di DAVIDE BELTRAME – Sono fioccate in questi giorni diverse discussioni sul tema del “cane educato”, e in particolare sulla frase per cui “un cane educato è un cane felice”.
Nulla di veramente nuovo in realtà, è un tema che bene o male torna ciclicamente, come del resto la maggior parte degli argomenti che in cinofilia scatenano quasi sempre discussioni accese ma raramente non sono già stati fatti in passato.
Si è discusso della questione anche nel gruppo Facebook di “Ti presento il cane”, riportando in particolare un post di Pamela Giuttari, che era a sua volta probabilmente una risposta a un altro post di Milla Debora Segna, ma in generale il concetto per cui il “cane obbediente” è visto come un povero cane considerato un subordinato senza alcun diritto è abbastanza diffusa e quindi limitare la cosa solo a un post sarebbe riduttivo: diciamo che probabilmente in questo caso è stata la scintilla che ha riacceso il fuoco su un tema che però fa capolino spesso.

Non voglio tanto concentrarmi sui post in sè e sulle discussioni “inter-profilo” che capitano spesso sui social e a cui solitamente è anche difficile star dietro, anche se per darvi una “panoramica estesa” lascio anche un link a un intervento di Loredana Matticari, intervento con cui mi trovo molto d’accordo in particolare sulla fraintendibilità di certi concetti.

Vorrei concentrarmi invece in particolare sul fatto che sempre più spesso si veda associare l’educazione o l’obbedienza e ancor più l’addestramento al controllo, alla subordinazione e in generale a termini che vengono presentati (e percepiti) come negativi, tant’è che spesso queste discussioni alla fine vedono contrapporsi principalmente chi insegna al cane almeno i “comandi base” (seduto, terra, resta, richiamo) e chi invece è fautore del “cane libero che si autogestisce”.
Anche senza guardare le discussioni più recenti in merito e i relativi commenti, penso che abbiamo tutti presente il “cane robottino”, come spesso vengono descritti cani che semplicemente sanno eseguire qualche esercizio (tema a cui abbiamo dedicato un articolo un paio di anni fa).

Ecco, qui “casca l’asino”: perchè, che ci crediate o no, anche il cane addestrato si fa allegramente i fatti suoi per la maggior parte della giornata.
Lasciamo stare gli eccessi, tipo chi tiene il cane sempre in kennel e lo fa uscire solo per allenamento o gara: nessuno nega che esistano certe situazioni esasperate, ma sono fortunatamente una minoranza e far credere che questa sia la norma ad esempio per i cani sportivi è giocare sporco.
 Invece leggo molto spesso commenti che citano “maniaci del controllo”, “cani telecomandati”, “robottini” e via dicendo.
A chi scrive certe cose vorrei chiedere: ma davvero pensate che chi ha il cane addestrato poi passi la giornata a fargli fare sedutoterraresta e similari? O che in passeggiata sia un continuo “piede” e il cane non possa mai mettere il naso a terra? O che quando il cane viene lasciato a sgambare venga richiamato ogni 3 secondi?

Se anche davvero lo pensate, sappiate che NON E’ COSI’ (anzi di solito a richiamare il cane ogni 3 secondi è proprio chi del richiamo del cane non si fida e quindi spera che non si allontani troppo, ma questa è un’altra storia). Semplicemente il cane quando è il momento di lavorare svolgerà la lezione e imparerà gli esercizi, ma poi qualsiasi proprietario responsabile non gli farà passare la giornata a fare le stesse cose…
A volte credo che chi pensa “addestramento = Satana” si immagini la tipica scena del proprietario con gli amici al bar che “mette in mostra” il cane facendogli fare tutto il repertorio di esercizi: detto che non è che chiunque abbia il cane addestrato faccia così, guardate che pure quel tipo di proprietario poi senza il pubblico di astanti il cane lo lascia probabilmente tranquillo e non gli fa passare l’intera esistenza a esibirsi.
Proprio commentando il post di Loredana Matticari ho scritto queste righe:

Il paragone più sensato se proprio volessimo umanizzare sarebbe come il bambino che impara, che so, la matematica a scuola: non è che poi passerà la vita natural durante a fare operazioni, ma la volta che dovrà fare una somma sarà capace di farla. E molte delle cose che impara a scuola magari nella vita manco gli serviranno, ma non è morto nessun per qualche equazione di secondo grado. O per aver studiato il latino, per citare la materia considerata meno utile da un sacco di studenti 😀
Ma non penso che ci sentiamo nemmeno dei poveri schiavi per questo, santissima pupazza, e penso che la maggior parte di noi sia contenta di aver imparato cose che lo hanno aiutato nella vita, piuttosto che essere stato mandato allo sbaraglio dicendo “beh, regolati tu che sei capace da solo”.

Perchè educazione e addestramento per il cane questo sono: una “scuola” dove il cane impara nozioni che lo potranno aiutare nella vita, e in alcuni casi magari la vita gliela potrebbero anche salvare.
Questo vale comunque anche per il cane sportivo o per il cane da soccorso: certo, faranno una preparazione più approfondita, lavoreranno più spesso rispetto al “cane di casa” a cui bastano le basi… ma non passano le giornate a fare solo quello!
Qui potremmo aprire anche tutta una parentesi sul fatto che comunque il cane che lavora in campo per essere addestrato passa del tempo con il suo umano (proprietario, padrone, partner non peloso, bipede, chiamatelo come vi pare) e interagisce con lui, cosa che – essendo un animale sociale – lo rende assolutamente felice, e spesso questo tempo è molto di più quello che trascorrono col proprio cane invece quelli che dell’addestramento pensano peste e corna.

Ricordiamoci poi che il cane vive nel “nostro” mondo, che non conosce, quindi che dipenda da noi è assolutamente normale e sacrosanto, e il cane stesso non disdegna affatto di avere una “guida” di cui fidarsi. Tant’è che chiamalo capobranco, chiamalo leader, chiamalo guida, chiamalo figura di riferimento… tutte o quasi le “correnti di pensiero” cinofile concordano sulla necessità di questa figura.
Ma appunto questo non vuol dire che il cane venga telecomandato 24 ore su 24, ma semplicemente che in presenza di un potenziale pericolo o in una situazione dove per un motivo o per l’altro abbiamo la necessità che lui si comporti in un certo modo, interveniamo.
Tornando agli esempi “umanizzati”, è un po’ come quando portiamo un bambino al parco, lo lasciamo giocare liberamente coi suoi amici controllando magari giusto che non rischi di farsi male e senza intervenire ogni 5 minuti, ma finiti i giochi quando poi torniamo a casa al momento di attraversare la strada lo prendiamo per mano.

Sia chiaro comunque che in realtà spesso chi scrive i post “contro i comandi”, “contro l’addestramento” e compagnia cantante questo lo sa benissimo, mica sono così fuori dal mondo; solo che, vuoi perchè le posizioni moderate o maggiormente approfondite fanno poco scalpore, pochi “mi piace”, poche condivisioni… si preferisce ridurre il tutto a poche righe, omettendo di qua, banalizzando di là e via dicendo. Tant’è che molto spesso poi nei commenti viene “corretto il tiro”, ammorbidendo la posizione espressa inizialmente.
Il problema però è che questi contenuti spesso vengono presi come una sorta di approvazione da parte di chi è per il cane che si autogestisce, infatti fioccano i commenti del genere “d’accordissimo infatti il mio cane è sempre libero”, “hai ragione il mio cane non ha mai visto un collare”, “il mio cane decide tutto da solo” e via dicendo, che magari leggono solo il post un po’ più “estremista” e non le eventuali precisazioni nei commenti.

Nell’immagine potete vedere una delle slide del webinar sui “Dieci comandamenti per essere un leader e non un despota“, la cui prima diretta è stata nel Settembre del 2015: giusto per confermare che non stiamo parlando di nulla di nuovo.
Potete vedere infatti che la terza frase è molto simile a quella da cui è partita tutta la diatriba… ma spero che leggendo il resto della slide (e quanto ho scritto finora) si capisca il modo in cui va intesa: nessuno vuole lobotomizzare il cane, togliergli libertà di iniziativa, non farlo esprimere, controllarlo costantemente e via dicendo, al contrario si cerca di insegnargli regole e competenze utili per potergli dare al tempo stesso un po’ di libertà senza che questo comporti rischiare la sua incolumità.

Concludo dicendo che ovviamente non è solamente l’essere o non essere educato o addestrato a “far felice” il cane, l’educazione e l’addestramento sono soltanto una delle mille componenti in gioco nella convivenza, è chiaro che estrapolare solamente una frase e farla passare come “dicono che basti questo” senza approfondire tutto ciò che sta intorno al tema sia nuovamente giocare sporco.
Capisco che, specialmente sui social, essere prolissi sia rischioso perchè poi poche persone arrivano in fondo al testo… ma trovo anche curioso che  proprio chi ricorda (giustamente) quanto sia vasto e variegato il “pianeta cane” sia spesso propenso a enunciare dogmi cinofili in poche righe.

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