non se ne va. Testarda continua a pigolare ai miei piedi, a supplicarmi di sollevarla, a cercare una via di accesso. E non smette. E non smette sino a quando non la sollevo, fino a quando non arriva a riempirmi di bacini con la sua linguetta morbida ed il suo alito mefitico.
Scodinzola felice e mi guarda negli occhi come se davvero volesse dirmi qualcosa, mi riempie di baci e poi felice si addormenta sul mio braccio. Ogni tanto si sveglia, controlla che io sia ancora li, mi guarda negli occhi, mi fa due baci e si risistema a dormire in braccio a me.
Si sistema proprio tra le pieghe del mio cappotto, si cerca il punto più comodo con un’aria da padrona, da “questo è il mio posto”.

Capisco che debbo subito posarla o ne rimarrò fregata, guardo collarino rosso che zampetta li vicino e mi sento in colpa, come a non rispettare una parola data.
Così mi muovo per poggiarla a terra: che giochi con i suoi fratelli, voglio prendere in braccio la rossa, per darle le stesse possibilità…ma lei me lo impedisce, pigola, si arrampica, non vuole andare a terra e solo quando rinuncio all’idea di posarla si riaddormenta beata.
Mi rassegno e continuiamo il nostro gioco di risvegli e controlli (ci sei? Sei ancora qui?), baci e nanna in uno strano e amorevole loop sino a quando, dopo più di un’ora debbo arrendermi e dichiarare che una rottwailerina di 2 kili mi ha manipolato ed ha condotto lei la scelta.

Sorprendentemente, Dobby mi ha trovato.

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