di MARCELLO MESSINA – Quando si parla di rapporto uomo-animale si può alludere a diverse tipologie di interazione:

-Interazione proiettiva, in cui l’animale viene letto come icona (segno, simbolo, surrogato). Questo tipo di relazione è molto diffusa sin dai tempi antichi: basti pensare ad Anubi, divinità egizia rappresentata come un uomo con la testa di canide. Oggi, spesso il cane rappresenta uno status symbol e alcune razze in particolare incarnano rappresentano determinate tipologie sociali (come il pitbull o il levriero).
–Interazione di utilizzo, dove l’animale diviene un prestatore d’opera. Questo tipo di relazione nasce agli inizi dell’addomesticazione, quando l’uomo iniziò a “servirsi” del cane per fini utilitaristici come la pastorizia, la caccia, la compagnia.
-Interazione dialogica, dove l’animale è in grado di dire qualcosa di nuovo all’uomo attraverso l’interscambio (entità referenziale).

Ogni relazione sia essa intraspecifica (stessa specie) sia interspecifica (fra specie diverse) richiede come comune denominatore il dialogo, l’ascolto reciproco, riconoscendo le reciproche diversità – siano esse etiche, religiose, culturali – e specificità, rispettando così la vicendevole alterità.

La relazione e la visione del rapporto uomo-cane, rispetto al periodo rurale sono notevolmente cambiate: fino a qualche anno fa fido veniva considerato in base alle modalità in cui poteva essere utile all’uomo (come nel caso del cane da caccia, da guardia o da pastore), invece oggi il viene visto come membro effettivo del nucleo familiare, entità cognitiva che prova emozioni, seppur in modo non elaborato ed evoluto come l’essere umano. Questa nuovo ruolo che l’uomo attribuisce ai suoi amici a quattro zampe supera la tendenza a una relazione solo d’ausilio e allo stesso tempo comporta l’ammissione del bisogno di un interscambio, di una relazione da instaurare con il non-umano.

Le caratteristiche relazionali e il valore referenziale dell’incontro tra l’essere umano e l’animale oggi si arricchisce di una consapevolezza, di uno specifico relazionale di grande valore culturale che vorremmo venisse diffuso sempre più.

Riflettere sull’ evoluzione del rapporto tra umani e animali in genere, ma qui trattiamo in particolar modo del rapporto con cani, è un importante argomento da trattare diffondendo la consapevolezza allo scopo di evitare certe tendenze scorrette in cui si considera il cane o il gatto come semplici simboli o se ci avvaliamo della loro presenza per pura moda.
Per poter parlare di relazione corretta e consapevole si richiede che al partner animale:
– sia riconosciuto lo status di individuo dotato di intelligenza e carattere;
– venga distinto dall’essere umano, rispettando la diversità fra specie e non antropomorfizzandolo. In questo modo si rischierebbe di approcciarsi all’animale per proiezione.

Le suddette caratteristiche vengono brillantemente riassunte dal concetto di status di alterità e sono il requisito di base per la nascita di una relazione corretta.

E’ importante riconoscere all’ animale il ruolo di partner relazionale, restando in ascolto dei suoi bisogni primari sia esso fisiologici che etologici. Ad esempio se non abbiamo la possibilità di avere un ampio giardino o di portare spesso il cane in campagna e viviamo in città sarebbe opportuno evitare di scegliere un beagle, razza nata per la caccia alla lepre, che necessita di attività fisica non moderata per poter sfogare le sue energie e per aver dunque garantito il giusto benessere psico-fisico.