di MATTIA CERUTI – Spettabili APNEC, FICSS, GentleTeam, ThinkDog, e con voi tutte le altre associazioni e i professionisti più o meno noti al grande pubblico, facenti parte delle varie scuole cinofile a metodo gentile, o le quali comunque si presentino come innovative e in rottura con approcci cinofili considerati passati, nel presente scritto vorrei sottoporre a tutti voi, con la massima umiltà di giovane cinofilo, alcune mie perplessità, accompagnate dalla mia storia personale e al mio rapporto con il mio cane e con la stessa cinofilia.

Sono un ragazzo di vent’anni che fin da bambino ha sempre amato gli animali, e i cani in particolare, e dopo anni di richieste, più di otto anni or sono, ho adottato Clint, un incrocio di Bassotto e Terrier che allora aveva circa un anno di età: in breve, da sempre si è dimostrato un cane tendenzialmente insicuro, indocile, restio al contatto con l’uomo, e soprattutto estremamente territoriale e mordace nei confronti delle persone a lui estranee.
Inutile dire che tutto questo si è rivelato un problema non indifferente da risolvere, quindi io e i miei genitori ci siamo presto rivolti ad alcuni professionisti cinofili.
Ecco che ora è doveroso che vi sottoponga un particolare non indifferente su di me: io sono disabile, più precisamente affetto da diplegia spastica, una condizione che affligge i miei arti inferiori, e, pur non impedendomi di essere una persona decisamente attiva e dinamica, mi rende particolarmente suscettibile in termini di equilibrio e stabilità, e questo, ovviamente, anche nel condurre il mio cane.

Ebbene, i primi professionisti a cui mi rivolsi anni fa, basarono buona parte del lavoro mio e di Clint sul rinforzo positivo, a mezzo di premi in cibo e utilizzo del clicker, ignorando tutte le sue manifestazioni di aggressività, e lasciando in genere che fossi tirato qua e là da lui al guinzaglio, peraltro a rischio di cadere facendomi del male, oltre che di perdere di mano il cane: in effetti, fui molto triste quando constatammo che, dopo l’applicazione dei metodi sopra citati per mesi di lezioni, i miglioramenti nella gestione di Clint erano davvero pochi, esclusi quelli di un meccanico suo agire allo scopo di ottenere dei bocconi.
In seguito, furono davvero pianti da parte mia, quando una delle educatrici propose a mia madre di cambiare cane, non essendo a suo dire io in grado di gestire il mio Clint, e dall’altra parte un’altra educatrice altro non proponeva che accettare il cane con tutti i suoi problemi, nonostante ciò implicasse molti rischi sia per me, che per il cane, che per il prossimo, tra ribellioni, morsi a mani e caviglie, e tironi al guinzaglio.

La presente non è una critica effettivamente diretta ai metodi gentili di vario genere: vorrei solo proporre uno spunto di riflessione.
Si dimostra forse veramente valido anteporre le varie ideologie squisitamente umane contrarie ad ogni forma di disciplina del conduttore sul cane, anche quando c’è di mezzo la sicurezza e la stabilità tanto dello stesso cane, quanto di un ragazzo che a modo suo soffre non solo per il suo cane poco gestibile, ma soprattutto per il suo corpo e la disabilità che lo affligge e gli impedisce di mettere in pratica quanto imposto dai metodi dei professionisti a cui si è rivolto, con le conseguenze più infelici?

Personalmente sono orgoglioso di non aver lasciato Clint a se stesso, né di aver ceduto alla tentazione di alcuna terapia farmacologica sedativa, e di essermi informato più a fondo dell’esistenza di metodi alternativi, e di altri professionisti di certo più “tradizionali”, ma che, pur non potendo io stesso vantare risultati strabilianti, mi hanno permesso di trovare un giusto accordo con il mio amico e ausiliario a quattro zampe.
Certo, tutto questo però, anche con una certa inevitabile “coercizione”, con regole chiare ed eventuali correzioni, e con una necessaria capacità di leadership da parte mia, e consapevolezza dei limiti tecnici miei, e del cane in termini di doti psicologiche naturali.

In ultimo, gradirei davvero che rifletteste sul tema della disabilità e delle difficoltà non solamente dei cani, ma anche di chi sta all’altro capo del guinzaglio: vorrei che rifletteste sulla fortuna che molti di voi hanno nel potersi permettere di ignorare sempre il proprio cane quando trascina al guinzaglio, o ad esempio si avventa contro un gatto o qualsiasi altra distrazione, saldi sulle vostre gambe da “normodotati”, in nome di una sua discutibile “libertà di scegliere e agire”, o ancora di come possiate esser liberi di denigrare a priori strumenti come il classico collare (all’occorrenza anche “a strangolo”), che per me di fatto non è tanto uno “strumento di costrizione”, quanto più un “freno di emergenza” che mi permette di condurre in sicurezza cani che siano anche più grossi e forti di un Maltese, senza rischiare di finire steso a terra al primo balzo in avanti, ed evitando ai cani stessi di finire a loro volta sotto una macchina.

Sarei sinceramente lieto che ora esprimeste la vostra disponibilità verso una visione più ampia dei metodi di conduzione, gestione e addestramento dei cani, anche solo come forma di rispetto verso le difficoltà altrui, e verso la necessità di aiutare tutti, cani e umani che siano, per mezzo della maggiore varietà di approcci e mezzi possibili, oltre le tante e spesso limitanti ideologie e filosofie umane: penso che sarebbe un gran passo avanti, per tutti.

Con stima e rispetto, in attesa di vostre costruttive proposte.
Mattia Ceruti

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5 Commenti

  1. buongiorno
    Ho avuto nella mia vita 6 cani, il primo 40 anni fa. Allora ero molto disturbata dai metodi educativi, coercitivi e d’istinto mi proponevo ai miei cani con metodi gentili. Ho visto quindi con grande soddisfazione l’evoluzione verso questo tipo di educazione canina, aiutata sempre da istrutturi cinofili, diversi nel corso degli anni. Devo premettere però che i miei cani sono stati in ordine, un boxer, un pastore tedesco, 2 golden femmina e mascho e ora ancora due golden femmina e maschio. Io sono cresciuta in esperienza e i cani sono diventati di razze più docili e facili. Credo però che il “solo” metodo “gentile” non vada bene per tutti i cani . Le mie femmine golden non vanno trattate come il pastore tedesco. Tutti i miei cani provengono da allevamenti e quindi sono stati trattati con le dovute cure fin dalla nascita. Hanno le caratteristiche proprie della loro razza. Vivono con noi. Ciononostante il cane deve essere sottomesso all’uomo, per il bene suo e nostro: altrimenti la convivenza non è possibile . Quindi secondo me, educarli bene vuol dire capire il carattere del cane e adeguarsi. Non credo proprio che un rimprovero serio , un collare a strozzo ( che io uso abitualmente per i miei golden), una sculacciata possano compromettere il rapporto uomo-cane. Per fortuna il cane è un essere intelligente . Vediamo di non essere stupidi noi.

  2. Ciao Mattia grazie per la tua storia che evidenzia altre realtà.
    Ho cani bravi (dal mio punto di vista) ma non ho insegnato loro ad essere bravi
    Ho cani meno bravi (dal mio punto di vista) e non ho insegnato loro a divenire bravi.
    Non ho mai frequentato campi di addestramento, fondamentalmente perché sono pigra, hanno un costo in tempo e denaro. Faccio ciò che posso ma con del buon senso evito situazioni a rischio per me e per loro.
    Forse il cane che hai scelto o ti hanno consigliato non era adatto a te come alcuni miei cani potrebbero non essere adatti a me. Neanche io sono pentita della scelta o come te voglio comunque il meglio per loro. Ho necessità però che debbono essere rispettate, che piacciano o meno e senza usare frustini, bastoni e forconi e guadagnandomi spesso la raucedine, trasmetto o impedisco che facciano ciò che “non” dovrebbero fare. Non sempre ci riesco ma io ho bisogno di loro e loro hanno bisogno di me. E ci va bene cosi.

  3. Ciao a tutti. Argomento difficile, difficilissimo. Ho tre cani totalmente diversi tra loro per personalità e per misura e due gattoni. Ho letto con attenzione lo scritto di Mattia e posso solo immaginare quanto può essere duro e faticoso gestire un cane come Clint in una condizione di non totale autonomia e di obiettiva difficoltà nei movimenti. Io sono tra quegli educatori, quasi, che applicano i metodi gentili e ti assicuro che ho potuto vedere dei veri e propri ribaltoni, delle vere trasformazioni. Purtroppo non sempre però è così e a volte bisogna arrendersi benevolmente. Il cane non va oltre… il proprietario nemmeno. Non posso esprimere nessuna opinione sulla situazione di Mattia e il suo amico peloso non conoscendola profondamente e non conoscendoli ma non mollerei mai. I cani hanno delle risorse imprevedibili e al momento opportuno possono fare la magia. Mattia parla al tuo cane con il cuore in mano, digli delle tue preoccupazioni, parla a lui sia con gli occhi che con la voce, condividi il dispiacere che provi, no il disappunto. ogni giorno digli che hai bisogno di lui…capirà. Un abbraccio

  4. E’ passato qulalche giorno dalla lettera/articolo di Mattia. Ringrazio intanto tutti per i numerosi commenti, soprattutto mi fa molto piacere vedere che non ci sono stati “scanni”, ma qui sul sito me lo aspettavo abbastanza: ormai siamo nella “lista nera” di molte sigle gentiliste e quindi chi le frequenta non ci segue, o comunque ci segue senza farlo sapere e non intervenendo nei commenti 😀

    Ci tenevo però a far notare che in questi giorni l’articolo di Mattia di fatto non ha ricevuto alcuna risposta (o almeno, non inviata a noi): sul gruppo Facebook di uno dei principali gentilisti ci sono stati solo attacchi al pezzo e all’autore e ovviamente al fatto che abbia scritto che ora usa lo strangolo, ma nessuno ha risposto nel merito del pezzo.
    Da altre sigle credo ci sia proprio stato il silenzio assoluto.

    Curiosamente, queste sigle si dichiarano molto spesso “aperte al confronto”.
    Questo a parole: nei fatti c’è stato solo un thread di offese più o meno dirette all’autore e a noi, qualche commento più o meno educato nel thread sulla nostra pagina Facebook (ringrazio MOLTO i pochi che sono intervenuti rispondendo a Mattia senza “fanatismi”). Ovviamente c’è stato anche qualcuno che ha messo in discussione il fatto che l’esperienza di Mattia fosse vera.

    Di fatto però, a questa critica (che ho trovato educata, altrimenti non l’avrei pubblicata) non è arrivata nessuna risposta e più che una “critica costruttiva” è stata vista come un “attacco” con chissà quali scopi reconditi.
    Non è una novità, ma è un po’ desolante vedere che con gli anni certe cose non cambiano minimamente.

  5. Solo un GRAZIE di cuore, davvero, per il tuo coraggio, per empatia verso il tuo compagno di viaggio, per l’intelligenza emotiva, per l’esercizio di dialettica che ci hai regalato.

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