di MATTIA CERUTI – L’uomo e il cane convivono da più di ventimila anni: fin dal momento in cui i nostri preistorici antenati decisero di stabilirsi in villaggi stanziali nell’era del Mesolitico, tra le due specie venne a formarsi un legame che si è rivelato indissolubile fino al giorno d’oggi.

Dapprima questa relazione assunse connotati di semplice commensalismo: l’uomo si nutriva delle prede cacciate e portate al villaggio, e il cane si sfamava accanto a lui dei suoi avanzi, ricavando il vantaggio di non dover quasi più cacciare per necessità, e donando inconsapevolmente all’uomo il vantaggio di mantenere il suo ambiente ripulito da resti organici.

Questa unione ha portato i cani primitivi, discendenti diretti del lupo grigio, a subire un processo di domesticazione spontanea: col passare del tempo il corpo e la mente del cane hanno avuto modo di mutare, rendendosi sempre più adatti ad una convivenza partecipativa con l’uomo, sia come fonte di materie prime come carne e pellicce, che soprattutto come prezioso ausiliario, guardiano, cacciatore, poi pastore.

Da una parte grazie all’intervento della natura, e dall’altra grazie all’intuito dell’uomo, il cane è finito per essere uno dei primissimi animali domestici mai entrati direttamente in contatto con la civiltà umana: se non ci fosse stato il cane, assieme a pochissimi altri animali, in realtà addomesticati solo successivamente, l’uomo non si sarebbe che a fatica evoluto da cacciatore a pastore e agricoltore.

La simbiosi con un animale in grado di proteggere le proprietà stanziali, e di custodire e guidare gli armenti man mano che procedeva il miracolo della domesticazione degli animali da parte nostra, ha senza dubbio velocizzato e arricchito il processo di civilizzazione della nostra specie.

Solo nel momento in cui i nostri antenati non hanno più avuto bisogno di badare alla propria sopravvivenza nell’immediato, attraverso caccia, raccolto, e ripari di fortuna, hanno potuto ampliare i loro orizzonti culturali in modo definitivo, dedicandosi alla cultura umanistica di varia natura che così tanto ci distingue dagli altri animali popolanti la Terra, per quanto evoluti essi possano dimostrare d’essere: questo, almeno in buona parte, lo dobbiamo alla sicurezza che ci ha potuto infondere un alleato e aiutante poliedrico come il cane.

Millenni sono ormai passati da quando l’uomo ha capito il valore inestimabile del suo compagno animale: tale è la riconoscenza dell’uomo verso il cane nel corso dei secoli, che esso ha interpretato nella cultura umana i ruoli più svariati, non solo pratici e utilitaristici, ma anche simbolici, religiosi, artistici, finanche sociali.

Le stesse razze canine, con cura selezionate secondo le più varie e complesse tradizioni di allevamento in ogni parte del mondo, non rappresentano solamente popolazioni di grande interesse zootecnico, ma sono vere e proprie manifestazioni delle varie culture degli uomini ai quali si sono affiancate nel corso del tempo, e che hanno permesso loro di svilupparsi come oggi le conosciamo, e di trovare i loro più disparati e spesso unici e indispensabili scopi nella società umana: dai cani da caccia ai cani da pastore, ai cani da combattimento, fino ai cani da difesa e i cani di piacere, tutti diversi a seconda della loro razza, altro non sono che testimonianze dell’evoluzione, nel bene e nel male, di molti aspetti della nostra cultura, dei nostri stili e ambienti di vita, e delle nostre necessità, nel corso dei secoli fino ad oggi.

Per questo ritengo che sia urgente educare l’umanità sul valore del cane, non solo come semplice amico o animale di moda, ma soprattutto come alleato dell’uomo e compagno della nostra specie attraverso i nostri paralleli cammini evolutivi e la nostra storia.

Inoltre, mi auguro che si possa rendere soprattutto al cane di razza, ancor più se di utilità pastorale, tradizionale, ma anche sociale o sportiva, la giusta fama e tutela, come massima espressione dell’unione cooperativa tra cane e uomo, ciò garantendo la giusta tutela a chi tramanda con passione l’arte di allevare e addestrare esaltando le peculiarità morfologiche e funzionali di ciascuna razza canina, e diffondendo la tradizione della cinofilia attraverso eventi culturali di ampio respiro, anche al di fuori dell’ambito strettamente zootecnico.

Tutto questo perché senza dubbio molti sono gli aspetti, legati alla storia e alla cultura umana come esemplificato in questo scritto, per cui si può a buon diritto considerare il cane non solo come il più diffuso e amato tra gli animali domestici, ma come un vero e proprio bene culturale dell’umanità, che intreccia le sue radici storiche con quelle della nostra stessa specie.

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2 Commenti

  1. Mattia è molto interessante questo scritto ma purtroppo nella realtà attuale non ritrovo nel
    genere umano la consapevolezza del valore intrinseco che un cane può offrire. Nè
    avverto una cultura mentale diffusa atta a ritenere il cane “come un vero e proprio bene culturale dell’umanità…” auspicabile certamente, ma forse aimè irraggiungibile.

  2. beh questo articolo mi piace proprio! Noi umani, che adesso sappiamo fare e disfare il mondo che ci circonda -più disfare che fare- siamo assai poco riconoscenti nei confronti di questo essere vivente che, venendo a vivere al nostri fianco, ha modificato completamente la sua ma anche la nostra esistenza. Per questo mi piace molto la definizione “gente di cani”, mi piace pensare che noi gente di cani continuiamo a ricordarci che 15000anni fa siamo partiti assieme, e ne abbiamo fatta di strada. Chissà se da qualche parte si trova una galleria d’arte, un museo, dove vengano esposte opere in cui i cani siano il filo conduttore, sarebbe un bel modo per celebrare questo nostro compagno.
    Grazie Mattia per queste riflessioni, secondo me se non ci son altri commenti è solo perchè il tuo articolo è uscito il venerdi precedente al ponte😃😉

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