di FRANCESCA M. BRUNELLO – Attenzione attenzione Lor Signori. A tutti i proprietari di cani senza pedigree: il vostro cane è bellissimo!
Il vostro cane va bene così, a lui non gliene po’ fregà de meno di come (o da chi) è venuto fuori… perché a tantissimi di voi invece importa così tanto?
Perché dovete per forza trovargli un senso? Attribuirgli parenti che non sono i suoi? Appioppargli caratteristiche che vedete solo voi?

“È un ovvio incrocio tra pastore tedesco e bassotto… linee pure, si vede!”
MA PROPRIO NO.

Ve la potete mettere via cinque minuti? Sapete quello che succede incrociando due cani così diversi? Non viene fuori una cucciolata tutta di cosi bassi, oblunghi, pelosissimi e nero focati. Il vostro cane ha una stirpe di “cani senza cognome” alle spalle… e allora?
Un cane senza pedigree non vale meno di uno che viene da un allevamento!
Che poi se il vostro cane l’avete adottato, ma assomiglia tanto tanto al cane della pubblicità di Infostrada sarà un meticcio di border collie, o se preferite un derivato border collie.
Ma non cercate di propinarmi che è un cane “purissimo, si vede!”… Perché lo vedete solo voi.

Il cane non vale di più se dopo averlo adottato avete deciso che è un cane di razza, della serie: “l’ho salvato dal canile, ed è pure un setter inglese originale!”
Non è che avete fatto il colpaccio. Avete in casa un meticcio. E se leggere queste parole in qualche modo vi offende, vi invito a cambiare prospettiva.

Che poi io parlo esclusivamente di adozioni, perché se avete comprato un cane spacciato di razza, ma senza pedigree… l’avete presa nel didietro (a livello finanziario, s’intende).
Per me, un cane nato da genitori iscritti all’enci, ma che il pedigree non ce l’ha, può anche passare per cane appartenente alla razza, per la legge no.
Nulla vieta a nessuno di vendere meticci in quanto tali, però se nel vendervi il cucciolo è stata nominata una razza specifica di appartenenza, siete stati truffati.
È andata così, pace e amen, la volta prossima non vi fregano più!

Insomma dicevo, che il cane assomigli tantissimo a quello che avete visto su internet o che sia una roba venuta fuori tutta per conto suo, meticcio è e meticcio rimane.
Ci sono meticci veramente bellissimi, sia esteticamente sia caratterialmente. E anche se per il mondo il vostro è un cane cinotecnicamente “brutto”, ogni scarrafone è bello a mamma sua, no?
Io per prima ho adottato Ciccio-il meticcio, appunto. Un botolo nero, 9 kg in un corpo da 6, alimentato a pastoni e minestroni della nonna (che in realtà il cane e suo, non mio).
Sempre io, mi sono innamorata di Neve, il meticcione che ho stallato l’anno scorso. Quando è partito dalla Sicilia io avevo capito che questo era un maremmano (sarà che per molte volontarie, soprattutto al sud, tutti i cani bianchi e grandi sono pastori maremmani), e già mi mettevo le mani nei capelli perché prevedevo un cane fortemente gerarchico, che necessitava dei suoi spazi, che mi avrebbe fatto il dito medio alla prima richiesta non gradita o secondo lui non motivata.
E invece no, mi è arrivato sto coso di 30 kg abbastanza bianco, socievole con tutti, che mi dormiva appiccicato quando stavo a letto, che non tirava al guinzaglio perché gli faceva fatica.
Un cane che da grande voleva fare la patata.
Si era talmente innamorato del cuscinone in cucina che un giorno, dopo 5 minuti abbondanti di richiamo in cui la Twiggy stava andando fuori di testa e gli girava intorno abbaiandogli come a dire “Ouuuu!! Guarda che ce l’ha con te! Muoviti! Alzati!” Lui di tutta risposta si è alzato, ha preso la cuccia in bocca, se l’è trascinata fino in giardino, è arrivato davanti a me e alla mia ex coinquilina, l’ha smollata per terra, ci ha guardate intendendo chiaramente che “aveva capito” e ci si è spatasciato sopra come se nulla fosse successo.
Più passa il tempo e più quel cane mi manca.
Tutta sta manfrina per dire che io mi aspettavo il cane dello standard enci, e invece mi è arrivata tutt’altra cosa, pure un po’ strabico, che anche se come pastore maremmano non arrivava alla sufficienza, come meticcio senza pretese arrivava a centodiecimila punti e novantadue minuti di applausi, dovessi dargli un voto.

Colgo l’occasione per sfatare un paio di miti sui meticci: purtroppo non è vero che sono “più sani dei cani di razza”.
Quella selezione che avviene naturalmente tra i cani di strada nel corso degli anni non esenta i cani da malattie come la displasia dell’anca, che spesso si manifestano in tarda età, e che non impediscono al cane di riprodursi durante la sua vita “libera” diciamo così.
Inoltre, sempre con l’andare degli anni, la riproduzione non controllata ha fatto si che si (ri)producessero cani dalla taglia media, né formato minimicro, né taglia XXL. Sebbene ce ne siano in giro, la necessità di adattamento al randagismo ha preteso la formazione di cani della taglia funzionale a quel tipo di vita.
Tendenzialmente le taglie medio contenute vivono più a lungo e hanno meno pretese, non è una questione di razza, ma di taglia.
Ciò detto non vuol dire che un meticcio sia sicuramente più sano di un cane selezionato dall’uomo.

Infine, un altro punto che mi sento di dover precisare è che i meticci non danno più amore dei cani di razza. Il pedigree non è sinonimo di sfruttamento e cani tristi dalla personalità cupa. Dipende sempre dagli imprinting e dall’impregnazione che ogni singolo caso ha ricevuto nei primi mesi della sua vita e dagli eventuali eventi traumatici che può aver subito.
Spesso confondiamo l’amore con la fiducia che un cane da.
Un meticcio, che, mettiamo caso, ha vissuto parte della sua vita fuori dalla famiglia, può collegare gli umani a quelli che danno cibo, che è il classico esempio del randagio con i volontari. Un cane così è un cane fiducioso, anche un po’ opportunista (nel senso neutro del termine), e quindi può dare l’impressione che sia un soggetto che vive per dare ammmmore agli umani che incontra.
Nei cani con pedigree spesso si vede l’altra faccia della medaglia, ovvero cani che non hanno subito alcun tipo di evento traumatico, ma che per questo si sentono di poter testare l’umano, condizione che si verifica spesso e volentieri nei cani adolescenti e nei cani da lavoro, che magari hanno una tempra un po’ più dura.
Un meticcio che l’adolescenza l’ha già smaltita per strada, non vive quella fase con noi.

Una volta che ci siamo accordati sul fatto che un cane con pedigree (che alla stregua di “allevatore” e “allevamento” non è una brutta parola manco questa) da lo stesso ammmore al proprietario;
Sicuri che un meticcio che vive vent’anni non è più longevo in quanto meticcio;
Concordato che ci si può innamorare dell’alaskan malamute figlio del campione universale mega galattico delle Expo canine e ultraterrene, come del fuffi, venuto fuori da una fuffolata fatta a caso tra cani che saltano e aggirano recinzioni di vicini di casa…
Mettiamoci l’anima in pace, il vostro cane (sia quello che già avete per casa, quello che ancora dovete prendere, o quello che invece vive solo nei vostri ricordi più cari) è sempre il cane più figo del mondo.

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Nata a Latisana il 16 ottobre 1992 e cresciuta a San Donà di piave (VE), Francesca Brunello studia all'Università di Firenze. Pessima studentessa di medicina, convive dal 2014 con Twiggy, pastorina tedesca allergica alle coccole, decisamente poco socievole con sconosciuti, bambini e gatti. Sfegatata per l'UD, il mondioring e grande fan del fai-da-te, insegna ai suoi cani comandi utilissimi come salutare con la ssssampetta, sfilare i calzini, e disfare la lavatrice. Seguace della cinofilia di Valeria Rossi, è ferrea sostenitrice del fare cose cum grano salis e fiutare bufale e cugginate da lontano. Astemia e celiaca, stressa la redazione di Ti Presento il Cane dal marzo 2015 con la sua chiacchiera compulsiva e il suo scadente senso dell'umorismo.

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