martedì , 26 settembre 2017
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Il mio cane morde, castriamolo! I pro e contro dell’intervento in ambito comportamentale

di MARCELLO MESSINA – Oggi la castrazione è considerata il primo, se non l’unico rimedio in caso di aggressività intraspecifica ed interspecifica.
Un numero sempre maggiore di medici veterinari consiglia una simile soluzione senza essere in possesso di esami clinici che documentino livelli ormonali del soggetto in valutazione: se i test ematici risultassero nella norma, l’evirazione sarebbe senza dubbio superflua e non contribuirebbe in alcun modo al miglioramento del comportamento del vostro quattro zampe.
Di certo sarebbe inefficace nei casi di aggressività da paura, iperattività (i maschi castrati in età prepuberale risultano essere più “attivi” degli altri), maleducazione, ansia e fobia.

Sicuramente il primo passo da fare in caso di manifestazioni d’aggressività in età infantile (6-7 mesi) è seguire un percorso specifico d’educazione e socializzazione.
Per i più grandi sicuramente potrà essere utile contattare uno specialista in rieducazione del cane, che si dedicherà al recupero comportamentale del soggetto senza dover necessariamente ricorrere alla chirurgia.

Talvolta la castrazione associata ad un percorso rieducativo, può però rivelarsi efficace: è il caso di problematiche legate alla sfera sessuale del maschio (es. fughe amorose).
Può inoltre indurre l’esemplare in questione a tralasciare la difesa del territorio e ciò consentirà di evitare atteggiamenti bellicosi verso soggetti della stessa specie ed episodi aggressività gerarchica nei confronti di soggetti dello stesso sesso. In casi del genere i primi risultati sono visibili in un periodo variabile fra le 2 settimane ed i 6 mesi dall’intervento, a seconda di quali siano i livelli di testosterone nel sangue del cane.

Per questa ragione consigliamo sempre di procedere ad un test ematico prima dell’evirazione; inoltre raccomandiamo di provare la castrazione chimica prima di adottare “soluzioni definitive”, in modo da poter testare l’efficacia della procedura nell’esemplare in questione.
I risultati ottenibili con l’operazione chirurgica sono maggiori se si interviene prima della maturazione sessuale del soggetto, in caso contrario sarà più difficile conseguire esiti significativi, soprattutto perché il comportamento “errato” sarà già stato fissato e confermato più volte. In questi casi conviene sicuramente intervenire con un percorso rieducativo, guidati da un professionista qualificato.

Non dimentichiamo però l’importanza primaria di sterilizzazione e castrazione al fine di prevenire il randagismo, la riproduzione incontrollata di soggetti portatori di patologie genetiche, i tumori testicolari o mammari. Numerosi possono essere anche gli effetti indesiderati, come ipotiroidismo, obesità e tumore prostatico.
Gli esiti della castrazione possono essere differenti. In alcuni individui si è riscontrata una modificazione comportamentale definitiva, altri invece non hanno ottenuto alcun risultato.
A nostro parere laddove le gli atteggiamenti del cane hanno subito dei cambiamenti sostanziali, c’è stato senza dubbio l’intervento di un educatore: la chirurgia non basta! Pensiamo del resto agli esseri umani: chi desidera dimagrire spesso si sottopone ad interventi chirurgici tanto invasivi quanto inefficaci. In casi del genere finire sotto i ferri è del tutto inutile se a mancare è una buona educazione alimentare.

Ancor maggiore è il rischio di procedere ad un’operazione del tutto superflua nelle femmine, difatti molti soggetti sterilizzati si sono rivelati ancor più litigiosi dei non operati: mentre nei maschi talvolta gli episodi di aggressività possono ridursi, negli esemplari di sesso femminile possono addirittura aumentare! Naturalmente qualora esistesse una connessione fra comportamenti aggressivi e ciclo estrale, la sterilizzazione potrebbe rivelarsi utile. Inoltre l’intervento elimina il rischio di piometra e tumori uterini.

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