giovedì , 30 marzo 2017
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Ho finito le crocchette, cosa gli do da mangiare?

di FRANCESCA M. BRUNELLO – Sarò onesta, è capitato anche a me. Fai l’ordine, passano tre giorni, nessuno risponde alle tue email, l’assistenza ha sede nella Bosnia del sud e non ti risponde mai nessuno, le crocche scarseggiano, quando ti rispondono poi -dopo che ti hanno scalato 40 euro dal telefonino- ti dicono che loro non sanno, il corriere ritarda, c’è di mezzo il weekend, il cane rischia il digiuno. Olè. E mo che me invento?

Vado al pet shop più vicino e le compro, le pagherò un accidenti e mezzo, ma almeno la bestia ha il pancino pieno.
Che ingenua, ma è ovvio che al pet shop non le hanno.
“Signorina, prenda queste, sono ottime!”
Famme legge’ un po’ sta etichetta: ‘Mais, frumento, farina di pollo, riso, olio di colza…’
“Ehm, non posso dargliele queste, è intollerante al pollo”
“Nessun problema, si figuri, abbiamo queste al pesce”
Riso (49%), lievito di birra, farina di tonno 9%, patata…’
‘Mah, mi sembra che ci sia parecchio riso, non è che avete un grain free magari non al pollo?’
‘Si teniamo questo, ma guardi questa cosa comincia anche ad essere anche un po’ di moda, come quelli che vogliono tutto vegano e senza glutine.”
“Io sono celiaca.”
“Celiaca celiaca?”
“Celiaca una volta sola, mi faccia leggere l’etichetta per favore.”
“Ah, si certo, eccola qui, questo è un ipoallergenico”
patate 70%, carne di cavallo disidratata 19%, olio di girasole…’
“Ma guardi in realtà io sono qui perché ho finito i sacchettini per la popò, li trovo da sola grazie.”

Vediamo l’internet cosa dice, consigli sui forum, i miei preferiti. Questo ha il mio stesso problema.


Insomma, non mi pare proprio l’ideale. Andiamo avanti nei commenti, vediamo un po’

Mi ri-cito: “MACCHÉ È?!”

Com’è che, in queste situazioni tutti si improvvisano chef? È davvero necessario fare la pasta, e condirla pure? Non basta cambiare crocchette?

Purtroppo, se non si hanno sufficienti crocchette per fare un cambio graduale in cui si mischiano sempre più crocchette nuove a quelle vecchie, si impone un cambiamento troppo brusco di alimentazione, e salta fuori il colonnello Giuliacci con previsione di forte diarrea.

A me quella volta è andata bene che -illo tempore- avevo stressato talmente tanto  Andrea da farlo passare alle mie stesse crocche per la sua doby, scelta che nel guaio in cui mi ero cacciata si è rivelata salvifica.
(Nota bene: Andrea è il proprietario di Mia, la doby con cui la Twiggy sgamba più spesso e volentieri. Lui è la persona che io stresso davvero di più quando si tratta di cani e le mie relative idee, tanto che dopo un po’ che non gli davo tregua con le mie mirabolanti avventure dell’essiccatore, si è impietosito e mi ha portato un batticarne).

In assenza di crocche e senza la possibilità di fare un cambio graduale quindi, cosa ci si inventa?
Essendo il cane un carnivoro adattato (molto spesso adattato crocchivoro) c’è da chiedersi: cos’è che gli incasina di meno il sistema gastroenterico?

La soluzione più semplice è in questo caso anche la più banale: carne o un buon umido.

Trovandosi di fronte ad un cambio brusco in piena emergenza queste sono le due soluzioni che (di solito) danno meno problemi, risultando le alternative più digeribili.
Attenzione che se scegliete l’opzione ‘umido’ dovete evitare quelli da supermercato, tenetevi lontani da diciture quali “sottoprodotti e derivati” sia di origine animale che vegetale. Un umido può essere complementare, se è composto solo di carne o completo se si tratta di un prodotto che comprende carne, verdure e carboidrati. Se si tratta solo di un pasto il cane potrebbe anche stare a digiuno.

Come faccio a capire le dosi?

Addentrarsi in questo argomento è decisamente più difficile di quello che sembra. Normalmente l’umido (non tutti, ma la maggior parte) hanno stampato sulla lattina una proporzione dose-peso. In realtà è piuttosto riduttivo fare un conto approssimativo così. Soprattutto se nell’urgenza un buon umido non lo si trova e si opta per la carne: per capire quanta carne dare bisogna tenere conto di diversi di fattori, come l’età e la quantità di attività fisica della bestiaccia, che incidono non poco nel momento in cui ci si trova a dover pesare il pasto (che ricordo si fa solo a crudo). Ad esempio, nella stesura di una dieta casalinga, il nutrizionista di solito basa il conto a partire dal 3% del peso ideale in un cane adulto, e da questo procede secondo una proporzione 60-20-20% o 70-20-10% di rispettivamente proteina-verdure-carboidrati. Attenzione però che la “proteina” non è il macinato, ma un’insieme ben studiato di muscolo, frattaglie e OP (soprattutto se è una dieta a crudo) quindi non prendete assolutamente queste nozioni superficiali per procedere con una dieta fai-da-te. La casalinga non è un pasto di fortuna, quindi se siete senza crocche, nessuno ve le può dare, non trovate un buon umido, e non volete far digiunare il cane, non inventatevi niente e procedete nella maniera più semplice possibile, di modo da non fare disastri. Ci sono cani che mangiano insalata di riso e non fanno una piega, ma ce ne sono altrettanti che con un tipo di macinato troppo poco grasso soffrono e vanno in diarrea.
Cautela e sale in zucca, niente sale nella ciotola.

Attenzione: è normalissimo che le feci siano pochissime e di dimensione ridotta. Una crocchetta, per quanto valida come ingredienti, avrà sempre una quantità di scarto enormemente superiore rispetto ad un pasto fresco, che è fatto per la maggior parte del suo peso in acqua, smaltita con la prima pipì.

Un falso mito è quello di dare le crocchette gastrointestinal (non importa di che marca, tutte quelle che ho visto fin ora hanno un’etichetta davvero pessima) in quanto erroneamente considerate più leggere o più digeribili.
L’unica cosa che alleggeriscono è il portafogli, visto quello che costano.

Colgo l’occasione per ricordare che le crocchette che vantano di essere specifiche per artriti, otiti o una razza in particolare sono quasi sempre crocchette che costano tanto e valgono niente.
È piuttosto normale che dopo che il quattrozampe ha avuto accesso all’umido poi non ne voglia sapere di tornare alla crocche. Potete procedere a diversi livelli: con la linea dura in primis, oppure in maniera più subdola lasciando le crocchette in ammollo nel brodo (senza aglio o cipolla) tanto da farle diventare un pastone molliccio, sostituire gradualmente il brodo con l’acqua e poi somministrare il pasto sempre meno umido fino a tornare alle crocchette secche e semplici.
Insomma, è come il metodo per insegnare al cane a dormire fuori dalla camera: si sposta la cuccia di poco ogni sera, senza che il cane percepisca una grossa differenza, fino ad arrivare nel punto in cui volete che dorma.

Io personalmente faccio da sempre il pastone con l’acqua tiepida. La befana mangia più volentieri e i tempi di digestione si accorciano. Inoltre rendo fattibile anche al nonnino Ciccio-il meticcio mangiare le stesse crocchette della sua partner di malefatte.

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