venerdì , 24 novembre 2017
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Il lupo sarà sempre cattivo, se ascoltiamo solo cappuccetto rosso

di EMANUELE VITOLO – Metto le mani avanti sin da subito: non sono un cacciatore, né ho amici stretti cacciatori né possiedo cani da caccia.
Anzi, abito in una grande città che conta un milione di abitanti, sono un pezzo di “giovine” e non sarei capace di uccidere neanche una mosca figuriamoci un animale.
Ma il punto è proprio questo; io non sarei capace di farlo. Come non sarei capace di fare recupero crediti, il becchino, il macellaio e altre migliaia di lavori.
Però rispetto chi li fa. Rispetto, non ammiro, sia chiaro.
Anche perché penso che qualsiasi lavoro o attività, purché sia onesta, è sempre rispettabile. Per questo oggi vorrei andare un po’ controcorrente e cercare di chiarire e smentire alcuni luoghi comuni riguardo l’attività più odiata in assoluta da vegani, vegetariani, animalisti e affini: la caccia.

Innanzitutto facciamo due distinzioni fondamentali tra: caccia sportiva e caccia di sussistenza.

Nella prima si uccide solo per il piacere di farlo, portando a casa solo la testa dell’animale come “trofeo”, oppure l’intero animale imbalsamandolo. Chi fa questo non ha assolutamente il mio rispetto e né, tantomeno, la mia ammirazione.
La caccia di sussistenza, invece, ha come scopo primario l’abbattimento dell’animale per fini nutritivi. Chi fa questo ha il mio rispetto, ma non la mia ammirazione.

Ora possiamo analizzare i luoghi comuni più “in voga” tra gli animalisti nei confronti dei cacciatori (di sussistenza) soffermandoci, ovviamente, sul rapporto con i propri cani:

  • I cacciatori non amano i propri cani: vero e falso.
    Esistono cacciatori che stravedono per i propri cani e li amano proprio come io amo la mia adorata cagnetta. Ce ne sono altri (specialmente i più anziani cresciuti con la classica frase di una volta che “un cane è solo un cane”), che non li amano ma li rispettano e li trattano semplicemente da cani. Ci sono molte persone (animalisti compresi) che sostengono di amare il proprio cane e poi lo portano fuori solo due volte al giorno (giusto il tempo di fare i bisogni); lo trattano come fosse un bambino o un essere umano ridicolizzandolo; fanno “sci di fondo stradale” e quando si sono rotte di farsi tirare gli mollano anche un ceffone immotivato e via discorrendo. Quindi, ogni cacciatore ha il suo carattere e il suo modo di vedere il cane; c’è chi lo vede come membro della famiglia e chi come semplice cane da caccia e lo stima e lo rispetta in quanto tale. E considerando ciò che si sente in giro, credetemi, non è poco.
  • I cacciatori abbandonano i cani che non sanno cacciare: E qua già so che riceverò innumerevoli contraddizioni però cercherò di essere chiaro. Il cacciatore vero (quello nato col fucile in mano con affianco il padre ed il nonno e i cani avanti), quasi sempre è anche allevatore; e come qualsiasi allevatore serio di qualsiasi altra razza da lavoro (poi anche tra i cacciatori esistono i cagnari), farà una selezione molto accurata dei soggetti che presentano determinate caratteristiche quali salute, abilità al lavoro e morfologia di razza.
    Ergo: un allevatore/cacciatore serio non si sognerà mai di far accoppiare un cane che è una mezza schiappa (lavorativamente parlando), come un allevatore di boxer serio non farà mai accoppiare un cane con il soffio al cuore o con lo stop poco marcato. Allora che fine fanno i cani da caccia che non sono abili al lavoro? Innanzitutto vengono castrati (o sterilizzati in caso di cagne) e dopo o il cacciatore se lo tiene come cane da compagnia o lo regala a qualcun altro che vuole semplicemente un cane da compagnia. Chi invece li abbandona, come spesso accade, è solo un cacciatore/allevatore farabutto come lo sono molti altri delle più svariate razze che non è stato nemmeno capace di insegnare nulla al proprio cane (perché non tutte le doti sono innate). E non dimentichiamoci che c’è ancora di peggio: molti allevatori farabutti (fortunatamente la minoranza), ai cani che presentano sin da cuccioli doti morfologicamente scorrette e, soprattutto, mantelli scorretti (tipo il boxer bianco), addirittura li uccidono.
    Fate caso ad una cosa, quando vedete sui siti internet i cani in adozione che appartengono a razze da caccia, avete notato cosa scrivono spesso i volontari? Frasi del tipo: “sicuramente qualche cacciatore l’ha abbandonato perché talmente che è buono che non era in grado di cacciare”, o frasi affini, ma il senso è quello. A volte è proprio così, ma molte volte no.  Perché a meno che un cane non sia portato dal proprietario in canile o, grazie al microchip, si riesca al risalire al proprietario, è impossibile conoscerne la storia.
    E sapete molte volte quei cani abbandonati a chi appartenevano? A persone che hanno preso un cane solo per la sua estetica o perché di moda (tipo il Beagle), rivolgendosi al primo cagnaro di turno e senza minimamente considerare le esigenze di cui quella determinata razza, da caccia, ha bisogno. Risultato? Il cane inizia a manifestare le proprie esigenze che dallo sciurmario/sciuramaria di turno non vengono capite (data anche l’assenza di cultura cinofila).
    Risultato finale? Il cane finisce al canile (se gli va bene) o in mezzo alla strada legato a qualche palo (se gli va male).
  • I cacciatori sfruttano i propri cani: I cacciatori utilizzano i propri cani e li fanno svolgere il loro lavoro per il quale sono nati: ovvero cacciare. Anzi, i cani sono felici di lavorare ed il lavoro è la loro vita. Perché credetemi, è frustrante vedere in città Beagle, Basset Hound e affini costretti a stare sempre al guinzaglio ed a scendere solo per fare i bisogni. Quelli sì che sono maltrattamenti! Ed il bello che poi i proprietari si lamentano che quando non ci sono gli distruggono lo casa; secondo me è il minimo che possano fare.
  • I cacciatori sono esseri crudeli: Mi credete se vi dico una cosa? Mi sento più crudele io quando vado al supermercato a comprare la carne piuttosto se fossi un cacciatore (masochisticamente parlando). Questo perché? Perché io già immagino cosa ci sia (molto probabilmente) dietro alla fetta di carne che ho appena comprato: animali maltrattati costretti a vivere uno sull’altro per poi essere uccisi nel peggiore dei modi, e risparmio dettagli. Per non immaginare gli antibiotici che quell’animale, di cui io sto mangiando la carne, avrà assunto per curarlo dalle malattie. Mi piacerebbe tanto pensare che la carne di cui ci nutriamo provenga da fattorie immerse nel verde, dove gli animali stanno sempre all’aria aperta e si nutrano di ciò che gli dà l’ambiente circostante e vangano uccisi dignitosamente; ma purtroppo, quasi sempre, non è così. Allora la domanda sorge spontanea: è più crudele uccidere e nutrirsi di un animale che ha vissuto sempre una bella vita in libertà, si è sempre nutrito di ciò che la terra gli ha dato, non ha mai preso un antibiotico ed ha fatto una morte più che dignitosa con un colpo di fucile o di un animale di allevamento intensivo? Io ho conosciuto cacciatori veri in passato, e tutti mi hanno detto che piuttosto di mangiare carne di allevamento sarebbero diventati vegani.
  • I cacciatori sterminano la fauna: niente di più falso. A sterminare la fauna ci pensano i bracconieri (ai quali va tutto il mio disprezzo) e il bracconaggio in Italia è un reato punito dal codice penale. I cacciatori veri seguono tutte le regole della caccia e le due regole principali in primis: cacciare solo nei luoghi e nei tempi stabiliti dalla regione, avere una licenza di caccia e abbattere solo capi maschi adulti. Più chiaro di così si muore. Anzi, i cacciatori in un certo senso, aiutano; perché, per esempio, un cinghiale che agli occhi di un animalista può sembrare un animale così buffo e grazioso, agli occhi, invece, di un piccolo imprenditore agricolo che sopravvive alle grandi multinazionali del cibo e, oltre a causa dei cambiamenti climatici, vede distrutto il proprio raccolto dai cinghiali, non è proprio il massimo. Perché la mucca dà il latte, la pecora dà la lana e la gallina dà le uova; e il cinghiale che dà? Distrugge solo i campi, aggredisce le persone, prospera quasi come i conigli e alla fine accade quello che poco tempo fa è successo a Roma: che i cinghiali mancava poco che entrassero nel Colosseo. Allora detto ciò, un cacciatore che uccide un cinghiale (nei posti e nei luoghi consentiti dalla legge) e si nutre della sua carne (che è una tra le più buone), che danno ha fatto alla fauna?

Come ho detto già all’inizio, non sono un cacciatore e mai lo diventerò, neanche per mille euro al minuto. Né ammiro o elogio i cacciatori.
Allora perché ho scritto quest’articolo? Semplice: perché amo l’obiettività ed odio i pregiudizi e chi vuol vedere solo ciò che vuol vedere e sentire solo ciò che vuol sentire. Odio anche l’accanimento contro una categoria, perché penso che qualsiasi stile di vita (purché consono alle leggi e non leda terzi) vado rispettato. Ed oggi con questo capitalismo snodato dove tutti vogliono tutto e subito, dove i maiali vengono tenuti chiusi in box perché devono ingrassare il prima possibile affinché possano essere uccisi quanto prima per soddisfare la domanda di carne, le mucche vengono munte artificialmente per estrarre quanto più latte possibile, dove non conta più la qualità ma la quantità di ciò che si ha, io rispetto i cacciatori che vivono una vita di un tempo dove tutto era più lento e più buono.
Non dimenticando neanche che, senza la caccia l’uomo si sarebbe estinto già miliardi di anni fa; e ancora oggi, nelle zone più remote della terra dove la prima città si trova a cinquecento km di distanza, si vive ancora e solo di caccia. Non ci sono fast food, supermercati, enoteche e altri posti in cui comprare viveri; ci si nutre solo di ciò che dà la terra, il mare, il fiume e gli animali. Ed i cani dei cacciatori (spesso anche dei cacciatori nostrani) si nutrono anch’essi della stessa carne che hanno cacciato.

Io non sono vegano né vegetariano e mai lo diventerò: perché la carne mi piace e credo nella catena alimentare; come credo anche (essendo ateo) che l’uomo sia anch’esso un animale dotato solo di parola e di ragione (anche se poca specialmente oggigiorno). Io contesto il modo, non il fine, e penso che un animale debba vivere fino all’ultimo giorno una vita dignitosa prima di arrivare sulle nostre tavole. Per questo ho scritto quest’articolo e per questo ho parlato dei cacciatori andando a più sagre di paese e parlando con molti di loro, cercando di capire le loro ragioni e capire quanto sia difficile essere giudicati, calunniati, minacciati e messi a pari livello (sui social) di bracconieri senza scrupoli facendo di tutta un’erba un fascio.
Da chi poi? Da persone ferme nelle proprie idee ed intolleranti. Io non ci sono su facebook, ma sono convinto che se ci fossi e un giorno mettessi una mia foto con il fucile in mano ed un cinghiale morto in terra riceverei di tutto: dal figlio di buona donna sino a vere e proprie minacce di morte. E questo non è giusto. Perché, a mio avviso, bisogna rispettare chi non la pensa come noi ed ha fatto un’altra scelta di vita, qualunque essa sia, purché lecita. Come io, che sono un carnivoro, rispetto i vegani. Se c’è una cosa bella della vita è proprio la diversità, sia degli animali che degli esseri umani.

Io non sono un cacciatore e mai lo diventerò, però mi piace ascoltare chi non la pensa come me…perché è logico che se volessi sentire solo quello che dice cappuccetto rosso, il lupo sarà sempre cattivo.

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