venerdì , 24 febbraio 2017
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Il tagliano…riflessioni su filos fobos e logos

di ANNALIA MATTEI – Il ‘tagliano è una bella lingua.
Bella e complessa, musicale e poetica.
Con le radici che affondano nella storia, nell’antico greco e nel possente latino, con le fronde che risuonano dei mille accenti dei mille dialetti che la colorano a volte.
Ma, come tutte le cose belle, necessita di cura e conoscenza.
E fin qui  bel “cappello”, ma che cappero c’entra,  parlando di cani?
C’entra, c’entra…se mi date due minuti per spiegare.

Allora: in greco antico, passato poi pari pari  al latino  e da lì fino a qui, “fobos” era in nome della “paura”.  Ma proprio paura, eh. Quella che ti alza il pelo sulle braccia e ti gela il filo della schiena.
Invece, “filia” (philia, per essere precisi) era l’amicizia, l’affezione .
Quel sentimento che ti far sentir bene quando vedi, sei in compagnia di qualcuno, o di qualcosa. Più qualcuno che qualcosa, ma poi il concetto si è esteso.
“Logos” invece era , fra le altre cose, la ragion d’essere, la causa, la spiegazione.
Logos era l’ordine delle cose, contrapposto al Caos (ahimè!) primordiale.

Ora, dato che gli antichi erano già , un po’ ante litteram, per il risparmio energetico soprattutto della LORO energia (esattamente come me, che potendo, scriverei  lodi alla pigrizia… ) han pensato bene di risparmiare fiato parlando e spazio scrivendo inventandosi quella genialata che sono le parole composte.
Vuoi dire che tizio è un amante, amico, ammiratore dei cavalli ? Lo chiami Filippo, e morta lì.
Devi spiegare che Annalia ha una paura blu dei ragni? E’ aracnofobica.  E ti sei risparmiato una quantità di parole inutili.
Devi ricordare a qualcuno che il dr. Barnard era una persona che conosceva a menadito il cuore e sue regole di funzionamento ? Era un ottimo cardiologo (e pure cardiochirurgo) , così come Derek Sheperd (eheh), pace all’anima sua, finchè è esistito è stato il “miglior neurologo” (e neurochirurgo) del mondo perché del cervello sapeva anche dove il diavolo teneva la coda.
Ed in due parole, un aggettivo ed un sostantivo, hai chiuso la faccenda.

I vocaboli composti, visto che son geniali, son  arrivati fino a noi.
Adesso però mi domando e chiedo: se dico “cinofobo” a tutti coloro che conoscono la lingua italiana, viene immediatamente in mente un tizio  che al solo apparire anche del botolo più microbico si precipita a cambiar marciapiede quando va bene. E fin qui, nulla da eccepire.
Se dico “gattofila” (o felinofila…) tutti pensano immediatamente alla gattara che coccola 80 pelosi miagolanti togliendosi pure il cibo dalla bocca. Perfetto.
Se do del “tuttologo” ad una persona saccente, magari anche con un intento non proprio complimentoso, chiunque mi ascolti capisce subito che  sto lievemente prendendola per i fondelli visto che nessuno può conoscere la ragion d’essere di ogni cosa. A parte forse Leonardo da Vinci, che però mi risulta essere deceduto da un po’.

Ma pecché, pecchè, se dico, o scrivo “cinofilo” tutti pensano non ad una persona disposta a mettersi in casa 45 cani, come etimologia della parola vorrebbe, ma ad una persona che ha una “conoscenza” approfondita, assoluta, enciclopedica come neppure il già citato Leonardo, sui cani e su ogni cosa  che li riguardi anche lontanamene (ma da lontano lontano, eh)?
Una siffatta persona sarebbe da indicare col  termine “cinologo”.
Etimologicamente parlando (l’etimologia studia l’origine e la storia delle parole. Il termine viene dal greco, étymos…origine, e logos, appunto…).
Chi conosce la “causa prima” del cane è un cinologo, non un cinofilo.
Anzi, potrebbe essere pure  un “cinofobo”, senza contraddizioni in termini, perché magari è stato spinto dallo studio del mondo canino proprio dalla sua…fobia per il medesimo.

Noialtre/i sciuremarie o sciurmarii dalla nascita, è vero, siam cinofile/i, esattamente come la gattara è gattofila. Italianamente correttamente parlando.
Ma non siamo cinologhe/i.
Se non in rari casi, quando all’amore ed all’affezione si unisce pure la cultura (anni ed anni di studi)  e l’esperienza sul campo (anni ed anni) . Intendendosi proprio “campo”. Quello con la polvere col sole ed il fango con la pioggia. Quello dell’addestramento, insomma.

Però è interessante notare come, nella immane marea di  x-loghi che imperversano nella lingua italiana corrente, dallo psico-logo, al dieto-logo, dal neuro-logo, all’astro-logo, fino appunto al tutto-logo (orrido neologismo) proprio “cino-logo” brilli per la sua assenza.
Per caso, probabilmente.

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