mercoledì , 18 ottobre 2017
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“Porto d’armi per il pitbull”. E camicia di forza per Camillo Langone

di FABIANA BUONCUORE – Quasi mi mancavano le sue perle. Meno male che ogni tanto si sente in dovere di dire la propria, così almeno ci facciamo quattro risate, caro Camillo.
Di cosa parlo? Del pezzo di Camillo Langone apparso su “Il Foglio”, ennesima sfilata di trovate cinofobe che non avrebbe senso di esistere, ma che come sempre raccoglie i consensi di persone altrettanto cinofobe e disinformate.
Riporto direttamente il testo della sua opera, dato che si tratta –grazie al cielo- di poche righe:

Non il patentino, il porto d’armi. Se mi trovano addosso un taser, strumento capace di tenere a distanza gli alloctoni che dopo l’imbrunire si dedicano alle rapine dentro e davanti alla stazione di Parma, rischio l’arresto, se invece mi vedono con un pitbull rischio di passare per un amante degli animali. Eppure non si è mai sentito di un bambino fulminato da un taser, mentre di bambini sbranati da pitbull (o rottweiler o dogo o altre schifosissime razze da combattimento) sono piene le cronache. Non il patentino, com’è stato proposto, per detenere una di queste bestie letali ci vorrebbe un vero porto d’armi. Siccome per ottenere il porto d’armi bisogna avere i requisiti psichici (“assenza di disturbi mentali, di personalità e comportamentali”), il problema verrebbe risolto alla radice: a nessuna persona avente i requisiti psichici verrebbe mai in mente di possedere un cane del genere.

Facciamo che utilizzare il solito metodo: prendiamo una frase per volta analizzando punto per punto le singole bestialità, così ci divertiamo (o deprimiamo, a scelta) di più.

“Non il patentino, il porto d’armi. Se mi trovano addosso un taser, strumento capace di tenere a distanza gli alloctoni che dopo l’imbrunire si dedicano alle rapine dentro e davanti alla stazione di Parma, rischio l’arresto, se invece mi vedono con un pitbull rischio di passare per un amante degli animali.”

Il taser è uno strumento la cui detenzione è illegale: In Italia non possono usarlo né i privati (perché si tratta di un’arma che, in presenza di patologie cardiache o respiratorie, può uccidere), né le forze di polizia (sebbene sia stato approvato, nel 2014, un emendamento volto ad avviarne la sperimentazione da parte dei reparti mobili). Chi dovesse essere trovato in possesso di un dissuasore elettrico, dunque, verrebbe denunciato per porto abusivo d’arma. NON serve pertanto a “tenere a distanza” i rapinatori, li fulmina. E se per caso lo si usa male (ad esempio se il rapinatore ci sta toccando), fulmina anche chi ha avviato la scossa.
Sorvolando sull’appena appena discriminatorio “alloctoni”, che si riferisce chiaramente alle origini non italiane che, secondo Langone, sarebbero caratteristica di default dei rapinatori di Parma, il caro Camillo paragona un secondo dopo la detenzione di tale strumento al possesso di un cane, peraltro selezionato nei secoli, come ben sappiamo, per avere una bassa aggressività nei confronti dell’uomo (ed alta, purtroppo, verso gli altri cani, questo sì; ma con una buona socializzazione, un po’ di educazione e una discreta dose di buon senso gli incidenti si possono prevenire). Non è pertanto compito del pitbull quello di essere un’arma contro le persone, perché ai rapinatori sarebbe capacissimo di fare le feste; ma se io avessi un pastore tedesco od un dobermann che mi difendessero dai rapinatori, sarei ben contenta di pensare di avere tra le mani una potenziale arma, decisamente meno letale del taser ma altrettanto efficace, anzi: se il mio cane abbaia e ringhia a denti spianati verso un rapinatore, quello sì che lo “tiene a distanza”, magari senza nemmeno fare danni. Ma questo è un discorso a parte.

“Eppure non si è mai sentito di un bambino fulminato da un taser, mentre di bambini sbranati da pitbull (o rottweiler o dogo o altre schifosissime razze da combattimento) sono piene le cronache.”

Certo, le cronache sono piene di pitbull, dogo e rottweiler! Mi sembra anche un tantino facile: se un cane aggredisce un bambino, se è bianco è un dogo, se è nero focato è un rottweiler, se è di un altro colore è un pitbull. Ma è un pitbull anche se l’aggressione è stata portata a compimento da una giraffa, un nano di gesso, un cartonato di Gigi D’Alessio. Per i giornalisti, che per la maggior parte nulla sanno di razze e di cani, fenotipo e genotipo sono la stessa cosa, e in ogni caso la loro idea estetica di che aspetto dovrebbe avere un cane di una determinata razza è alquanto nebulosa. Quindi è un po’ troppo comodo dire che le cronache son piene di pitbull; si può fare la stessa cosa con le armi, eh. Se per ogni colpo di pistola esploso io, giornalista, scrivo che l’arma era un taser, ecco che le cronache si riempiono anche di morti ammazzati dai taser. Parliamo di bambini? Sì, si sentono bambini aggrediti dai cani, e non fulminati dai taser. Come mai? Sarà che i taser sono, appunto, difficilmente reperibili, mentre in una casa su due c’è un cane? Sarà che è molto più frequente che un bambino venga ferito gravemente in un incidente domestico, cosa che succede tutti i giorni in Italia, ma magari non fa notizia quanto un cane che ha morso (quasi sempre per manchevolezza dei genitori)? Per finire, gentile Camillo, “schifosissimo” sarà il suo straparlare senza minimamente conoscere un argomento; il rottweiler nasce, difatti, come cane bovaro, ed in seguito si specializza nella difesa personale, mentre il dogo argentino nasce come cane da caccia e poi, senza abbandonare le sue attitudini, si assume anche il ruolo di cane da guardia. Il cane da “combattimento” è solo il pitbull, peccato che si intenda combattimento con altre bestie (in origine tori, poi altri animali, ed infine cani. Bambini, mai, giuro).

“Non il patentino, com’è stato proposto, per detenere una di queste bestie letali ci vorrebbe un vero porto d’armi. Siccome per ottenere il porto d’armi bisogna avere i requisiti psichici (“assenza di disturbi mentali, di personalità e comportamentali”), il problema verrebbe risolto alla radice: a nessuna persona avente i requisiti psichici verrebbe mai in mente di possedere un cane del genere.”

Requisiti psichici? Egregio Camillo, le voglio parlare del CAE1, forse la cosa più simile al “patentino” che esista attualmente. Si tratta di una prova, una sorta di esame, che cane e padrone affrontano insieme, in una simulazione di scene di vita quotidiana quali passaggi di bambini in carrozzina, persone che fanno jogging o pedalano in sella ad una bicicletta, ma anche passanti che scuotono un giornale o aprono un ombrello. Questa prova, ovvero il Test di Controllo dell’Affidabilità e dell’Equilibrio Psichico per Cani e Padroni Buoni Cittadini, “è un test che mira a certificare un cane socialmente affidabile e senza problematiche di comportamento prendendo in considerazione il binomio cane-conduttore nella vita quotidiana. A tal fine più persone possono sostenere il test del CAE-1 con lo stesso cane, in quanto un soggetto può avere comportamenti diversi a seconda del conduttore” (Art. 1 regolamento CAE-1, Ente Nazionale della Cinofilia Italiana).
Insomma, proprio quello che ricerchi tu, Langone (tu che ritieni il “patentino” superfluo): cane e padrone mentalmente stabili.

Ah, già, ma tu nemmeno lo sai che esiste il CAE1, dopotutto a malapena sai che un cane possiede quattro zampe. Meglio accusare i possessori di molossoidi e terrier di tipo bull di avere turbe psichiche, in modo da mascherare la propria ignoranza, no?

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Informazioni su Fabiana Buoncuore

Fabiana Buoncuore è la sciurallevatrice per eccellenza. Nasce a Carmagnola da suo padre e sua madre (ma più da sua madre) il 17/09/1987, da allora il 17 settembre è anche noto come "San Morbidino". Appassionata di tutte le razze canine e indicativamente di tutti gli animali esistenti sul pianeta, ha una particolare predilezione per il rottweiler, che ha le sue stesse esigenze primarie: mangiare, dormire, muovere poco le chiappe. Collabora ormai da alcuni anni con "Ti presento il cane" con le sue storie di vita vissuta tra allevamento e morbidinosità.




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