domenica , 23 luglio 2017
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La bufala del lagotto maltrattato

di FRANCESCA M. BRUNELLO – E tornato alla carica questo post su facebook sul lagotto maltrattato.
Riporto e commento lo screen.

Che sapore ha il tartufo? Ha il sapore amaro della selezione dei cani, delle riproduzioni forzate, delle fattrici sfruttate.

E ci mancherebbe, tutti i mali della cinofilia sono colpa dell’allevamento, degli allevatori e di quelli che comprano i cani. Ne discutevo oggi al parco, e una signora se ne è uscita con: “a tutti i cani puoi insegnare a cercare il tartufo, a cosa servirà mai comprarsene uno apposta?”. Le ho risposto che sarà anche così, ma che nessuno si lamenta mai quando arriva il golden retriever col giubottino rosso da salvataggio in acqua, nessuno ferma mai i poliziotti in aeroporto con il grigione da lavoro antibomba e fa polemica con: “mi scusi sa, ma mica poteva adottare un canino sfortunato per fare sto lavoro?”. Nessuno va a tirare la manica al non vedente rifilandogli il pippone del ‘non comprare, adotta’ e dandogli dell’ipocrita perché il suo Labrador c’ha il pedigree. Eh già, tutti questi cani vengono da allevamento. Però finché servono allora va bene, però devono fare una cosa utile, se no ciccia.

Ha il sapore amaro delle prove di lavoro e dei cani scartati perché non abbastanza bravi, lasciati languire in un serraglio, o in un canile. Ha il sapore amaro della prigionia, della schiavitù e della fame.

Innanzitutto i cani si divertono come matti a fare le prove di lavoro, sebbene qualche rimbambito ancora oggi usi metodi coercitivi, questi sono cani che vivono per lavorare, e la dedizione e l’impegno che ci mettono i proprietari sono prova di quanto una persona sia disposta a far felice il suo cane facendogli fare quello per cui il cane è predisposto.
I cani scartati sono scartati dalla riproduzione, non dalla vita in famiglia. Il che non può che essere un bene, perché se gli allevatori mettessero a figliare tutti i cani indistintamente si creerebbe un’ ondata di cani in cerca di casa assolutamente non necessaria. Non vengono abbandonati a loro stessi, anzi, tanti allevatori si tolgono il pane di bocca per mantenere i soggetti a loro carico, che si tratti di cuccioli invenduti o cani che tornano indietro.

Ha il sapore amaro della prigionia, schiavitu e fame. Una fame atroce, perché ancora tanti pensano che i cani debbano essere affamati per trovare le preziose pepite.

Nessuno l’ha mai pensato o messo in atto. Questa è una bufala molto simile a quella riguardante i cani antidroga, secondo cui, i suddetti cani venivano drogati e poi portati alla dipendenza di modo da far cercare loro “la dose”.
Non solo, nel caso particolare del lagotto (e in generale i cani da ricerca di tartufi) al cane non viene insegnato a prendere il tartufo in bocca, ma a dare un segnale una volta trovato il punto esatto. Il più utilizzato è un semplice seduto. Inoltre le specie più pregiate di tartufo si sfaldano se non vengono maneggiate da esperti, a maggior ragione il cane non deve assolutamente prendere e portare il prezioso fungo al proprietario.

Ha il sapore terribile delle museruole, che vengono fatte indossare ai cani, perché agricoltori e cacciatori spargono esche avvelenate per uccidere animali ritenuti dannosi alle loro attività (topi, lumache, volpi, faine ecc).

Che persone terribili sono quelle che mettono una museruola al cane per essere sicuri che questo non muoia avvelenato!
A parte il fatto che la museruola non è mai una punizione, ma deve essere vissuta bene dal cane (qualsiasi cane) che la porta, quella in foto è una delle museruole migliori che io abbia mai visto. Non solo perché fatta a “gabbia”, permettendo al cane l’iperventilazione, ma perché rispetto ai modelli classici, lascia pure fuori il naso! Ripropongo questo articolo sulle museruole di qualche anno fa.
Propongo anche un’esclusiva di Twiggy che fa gli esercizi pro-museruola.

Infine una nota di smentita sul maltrattamento di quel lagottino: sebbene non sia riuscita a rintracciare i proprietari, ho trovato altre sue foto, quelle con cui è illustrato l’articolo, che provano che il cane non vive nel box, e che non esce dal kennel solo per far fruttare i soldi in tasca ai suoi umani, che si fanno le giornate di scarpinate in mezzo ai boschi e alle colline per fare una di quelle poche attività rimaste che consentono al cane di divertirsi e all’umano di lavorare.

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