venerdì , 20 ottobre 2017
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Vogliamo imparare a gestire il cane al guinzaglio?!

di FABIANA BUONCUORE – Ne ho fin sopra ai capelli.
Premessa: io e Davide viviamo in un paesino campagnolo dove molti hanno i cani, ma pochissimi li portano a passeggio al guinzaglio: la maggior parte di essi vivono relegati in casa perché “tanto c’è il giardino”, alcuni la sera fanno che aprire il cancello di casa e lasciar andare il cane per i fatti propri. Qui non è che ci sia molta legge, la gente a malapena sa che esistono i sacchetti per cani;  pochissimi hanno idea di cosa fare per educare il proprio quattrozampe. Insomma, non è magari un paesino con una buona “cultura cinofila”, ma io ci sto divinamente: portare a spasso i cani qui significa non incontrare nessuno, poi due passi e si è in aperta campagna, dove, se si sta attenti, si possono anche sguinzagliare i cani in libertà.
Penso che in questa situazione si riconoscano molti che non vivono in piena città.

Però io i cani me li porto anche in città, nei centri commerciali o in expo, e lì sì che si incontrano altre persone cane-munite. E ho scoperto che negli ultimi tempi il mondo cinofilo da passeggio è diventato una giungla selvaggia fatta di ignoranza e superficialità, che finiscono per mettere a repentaglio -guarda un po’- l’incolumità dei cani stessi che, poveracci, hanno la sola colpa di essere cani. Ecco perché ho deciso di stilare un elenco delle regole base alle quali CHIUNQUE ABBIA UN CANE DOVREBBE ATTENERSI, e lo scrivo proprio così, tutto maiuscolo, perché queste regole valgono per me, che ho dei rottweiler di mezzo quintale, ma anche per te, sciuramaria col bolognese che “tanto è piccolo”, e per te, sciurmario col labrador che “tanto va d’accordo con tutti”.

E chissà che il mio messaggio non arrivi alle persone che ne hanno bisogno.

REGOLA N.1: RISPETTIAMO LA LEGGE

Sembra una banalità, ma la maggior parte dei proprietari di cani è convinta che raccogliere le deiezioni dei propri amici sia tutto ciò che c’è da fare per mettersi in regola. E invece no! Minimo minimo, se non vogliamo incorrere in sanzioni, dobbiamo:

  • Avere con noi una museruola adatta al nostro cane. Tutti! Lo dice la legge, e la legge è uguale per tutti, per cui non importa se avete un carlino o un dobermann, ficcatevi in borsa o nello zaino questa cavolo di museruola e portatela con voi. È obbligatorio. Naturalmente una museruola non è una cosa che di punto in bianco mettiamo al cane e lui resta impassibile, pertanto dobbiamo preoccuparci anche di insegnargli ad indossarla (come si fa? Ne abbiamo parlato qui). Non è obbligatorio tenerla sul cane; solo averla con sé, nel caso in cui un pubblico ufficiale ci chiedesse di esibirla o di farla indossare al nostro cane. Se saliamo sui mezzi pubblici invece indossarla è d’obbligo. Anche il proprietario di un esercizio commerciale può chiederci di far indossare la museruola: in quel momento siamo a casa sua e dobbiamo seguire le sue regole.
  • Non è obbligatorio, però è consigliabile avere con noi una fotocopia o l’originale del libretto sanitario del nostro cane: anche a qualche nostro amico è capitato che i vigili lo richiedessero. Non fatevi cogliere impreparati, oltretutto è un utile documento in quanto riporta il numero di microchip del cane, peraltro diverse attività lo richiedono per permettere l’accesso al cane (es. hotel e molti luoghi turistici in genere).
  • Utilizzare un guinzaglio NON PIÙ LUNGO DI UN METRO E MEZZO. Avete capito bene: il guinzaglione da addestramento è vietato, la lunghina di 3-5-10 metri che molti addestratori vi propongono come metodo infallibile per insegnare al cane a non tirare è vietato, ma soprattutto è vietato il guinzaglio allungabile. Sì, lo vendono dappertutto e sì, lo usano tutti. Ma andrebbe usato con cognizione di causa: nei luoghi pubblici va tenuto bloccato entro il metro e mezzo di lunghezza (e allora, tanto vale tenerne uno normale, che almeno non si sblocca per sbaglio); NON serve come prolunga per far andare il cane per i fattacci suoi mentre voi chiacchierate con l’amica al mercato in mezzo alla gente, NON serve per “dare libertà al cane” e magari fargli svoltare gli angoli o attraversare le strade mentre voi siete cinque metri più indietro. E non facciamo i finti tonti, perché io, che esco già poco in città, ho visto accadere tutto questo, in diverse regioni, non una volta o due, ma con una inquietante regolarità, ad opera di tutti i padroni con guinzaglio allungabile. A cosa serve, allora, questo stramaledetto strumento (che io, udite udite, apprezzo ed utilizzo al contrario di ciò che si potrebbe pensare leggendomi)? Serve per dare, sì, libertà di movimento al cane, ma sempre e solo in quei luoghi ove sia concesso lasciare i nostri amici senza guinzaglio: ad esempio nelle aree cani. In pratica serve a noi, se non ci sentiamo ancora sicuri sull’efficacia del richiamo, per “liberare” il cane senza rischiare che poi non torni più. Potrebbe avere altri usi in ambito addestrativo, ma questo assolutamente non riguarda MAI la gestione cittadina, dove la legge resta sempre quella dei 150 centimetri.

REGOLA N.2: RISPETTIAMO IL NOSTRO CANE

A passeggio in città con il cane, mentiremmo a noi stessi se dicessimo che è la stessa cosa che essere senza cane. O almeno, così dovrebbe essere; in realtà, purtroppo, vedo sempre più spesso in giro gente che davvero si comporta come se il cane al guinzaglio non lo avesse. E così, spesso complice il dannato guinzaglio allungabile, ci si ferma a chiacchierare, si fa una telefonata, si messaggia con lo smartphone, si guarda una vetrina dimenticandosi completamente che si ha un cane al guinzaglio. Sapete quando ciò accade più spesso? Quando abbiamo un cane a cui non abbiamo insegnato a non tirare. Così, tira oggi e tira domani, finiamo per farci l’abitudine, specie se è un cagnolino piccolo che anche se tira non va da nessuna parte, e così non facciamo caso alla tensione sul guinzaglio. Peccato che, magari, quella tensione significhi che il nostro yorkshire stia attaccando briga con un amstaff, o che si stia ingarbugliando intorno alle gambe di un passante, o che stia raccogliendo un’esca topicida dietro un angolo. Altra situazione tipica: se il nostro amico manifesta segnali di stress o di malessere fisico non possiamo bellamente infischiarcene e continuare la passeggiata, perché magari dobbiamo andare all’ufficio postale prima che chiuda, o magari siamo quasi arrivati al distributore di sigarette e tanto vale fare gli ultimi 500 metri. Osservo sempre con tristezza i cani che, stremati dal caldo, trottano con due metri di lingua accanto al padrone in bici (o magari a piedi, ma il cane è alto trenta centimetri ed è anziano e sovrappeso), mentre il questo procede disinvolto la sua marcia, perché “tanto lo facciamo tutti i giorni”. Quel giorno lì potrebbe proprio essere il giorno in cui il nostro amico, per qualsiasi motivo, crolla. Non diamo MAI le cose per scontate.  Se siamo con il nostro cane, siamo con il nostro cane, e non su WhatsApp o facebook o con la testa fra le nuvole. In sintesi, dobbiamo sempre avere coscienza di cosa stia facendo il nostro amico in ogni momento della passeggiata: il nostro cane è sotto la nostra responsabilità, e grande o piccolo, buono o monello, potrebbe causare dei danni a se stesso o ad altri, per cui è nostro specifico compito preoccuparci di averlo sempre sotto controllo; questo è ciò che, in teoria, dovremmo sapere ed accettare fin dal primo giorno in cui adottiamo in famiglia il nostro quattrozampe. Perché è una forma di rispetto nei suoi confronti, e perché lo merita.

REGOLA N.3: RISPETTIAMO GLI ALTRI

E questo è il dramma contro il quale mi sono scontrata più spesso in assoluto, soprattutto se avevo a mia volta un cane al guinzaglio. Coi rottweiler che possiedo, che sono dolcinimorbidini e amanti del mondo, devo comunque avere sempre mille occhi: non sono dei cani particolarmente esagitati ed è facile tenerli vicino a me in passeggiata, ma sono dei rottweiler, perdindirindina. Non posso far finta che siano dei peluche. D’altro canto, se esco con la border collie, che per sua memoria genetica è portata a lavorare a cento metri dal padrone, ancora adesso che ha un anno e mezzo non sono stata in grado di farle capire che deve starmi accanto per tutta la durata della passeggiata, per cui di tanto in tanto devo ribadire il comando, altrimenti tende ad allungare il passo e tirare come un’ossessa. È più forte di lei, deve andareandareandare, io sono troppo lenta, per cui girare con lei è sempre uno stress, dato che se una volta le dico di non tirare e una volta glielo permetto, otterrò ancor meno risultati, mancando di coerenza. Ma, tra un cane e l’altro, non mi stresso perché son masochista. Mi stresso per lo stesso motivo di prima: i miei cani sono sotto la mia responsabilità, e in particolare se c’è molta gente DEVO preoccuparmi di tenerli vicino a me, perché è l’unico modo per avere il pieno controllo su quello che sta succedendo. Ed è quello che dovremmo fare tutti! Pertanto, se andiamo a passeggio in luoghi affollati, dove quasi certamente incontreremo altri cani, dovremo preoccuparci di:

  • Tenere il cane VICINO A NOI! Fatevelo stampare sulla carta igienica al posto della R di “Regina”, appendetelo accanto all’Ave Maria sulla testa del letto, tatuatevelo sulla mano che regge il guinzaglio con una roncola. Al vostro fianco o un metro e mezzo più avanti a lui/lei non cambia la vita, a voi cambia tantissimo, perché è la differenza fra avere il muso del vostro cane vicino alla vostra gamba ed averlo ben oltre l’estensione massima del vostro braccio.
  • NON invadere gli spazi altrui, canini o umani che siano. Può sembrare una ripetizione del punto sopra, ma credetemi, non è così: moltissimi padroni, forti del carattere socievole e aperto del proprio amico peloso, sono convinti di avere il diritto di lasciarlo scagliarsi con gioia addosso ad altri cani o persone. E qui mi tornano alla mente gli innumerevoli pazzi che, sereni e tranquilli come un lagotto nella pauta, regolarmente si lasciano trascinare dal proprio cane verso la fonte del suo interesse, perché poverino, trattenerlo sarebbe come soffocare la sua simpatia. Peccato che, magari, trattenerlo gli eviterebbe di finire in bocca al mio rottweiler, che tranquillo lo è, ma voglioso di farsi saltare addosso anche no; o di terrorizzare il mio cane fobico, o di far male al mio cane anziano e traballante. O anche di pigliarsi la rogna da un cane che sta facendo le cure ma è ancora infetto. Senza considerare che noi cinofili tendiamo a guardare con disprezzo chi dei cani ha la fobia, e/o a dare per scontato che a tutti i passanti senza cane al guinzaglio possa far piacere che il nostro cane si lanci loro addosso per leccargli la faccia. Ma dove sta scritto? Per la strada possiamo anche incontrare chi del cane ha il terrore, o è allergico, o magari gli piacciono i cani ma ha addosso i vestiti nuovi e non vuole sporcarli (io stessa ad esempio, avendo molti animali, se ho dei vestiti più carini posso indossarli solo fuori casa, lontano dal mio zoo; e questo non significa che in casa non ami rotolarmi nel prato insieme a loro, ma magari lo faccio con abiti idonei). Vi svelerò un segreto: se il vostro cane, illuminato improvvisamente da un’ispirazione suprema, decide di buttarsi verso un altro essere vivente, avete il magico potere di impedirglielo, trattenendolo. Questo potere non si chiama “essere brutti e cattivi e castrare la socievolezza del cane”, ma “rispettare il prossimo”.

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Informazioni su Fabiana Buoncuore

Fabiana Buoncuore è la sciurallevatrice per eccellenza. Nasce a Carmagnola da suo padre e sua madre (ma più da sua madre) il 17/09/1987, da allora il 17 settembre è anche noto come "San Morbidino". Appassionata di tutte le razze canine e indicativamente di tutti gli animali esistenti sul pianeta, ha una particolare predilezione per il rottweiler, che ha le sue stesse esigenze primarie: mangiare, dormire, muovere poco le chiappe. Collabora ormai da alcuni anni con "Ti presento il cane" con le sue storie di vita vissuta tra allevamento e morbidinosità.




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