venerdì , 17 novembre 2017
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Il nostro polpo di calore

di FRANCESCA M. BRUNELLO – Attenzione attenzione: si avvisano i gentili lettori che questo sarà un articolo a tema “caro diario”, quindi per tutti i miei simpaticissimi amici che ogni volta si loggano per commentare infastiditi che parlo sempre di quello che mi capita, io stavolta vi ho avvertiti.

Come ho anticipato nel nostro gruppo Facebook, qualche giorno io e Twiggy abbiamo avuto una bella disavventura a tinte hot (di hot c’era solo la sua temperatura) in cui io ho perso più o meno dieci anni di vita.

Adesso lei sta benissimo, perciò mi sento di poterci scherzarci un po’ su (ma neanche troppo), dato che tutto è bene quel che finisce bene.

Siamo tornate a San Donà oramai da una settimana, e finalmente le temperature si sono abbassate, rendendoci la vita un po’ più possibile.
Fino a domenica uscivamo praticamente solo per farle fare pipì e popò, ci siamo concesse qualche passeggiata dopo le 11 di sera e intorno alle 5 di mattina.
Ieri si stava bene, quindi ho pensato di poterla finalmente portare alla solita area di sgambamento per rivedere i nostri amici dopo più di cinque mesi che mancavamo all’appello.

Partiamo da casa intorno alle 7 di sera, “clima perfetto, ben ventilato” pensavo io. Arrivate al parco non c’era nessuno dei nostri, e dopo neanche 10 minuti, senza aver corso o fatto feste a nessuno, si butta mezzo alle mie gambe, distesa su un lato.
Mi sembrava strano. Dopo averle dato del salame mi rendo conto che non si gira a guardarmi (per chi non lo sapesse la Twiggy mi fissa spesso, a maggior ragione quando parlo con lei o di lei). Mi avvicino per darle un’occhiata e mi accorgo che ha le pupille dilatate e che fissa il vuoto.
“Twiggy?!”
Mi guarda.
Io la guardo.
“C’è qualcosa che non va.”
“Andiamo a bere un po’, vieni!”

Mi alzo e vado verso la fontanella a cambiare l’acqua.
Si alza con fatica e mi segue un po’ barcollante. Dopo qualche metro si accascia per riprendere fiato. La guardo, mi guarda. Si alza per fare l’ultimo metro e mezzo che ci separa.
Nessuno aveva notato niente, al che, ad alta voce dico: “Alessia, andiamo, bisogna fare un salto dal veterinario”. Penso: “cavolo suono molto più calma di quello che sono”. Mia sorella ci raggiunge, va alla macchina, la accende, mi aiuta a caricare la Twiggy (che normalmente salta dentro al primo accenno di “HOP”).

Durante il tragitto – di poco più di cinque minuti – chiamo il veterinario, spiegandogli la situazione, annunciando il nostro arrivo. Erano le 7 passate e temevo di non trovare nessuno. Il pronto soccorso veterinario più vicino è dopo Treviso, sono circa 40 minuti di macchina senza traffico.

Arrivate a destinazione, mia sorella la prende in braccio per farla scendere e Giacomo, il nostro veterinario, la visita praticamente subito. (Nda: scusa a te con il San Bernardo se ti siamo passate davanti.)
Durante la visita, il vet mi dice che le pupille rispondono poco agli stimoli, la ausculta e decidiamo di metterla sotto flebo. Febbre a 39,4.
Dopo una ventina di minuti di chiacchiere nervose interrotte solo da “Twiggy resta” “Twiggy sei bravissima” “Twiggy stai andando benissimo” “Twiggy respira”, che manco fossimo in una sala parto, Giacomo decide di darle un po’ di antinfiammatorio.
Tra la flebo e l’iniezione pian pianino vedo che si riprende, comincia ad alzare la testa, gira le orecchie quando sente il suo nome.
La febbre scende a 39. Io comincio a calmarmi.
Visti i miglioramenti (e che era passato l’orario di chiusura, e che c’erano ancora pazienti fuori) decidiamo di sospenderle la flebo per poi rimettergliela su a casa.
La prendo in braccio e la poso per terra.
*CROCK*
*STONK*
“Niente niente sto bene era il mio ginocchio”.
“Ahia.”
Noto che sta in piedi da sola e non barcolla.
Ringrazio, pago e saluto.
Saluto anche il tizio con il San Bernardo che è ancora lì fuori, mi scuso di nuovo per essergli passata davanti.
Sale in macchina da sola.
“Alleluia”.
Mia sorella accenna che è il caso di andare dirette a casa. Io mi giro per dare un occhio alla bestiaccia, lei mi guarda, io la guardo.
Capisco perfettamente quello che pensa il mio cane e dico: “Gelatino?”

Arrivate a casa, io con il mio frappé yogurt e menta (si lo so, ho gusti discutibili) mia sorella con il suo alla liquirizia, e la Twiggy con la sua mezza pallina di yogurt in coppetta, stiamo un po’ in terrazza a goderci l’arietta fresca… le misuro la temperatura: 38,5 “evvivaaaa!!”
Siamo lì tranquille a riprenderci psicofisicamente da questo lunedì infernale, finché non mi rendo conto che la Twiggy mi sta fissando insistentemente, come a dire: “Scusa se te lo faccio notare sai, ma sarebbe anche ora di cena”.

PS: La temperatura a 39.4 non è propriamente un colpo di calore, è più da considerarsi come “febbre”, ciò non toglie che se non fossimo state così tempestive, la temperatura si sarebbe potuta alzare vertiginosamente e irrimediabilmente. Inizialmente io avevo temuto un ictus, ma per fortuna poi ha mostrato sintomi diversi.
Ora lei sta benissimo, grazie al nostro veterinario che ci ha ricevute subito, grazie a mia sorella che ha fatto della nostra grande punto un’ambulanza veterinaria, e lo dico, grazie anche a me, che non ho aspettato di “vedere come va” o di “scriverlo su facebook per sapere cosa ne pensa il web”. Grazie anche alla Twiggy, che mi ascolta sempre, anche e soprattutto quando sta male.
Vi rimando ad articoli attinenti al colpo di calore, per sapere come comportarsi, le cose da fare e da non fare e le domande più frequenti. Ad esempio su TPIC ne avevamo parlato qui e l’argomento era stato toccato anche in più generico articolo sugli incidenti estivi.

PPS: Rettifico tutto, mentre scrivevo ha provato a mangiarsi una vespa, ho il cane suicida.

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