venerdì , 26 maggio 2017
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Almeno “cane” si può ancora dire?

di DAVIDE BELTRAME – Più passa il tempo e più in cinofilia l’abito sembra fare il monaco e ormai la “guerra dei termini” pare aver coinvolto anche il proprietario medio.
Ops, pardon, ho scritto proprietario, bruttissima parola, vado a fare mea culpa.

Proprio “padrone” e “proprietario”, se la memoria non mi inganna, sono stati i primi termini a essere banditi o quasi dalle discussioni, tant’è che già nel 2011 avevamo scritto l’articolo “come possiamo chiamare l’umano di un cane?“.
Ad oggi le cose non sembrano migliorate, anzi, la moltiplicazione dei termini si è estesa alle varie categorie e per molti è diventata proprio una divisione categorica: l’etichetta va a definire la persona, come si comporta, come lavora.
Pensi di andare dall’addestratore? Sei pazzo, devi andare dall’educatore.
Definisci il tuo cane “bastardino” e non “meticcio” o meglio ancora “cane fantasia” ? Non vuoi bene al tuo cane.
Parli di “cedere” il cane? Causi tristezza nel leggere il termine.
Ti definisci “proprietario” del tuo cane…già abbiamo detto.

Mi domando quindi per quanto tempo il termine “cane” sarà ancora considerato accettabile.
Del resto abbiamo già il corrispettivo femminile “cagna” che è malvisto e poco utilizzato perchè “offensivo”.
Per carità, anche io uso spesso “cana”, c’è chi usa “cagnolina”, ma se uno mi chiede “Come sta la tua cagna Bisturi?” non gli salto alla gola perchè ha osato definirla cagna.

Anche perchè Bisturi si becca nominativi ben peggiori quando combina qualche marachella, ma giuro che non si offende…e non solo perchè in quanto staffy e in quanto Biba non si rende conto, ma semplicemente perchè ancora non ha imparato tutto il dizionario italiano.
Ho spesso visto commenti di gente scandalizzatissima quando qualcuno, per scherzare, raccontava di come gli scappassero delle botte di “maiale/maiala” (o peggio) all’indirizzo del cane che magari si era appena fregato il prosciutto. Reazioni a suon di “Ma poverino, così lo offendi”, “non vuoi bene al tuo cane”, “Saresti contento se ti chiamassero così”.
Per la serie, antropomorfizziamo a palla.

Se il tutto si limitasse comunque a non “non mi piace quel termine”, ancora ancora il problema sarebbe relativo.
Invece no, se non piace il termine allora si arriva direttamente a giudicare la persona in base a quello che ha scritto, e questo secondo me è veramente allucinante.
Se ti definisci proprietario del tuo cane “vuol dire che lo ritieni un sottoposto, lui vivrà male il rapporto con te”, se ti definisci padrone “pensi che lui sia il tuo schiavo” e così via. Penso che molti di voi abbiano avuto occasione di leggere qualche commento di questo genere, nelle discussioni sui social.

In pratica, se pure tratti benissimo il tuo cane ma non ti definisci, che so, il suo “fratello non peloso”, o “la parte a due zampe della coppia” o altro ancora, sei una brutta persona.
Se invece prendi il cane a calci in culo dal mattino alla sera però lui per te è “il tuo bambino peloso” e tu sei “il papà”, allora meriti l’immediata candidatura al Nobel per la pace.

Analogamente, ho letto di persone che chiedevano consiglio per un campo cinofilo dove portare ad addestrare il proprio cane: apriti cielo, sono arrivati numerosi commenti che spiegavano come addestrare fosse un brutto termine e dovesse educarlo, addirittura un commento diceva “se ci tieni al tuo cane non portarlo da un addestratore, ma da un educatore”.
Il tutto senza chiedere approfondimenti su cosa volesse ottenere portando il cane al campo cinofilo l’autore del post (e quindi dandogli indicazioni in base alle sue richieste su quale figura considerassero più adatta).
Dico io, magari portarlo semplicemente da qualcuno che lavori bene, rispettando il cane e ottenendo i risultati richiesti, invece di farsi tanti problemi sul modo in cui si definisce? Troppo facile?

So che fa tanto vecchio brontolone nostalgico dire che “si stava meglio quando si stava peggio” e similari, ma una volta c’era il cane, c’era il proprietario (o padrone) del cane, quello da cui portavi il cane per insegnargli l’educazione di base era solo l’addestratore.
La divisione in buoni e cattivi si faceva poi in base a come uno tenesse il suo cane o a come uno lavorasse i cani se si parlava di attività e addestramento.
Adesso no, sei buono o cattivo a seconda delle parole che usi.
Non sarà che così è molto più facile sembrare buoni anche quando si dovrebbe rientrare nella lista dei cattivi? Chissà.

Ma in fondo, è anche inutile fare tante riflessioni su questo tema, ormai è così e difficilmente le cose miglioreranno, anzi probabilmente avremo sempre più termini nuovi a dividerci in categoria.
Quidni per ora limitiamoci a goderci i nostri cani… almeno finchè qualcuno non ci spiegherà perchè sia brutto chiamarli così e debbano essere definiti “stupendi animali pelosi a quattro zampe che fanno bau”.

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Informazioni su Davide Beltrame

Figlio di Valeria Rossi dalla nascita, creatura mitologica a metà tra uomo e cane, con tratti bestiali dello yeti. Solitamente preferisce esprimersi a rutti, ma ogni tanto scrive su "Ti presento il cane" (di cui è il webmaster, quando e se ne ha voglia). La sua razza preferita è lo staffordshire bull terrier, perché è un cane babbeo che pensa solo a mangiare e a dormire. Esattamente come lui.




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