mercoledì , 22 novembre 2017
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Cani (anche grandi) e gravidanza: “si-può-fareee!”

di FABIANA BUONCUORE – Fortunatamente succede con minor frequenza rispetto a qualche anno fa, ma ancora oggi vi sono famiglie in cui una gravidanza pone un quesito fondamentale: “e adesso come si fa col cane?”.
Ora si alzerà un’ondata di “io non l’ho mai pensatooo!”, da parte di moltissimi; queste parole, però, sono rivolte a chi, senza estremismi, si preoccupa – giustamente – della propria sicurezza durante i nove mesi, a volte fin dal momento di pianificare una gravidanza. Oltretutto, non per tutti mettere al mondo un figlio è un procedimento semplice e privo di intoppi, per cui in molti, una volta ottenuto il tanto agognato test positivo, pensano prima di tutto a portare a termine con successo la gravidanza. E penso anche che abbiano ragione.

Avrei voluto scrivere questo articolo da tempo, in particolare quando una donna che conosco si liberò del suo cane di 35 kg (dopo averlo amato, come i precedenti, per tanti anni) il giorno in cui lui le saltò addosso mettendole gli zamponi sulla pancia al sesto mese; sarebbe stato, però, un tantino presuntuoso parlare di un argomento tanto delicato senza esserci passata.

Con sette cani in casa (a inizio gravidanza erano undici, ma giuro che i quattro andati via era già previsto che trovassero famiglia! Tanto che in teoria ce ne sono altri due in cerca di casa…), di cui 5 rottweiler, ed all’ottavo mese quasi concluso, però, oggi posso finalmente scrivere sull’argomento dalla parte di chi la sta passando.
Non tocco volutamente l’argomento “gatti e toxoplasmosi“: ormai, persino sull’Agenda di Gravidanza dell’ASL c’è scritto a caratteri cubitali che, con le dovute accortezze e precauzioni, non è assolutamente necessario allontanare il gatto di casa, per cui spero che su questo argomento nessuno abbia ancora dei dubbi.

Sono quindi qui a raccontare la mia esperienza, sperando che sia d’aiuto a tutte le famiglie che nutrono ancora grossi dubbi sull’argomento.
Per alcuni sarò ripetitiva, ma devo elencare i cani che avevamo/abbiamo in casa per permettere a chi non lo sapesse di quali mostruose bestie sia composta la nostra famiglia:
– una staffordshire bull terrier tredicenne
– una border collie di linea da lavoro di un anno e mezzo
– tre rottweiler adulti (dai 43 ai 52 kg)
– i cuccioli rimasti dell’ultima cucciolata, che, essendo in vendita, all’epoca del test di gravidanza positivo erano sei rottweilerini di circa tre-quattro mesi, ad oggi sono solo più due e hanno quasi undici mesi.
Lo aggiungo? Ma sì, lo aggiungo: fra noi ed i miei genitori abbiamo anche 5 gatti.
Poi, vabbè, tartaruga di terra, tartaruga d’acqua, coniglio, criceto (che, poverino, “cambia” ogni 2-4 anni, causa scarsa longevità), pappagalla.
Insomma, quando è comparsa quella linea grazie all’azione del reagente, mi sono chiesta anche io, come tante: “ma non sarà pericoloso con tutti quei cani?”

I motivi delle mie preoccupazioni erano i seguenti:
1. tra i cuccioli, già abbastanza alti da saltarmi addosso (e grazie tante, sono alta poco più di un metro e mezzo) regnava una certa anarchia nei primi minuti di uscita dal recinto, minuti in cui non c’era “no” che tenesse: erano talmente felici che se ne infischiavano candidamente di qualsiasi richiamo all’ordine, se prima non avevano fatto un minimo di baldoria;
2. gli adulti, i miei pupilli, quelli che avevo educato con tanta cura, avevano perso ogni contegno da quando era arrivato in famiglia l’uomo che avrei sposato di lì a due settimane; il suddetto uomo aveva infatti mandato all’aria anni di lavoro insegnando ai miei cani quanto fosse figo farsi saltare in faccia all’uscita dai box;
3. la border collie un contegno non l’aveva mai avuto, perché arrivata quando il futuro marito già viveva con me, per cui saltarci in braccio era una routine quotidiana;
4. meno preoccupante, ma sempre da tenere in considerazione, era la consuetudine della staffy di appoggiarsi regolarmente sulla mia pancia (=sulle cosce di una persona di altezza normale) per poi stiracchiarsi felice le zampe anteriori da quella posizione, scorticandomi allegramente con le sue unghiette malefiche.
Insomma, la preoccupazione fondamentale erano i contatti indelicati che potevano avvenire tra i cani ed il mio ventre, nei primi tre mesi a causa della delicatezza di questo periodo, e nei successivi per via della crescita delle dimensioni del feto, che avrebbe reso la mia pancia prominente e quindi maggiormente soggetta ad urti involontari.

Ebbene, innanzitutto sì, gli urti sono avvenuti, soprattutto i primi tempi.
Ho scoperto però, anche istruita dalla Dottoressa che mi segue (tra l’altro, la stessa che seguì mia madre quando era in attesa di mettere al mondo la sottoscritta… quindi con una certa esperienza sulle spalle), che l’utero, in condizioni normali, è assolutamente corazzato e protetto, tanto che la botta più forte che abbia preso (senza accusare il minimo danno, come appurato con una visita) è stata dovuta non ai cani, bensì ad uno scivolone in bagno, che mi ha fatto cadere di pancia proprio su un angolo della lavatrice, con tutto il mio peso più l’inerzia della caduta: un dolore atroce, ben più forte di tutte le vigorose zampate prese dai cani.
Addirittura, molte donne gravide che subiscono incidenti automobilistici perdono il bimbo a causa del forte spavento, mentre l’utero in realtà non subisce danni; naturalmente, non è la norma, ma succede spesso.
Quindi, vorrei rassicurare subito tutte le donne nelle mie condizioni: se la gravidanza è nella norma, è molto difficile danneggiare il bimbo con un urto, perciò abbiamo tutto il tempo di lavorare con i nostri cani e correggerli prima che cominci a sporgere la pancia.

E anche quando sporgerà, i danni da zampata saranno generalmente “tutti per noi”: la pelle, tesa al massimo, si graffierà facilmente; l’ombelico, se prominente, sarà immensa fonte di fastidio al minimo tocco; un urto (non parlo di un cane lanciato a tutta velocità che ci zompa sul ventre come un proiettile, ovvio, ma di una normale botta che potrebbe darci in un momento di euforia) ci darà fastidio alla pancia, togliendoci il fiato o stimolandoci l’impulso ad urinare; ma il nostro forziere è perfettamente progettato per difendere il bimbo dalla maggior parte degli imprevisti, a maggior ragione se abbiamo degli addominali robusti e/o, perché no, anche un pochino di ciccia (il sovrappeso però è dannoso per la gravidanza, quindi non prendetelo come un invito ad ingozzarvi di cibo!)

Partire “positive”, con la tranquillità che al bimbo non succederà nulla, ci permette anche di lavorare più serenamente col cane: se impartiamo le lezioni cariche di nervosismo per paura di far male a nostro figlio, il cane immancabilmente lo percepirà e sarà meno disponibile.
A meno che non abbiate uno staffy: in tal caso, come in ogni altra situazione, il vostro cane mostrerà la solita sensibilità pari a quella di uno schiacciasassi. Ma andiamo oltre.

Personalmente, per rimettere in riga i rottweiler, ho obbligato il marito a smettere di essere il solito viziatore e compagno di malefatte dei cani (anche in vista del giorno in cui diventerà padre), perché se il vizio è presente è fondamentale che tutta la famiglia mostri la dovuta coerenza nel chiedere un cambiamento al quadrupede; il metodo che ho utilizzato, poi, è di una banalità disarmante.
L’obiettivo del cane che ci salta addosso è, nella maggior parte dei casi, quello di raggiungere il nostro viso. Sapendo che i miei cani avevano il vizio di zompare felici soprattutto in una particolare circostanza (nel mio caso è l’uscita dai box, per la maggior parte delle persone è il rientro a casa) e non potendo usare il metodo dell’ignorarli, perché mi avrebbero scarnificata prima con i loro modi poco delicati, non ho fatto altro che “dare pane al popolo”, per cui ho iniziato ad accogliere le loro feste chinandomi in avanti, così da ottenere ben DUE risultati positivi: il primo era che i cani, avendo la mia faccia e le mie mani a portata di lingua, rimanevano a terra e, seppur riempiendomi di bava puzzolente, gradualmente perdevano l’abitudine di alzarsi su due zampe; il secondo era che il mio ventre rimaneva protetto, dato che non era più così semplice da raggiungere (molto più divertente puntare alla testa, no?)

Ci sono volute settimane, però pian piano ho iniziato ad inserire anche un “no”, chiedendo ai cani di stare fermi mentre li salutavo all’uscita dai box. In breve tempo si sono scocciati di questa routine e hanno pensato: “sai che c’è? È molto meglio correre che star qui a fare questa cosa noiosa”, così ben presto hanno iniziato a correre via appena aprivo la porta o subito dopo il “no”, senza più provare a fare tappa addosso a me, galoppando con gioia su e giù per il giardino e raccattando giocattoli qui e là, e sfogandosi per benino; POI tornavano a salutarmi, ma con calma e delicatez… ah, no, sono pur sempre rottweiler. Beh, almeno non mi saltavano più addosso però.

Oltre a tutto ciò, nei giochi in giardino poteva pur sempre capitare qualche sbalzo di euforia: ed ecco che ho scoperto l’utilizzo delle due magiche appendici che chiamiamo “braccia”, utilissime nel tenere i cani a distanza dalla pancia in caso di ricerca improvvisa di contatto fisico. Un successivo “seduto” o “terra” mi permetteva, poi, di soddisfare le esigenze affettive dei miei cagnolini senza ritrovarmeli arrampicati addosso.
Insomma, qualsiasi futura mamma può, con le proprie competenze od il supporto di un educatore, ottenere dal proprio cane delle feste “a prova di pancione”, per cui non è davvero necessario andare nel panico nel momento in cui si scopre di essere in dolce attesa.

Per le gravidanze a rischio, invece, non mi pronuncio: fermo restando che possiamo comunque effettuare un percorso rieducativo con il nostro cane, in qualsiasi situazione, se ci sono motivi medici per cui anche un semplice urto può compromettere il buon andamento della gestazione, conviene agire con qualche precauzione in più, ad esempio facendo fare i primi step del lavoro agli altri familiari; io non sono un medico e posso solo raccontare le mie esperienze con una gravidanza normale.

E le gelosie per il nuovo arrivo?
Ecco, avendo per la maggior parte molossoidi, posso dire che la loro adorabile incapacità di rendersi conto permane anche in caso di gravidanza, per cui nessuno di loro sembra essersi minimamente preoccupato di un’eventuale membro della famiglia in più (e anche fosse, per loro più siamo e meglio è).
Totalmente diversa è stata, invece, la reazione della border collie: non solo è tra le razze canine più sensibili, ma a differenza dei rott vive in casa con noi, per cui il suo attaccamento a noi è ancora più morboso. Infatti, diversi giorni prima di effettuare il test di gravidanza, io sapevo di essere incinta a causa di un cane che improvvisamente era diventato una sorta di parassita peloso che, se possibile, mi viveva ancor più appiccicato di prima e perennemente con gli occhioni da “mi ami? Sicura? Ma mi ameresti anche se qui arrivasse un’altra?”

Nei mesi successivi si è manifestata un’escalation di sottili dimostrazioni di uno stato di stress, come il rubare dal sacco del mangime, distruggere svariate paia di calzature (sempre e solo le mie ciabatte, nonostante la scarpiera sia a portata di bocca), masticare oggetti proibiti e addirittura l’urinare in casa (inutile dire che questi comportamenti infantili Destiny non li aveva mai manifestati prima della gravidanza). Nulla che un po’ di sano lavoro non stia rimettendo in quadro, perché un border stanco è un border felice; evitiamo invece le smancerie ed i puccipucci, che la farebbero solo sentire più gelosa all’arrivo della bambina, anzi: abbiamo iniziato a farle “abbassare la cresta” su molte cose (ad esempio non sale più sul letto quando le gira, ma solo se glielo diciamo noi; non esce più in giardino catapultandosi a rotta di collo se prima non esegue un comando; anche lei non può più saltarci addosso, ma deve attendere pazientemente seduta che le concediamo attenzioni), proprio perché, alla nascita di nostra figlia, Destiny non si senta in una posizione troppo elevata, tale da pretendere un trattamento migliore di quello riservato alla bimba (cosa che per forza di cose non potremo fare) o di manifestare malessere a causa dello spostamento di attenzioni sulla “sorellina”.

Insomma, non c’è la formula magica universale, ma alla fine conoscendo il proprio cane non vi è davvero motivo di preoccuparsi o di pensare di allontanarlo dalla famiglia solo perché arriva un bebè.

Concluderò dedicando qualche parola a Biba, la staffy: beh… ha tredici anni, è mezza sorda, vive vegetando e spostandosi di tanto in tanto da un supporto morbido a un altro; in quei rari sprazzi di vitalità in cui miracolosamente fa qualcosa (che di solito è, per l’appunto, saltarci addosso senza apparente motivo), vuoi mica inibire cotale gioia di vivere ed incapacità di attuare un comportamento sensato? E poi, stiamo parlando di Biba: con tutta la buona volontà, anche se provassimo a spiegarle che una cosa non si fa, reagirebbe come reagisce a qualsiasi altra cosa: facendo una puSètta e continuando per la sua strada.

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Informazioni su Fabiana Buoncuore

Fabiana Buoncuore è la sciurallevatrice per eccellenza. Nasce a Carmagnola da suo padre e sua madre (ma più da sua madre) il 17/09/1987, da allora il 17 settembre è anche noto come "San Morbidino". Appassionata di tutte le razze canine e indicativamente di tutti gli animali esistenti sul pianeta, ha una particolare predilezione per il rottweiler, che ha le sue stesse esigenze primarie: mangiare, dormire, muovere poco le chiappe. Collabora ormai da alcuni anni con "Ti presento il cane" con le sue storie di vita vissuta tra allevamento e morbidinosità.




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