di FRANCESCA M. BRUNELLO – Ho battuto a tappeto mezza Firenze nelle ultime due settimane perché avevo bisogno di un semplicissimo strozzo a maglie larghe.

Mi serve per un sacco di motivi: primo fra tutti perché è l’unico tipo di collare che non brucia il pelo alla Twiggy. Con lei non posso usare alcun tipo di collare fisso diverso (nylon, corda, acciaio in maglia fine, manco il serestro) che nel giro di mezza giornata sembra una di quelle galline con il collo nudo. In secondo luogo mi serviva per Neve, il canino che ho in stallo, che al guinzaglio è un soldatino, ma visti i lavori della tranvia (che ho giusto davanti casa, come mezza Firenze del resto) tende a spaventarsi un po’ quando un autobus ci passa troppo vicino. Sebbene la sua reazione tipo sia “mi fermo un attimo e aspetto che sto robo passi” all’inizio temevo che andasse in dietroculo e sgusciasse fuori dalla pettorina o dal collare.
Raramente lo uso come strozzo, con un semplice moschettone da 20 centesimi diventa un collare fisso che non brucia il pelo alla mia bestiaccia e che è regolabile, quindi adattabile alla perfezione su tutti i cani dalla taglia media in su.
Lo uso in modalità scorrimento solo quando stiamo lavorando su esercizi in cui ho bisogno il 300% di precisione da parte della Twiggy, che basta un colpettino minimo perché lei si corregga da sola.

Ultimo ma non meno importante, costa poco e dura tutta la vita. A fine mese Neve dovrebbe partire per Torino se l’adozione va a buon fine (incrociate le dita) e volevo farlo partire con collare e guinzaglio senza spenderci un patrimonio.
Fatto il mio preambolo da dodici pagine in cui vi racconto la storia della mia vita, adesso vi dico come è andata la mia battuta di caccia alla ricerca dello strozzo perduto… premetto che ho contattato in tutto quasi una ventina di negozi (che dopo i primi cinque mi sono rotta le scatole di fare la strada per niente) e ho mandato mia mamma in tre negozi su a San Donà, tra cui, in uno di questi l’avevo proprio acquistato la prima volta.

Queste le risposte riassunte:

– È contro la politica aziendale.

– Non lo teniamo più.

– No no, quelle cose orribili sono coercizioni.

– Non lo userei mai con il mio cane, figurarsi metterlo tra i prodotti che vendo.

– Guardi lo tenevo ma poi ho smesso di ordinarlo e non è nemmeno più nel catalogo.

Quando le prime volte cercavo di spiegare che mi serviva per un cane di cui non sapevo la taglia, “a occhio una 55, ma forse un po’ meno”, e che quindi mi importava che fosse regolabile, allora cercavano di venirmi incontro, con i collari fissi in nylon. Poi però aggiungevo la questione della paura degli autobus (non potevo sapere che, tempo cinque uscite, a Neve non gliene sarebbe più fregato niente) allora era subito pettorina antifuga doppia H doppio aggancio davanti e dietro. A parte che io quell’imbracatura infernale non avrei nemmeno idea di come mettergliela e di conseguenza nemmeno come usarla correttamente, nella versione più economica costava più di 30 euro.
“Maremma maiala”, si dice qui a Firenze.

Dopo i primi due negozi (attenzione che sono andata sia nei pet shop piccoletti che in quelli delle grandi catene) ho iniziato a chiedere semplicemente “un collare a strozzo per favore, possibilmente a maglie larghe”. E le risposte erano sempre le stesse, però due secondi netti dopo avermi sentito dire “va bene arrivederci e grazie lo stesso” e girarmi verso la porta, subito mi fermavano per propormi lo strozzo a retriever. E li un paio di volte mi è partito l’embolo.

Per capire di cosa sto parlando, il retriever è un guinzaglio/collare in corda di nylon originariamente nato come pezzo unico, a semistrozzo. Dopo pochi anni che era in commercio, hanno fatto anche la versione spezzata, il cui guinzaglio ha il moschettone, a cui si aggancia un collare a strozzo, solo che invece che essere in metallo ha la forma di una corda, del diametro di un centimetro.

Quando ribattevo “ma scusi sa, ma questo è uno strozzo, che per di più non può in alcun modo essere usato come collare fisso, non è contro la politica aziendale anche questo?” Ricevevo risposte vaghe, tranne una, la più bella: “no ma con questo i cani non vengono tenuti a catena.”

Lungi da me voler riaprire la diatriba collare/pettorina, però ancora una volta l’ignoranza e la disinformazione la fanno da padrone! Il collare a strozzo è uno strumento fine a se stesso, il fatto che sia di metallo (maglie larghe o strette che sia) non lo rende diverso dal collare retriever.

Che poi, in molti di quei negozi vendessero invece collari elettrici light (che danno cioè una scossa leggera), quelli che spruzzano la citronella e altri strumenti che io personalmente aborro (tra cui anche il flexy, che per quanto possa sembrare innocuo, io proprio non lo posso vedere) mi ha fatto innervosire ancora di più.

Postilla di DAVIDE BELTRAME – Leggere di questa situazione in una città non esattamente sperduta sui monti mi ha rattristato molto, perchè evidenzia come per l’ennesima volta si tenda più a demonizzare lo strumento piuttosto che i suoi usi scorretti. E sul collare a strangolo la disinformazione fatta degli anni è stata molta, tanto che la maggior parte delle persone non ne conosce nemmeno le caratteristiche e gli utilizzi più comuni.
E’ possibile che una persona che ha la precisa necessità di un determinato strumento (che si suppone sappia usare correttamente) debba impazzire per cercarlo a causa della “caccia alle streghe” partita anni fa contro questo strumento? Caccia alle streghe peraltro negli anni più volte “sbugiardata” dato che ad esempio tagliava e cuciva a proprio comodo studi che non giungevano alle conclusioni che volevano far credere.
QUALSIASI strumento se usato in maniera errata è potenzialmente dannoso, ci dovrebbe essere una libertà di scelta, informandosi su come vada utilizzato il collare a strangolo e quali siano i casi in cui può essere più o meno indicato della pettorina.
Ma dovrebbe poter scegliere il proprietario del cane, in base alle sue esigenze e alle sue competenze, non perchè costretto a una ricerca snervante. Anche perchè in molti casi il collare a strangolo ha aiutato a recuperare i cani dalla strada o aiutarli nella loro permanenza in canile, operazioni pressochè impossibili con la pettorina dato che quest’ultima presuppone di potersi avvicinare al cane e mettergli le mani sul corpo per fargliela indossare.

Sicuramente questo articolo farà esultare molti dei fervidi oppositori allo strangolo, che non mancano di esprimere profonda gioia ogni volta che in qualche parte del mondo questa o quell’ordinanza vieta l’uso e la vendita di tale strumento; personalmente ritengo che ci sarebbe da esultare se i proprietari sapessero scegliere lo strumento adatto in base al singolo soggetto, alla sua situazione e alle necessità (magari temporanee) del singolo, e non seguissero invece l’onda, prendendo uno strumento solo perchè “consigliato da” o, peggio ancora, per mancanza di alternative.
Ma non sembra esattamente una situazione che si verificherà molto presto…