lunedì , 24 luglio 2017
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Il Keeshond (o Wolfspitz): il supercane che non ti aspetti… e che forse desideravi da tanto

di FABIANA BUONCUORE – Mi affascina da sempre studiare le dinamiche di branco, e da quando ho il mio gruppo di cani in giardino ho la fortuna di poter osservare in silenzio gesti, posture, spostamenti e tutto ciò che concerne l’organizzazione delle posizioni gerarchiche occupate dai vari soggetti. Sì, c’è chi dice che le gerarchie non esistono, che è una teoria ormai superata. Come la Terra: si pensava fosse piatta, ora si dice sia sferica, tra qualche anno sarà una nozione obsoleta e l’avanguardia scientifica ci dirà che in realtà è cubica.

Detto ciò, io possiedo un branco di rottweiler, che non è che siano proprio dei campioni di ritualizzazioni: comunicano a sguardi e posture, sì, ma anche e soprattutto a spallate, ringhi, morsi, zampate. Come mio marito, insomma.

A me piacciono molto i comportamenti più ancestrali e “lupini”, ma i cani più vicini al lupo, immancabilmente, possiedono anche delle caratteristiche che io personalmente non posso tollerare: indipendenza (ne ho avuto UNO di cane che tendeva a fuggire, e mi è bastato per tutta la vita), indocilità (imparano, sì, ma ascoltano… quando è davvero necessario. Altrimenti, ciccia), alto predatorio (abbiamo in casa criceto, coniglio, pappagallo, tartaruga di terra, tartaruga d’acqua, gatti… e dopo che il cane di cui ho scritto qui sopra mi portò in dono, da piccola, la testa del mio amato porcellino d’india, ho iniziato a considerare attentamente il predatorio dei cani che mi metto in casa), tendenza a preferire i rapporti con i conspecifici (ed io sono più per il “ok, è l’ora del branco e fai il cane, ma quando devi scegliere tra me e un altro cane se preferisci l’altro cane sono gelosa”); ecco spiegato perché per il mio carattere, come immagino sia per un mare di altre persone, rinuncio da sempre a mettermi in casa cani troppo primitivi o lupeschi, per quanto mi piacerebbe un sacco poterne studiare da vicino il comportamento. Preferendo i cani-francobollo ed i cani amanti dell’addestramento mi sono sempre orientata verso i molossoidi.

Poi succede, l’altroieri, che mi capita per caso tra le mani qualche scritto di Valeria sul Wolfspitz che, ammetto, per ignoranza ho sempre conosciuto come l’ennesimo cane lupino con contorno di comportamenti a me sgraditi. Cerco un po’ di bibliografia in rete, ma non trovo nulla, così contatto la mia amica Lucia Menicori, allevatrice di lunga esperienza; Lucia mi descrive così un cane che è mooolto diverso dall’idea che mi ero fatta, forse ingannata da quell’aspetto così ancestrale o dalla parola “wolf” presente nel nome della razza. Razza che d’ora in poi è bene che impariamo a chiamare Keeshond (si pronuncia pressappoco “chesciaund”), plurale keeshonden, e vedremo più sotto il motivo. Di seguito l’intervista che Lucia mi ha gentilmente concesso, aprendomi un mondo che non conoscevo e che mai più avrei pensato di trovare in una razza che passa troppo spesso inosservata.

Allevi una razza particolare, quasi sconosciuta ai più, o vagamente sbirciata tra i libri quando si cercano informazioni sul diffusissimo Spitz tedesco nano, o Volpino di Pomerania. Cosa sai dirmi del Wolfspitz?

Il materiale pubblicato su questa singola razza ė praticamente inesistente. Ľ unico libro che ho io è un testo inglese ma che ha come minimo una ventina d’anni. Sui libri, alla voce “Spitz tedesco”, si parla di Wolfspitz e praticamente mai di Keeshond, che è il nome utilizzato in Olanda e in tutti i paesi anglofoni, e che è anche quello che preferisco perché lo identifica come razza a sé, come in realtà è, anche se lo standard morfologico è lo stesso dello Spitz tedesco.

Dunque è una razza a sé; allora gli spitz tedeschi medio e nano non sono lo stesso cane, ma più piccolo? E come mai lo standard è uno solo?

In realtà è un’ antica razza olandese. Era il cane dei battellieri nei canali: da qui l’estrema agilità, l’amore per l’acqua e la tendenza da guardiani avvisatori. Poiché era il cane simbolo degli Orange, quando questi persero la guerra civile anche il cane fu perseguitato ed andò vicino all’ estinzione. La Germania ne ottenne il riconoscimento prima dell’ Olanda, inserendolo negli Spitz tedeschi. Perciò nei paesi FCI è una varietà degli Spitz tedeschi; invece in America, Regno Unito, Australia è una razza distinta, con un suo standard. I cani che ho importato dagli Stati Uniti hanno infatti nel pedigree il nome Keeshond, e l’FCI li riconosce.

Interessante davvero! Ho letto sulla razza che questo cane, così “lupesco” nell’aspetto, ha in realtà del lupo soltanto  l’alta gerarchicità e capacità comunicativa corporea: una sorta di cane ancestrale che a differenza dei nordici non si pappa gli animaletti domestici e non mostra tendenza a scappare o indipendenza.

Esatto. Nel gruppo 5 FCI rientra negli spitz europei, non nei nordici. Dei nordici ha comunque la grande capacità di problem solving: è un cane che dimostra astuzia ed inventiva se messo di fronte ad un problema. D’altra parte, selezionato nei secoli per fare la guardia sui barconi e vivere a stretto contatto con le persone in ambienti ristretti, ha ottime capacità di apprendimento e grandissimo bisogno di mantenere un contatto con gli umani e di rapportarsi con essi. Pensa che tra i suoi soprannomi c’è “velcro dog”!

Quello che mantiene di molto inalterato e primitivo sono proprio la gerarchia e la capacità di vivere in branco stabilendo i ruoli molto serenamente, oltre a certi atteggiamenti molto naturali tipici del branco. Ad esempio le mie femmine, quando una di esse partorisce, collaborano se possono: puliscono i cuccioli anche se non sono le madri, ci giocano e li accudiscono. E la madre lascia fare, proprio come accadrebbe in natura con la cucciolata dell’Alpha.

Sono davvero particolari: persino con mio nipote, che è nato in mezzo a loro, hanno fatto lo stesso: se lo mettevi per terra correvano a leccarlo e quando ha cominciato a camminare alcune lo seguivano e addirittura cercavano di impedirci di portarglielo via.

Parliamo di docilità e addestrabilità: “che cosa ci fai” con un Keeshond?

Un Keeshond decisamente “da lavoro”…

Con un Keeshond si fa un po’ di tutto, perché il suo obiettivo massimo è interagire con la persona. La tendenza naturale è quella da guardiani avvisatori (non di più, perché anche lo Standard richiede mancanza di aggressività), ma specialmente nel nord Europa, dove sono più diffusi, molti possessori di questi cani ci fanno anche agility, obedience e persino ricerca delle persone nei boschi (come fa ad esempio un mio cane in Finlandia). Anche la pet therapy è alla loro portata, per via di questo loro bisogno di interagire, oltre che di essere toccati e palpeggiati in modi che ad altre razze darebbero fortemente sui nervi. Questo permette loro non solo di sopportare, ma anche e soprattutto di gradire attenzioni di ogni tipo. Io ho dato via tre cani, due cuccioli ed un’adulta, a famiglie con figli nello spettro dell’autismo: oggi sono felicissimi del rapporto che si è instaurato tra cane e bambino.

Ne ho ceduti anche in famiglie che fanno trekking, in altre fanno solo i cani da compagnia: l’importante per loro è fare parte attivamente della vita di famiglia, non sono cani da giardino e benché, come ti dicevo, gradiscano la vita in branco, la massima aspirazione della loro vita è passare il loro tempo con le persone care.

Domanda sincera, perché a questo punto io proprio non me lo spiego: come mai allora è una razza così poco diffusa?

Per due ragioni, fondamentalmente: la prima è dovuta al fatto che quella che ti sto descrivendo è la selezione del vero Keeshond, più diffuso tra Regno Unito, USA e nord Europa. Da noi e nei paesi confinanti, fino ad una quindicina d’anni fa, si trovavano invece soprattutto cani di selezione tedesca, che sono linee che hanno esaltato le qualità guardiane a discapito dell’ affabilità, producendo soggetti che magari potevano eccellere anche in utilità e difesa, ma avevano un carattere più schivo ed ombroso. La seconda ragione è che la gente si spaventa moltissimo per il mantello, perché erroneamente crede che abbia una manutenzione faticosa e sporchi parecchio in casa.

Pensandoci, forse c’è anche una terza ragione: essendo cani brillanti e pronti, è facile insegnar loro di tutto, ma nelle mani sbagliate (troppa durezza o troppa poca coerenza) sono anche molto bravi ad addestrare loro stessi le persone, diventando in quel caso cani faticosi da gestire (o paurosi, se si sono usate maniere troppo decise).

In realtà la razza, non so se sia un bene o un male veramente, adesso è in espansione: le iscrizioni al registro negli ultimi anni sono lievitate, un po’ anche a discapito della qualità.

Il  mantello spaventa dunque molti potenziali amatori della razza: ma è così ingestibile?

La manutenzione principale consiste nella spazzolata che deve essere praticata a fondo dalla radice del pelo fino alla punta, altrimenti piano piano il sottopelo infeltrisce e annoda. Ma non ha bisogno di essere quotidiana: diciamo che una volta alla settimana è necessario considerare di poter dedicare una buona mezz’ora alla spazzolata, in tal modo avremo un cane in ordine. I bagni invece devono essere frequenti solo se si va in expo, perché favorendo il ricambio permettono di avere un cane “in pelo” più a lungo; altrimenti ogni due o tre mesi è più che sufficiente.

Come tutti i manti del gruppo 5, il suo pelo non ha odore e assorbe poco lo sporco, che comunque se ne va facilmente quando lo si spazzola.

Le mute sono intense, soprattutto nelle femmine, e nel periodo di muta il sottopelo ha un ricambio quasi totale, e in quel periodo è necessario intensificare la frequenza delle spazzolate: il sottopelo infatti è cosi folto che se non viene spazzolato via non cade a terra (se ne trova moderatamente poco in giro per casa, al contrario di quel che ci si potrebbe immaginare: infatti resta tutto sul cane!), ma infeltrisce tanto, con danno sia al pelo che alla pelle, che non respira più.

Il lato curioso è che, non odorando, data la tessitura particolare è indicatissimo per essere filato: produce una lana simile al cachemire. Io mi ci sono fatta un paio di maglioni ai ferri con quello dei miei!

Qualche mese fa è andato in onda un servizio su Geo&Geo, dove appunto si parlava di questo tipo di filatura, e c’ero anche io con i cani e uno dei maglioni.

(Se volete vedere il servizio, lo trovate a questo link, il servizio sulla lana di cane dove interviene anche Lucia inizia al minuto 40:50)

Insomma, il Wolfspitz, anzi, il Keeshond, val la pena di essere scoperto, perché potrebbe essere davvero il cane che in molti hanno sempre desiderato, senza sapere di avervi sempre distrattamente sorvolato sfogliando i libri sulle razze canine. Ci lasci con qualche curiosità sulla razza?

Beh, potrei aggiungere che hanno un buffissimo modo di giocare che li fa somigliare ai gatti; come i gatti, poi, amano le altezze e sono equilibristi da cardiopalma, anche da cuccioli, cosa ereditata probabilmente dagli antenati sui barconi… ma che a me negli anni ha tolto qualche lustro di vita!!

 

Ringraziando dunque Lucia per le preziose (ed altrimenti introvabili!) informazioni su questo meraviglioso cane di tipo spitz e sulle bellissime foto dei suoi cani, concludiamo lasciandovi i contatti del suo Allevamento:

Allevamento Della Ginevrina (riconosciuto ENCI FCI) di Lucia Menicori
via Catanna 174
52033 Caprese Michelangelo (Arezzo)

 

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Informazioni su Fabiana Buoncuore

Fabiana Buoncuore è la sciurallevatrice per eccellenza. Nasce a Carmagnola da suo padre e sua madre (ma più da sua madre) il 17/09/1987, da allora il 17 settembre è anche noto come "San Morbidino". Appassionata di tutte le razze canine e indicativamente di tutti gli animali esistenti sul pianeta, ha una particolare predilezione per il rottweiler, che ha le sue stesse esigenze primarie: mangiare, dormire, muovere poco le chiappe. Collabora ormai da alcuni anni con "Ti presento il cane" con le sue storie di vita vissuta tra allevamento e morbidinosità.




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