sabato , 18 novembre 2017
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Sentenza sul caso Angelo di Sangineto: si può parlare di giustizia?

di DAVIDE BELTRAME – E’ arrivata venerdì la sentenza relativa al caso del randagio di Sangineto, diventato poi noto come “Angelo”, barbaramente ucciso un anno fa da 4 abitanti del posto.
Il tutto ripreso in un video poi diffuso su Internet, fatto questo che ha fortunatamente consentito la rapida identificazione dei responsabili.
Il grande risalto avuto dalla vicenda ha fatto sì che anche i tempi della giustizia, spesso biblici, fossero relativamente brevi, ma ha anche purtroppo portato alla luce sia una certa omertà, sia il pensare che “tanto fosse solo un cane” da parte anche di alcuni abitanti del luogo. Mentalità che purtroppo si trova ancora spesso in Italia e che ha portato negli anni ad episodi simili a quanto successo ad Angelo e che tante volte sono rimasti impuniti.

Almeno questa volta non è stato così: la sentenza è stata una condanna a 16 mesi di reclusione, il massimo possibile dato che i difensori degli imputati avevano richiesto il rito abbreviato, oltre all’obbligo di pagare 2000 euro ad ognuna delle 20 associazioni animaliste costituitesi parte civile e il pagamento delle spese processuali.
Per quanto riguarda la reclusione è però prevista la sospensione della pena, quindi in realtà probabilmente nessuno di loro metterà piede in carcere ma dovranno svolgere 6 mesi di volontariato presso associazioni a tutela degli animali.

La sentenza è stata accolta positivamente, da alcuni è considerata “storica”, è stata anche definita “pena esemplare”.
Personalmente, ritengo che questa sentenza sia solo l’ennesima dimostrazione di come le pene previste dalle leggi in materia di maltrattamento animale siano ridicole.

E’ sicuramente comprensibile essere soddisfatti dalla sentenza, perchè la legge questo permetteva, ma – come giustamente chiesto da più parti – dovrebbe invitare a riflettere sulla necessità di modificare tale legge. Perchè in questo caso almeno c’è stata una condanna (ma comunque i 4 che si sono resi responsabili di un atto così schifoso non metteranno piede in carcere nemmeno 5 minuti), in altri casi addirittura ci sono state delle assoluzioni, come nel caso dei pastori che uccisero un cane a bastonate assolti perchè “il fatto non sussiste”.

La definizione che ha in alcuni casi accompagnato la notizia della sentenza con la quale però non sono assolutamente d’accordo, è quella per cui “Angelo ha avuto giustizia”.
Perchè appunto, capisco accogliere gli aspetti positivi della questione, anche i tempi tutto sommato “brevi”, ma definirla giustizia, questo proprio no. Anzi, trovo che il rischio sia che passi il messaggio che sia ancora troppo facile farla franca, e che se anche vieni “beccato”, le pene tutto sommato non siano così gravi. Certo, dal punto di vista economico la somma totale non è bassa, ma è comunque dovuto al fatto che anche per l’alto risalto mediatico avuto dalla vicenda, ben 20 associazioni si siano costituite parte civile.

Lo scorso anno un cacciatore di Massa accusato di aver volontariamente lasciato morire il proprio cane venne condannato a 6 mesi di reclusione.
Il problema non sembra peraltro essere solo italiano, se consideriamo che ad esempio in Francia un ventunenne che seppellì vivo il suo cane tra le pietre (fu salvato in extremis da un passante) è stato condannato semplicemente a 8 mesi di libertà vigilata e a non poter possedere un cane per i successivi 5 anni.

E’ ancora possibile firmare la petizione per la modifica della legge relativa alle pene per il maltrattamento degli animali. E’ obiettivamente pituttosto raro che queste petizioni portino poi a risultati “concreti”, ma dato che conta già più di 405.000 firme e ha “l’appoggio mediatico” delle Iene, potrebbe anche portare a qualcosa.

Rimane il fatto che finchè dovremo ridurci a considerare “positive” e “storiche” (lo stesso termine fu usato anche per la sentenza del cacciatore di Massa) sentenze che in realtà sono un ulteriore sfregio alle vittime della barbarie umana, non ritengo si possa parlare di una vera e propria giustizia, ma solo di un’applicazione di leggi che si dimostrano inadeguate.
Questo già le rare volte in cui si riescono a individuare i responsabili, perchè purtroppo accadono spessi episodi simili a quello di Angelo, ma i cui responsabili rimangono impuniti.

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Informazioni su Davide Beltrame

Figlio di Valeria Rossi dalla nascita, creatura mitologica a metà tra uomo e cane, con tratti bestiali dello yeti. Solitamente preferisce esprimersi a rutti, ma ogni tanto scrive su "Ti presento il cane" (di cui è il webmaster, quando e se ne ha voglia). La sua razza preferita è lo staffordshire bull terrier, perché è un cane babbeo che pensa solo a mangiare e a dormire. Esattamente come lui.




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