lunedì , 24 luglio 2017
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Azzannata e uccisa dal cane che aveva adottato: giornalismo vs realtà

di DAVIDE BELTRAME – “Eh già… siamo ancora qua”, per parafrasare Vasco Rossi. Ancora una volta un “cane killer”, finito sui giornali senza essersi prima minimamente accertati della dinamica dei fatti. A fare una pessima figura questa volta è “Il messaggero”, che ha pubblicato un articolo relativo ad un’anziana signora di 88anni che sarebbe stata “sbranata dal cane che aveva adottato”.

La versione che si trova online al momento è in realtà quella “riveduta e corretta”. Perchè nella prima revisione del pezzo si trovavano molte più inesattezza. Aspetto piuttosto comune in certe faccende, come abbiamo scritto più volte.
In questo caso però una persona coinvolta è intervenuta; nel post su Facebook relativo all’articolo, la niptoe della vittima ha espresso tutto il suo disappunto e ha messo in evidenza come il pezzo contenesse moltissime inesattezze.

Nell’articolo veniva infatti dato per assunto che la morte della donna fosse responsabilità del cane, mentre in seguito (si può vedere nella pagina del Messaggero che l’articolo è stato aggiornato rispetto all’uscita originaria) è apparsa la postilla

Secondo i familiari, la morte potrebbe essere avvenuta in seguito a un malore e a una caduta e il cane, che spiegano non essere mai stato aggressivo, l’avrebbe morsa solo dopo la caduta.

Ma basta leggere le prime righe dell’articolo, dove parlano di “morte per dissanguamento” dovuta ai morsi del cane, per rendersi conto che è un maldestro tentativo di aggiustare il tiro dopo la testimonianza indignata della nipote della donna.

Il problema è che questo è il modus operandi classico dei giornalisti, quando si tratta di aggressioni che vedono protagonisti i cani: prima si sbatte il mostro in pagina, poi se arrivano ulteriori approfondimenti si aggiusta il tiro. Solo che nella maggior parte dei casi nessuna delle parti in causa interviene (magari perchè non informata, magari perchè la vittima non aveva parenti, o mille altri motivi) e quindi l’articolo rimane nella sua versione originaria a scatenare commenti cinofobi.

Commenti che ovviamente sono puntualmente arrivati sia sul sito del giornale, sia sulla pagina Facebook dello stesso.


Ci sono alcuni commenti di protesta o che fanno notare come un articolo pieno di “dovrebbe”, “sarebbe” e “sembrerebbe” non andrebbe manco pubblicato perchè indica che si sta dando un’informazione quantomeno parziale, ma ovviamente la sete di click è superiore a questo ragionamento.
E come al solito, il numero di condivisioni (più di 1300) e i numerosi commenti dimostrano che l’argomento è sentito, ma questo del resto lo dimostrano anche i numerosi precedenti.

Per questa “sete di click” però, come al solito, non si fa altro che alimentare la cinofobia, che già mi pare goda di ottima salute senza essere continuamente ravvivata; ovviamente, come è prassi, la foto di apertura dell’articolo non ha nulla a che vedere con il cane protagonista della vicenda, ma molti faranno l’associazione con il “cane killer”.
Ma tanto questo ai giornalisti poco importa.
Come ormai a quanto pare poco importa di fare informazione corretta.

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