COMUNICATO STAMPA – Le osservazioni di Diana Lanciotti, fondatrice del Fondo Amici di Paco, sul tanto discusso “Piano per la conservazione del lupo”, la cui approvazione è slittata al 23 febbraio.

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Lo scorso gennaio la Conferenza Stato-Regioni ha autorizzato il cosiddetto “Piano per la conservazione del lupo”, che prevede 22 misure, l’ultima delle quali consiste nell’ “abbattimento controllato” della specie, fino al 5% degli esemplari presenti sul territorio nazionale.
Secondo il nuovo Piano per la conservazione, i lupi non godranno più della tutela di specie protetta che li ha inseriti tra le specie non cacciabili da 46 anni. Tutela grazie alla quale il lupo è tornata a popolare le nostre montagne, provocando le proteste degli allevatori.

La stesura del Piano, con l’introduzione dell’ “abbattimento controllato”, ha suscitato la protesta degli animalisti, ma non solo: anche governatori di Regione si sono pronunciati a sfavore.
Alle Regioni Lazio e Puglia, contrarie da subito, si è aggiunto l’Abruzzo, mentre Piemonte, Liguria, Friuli, Veneto, e Campania hanno chiesto un rinvio per rivalutare la proposta.
L’approvazione definitiva del “Piano per la conservazione del lupo” era prevista per il 2 febbraio, quando avrebbe dovuto essere sottoposta al voto del Ministro dell’Ambiente e dei rappresentanti delle Giunte Regionali. Le proteste degli animalisti e l’opposizione o comunque le perplessità di alcune Regioni ne hanno determinato il rinvio al 23 febbraio.

Il parere degli animalisti, oltre che sul rispetto della vita, si basa sulla considerazione che qualsiasi misura di “abbattimento selettivo” non riuscirebbe ad annullare i comportamenti predatori che, anzi, potrebbero aggravarsi.
Insomma, non viene ritenuta una misura etica né efficace.

«Si ha la sensazione» dichiara Diana Lanciotti, fondatrice e presidente onorario del Fondo Amici di Paco, associazione nazionale per la tutela degli animali, che quest’anno festeggia i 20 anni dalla nascita, «che la misura del presunto e cosiddetto “abbattimento selettivo”, oltre che arbitraria e di scarso contenuto scientifico, per non parlare della mancanza di contenuti etici, sia un contentino dato a quella parte di allevatori e agricoltori che, piuttosto che investire per dotarsi di misure preventive, come recinti, anche elettrificati, cani da guardiania, o quelle che vengono definite dal Piano “Buone pratiche per la coesistenza tra animali domestici e lupo”, (cioè tipologie di bestiame e conduzione dei pascoli compatibili con la presenza del lupo, pratiche agricole virtuose e accessibili, condizioni e costi della coesistenza, n.d.r.) preferiscono la via più breve dell’abbattimento dei lupi. Così, invece di esplorare tutte le opportunità di prevenzione, alcuni scelgono la via più sbrigativa dell’eliminazione di esseri viventi. Anche perché le Regioni difficilmente hanno fondi disponibili o sono comunque disposte a finanziare le misure preventive.»

Gli allevatori però ribattono che l’aumento della popolazione dei lupi ha reso difficile il loro lavoro.
«Il lupo», continua la Lanciotti, «se anche si è riprodotto, è però sempre sottoposto a quella che definisco “selezione artificiale”, cioè il bracconaggio e le uccisioni accidentali. Insomma, non credo che si debba arrivare a tanto, cioè a stabilirne per legge la “selezione”, ma piuttosto fare in modo che la convivenza con il lupo avvenga nella tutela sia dell’uomo che dell’animale. Spero che il rinvio non sia servito solo per distogliere l’attenzione dal problema, e che il 23 febbraio questa misura estrema e inefficace venga stralciata dal Piano di conservazione.»

Le altre misure previste dal piano prevedono un nuovo nucleo antibracconaggio composto dai Carabinieri forestali e dalle polizie locali, l’addestramento di cani per la ricerca dei bocconi avvelenati, le vaccinazioni gratuite dei cani randagi e misure di prevenzione e di contrasto all’ibridazione della specie.

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1 commento

  1. Mi sembra un’analisi sintetica,precisa e completa della situazione.
    Temo che lo scoglio più grande da superare in questo caso sia (ipocrisie a parte e senza voler assolutamente generalizzare) l’ignoranza degli allevatori abbinata alla testardaggine che li porta a trovare sempre un capro espiatorio che possa sollevarli dal dovere di assumersi la responsabilità delle proprie azioni.
    Quei pochi allevatori che hanno collaborato con le regioni, seguendo le linee guida per la protezione delle greggi (in Abruzzo era stato portato avanti un progetto di allevamento di cani pastori maremmani abruzzesi, selezionati per l’attitudine alla guardianía e la docilità nei confronti dell’uomo -non essendo più un problema i furti di bestiame- e distribuiti gratuitamente a coloro che ne facevano richiesta), hanno risolto i problemi dei decessi causati da predatori.

    Che poi, siamo sinceri…quanti capi di bestiame muoiono per cause svariate e l’allevatore “camuffa” da vittime di lupi…? (Mi viene in mente l’episodio di un libro del mitico James Herriot in cui lui viene chiamato a fare l’autopsia di una pecora che il pastore sosteneva fosse stata colpita da un fulmine,contro cui era, per coincidenza, assicurato. Avvicinandosi all’animale si rende conto che il vello era stato bruciacchiato e tinto di nero,ma non c’era nell’erba traccia della caduta di un fulmine o altro che facesse pensare a un temporale e, rivolgendosi al contadino si complimenta per il lavoro davvero ben eseguito, ma, ahimè, ancora non perfetto) 😁

    All’università abbiamo perfino seguito un seminario sull’esecuzione di autopsie forensi, per poter distinguere un animale ucciso dal lupo da uno vittima di cani randagi o del tentativo del pastore di simulare un morso con l’ausilio di un coltello.
    I pastori infatti, sono stati in questi anni anche abituati male da Veterinari compiacenti che (magari in cambio di qualche”regalino”) scrivevano un certificato di decesso causato da lupi, per far ottenere il risarcimento al cliente. Risultato? Soldi che uscivano, Regioni che si chiedevano se davvero non fosse il caso di prendere provvedimenti drastici e lupi demonizzati e uccisi in modi barbari e crudeli.
    Muoiono molte ma mooolte più pecore per l’incuria o la mancanza di soldi per terapie, vaccinazioni, alimentazione corretta, ma quello non è un problema…
    Gli allevatori andrebbero supportati in ben altro modo e questo piano d’abbattimento mi sembra molto più un “contentino” per qualche represso fanatico della caccia che però paga fior fior di quattrini per le licenze e magari ha politicamente un bel po’ di potere (pensate solo al fatto che in italia se parli di Enci, molti capiscono Federcaccia).
    Non mi ritengo un’animalista, ma un’amante degli animali sí e credo di saper distinguere un provvedimento sensato da uno che non lo è affatto. E questo rientra decisamente nella seconda categoria.

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