martedì , 30 maggio 2017
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Osservazioni sul nuovo “Piano per la conservazione del lupo”

COMUNICATO STAMPA – Le osservazioni di Diana Lanciotti, fondatrice del Fondo Amici di Paco, sul tanto discusso “Piano per la conservazione del lupo”, la cui approvazione è slittata al 23 febbraio.

Lo scorso gennaio la Conferenza Stato-Regioni ha autorizzato il cosiddetto “Piano per la conservazione del lupo”, che prevede 22 misure, l’ultima delle quali consiste nell’ “abbattimento controllato” della specie, fino al 5% degli esemplari presenti sul territorio nazionale.
Secondo il nuovo Piano per la conservazione, i lupi non godranno più della tutela di specie protetta che li ha inseriti tra le specie non cacciabili da 46 anni. Tutela grazie alla quale il lupo è tornata a popolare le nostre montagne, provocando le proteste degli allevatori.

La stesura del Piano, con l’introduzione dell’ “abbattimento controllato”, ha suscitato la protesta degli animalisti, ma non solo: anche governatori di Regione si sono pronunciati a sfavore.
Alle Regioni Lazio e Puglia, contrarie da subito, si è aggiunto l’Abruzzo, mentre Piemonte, Liguria, Friuli, Veneto, e Campania hanno chiesto un rinvio per rivalutare la proposta.
L’approvazione definitiva del “Piano per la conservazione del lupo” era prevista per il 2 febbraio, quando avrebbe dovuto essere sottoposta al voto del Ministro dell’Ambiente e dei rappresentanti delle Giunte Regionali. Le proteste degli animalisti e l’opposizione o comunque le perplessità di alcune Regioni ne hanno determinato il rinvio al 23 febbraio.

Il parere degli animalisti, oltre che sul rispetto della vita, si basa sulla considerazione che qualsiasi misura di “abbattimento selettivo” non riuscirebbe ad annullare i comportamenti predatori che, anzi, potrebbero aggravarsi.
Insomma, non viene ritenuta una misura etica né efficace.

«Si ha la sensazione» dichiara Diana Lanciotti, fondatrice e presidente onorario del Fondo Amici di Paco, associazione nazionale per la tutela degli animali, che quest’anno festeggia i 20 anni dalla nascita, «che la misura del presunto e cosiddetto “abbattimento selettivo”, oltre che arbitraria e di scarso contenuto scientifico, per non parlare della mancanza di contenuti etici, sia un contentino dato a quella parte di allevatori e agricoltori che, piuttosto che investire per dotarsi di misure preventive, come recinti, anche elettrificati, cani da guardiania, o quelle che vengono definite dal Piano “Buone pratiche per la coesistenza tra animali domestici e lupo”, (cioè tipologie di bestiame e conduzione dei pascoli compatibili con la presenza del lupo, pratiche agricole virtuose e accessibili, condizioni e costi della coesistenza, n.d.r.) preferiscono la via più breve dell’abbattimento dei lupi. Così, invece di esplorare tutte le opportunità di prevenzione, alcuni scelgono la via più sbrigativa dell’eliminazione di esseri viventi. Anche perché le Regioni difficilmente hanno fondi disponibili o sono comunque disposte a finanziare le misure preventive.»

Gli allevatori però ribattono che l’aumento della popolazione dei lupi ha reso difficile il loro lavoro.
«Il lupo», continua la Lanciotti, «se anche si è riprodotto, è però sempre sottoposto a quella che definisco “selezione artificiale”, cioè il bracconaggio e le uccisioni accidentali. Insomma, non credo che si debba arrivare a tanto, cioè a stabilirne per legge la “selezione”, ma piuttosto fare in modo che la convivenza con il lupo avvenga nella tutela sia dell’uomo che dell’animale. Spero che il rinvio non sia servito solo per distogliere l’attenzione dal problema, e che il 23 febbraio questa misura estrema e inefficace venga stralciata dal Piano di conservazione.»

Le altre misure previste dal piano prevedono un nuovo nucleo antibracconaggio composto dai Carabinieri forestali e dalle polizie locali, l’addestramento di cani per la ricerca dei bocconi avvelenati, le vaccinazioni gratuite dei cani randagi e misure di prevenzione e di contrasto all’ibridazione della specie.

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