di ANDREA SABBATINI – L’educazione e l’insegnamento dei comandi base sono un passaggio obbligato per ogni persona che decida di prendersi cura di un cane. Per i problemi più banali e per gli esercizi più semplici è possibile trovare in rete  informazioni e tutorial che indicano come fare. I più scrupolosi vanno oltre, si affidano ad un educatore o fanno lezioni presso un centro cinofilo. Detto così sembra tutto lineare e coerente, ma da neofita ho dovuto fare subito i conti con un elemento fondamentale, che più di altri fa gettare la spugna al novellino: IL TEMPO!

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Quando si iniziano ad insegnare a Fido i primi esercizi (sia quelli di base, che quelli divertenti come il rotola, l’otto, il sotto ecc..) siamo armati di tanta buona volontà e i risultati iniziali alimentano un sano entusiasmo, che però dovrà scontrarsi con la realtà futura. Il nostro amico infatti con la velocità o la lentezza con cui impara, un po’ dipende dal soggetto e un po’ dalle nostre capacità, in ogni caso rapidamente dimentica!
Stesso vale per l’educazione, se il cane ad esempio tende per indole ad essere un cane che tira al guinzaglio possiamo senz’altro correggere questo comportamento ma fissare la correzione nel tempo è un’altra cosa.

Certo educazione e giochini non sono la stessa cosa, non c’è scritto da nessuna parte che un cane debba saper fare un seduto o tantomeno battere il cinque, ma insegnare al cane queste cose sicuramente migliora la relazione con il nostro amico e migliora il nostro modo di comunicare con lui, in ogni caso educazione e giochini richiedono costanza. In un tempo accettabile puoi magari insegnare al tuo cane ad aspettare seduto che la ciotola venga poggiata a terra e che tu gli dia il permesso, ma se per 2 o 3 giorni, andando di fretta, prendi la ciotola e la molli lì, il seduto e l’attesa si fanno benedire e ti ci devi dedicare per tornare a “come eri prima”.

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Altra importante considerazione è il tempo che ci vuole affinché il cane esegua quanto richiesto senza che tu abbia a disposizione un bocconcino e in un contesto diverso dall’abitazione o dal luogo in cui ci si esercita! Per non parlare poi delle strategie che inizialmente funzionano e che nel tempo perdono efficacia!

Veniamo ora all’esperienza di quando ci si rivolge ad un educatore o si va presso un centro cinofilo. Le cose sono più semplici perché vieni corretto sistematicamente mentre cerchi di mettere in pratica quello che ti hanno insegnato e quindi comunicando meglio il cane impara più facilmente. C’è un però: quando l’educatore se ne va o provi ad applicare quello che hai imparato al campo (lì funzionava benissimo!) alla passeggiata sottocasa le cose cambiano. A quel punto scatta la domanda all’istruttore: “PERCHE’??!!!. Ho fatto le stesse identiche cose!”
La risposta è che ci vuole TEMPO, che bisogna andare per gradi, che bisogna lavorare in diversi contesti,ecc.
Sì, ma quanto tempo ci vuole? Ovviamente la risposta non può che essere “dipende”, ogni cane è a sé.

Insomma pazienza e tempo sono indispensabili per ottenere educazione e un minimo di addestramento, sono dati per scontati dagli addetti ai lavori ma non lo sono per gli inesperti.
Si parte pensando che magari con un po’ di impegno nel giro di due/tre settimane qualcosa la risolvi, perché magari in due giorni il tuo cane il seduto lo ha imparato (a casa, nel silenzio, con te che hai la sacchetta dei premietti attaccata alla cinta dei pantaloni!) ma poi glielo chiedi quando effettivamente ti serve, perché magari sei seduto al tavolino di un bar o perché hai bisogno che stia un attimo fermo e tranquillo mentre prelevi al bancomat e lui ovviamente ti ignora beatamente.

Non voglio ovviamente demotivare nessuno, anche perché quando i risultati arrivano la soddisfazione è tanta, ma è importante tener presente che bisogna essere costanti, coerenti, pazienti e che ci vuole tempo:

  • da dedicare;
  • perché il cane apprenda;
  • affinchè non dimentichi.

Non esserne consapevoli spesso porta i proprietari a desistere.  Fortunatamente con i nostri amici a quattro zampe non siamo mai fuori tempo massimo per educare/insegnare, loro non si scoraggiano mai con noi, facciamo altrettanto.

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6 Commenti

  1. Sacrosante le tue parole!
    Ma al neofita servono indicazioni almeno approssimative di quanto tempo serva, proprio per non demoralizzarsi e poi desistere. Quindi mi permetto di aggiungere, secondo quanto indicatomi dal mio educatore, che è importante ripetere un esercizio o un comportamento voluto ( per esempio il seduto o il non uscire dal cancello) entro le 24 ore dalla corretta esecuzione per fissare il “concetto” (un po’ come quando si studia, e il giorno dopo si ripassa), e la ripetizione per 21 giorni consecutivi affinchè questa diventi normalità.
    Ovviamente non è matematica, ma nel mio caso ha funzionato.

  2. A rischio di andare O.T.: vi seguo da tanti anni ma non mi sembra che abbiate mai proposto l’educazione e l’addestramento degli umani.
    Andando a spasso ma anche in ristoranti o in città con la mia Vizla ( una gran patata ubbidientissima e vogliosa di coccole da CHIUNQUE) mi rendo sempre più conto che servirebbe educare le persone al rapporto con i cani. Quanti bambini corrono o alzano le mani per paura (messaggio completamente errato che si manda al cane purtroppo) e quanti hanno paura perchè non conoscono i cani.

    Perchè non proponete (come fanno i centri ippici per esempio) delle lezioni nelle scuole ? già a partire dalla materna in un’ora si spiegano i messaggi che ci mandano i cani, cosa non fare con dei cani sconosciuti e soprattutto di cosa necessitanto i cani. Insegnare già da piccoli che devono far parte della famiglia ed essere socializzati ecc.. Sarebbe crescere nell’educazione cinofila dei bambini prima che diventino adulti ignoranti … abbiamo tante sciuremarie e sciur mario …? collaborare con le scuole e istituzioni scolastiche. So che le scuole hanno sempre meno fondi ma sono sicura che magari proponendo a spot l’attività gratuita a qualche dirigente poi ci sarebbe un ritorno (per voi educatori, e anche per gli allevatori).
    Complimenti per come state portando avanti il messaggio che ha iniziato a divulgare Valeria. Buon Lavoro Gabriella

  3. Parole sante e non si diranno mai abbastanza.
    Mi permetto di aggiungere, fresca di esperienza tuttora in corso con il mio lupetto (8 mesi appena compiuti) che secondo me è anche necessario valutare di fare un passo indietro rispetto al percorso educativo intrapreso quando ci si rende conto di non ottenere i risultati sperati.
    Nel nostro caso ci siamo accorti di essere troppo rigidi e il cane era perennemente nervoso ed insoddisfatto e di conseguenza reagiva in modo violento a tutto. Letteralmente tutto. Abbiamo cambiato metodo, mantenendo lo stesso obiettivo e coerenza, ma ammorbidendo il modo. In un mese è un altro cane, davvero.
    A volte ci vuole un po’ di umiltà anche 🙂

  4. Vivo con un bravissimo Labrador di 2 anni e mezzo e sono mamma di una sedicenne. Se oggi mia figlia si comporta da ragazzina educata ( non risponde male agli insegnanti, é rispettosa con bambini, anziani, animali), se il mio cane non é viziato, non tira e può seguirci praticamente dappertutto…non é un caso, si chiama educazione e richiede tempo e tanta pazienza.Errori, difficoltà, fallimenti vanno messi in preventivo, ma la cosa che mi fa arrabbiare sono quelli che pensano che i figli vanno educati, i cani, invece, imparano da soli.

  5. Ah, poi consideriamo che ci sono cani che sono zucconi casi disperati come il mio.
    Per carità, è anche troppo bravo, si comporta come un principe (non lo slego mai in giro , quindi non ho idea se tornerebbe o meno) però sto cercando di insegnargli il salto nel cerchio seguendo un simpatico tutorial qui apparso qualche tempo fa.
    E’ una cosa assolutamente esilarante. Perchè io sarò pure scarsa come insegnante, ma sono costante e lui costantemente non capisce assolutamente niente. Alla prima “lezione” surreale ne sono seguite una decina o più di altre tutte più o meno uguali. Non gli ci arrentra minimamente. Non registriamo il benchè minimo progresso.

    • Scusate, son OT ma devo dire a Peppina che è simpaticissima nel raccontare i suoi insegnamenti: mi vedo in lei e mi sento esilarante anch’io.

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