di MATTIA CERUTI – Non so se ricordate il mio articolo introduttivo al tema “Cinofilia & Disabilità”, di qualche mese fa: in ogni caso, sappiate che la serie non è finita con quella mia brontolata in cui esortavo tutta l’umanità a scegliersi il proprio cane senza vedere i propri handicap come limiti determinanti: anzi, sto per ripartire in quarta!
Ora che vi siete scelti la vostra razza del cuore (o soggetto del cuore) con tutta la libertà e consapevolezza possibile, ci sono un sacco di argomenti ben più vari di cui parlare, e io vorrei fare del mio meglio per trovare il modo di scriverne e discuterne insieme. Dalle tecniche di addestramento agli strumenti, allo sport, a tutte le diverse strategie possibili per ricavare il meglio dalla nostra vita di “cinofili disabili”, questi saranno gli argomenti che cercherò di trattare… ma non mi farò certo mancare qualche bella polemica, perché, altrimenti, dov’è il divertimento, in cinofilia?

Belle anticipazioni a parte, chi sarei io per parlare di tutte queste cose?
Che sono spastico agli arti inferiori già lo sapete, come già sapete che il mio cane è quel simpatico guastafeste del vecchio Clint… e se non lo sapete, fate in fretta a dare un’occhiata ad alcuni dei miei precedenti articoli. Per questo insieme di motivi, detto più volgarmente “cinofilia patologica”, aggravata da grafomania, e – un po’ più seriamente – dalla disabilità motoria, mi auguro di poter dare il mio contributo ad altri cinofili disabili e al resto dell’umanità cinofila per approfondire, appunto, la questione.
Per dirla tutta, io non vorrei solo scrivere articoli su questo tema così spesso lasciato in disparte, ma avrei proprio un sogno, e in questo articolo ve lo voglio raccontare.

Quando dico che vorrei lavorare con i cani e le persone disabili, tutti pensano che voglia dedicarmi alle famose “terapie assistite con gli animali”, ma non è assolutamente così: pur con tutta l’ammirazione per chi – animale e umano – opera in questo campo, la mia idea di lavoro non è certo quella di mettere a disposizione i miei cani perché si facciano lisciare le orecchie per ore dai “poveri” disabili del giorno. Lungi da me affermare che anche questa non sia un’attività dagli effetti benefici, quello che però vorrei vedere io, è più binomi al lavoro, in campo, nonostante la sedia a rotelle, o la qualsiasi disabilità che ci portiamo dietro! Nei miei sogni più sfrenati sul mio futuro, mi adopero come istruttore a trovare le strategie perché non esistano barriere per questi cinofili determinati e sportivi, e perché si possa vedere gente in sedia a rotelle, o altri spastici oltre a me, o comunque disabili a vario livello, praticare IPO con i propri Dobermann, sheepdog con i propri Collie, field trials con i propri Retriever… Ah, che bella sensazione mi dà pensare a tutto ciò, ad un’unione tra uomo e cane veramente completa e accessibile a tutti! Per non parlare anche della semplice educazione di base, e delle belle opportunità che potrebbe sicuramente dare la diffusione sempre maggiore della cultura del “cane addestrato”. A mio avviso dovrebbe farsi strada una cultura del “cane utile” non tanto a vincere velocemente la coppetta col bocconcino sotto il naso o con su il collare elettrico, e neanche a servire meccanicamente l’assistito di turno dopo un rigido protocollo di addestramento per “cani d’assistenza”: insomma, il cane da utilità dovrebbe diventare un vero “amico dell’uomo”, soprattutto in quanto motivo di maggiori opportunità di azione e relazione nella vita sua e del proprio compagno umano, indipendentemente dai canoni ideali e da determinate abilità “preconfezionate”.

Fin qui i miei sogni: belle idee per il futuro, vero? Eh, magari!
La mezza fregatura è che la realtà, fino ad ora, mi ha riservato quasi esclusivamente bastonate sui denti. Non sto certo dicendo che tutti i cinofili professionisti che ho incontrato nel mio difficile ma profondo cammino con Clint non siano stati in grado di aiutarmi e non siano stati disponibili con me, anzi… tutti, da quello più permissivo a quello più severo, hanno contribuito a fornirmi almeno un po’ delle conoscenze che mi permettono anche solo di scrivere quanto sto scrivendo qui. Il problema vero sembrano essere proprio le mie gambe: nonostante macini chilometri quasi ogni giorno, nonostante non abbia certo paura di cadere qualche volta, anche trainato da qualche cagnone indisciplinato… a tutti fanno forse un po’ troppa paura. Mi basterebbe solo che si capisse che non sono fatto di porcellana (anzi!), e allora sono sicuro che che si realizzerebbe anche questo mio sogno… un po’ matto, lo riconosco, ma pur sempre fattibile. Superati i dogmi e i preconcetti – che non si esauriscono di certo a suon di “tradizionalista VS gentilista”, “collare VS pettorina”, o “normodotato VS disabile” – si potrebbero trovare certamente molte opportunità di inclusione cinofila per tutti.

Tante sono le razze canine, tante le utilità del cane, tanti i metodi e gli strumenti per rendere i cani i nostri migliori amici e aiutanti, tanti i professionisti nel campo della cinofilia. Tutta questa varietà, forse, serve a venirci in aiuto, no? O serve solo a creare divisioni?
Qualche volta sarebbe bello che ci si unisse, per rendere la cinofilia “roba per tutti”, per davvero, e una volta per tutte: questo è un appello, oltre che un articolo. Mi raccomando allora, professionisti e amatori, seguaci e lettori, fatemi sapere se possiamo trarre davvero qualcosa di buono da questa mia idea un po’ particolare: insieme, per una cinofilia viva e pratica, senza troppe barriere.