sabato , 23 settembre 2017
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LAV e traffico dei cuccioli: una buona iniziativa rovinata dai soliti slogan

di DAVIDE BELTRAME – Sono rimasto piacevolmente stupito quando ieri, scorrendo l’home page di Repubblica, ho trovato ai primi posti un articolo relativo al traffico dei cuccioli, presentato con un trafiletto che recitava una frase tipo “I consigli per non cadere nella trappola”.
“Cavolo, finalmente danno un po’ di rilievo alla cosa”, ho pensato incuriosito mentre aprivo l’articolo.
Purtroppo, ben presto la curiosità ha lasciato spazio all’amarezza.

L’articolo di Repubblica presenta in realtà la nuova edizione di un “manuale” redatto da LAV, Ministero della Salute e FNOVI, che riassume le norme europee sulla movimentazione di cani e gatti all’interno dell’Unione Europea, indicando quali siano le regole da rispettare per il trasporto, l’identificazione degli animali e quant’altro.
Curiosamente, per reperire il manuale ho dovuto fare una ricerca a parte perchè l’articolo di Repubblica non ha un link al PDF…comunque è molto facile trovarlo, ma fin dall’indice si può capire che si tratta principalmente di argomenti che toccano molto poco il “cliente finale”, dato che il cucciolo lui lo vede una volta che questi passaggi sono già stati eseguiti.

Attenzione, è sicuramente materiale utile, anche perchè è trattato in modo piuttosto approfondito, tuttavia è materiale sicuramente più utile a chi può intervenire durante lo spostamento dei cuccioli (e infatti abbiamo le notizie sui sequestri dei cani importati e movimenti illegalmente).
Non tocca però argomenti fondamentali per il possibile acquirente: ad esempio non è minimamente menzionato il pedigree.

“Beh, ma magari l’articolo da poi qualche consiglio utile anche al potenziale acquirente”, direte voi.
E invece no: l’articolo prima sciorina una serie di numeri (molti dei quali purtroppo molto indicativi della situazione), ma poi – come triste consuetidine – fa grassa disinformazione equiparando allevatori e negozi. Ecco il paragrafo “incriminato”:

L’Italia, infatti, e i Paesi come la Spagna, la Francia e il Belgio sono il punto di arrivo di migliaia di cuccioli di cane e gatto, soprattutto di cane, provenienti dai Paesi dell’Est, importati falsificando documenti, precocemente strappati alle cure delle loro madri costrette a continue gravidanze, sottoposti a infernali viaggi e imbottiti di farmaci per farli sembrare sani. I principali committenti sono negozianti e allevatori italiani, che spesso mostrano agli acquirenti finali presunti madri e padri “made in Italy” e propongono anche il pedigree a pagamento, falso come la restante documentazione che accompagna i cuccioli.

Lo abbiamo detto mille volte, a esser riduttivi, ma lo ripetiamo: chi acquista cani dalle “puppy mills” per rivenderli è UN CAGNARO, non un allevatore.
NON sono gli allevatori ad alimentare il traffico dei cani provenienti dall’Est Europa, sono i cagnari, e sono ovviamente gli acquirenti finali (che creano la famosa “domanda”), che articoli come quello di Repubblica dovrebbero informare e a cui invece vengono passate informazioni fallaci.
Anche perchè spesso la ricerca del “cucciolo a 300 euro” è dovuta proprio al fatto che si pensi “sono mica scemo a comprarlo in allevamento, visto come trattano i cani, e mi chiedono pure 1000 e passa euro!”.

Leggendo in quell’articolo che a importare dall’Est sono “allevatori e negozianti”, ci sarà sicuramente chi ingenuamente penserà “beh ma allora vado dal privato che ha fatto la cucciolata casalinga”. Poco male, se si va da qualcuno onesto…ma ribadiamo anche qui per l’ennesima volta che spesso dietro agli annunci di “cucciolata casalinga” si nascondono solo distributori di cani dell’Est: basta cercare sui siti di inserzioni per vedere come spesso associati a uno stesso numero di telefono ci siano decine di annunci di razze diverse. Un po’ difficile che siano davvero tutte “cucciolate casalinghe”, no?

Tra i vari “freddi numeri” citati dall’articolo, c’è un dato molto inquietante:

I dati indicano che l’88 per cento dei veterinari liberi professionisti ha dichiarato di avere visitato cuccioli di provenienza estera nell’ambito della propria professione e il 59 per cento dei veterinari Asl ha indicato di avere riscontrato anomalie all’atto dell’iscrizione in anagrafe nei cani provenienti dall’estero. Il rapporto prova anche che spesso l’età del cucciolo è inferiore a quella minima necessaria per il trasporto o per la vendita; in alcuni casi non c’era corrispondenza tra quella dichiarata sul passaporto e l’età reale o presunta.

Questo evidenzia, come giustamente sottolineato anche dall’articolo, che il problema è in gran parte a monte: i trafficanti riescono a superare i controlli e quindi arrivano nelle case degli italiani cuccioli che arrivano da chissà dove. E qui infatti nell’articolo viene giustamente posto l’accento sul problema dei pochi controlli, del numero insufficiente di risorse a disposizione delle autorità per contrastare il fenomeno, eccetera.
Anche qui, tutti punti pienamente condivisibili ma su cui comunque non è certo il “cittadino comune” che può intervenire.

Tranquilli, però, perchè al consiglio al cittadino comunque ci si arriva…peccato sia la parte che mi ha fatto letteralmente cadere le braccia:

Fondamentale, infine, il contributo dei cittadini: astenersi dall’acquisto di animali e preferire sempre l’adozione da un rifugio. Solo così è possibile non incrementare lo sfruttamento di animali a fini commerciali e dare un contributo concreto alla lotta al randagismo. In Italia ci sono oltre 130.000 cani in attesa di una famiglia e il numero dei gatti è sensibilmente più alto.

Non è, per la cronaca, una conclusione fatta da chi ha curato l’articolo, ma è lo stesso “avviso” che da LAV ha inserito sul suo sito nella pagina in cui presenta il manuale.
Io capisco che la LAV debba tirare acqua al suo mulino, ma semplificare il problema in questo modo è deleterio.
Bisogna astenersi dall’acquisto dalle fonti non attendibili, dove è ormai strarisaputo che la possibilità che il cane sia proveniente dalle puppy mills è altissima, ma invitare ad estenersi tout court dall’acquisto del cane, criminalizzando così (come purtroppo viene fatto consuetamente…) anche il lavoro degli allevatori seri, che sono invece una risorsa importantissima anche per evitare gli abbandoni, è un “consiglio” pressoché privo di logica.
Anche perchè anceh l’adozione non è sempre tutta rose e fiori: anche in quel caso è necessario affidarsi a volontari, canili  o associazioni serie per evitare brutte sorprese: ci sono persone che adottando la cagnolina si sono ritrovati anche il “bonus bebè”, nel senso che gli è stata consegnata gravida senza che nessuno ne sapesse nulla. O basti pensare quanto spesso leggiamo appelli relativi a cani “riportati indietro” dopo l’adozione.
E non tocchiamo il discorso della provenienza di quei 130.000 cani in attesa di una famiglia, perchè ci gioco quanto volete che non sono propriamente tutti cani acquistati da allevatori seri e poi abbandonati…

Non ci sono buoni e cattivi in base all’etichetta o alla categoria di appartenza, ci sono buoni e cattivi in base a come lavorano, ed è su questo che si dovrebbero informare le persone, dando informazioni e mezzi per stabilire, quando possibile, chi lavora bene, chi lavora male e chi è proprio un delinquente. Non pensando che sia tutto bianco o tutto nero semplicemente in base a chi vende, a chi compra, a chi adotta, eccetera.
Chiedo spesso, nelle discussioni sul “non comprare adotta”, dove sono all’ordine del giorno le frasi tipo “chi compra lo fa per egoismo”, “chi compra vuole solo mettere in mostra il cane di marca” e similari, come siano allora le persone che hanno sia cani adottati che cani acquistati (e non sono poche): egoiste al 50%? egoiste a giorni alterni? Egoiste quando portano a passeggiare il cane acquistato e meritevoli nel Nobel per la pace quando portano a passeggio il cane adottato?

L’unica posizione che trovo in parte condivisibile è quella di Gaetano Penocchio, presidente FNOVI:

“Il traffico di cuccioli è un fenomeno spregevole da contrastare anche con un cambio culturale, perché conoscere consente sempre di compiere un numero minore di errori. Ad esempio non si acquista un cane su web. Il manuale non servirà soltanto per facilitare i controlli, ma sarà utile a quei cittadini che avranno la sensibilità e la prudenza di consultarlo prima di acquistare un cucciolo”

Per quanto “su web” sia un concetto un po’ troppo vasto, e non menzioni invece altre fonti solitamente poco affidabili come i negozi, almeno non viene criminalizzato l’acquisto ma soprattutto giustamente viene sottolineata l’esigenza di conoscere per compiere meno errori.
Non concordo molto con il fatto che il manuale sia molto utile per i cittadini, perchè come detto tralascia aspetti importanti e perchè i documenti di cui parla purtroppo spesso i cuccoli dell’Est li hanno, ma fasulli (tanto che si fa credere che siano cuccioli italiani): non è sempre facile però per il cittadino identificarli come tali. Penso però sia un manuale che può essere utile a guardie zoofile, pattuglie di polizia e in generale a chiunque può trovarsi a dover controllare la regolarità del trasporto e dei documenti di numerosi cuccioli.

L’articolo di Repubblica si chiude infine con l’immancabile “una vita non si compra”, seppur detto in modo diverso:

Da più parti, tuttavia è arrivato un consiglio di buon senso: ci sono tanti cuccioli ospitati nei rifugi che aspettano soltanto di trovare una famiglia. Perché pagare un essere vivente dovrebbe sempre sollevare dubbi di carattere etico.

Anche qui…è desolante pensare che dopo 30 anni (e parlo di 30 solo perchè prima non ero nato, ma penso siano ben di più) ancora si parli di “pagare un essere vivente”: ne abbiamo parlato centinaia di volte, anche di questo: NON è “l’essere vivente”, che paghi, quello che “paghi” è il lavoro che fa l’allevatore fa per far sì che quella vita nasca e cresca il più sana possibile, lavoro che fa prima, durante e dopo il parto.
Insomma, al netto dell’iniziativa comunque decisamente utile per chi vuole saperne di più sull’argomento, in concreto di consigli realmente utili per non cadere nella trappola del traffico dei cuccioli, nell’articolo non ne ho trovati. Allora un consiglio provo a darlo io: informatevi, cercate di capire come lavora un allevatore serio, come lavorano canili, volontari e associazioni seri. Cercate di capire le vostre necessità e quale sia il cane più adatto a voi, confrontandovi magari anche con qualcuno del settore.

Facciamo diminuire la domanda, e vedrete che serviranno meno manuali, pattuglie e quant’altro.
E magari tra 30 anni non saremo ancora qui a leggere gli stessi slogan, che considerato come il traffico dei cani dell’Est sia sempre bello florido, forse non sono una contromisura molto efficiente.

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Informazioni su Davide Beltrame

Figlio di Valeria Rossi dalla nascita, creatura mitologica a metà tra uomo e cane, con tratti bestiali dello yeti. Solitamente preferisce esprimersi a rutti, ma ogni tanto scrive su "Ti presento il cane" (di cui è il webmaster, quando e se ne ha voglia). La sua razza preferita è lo staffordshire bull terrier, perché è un cane babbeo che pensa solo a mangiare e a dormire. Esattamente come lui.




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