martedì , 26 settembre 2017
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“Il cane fa la cosa sbagliata? Ignoralo e smetterà!” Ecco quando funziona e quando no.

di FABIANA BUONCUORE – Tra gli educatori/addestratori “freschi di accademia”, che magari non avevano mai respirato cinofilia prima di frequentare il corso, è molto diffusa l’abitudine di adottare un singolo metodo, universale, e tentare di applicare quel modello a qualsiasi cane, convincendosi poi che i cani che non rispondono a determinate tecniche sono quelli difficili, irrecuperabili, da cui non si può cavar nulla.

Errore nell’errore è, poi, imparare una tecnica utile solo in determinate circostanze, vedere che funziona e convincersi che sia applicabile non solo a tutti i cani, ma anche a tutte le altre circostanze. In questo caso specifico parlo di un consiglio che ho sentito ripetere un’infinità di volte, sui social o dal vivo: ovvero l’ignorare il cane quando si comporta male.
Ecco perché ho sentito la necessità di fare chiarezza in merito: sono sempre di più le persone che pensano (o forse sperano) che questo semplicissimo metodo sia la risposta magica a tutti i problemi comportamentali.

Innanzitutto, vediamo prima quando e perché questo metodo funziona, perché è davvero una tattica semplice da applicare e che risolve molti problemini comportamentali diffusi.
Il cane che salta addosso alle persone, che abbaia insistentemente quando è chiuso in trasportino e vuole raggiungerci, che ci porta ossessivamente la ciotola per mangiare, o la corda per giocare al tira e molla, sono gli esempi più comuni. Che cosa hanno in comune? Sono tutte richieste di attenzioni, anzi, pretese, per cui il cane la ragiona pressappoco così: “voglio quella cosa e me la prendo”, dove “quella cosa” sono appunto carezze, contatto, cibo, gioco.
In questi casi “ignorare” è sicuramente meglio di rimproverare, perchè per il cane anche il rimproverò sarà un’attenzione ricevuta, ovvero quello che stava cercando: avrete sicuramente notato che un cane che vi salta addosso, a cui magari dite “no, no” spingendolo via, difficilmente cessa il comportamento. Così come il cane che sta abbaiando per ricevere attenzione, se gli si “urla contro” (“silenzio! zitto! PIANTALA!”) sarà ben contento di aver ottenuto quello che voleva e magari abbaierà ancora più forte.

Siccome però, per quanto il termine “gerarchia” sia diventato una parolaccia in moltissime scuole, quasi tutti gli addetti ai lavori concordano sul fatto che il cane non dovrebbe pretendere ed ottenere tutto ciò che gli pare se il suo umano non è d’accordo, chiaramente la scelta migliore è, in questi casi, ignorare il comportamento del cane: per natura, infatti, il cane tende ad andare a “risparmio energetico” come tutti i predatori, per cui ogni comportamento che procura un vantaggio di qualche tipo, anche solo una volta su cinque, tenderà ad essere riproposto nella speranza di ottenere ancora quel vantaggio. (Una curiosità: la sequenza di caccia è, invece, l’unico comportamento che in natura il cane ripeterà all’infinito anche se fallisce sempre, trovando autogratificante la caccia stessa, e non solo l’obiettivo finale. Questo è uno stratagemma adottato da Madre Natura per far sì che il predatore non smetta mai di procacciarsi il cibo, altrimenti dopo i primi fallimenti morirebbe di fame desistendo.)

Ecco perché serve sempre la massima coerenza da parte di tutta la famiglia: il cane mi salta addosso per avere attenzioni? Se io divento una statua di sale, lo ignoro, gli do le spalle ogni volta che ci prova, prima o poi si fermerà un attimo a terra in attesa di capire come mai non riesce a ottenere cosa vuole; a quel punto lo premierò abbassandomi a riempirlo di coccole e attenzioni, così che capisca che le può ricevere solo se sta tranquillo con le zampe a terra.
Se però io faccio questo esercizio ogni giorno quando rientro in casa per non sporcarmi i vestiti, ma non quando rientro dopo un po’ di giardinaggio perché tanto ho i vestiti già sporchi, il mio cane non capirà la differenza, per cui imparerà che almeno una volta ogni tanto il suo saltare addosso produce un risultato, e per lui sarà molto più difficile eliminare il comportamento.

Lo stesso vale per l’abbaio in trasportino, per il quale ignorare il cane significa non solo non aprirgli lo sportello, ma anche non avvicinarci al trasportino finché il cane non avrà cessato l’abbaio, per poi agire quando si calma (anche se qui starebbe a noi giungere a chiudere il cane in gabbia per gradi, e non da un giorno all’altro, facendogli conoscere il trasportino un po’ per volta con un’abituazione graduale, in modo da ridurre al minimo la possibilità che il cane, una volta rinchiuso, si metta ad abbaiare disperato); anche sulla richiesta di cibo e gioco possiamo agire così, ignorando l’atteggiamento insistente per poi concedere la risorsa desiderata quando il cane ha rinunciato, meglio se chiedendogli prima di fare un lavoro (basta un banalissimo “seduto” o “terra”). Sull’acqua, invece, è difficile che il cane pretenda per capriccio, per cui personalmente accontento sempre i miei cani che “chiedono di bere” facendo rumore con la ciotola o mettendoci la zampa dentro.

Insomma, in sintesi: il cane vuole qualcosa DA NOI, e per ottenerla mette in atto comportamenti indesiderati? Noi siamo la fonte del desiderio, per cui ignorare l’atteggiamento del cane ci dà il potere di farlo estinguere spontaneamente.

Quando, allora, ignorare il cane non solo non serve, ma diventa addirittura controproducente?

In tutte quelle circostanze nelle quali, ahimé, il cane sta facendo qualcosa che lo gratifica fortemente e per la quale non gliene può fregar di meno di noi, in quel preciso momento. Sì, ci ama, sì, ci adora, ma quella cosa lì è talmente figa che in quel momento gli sta benissimo farla senza ricercare la nostra approvazione.

Qualche esempio?
Masticare il tappeto/le scarpe da trecento euro/il sacco della spazzatura è divertente.
Scavare in giardino o nei vasi è divertente.
Rubare il cibo dal frigo o dalla dispensa rimasti aperti è divertente.
Morderci le mani è divertente.

In tutti questi casi potrete ignorare il cane e disapprovarlo fortemente quanto volete, ma lui continuerà bellamente a divertirsi facendo ciò che lo sta già gratificando, e non gliene importerà proprio nulla della vostra attenzione in quel momento, semplicemente perché non è ciò che sta cercando di ottenere.
In questi casi, per quanto la cosa possa farvi inorridire, bisogna intervenire con una punizione. Per i cani più sensibili la punizione non deve essere necessariamente fisica: basta un “no!”, se il cane lo conosce, o comunque un urlaccio, e questo capirà immediatamente.

Se invece abbiamo un cane di maggiore tempra possiamo addirittura sbilanciarci in una punizione fisica: alcuni preferiscono il giornale arrotolato, perché fa rumore e non fa male; io, sarà che ho un tipo di cane che si gira, ti strappa di mano il giornale, lo fa a coriandoli e poi riprende la sua opera di distruzione, sono più per il sano, vecchio “pattone sul sedere”.
Rapido e in realtà quasi indolore (totalmente indolore nel caso di alcune tipologie canine), ha più che altro un impatto emotivo sul cane, che in quel momento vi legge la vostra disapprovazione (che volete farci, a volte guardarlo storto non basta) e capisce che “quella cosa lì”, per quanto divertente, non piace alla mamma/al papà.
Punizione molto più subdola è invece l’isolamento sociale: prendere il cane e chiuderlo in una stanza da solo ci sembrerà una punizione non-violenta e pertanto decisamente preferibile al “barbaro pattone”, ma è in realtà molto più insidiosa, perché per il cane è mille volte peggio essere escluso dal branco che prendersi un colpetto su una chiappa (pensate a quante craniate dà nel corso della sua vita al termosifone per raccogliere la pallina che vi è finita sotto, uscendone senza fare una piega, e capirete quanto sia diversa l’idea del dolore che ha il cane rispetto alla nostra).

L’isolamento sociale personalmente l’ho usato in pochissime occasioni: quando i miei cani si sono menati tra loro e quando hanno cercato di suicidarsi in qualche modo, attuando comportamenti pericolosi per loro stessi.
È una punizione brutta-brutta, che serve a punire i reati più gravi. A meno che non abbiate un chow chow, un maremmano o altri cani con la stessa socialità di un paracarro: in tal caso l’isolamento sociale è quasi un premio.
Ma con cani di quel calibro qualsiasi punizione ha poco valore, proprio perché dell’approvazione di mamma/papà, a loro, non frega un benemerito cavolo.

Tornando a noi, in sintesi: ignorare il cane che si comporta nel modo sbagliato serve solo se quell’atteggiamento vuole stimolarci ad elargire al cane una risorsa (che può anche consistere in semplici attenzioni); non funzionerà, invece, sui comportamenti autogratificanti.

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Informazioni su Fabiana Buoncuore

Fabiana Buoncuore è la sciurallevatrice per eccellenza. Nasce a Carmagnola da suo padre e sua madre (ma più da sua madre) il 17/09/1987, da allora il 17 settembre è anche noto come "San Morbidino". Appassionata di tutte le razze canine e indicativamente di tutti gli animali esistenti sul pianeta, ha una particolare predilezione per il rottweiler, che ha le sue stesse esigenze primarie: mangiare, dormire, muovere poco le chiappe. Collabora ormai da alcuni anni con "Ti presento il cane" con le sue storie di vita vissuta tra allevamento e morbidinosità.




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