mercoledì , 18 ottobre 2017
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“Il cane. Amarlo, capirlo, educarlo”. Raccontando inesattezze clamorose?

di DAVIDE BELTRAME – Sta uscendo nuovamente, in allegato alla Gazzetta e al Corriere della Sera, la collana “Il cane. amarlo, capirlo, educarlo”- Avevamo già dedicato un articolo a questa collana poichè nel volume “gioco e sport” era stata bellamente scordata l’IPO, tuttavia quella mancanza era decisamente nulla rispetto a quanto si trova invece nel volume dedicato all’educazione, che è stata la prima uscita e che era disponibile lo scorso weekend.
Una lettrice ci ha segnalato infatti nel nostro gruppo Facebook in particolare alcune pagine dove si parlava in modo completamente fuorviante dell’addestramento tradizionale.
Lascio la parola alle immagini (cliccandoci sopra potete ingrandirle).
Per prima cosa, consentitemi una parentesi: qualche anno fa abbiamo scritto l’articolo “Addestramento = maltrattamento? Non lo dice nessunoooo“, perchè quando si dice che spesso si parla dell’addestramento tradizionale in modo pressochè diffamatorio si levano gli scudi “ma non è vero, non lo dice nessuno, ti inventi le cose”. E intanto pure su ‘sta collana, sull’addestramento tradizionale troviamo enormi bugie, e anche se non c’è la parola maltrattamento il concetto che viene espresso mi pare molto chiaro, dato che si parla di coercizione, uso della forza e via dicendo.

Lo ribadiamo per l’ennesima volta: sono INESATTEZZE CLAMOROSE e trovo davvero indecente che questo venga insegnato nelle Università italiane, dato che la collana è curata dall’Università di Milano, facoltà di Veterinaria. E sorvoliamo sul fatto che una facoltà di Veterinaria dovrebbe magari curare una collana sulla salute del cane e non su tutto il resto, che non rientra nel piano di studi di un veterinario, ma se proprio lo si fa almeno lo si faccia in modo onesto, non facendo una disinformazione di bassa lega che avrà fatto rizzare (giustamente) i capelli a qualsiasi addestratore usi il metodo tradizionale in modo corretto.
Spero veramente che nessuno caschi più nella “trappola” della distinzione tra educatore e addestratore dove il primo è quello che tratta il cane con i guanti e il secondo quello che lo tratta a calci nel sedere, perchè è un gioco che ormai dovrebbe essere stantio e che anche alla maggior parte dei proprietari comuni dovrebbe esser chiaro essere solo una questione di marketing.
Curiosamente peraltro, e questo fa anche pensare che il manuale sia stato redatto da persone diverse che nemmeno comunicavano tra loro, nella sezione dedicata alle “figure professionali” questa distinzione non viene (fortunatamente!) fatta, anzi la spiegazione è fatta in modo decisamente più equilibrato.

Personalmente non la condivido molto, non trovo corretto dire che l’addestratore debba aver per forza compiuto il percorso da istruttore, e per come sono illustrate le due figure verrebbe anche spontaneo chiedersi in cosa differirebbero visto che vengono illustrate praticamente allo stesso modo ma con parole diverse… però almeno qui è una cosa opinabile dove si può avere una differenza di vedute, del resto sulla “divisione” in figure cinofile c’è sempre gran confusione e dibattito, ma non si gioca sporco e non si disinforma come viene invece fatto in maniera spudorata riguardo all’addestramento tradizionale.

“Beh ma questa è la tua opinione, magari ha ragione chi ha scritto quelle righe e l’addestramento tradizionale è basato sulla forza”.
Quindi prendo un libro del 1908, così siamo sicuri che sia qualcosa che non parla del metodo gentile.
Peraltro, il libro è “Il cane da guardia, difesa e poliziotto”, quindi un ambito “tosto” per il quale sicuramente non venivano dati consigli troppo “morbidi”, no?
Ecco, vi riporto alcuni dei consigli che veniva consigliato caldamente di eseguire prima di iniziare l’addestramento.

1 – Prima di cominciare l’addestramento, studiate a fondo il carattere del cane, imparate a conoscerlo perfettamente e voi saprete se l’animlae al quale vi interessate deve essere trattato con la più grande dolcezza o se occorre che, bandendo del tutto la violenza, voi gli parliate con tono fermo, senza tuttavia essere brutale.

2 – Gli ordini distinti che si avrà cura di applicare a ciascun movimento dovranno essere sempre gli stessi, saranno bravi e dovranno essere pronunciati senza elevar troppo la voce

3 – Ricompensate il vostro allievo con una carezza od una leccornia qualsiasi, tostochè avrà compreso ciò che voi desiderate ottenere da lui od allorquando vi sembrerà mettere della buona volontà ad affrontare ciò che voi esigete che esso faccia

5 – Finite sempre la seduta con un esercizio conosciuto, che voi sapete essere eseguito con piacere dal vostro allievo

6 – In caso di spiccata mala voglia da parte del cane, sgridarlo; tosto che esso dà prova di buona volontà, ricompensarlo con uno zuccherino, un dado di carne o qualsiasi altra ghiottoneria”

Non soi a voi, ma me tutto questo pare contrastare pesantemente con l’immagine di “sottoposto” e di “uso della forza”.
Certo, essendo poi un libro di 109 anni fa c’erano anche consigli che oggi troviamo errati, ma persino in quelli venivano posti dei limiti, cito in particolare il punto

8 – Battete il meno possibile il vostro allievo, e se vi credete obbligati a far intervenire lo staffile, non dategli che un colpo e questo, solamente in caso di grave disobbedienza. Abbiate soprattutto cura di non correggerlo che allorquando voi lo cogliate sul fatto.

Insomma, persino un’indicazione quella sì ormai “fuori dal tempo” veniva fornita con una certa cautela e invitando a essere usata come extrema ratio.

Sorvolo, per pietà, su come viene fatto credere che venga insegnato normalmente il seduto con l’addestramento tradizionale… mi limito a riamandare all’articolo sul “seduto”, dove viene spiegato realmente come funzionasse l’insegnamento del seduto con l’addestramento tradizionale.

“Beh dai, però se nel complesso il libro fosse corretto, sarebbe comunque meglio di niente al netto delle imprecisioni sul metodo tradizionale a cui comunque ormai si è abituati”, penserà qualcuno. Premesso che non basterebbe nemmeno se tutto il resto del libro fosse impeccabile a cancellare le stupidaggini dette sull’addestramento tradizionale, sappiate che il resto del libretto è tutt’altro che impeccabile.
Per prima cosa, non poteva mancare ovviamente lo strumento del male, ovvero il collare a strangolo. Anche qui, lascio parlare le immagini.

Come viene presentato? Come uno strumento “usato per risolvere il problema del non tirare”.
Mi limito a riportare le parole di Valeria su questo aspetto, trandole dall’articolo “Dieci comande su… il collare a strangolo (la storia infinita)“.

4) Il collare a strangolo serve per insegnare al cane a non tirare? NO! Non lo si usa più da decenni per questo scopo, anche se lo si è fatto in passato. Un tempo si usava infatti dare colpetti ritmici al collare per attirare l’attenzione del cane (anche in questo caso il nome, che era “strappo correttivo”, faceva pensare a chissà quali strattoni violenti. Ma si trattava di tutt’altro). Nel 1991, quando scrissi il mio primo manuale di addestramento, io consigliavo (e consiglio tuttora!) di non usare il collare a strangolo finché il cane non era arrivato all’età adulta: quindi spiegavo come insegnare al cucciolone a restare al piede usando esclusivamente i blocchi corporei e l’invito al gioco… e una volta che il cane era arrivato all’età adulta dicevo di mettere lo strangolo e di utilizzare il famigerato “strappo correttivo”, che veniva così descritto: “lo strappo va dato lateralmente, nella direzione della vostra gamba destra, verso la parte esterna: usate il polso e l’avambraccio, dando un colpetto e lasciando subito dopo, con effetto-molla. Se la spiegazione può sembrare complicata, il movimento è semplicissimo: ma non provatelo subito sul cane, fatelo dopo aver applicato il guinzaglio a una sedia o a una ringhiera. Lo strappo non deve durare più di un secondo: lo scopo non è quello di strangolare il cane, ma di richiamarlo all’ordine“.
Già quattro-cinque anni dopo avevo abbandonato questa tecnica, non perché fosse “crudele” o pericolosa per il cane, bensì perché si stava affacciando al panorama italiano il “gentle training” e volevo sperimentarlo (io sperimento sempre tutto!). Non trovai nulla di particolarmente interessante in questo metodo (le uniche “novità” – tipo quella di limitarsi ad ignorare i comportamenti sbagliati – non mi convincevano affatto… e per il resto non c’era proprio niente di “nuovo” rispetto a quanto stavo già facendo), ma siccome sono umana anch’io mi appassionai molto ai termini inglesi che facevano più figo, cominciai a parlare di “luring” e di “shaping”… e col luring ci presi pure la mano (anche se me ne ero fatta una versione “personalizzata”: anche questa è una cosa che faccio spesso…) ottenendo, in condotta, risultati superiori a quelli ottenuti con il collare a strangolo. Altri anni dopo avrei mollato anche il luring a favore di altre tecniche… ma non è che qui intenda raccontarvi la storia delle mie scelte addestrative: l’unica cosa che mi interessa dire è che, anche quando usavo il cosiddetto “strappo correttivo”, non strappavo nessuna testa dal collo e tantomeno impiccavo alcun cane. Posso anche aggiungere che oggi, se mi capitasse un cane non interessato al cibo né al gioco (e ce ne sono!), potrei riutilizzare quella stessa tecnica senza farmi il minimo scrupolo, perché NON è assolutamente brutale o violenta. Ovviamente bisogna saper usare lo strumento…ma lo scopo primario di un educatore o addestratore dovrebbe essere proprio quello di trasferire competenze ai propri allievi: non certo quello di fare guerre di religione (o forse solo di marketing).

L’articolo è del 2013. Leggere che c’è ancora chi racconta che il collare a strangolo “si usi per insegnare a non tirare”, fa cadere veramente le braccia.
Leggerlo su un libretto che dovrebbe offrire una panoramica imparziale degli strumenti e dei metodi, fa cadere anche qualcos’altro.

Il tutto è peggiorato e reso quasi comico dall’incoerenza espressa in un’altra pagina, quella relativa al collare a cavezza.
Anche di questo tipo di strumenti abbiamo già parlato, sottolinenando di come si tratti di uno strumento molto tecnico, cito dall’articolo:

Il collare a cavezza è un mezzo veramente utile nella terapia comportamentale. A mio parere è un’invenzione stupenda ed indispensabile nella rieducazione: infatti, in molti Paesi, come America, Inghilterra, Francia e Spagna, è ormai diffuso ed utilizzato dalla maggior parte degli esperti e dei proprietari di cani con patologie comportamentali. Come afferma Overall: “ Esistono congegni che possono essere estremamente utili nella prevenzione e nel trattamento delle condizioni comportamentali, ma molti di loro richiedono la conoscenza dei princìpi dell’apprendimento. Altri, se utilizzati in modo inappropriato, possono essere disumani o pericolosi”. Il collare a cavezza è uno strumento da usare solo per la rieducazione comportamentale (aggressività, paura, ecc.) e solo con l’aiuto di una persona qualificata. A questo proposito vorrei evidenziare che questo strumento non dovrebbe mai essere proposto come un mezzo per evitare che il cane tiri o per addestrarlo. Il collare a cavezza, anche se in effetti può servire anche per tali scopi, dovrebbe essere solo un mezzo per aiutare proprietari e cani a superare dei veri e propri problemi comportamentali (vedi: aggressività, paura, ecc.).

Leggete invece come viene presentato nella descrizione data sul manuale… come utile, anzi, addirittura viene definito lo “scopo primario”, per insegnare a non tirare (aridaje…), però come “non coercitivo”, “da introdurre nel modo corretto” e “da associare sempre a un premio”.
Non credo servano ulteriori commenti… ovviamente non voglio fare lo stesso errore del manualetto e dire che la cavezza sia “coercitiva” e “assolutamente da evitare”, ma solo far notare che la cavezza, esattamente come lo strangolo, è uno strumento, va saputo usare e ha alcuni ambiti in cui ha senso utilizzarlo e altri no. E come ogni strumento se usato in modo scorretto può fare danni.

Poi va beh, nota questa veramente solo ironica, anche perchè la responsabilità eventualmente è di chi ha impaginato il volume e non di chi ne ha curato i testi. Nella pagina dedicata all’ “educazione gentile”, che ovviamente al contrario dell’addestramento tradizionale brutto e cattivo viene presentata come er mejo der mejo, valida per tutti gli animali e che probabilmente cura pure la calvizie… la foto mostra un cane con indosso un collare a strangolo!
Ovviamente non c’è niente di male in una foto del genere, ma ovviamente vederla sulla pagina dedicata al metodo gentile e con la didascalia “Il cane aspetta, attento e sereno, il comando dell’istruttore” stride fortemente con l’immagine che viene data nello stesso volume del collare a strangolo.
Probabilmente anche il termine “comando” farà venire le bolle a qualcuno, specialmente in quella pagina… ma va beh, almeno un po’ di par condicio, visto che di bolle ne avrà fette venire sicuramente di più a qualsiasi addestratore che usi correttamente il “metodo tradizionale” la serie di inesattezze (per non dire di diffamazioni) espressa nelle pagine dedicate al tema.

Concludo gli “appunti” sull’impaginazione mostrando la foto che correda la pagina dove viene spiegato cosa sia il collare a punte. Nel testo almeno viene descritto correttamente per quanto riguarda “come sia fatto”, mentre come uso viene di nuovo fatto l’esempio del cane che tira, evidentemente gli autori di questo volume considerano come unico potenziale problema del cane quello del tirare al guinzaglio…

Torno in tema di educazione gentile, che ovviamente come avrete capito dalle diverse descrizioni riservate all’addestramento tradizionale e al metodo gentile è il “lato della barricata” da cui è schierato chi ha curato tale volume. Ecco come viene introdotta la metodologia gentile.

Tutto molto bello, molto bucolico, molto romantico, no?
Ecco come viene introdotto l’addestramento in quel libro del 1908 di cui vi ho parlato prima.

Alcuni si immagino che addestrare un cane sia un giuoco! Che essi disingannino: “Ben addestrare il cane è un’arte!”. Colui che non possiede pazienza sufficiente o che si scoraggia troppo presto non deve occuparsi di addestramento. Non soltanto si inasprirà il carattere, ma si abbandonerà a degli eccessi di collera il cil risultato sarà nove volte su dieci un cane guastato per sempre! Si deve d’altronde notare che più pazienza si avrà, più presto si raggiungerà lo scopo desiderato. Il cane, come il fanciullo, per inculcare qualcosa al quale sarà occorso maggior tempo, sarà solitamente quello che dimenticherà meno presto la lezione imparata a prezzo di così preziosi sforzi.

A me pare che il concetto quindi sia proprio di avere, pazienza, coerenza, chiarezza.
Tra i due libri sono passati un centinaio di anni. E dubito che il libro del 1908 trattasse il metodo gentile.
Facciamoci due domande…

Per quanto riguarda il fatto di ignorare tutti i comportamenti errati e premiare solo quelli positivi penso che già sappiate come la pensiamo, perlomeno in questa pagina effettivamente gli esempi pratici sono corretti, e ne abbiamo parlato anche nell’articolo dedicato a quando funzioni (e quando no) ignorare il cane. Purtroppo lo stesso consiglio viene riportato, in maniera però generalizzata a qualsiasi comportamento non gradito, in un uno specchietto con le “10 regole d’oro per una felice convivenza”.


Quantomeno parte di queste “regole” è condivisibile… peccato che siano le stesse cose che dice qulsiasi addestratore “tradizionale” serio, credo che chiunque legga Ti presento il cane potrà notare una certe identità di vedute quantomeno con i punti 1,3, 5, 9 e 10. E quantomeno parziale sui punti 6 e 7.
Facciamoci di nuovo due domande…

Se non vi ho ancora convinti, gioco il jolly. Nelle tecniche utitilizzate dalla metodologia gentile viene indicato ad esempio il modellaggio, e viene spiegato come si “proceda per gradi”, ovvero il cane venga premiato anche per approssimazione e quindi quando si avvicina al comportamento voluto.
Vi ricordate il punto 3 del libro del 1908 che ho citato a inizio articolo?

3 – Ricompensate il vostro allievo con una carezza od una leccornia qualsiasi, tostochè avrà compreso ciò che voi desiderate ottenere da lui od allorquando vi sembrerà mettere della buona volontà ad affrontare ciò che voi esigete che esso faccia

Non vi sembra che “Ricompensare l’allievo quando sembrerà mettere della buona volontà nell’affrontare ciò che esiamo faccia” corrisponda proprio a questo?

Ecco. All’epoca non si sarà chiamato “modellaggio” (anche perchè il termine è stato mutuato dalla psicologia umana), ma il concetto di premiare per approssimazione esisteva già anche in quel tanto bistrattato “addestramento tradizionale”.
Che ne dite, la piantamo di raccontarci favolette sulle meravigliose innovazioni degli ultimi anni e di spalare letame su un metodo di addestramento che usava già la maggior parte di queste tecniche 100 e più anni fa, o continuiamo a raccontarci favolette e a fare marketing sul nulla?

Vedere distribuita una collana che dovrebbe dare nozioni di cinofilia insieme a due grandi quotidiani è ovviamente piacevole, sapete benissimo quanto riteniamo importante la diffusioen della cultura cinofila. Ci piacerebbe però vedere la diffusione di una sana cultura cinofila, non quella “di parte” che esalta un metodo e spala fango su un altro raccontando inesattezze e bugie. Perchè l’idea che si fa un neofita leggendo questo volume è “se incontro un addestratore che usa il metodo tradizionale devo scappare a gambe levate perchè sicuramente userà la forza”, e questo è fuorviante e scorretto.

Chiudo riportando la considerazione che ha fatto la nostra lettrice dopo aver letto questo volume, che è sicuramente un parere più super partes di quanto possa essere il mio.

La cosa che mi lascia più perplessa è quando spiega come insegnare i comandi base al cucciolo. È specificato che questi sono tutti metodi gentilisti (ad esempio insegnare il seduto senza spingere il sedere del cane per terra). Io ho letto tutto gli articoli di Valeria sull’educazione e scrivono esattamente le stesse cose!! È assurdo far passare il messaggio che questi metodi siano un’invenzione gentilista. Altra cosa che mi lascia perplessa (e che potrebbe essere pericolosa per la sciuramaria) è quando dicono che il cane che fa qualcosa di sbagliato va semplicemente ignorato in modo che capisca l’errore. Cioè il cane ti sta sbrindellando il divano e tu lo ignori…..

Direi che non c’è altro da aggiungere.

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Informazioni su Davide Beltrame

Figlio di Valeria Rossi dalla nascita, creatura mitologica a metà tra uomo e cane, con tratti bestiali dello yeti. Solitamente preferisce esprimersi a rutti, ma ogni tanto scrive su "Ti presento il cane" (di cui è il webmaster, quando e se ne ha voglia). La sua razza preferita è lo staffordshire bull terrier, perché è un cane babbeo che pensa solo a mangiare e a dormire. Esattamente come lui.




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