di MARCO MAGNI – Una pratica ancora poco conosciuta, ma di grande efficacia per i nostri amici a quattro zampe, è quella del massaggio; nonostante i benefici sugli umani siano noti e comprovati, esso è ancora poco applicato al mondo cinofilo.
In questo articolo dopo alcuni cenni storici andremo ad esplorare i principali vantaggi fisici e psicologici a seconda del tipo di tecnica utilizzata, la miglior frequenza per le sedute e i soggetti che ne possono trarre il massimo beneficio.

Le prime tracce riguardanti le tecniche di massaggio vengono ritrovate in alcuni scritti cinesi risalenti circa al 2700 a.C. dove si citava la loro l’efficacia nel ritardare l’insorgere della fatica. Molte culture, tra cui quella Indiana ed Egiziana lo praticavano regolarmente, in particolare per questi ultimi era collegato alla religione, e solo nobili e sacerdoti potevano riceverlo.
I primi ad individuare l’efficacia in ambito sportivo però furono i greci che lo utilizzavano come preparazione per gli atleti olimpici; lo stesso medico Ippocrate affermava che un buon medico dovesse senza dubbio conoscere l’arte del massaggio.

Lo scopo del massaggio è semplice: aiutare il cane a mantenere vigore e agilità negli anni, ridurre la possibilità di infortuni come danni muscolari o articolari e favorire il rapporto uomo/cane.

Un massaggio profondo favorisce la circolazione, l’abbassamento della pressione arteriosa con conseguente diminuzione di stress a livello cardiaco e il drenaggio linfatico dei tessuti.
Soprattutto l’azione sul sistema linfatico ha un grandissimo effetto positivo sul sistema immunitario, spesso sottovalutato o addirittura ignorato questo apparato ha due importantissime funzioni: si occupa del recupero dei fluidi fuoriusciti dai capillari che altrimenti si accumulerebbero nei tessuti causando gonfiori e possibili infezioni, liquidi che nel momento in cui entrano nei capillari linfatici prendono il nome di Linfa.
Lungo i capillari linfatici sono presenti i linfonodi, piccoli organi della forma di fagioli e dal diametro di appena alcuni millimetri con la funzione di filtrare la linfa eliminando ogni minaccia per l’organismo come per esempio virus, batteri e parassiti. Essi sono in grado di svolgere questa funzione grazie alla grande concentrazione di linfociti (un particolare tipo di globuli bianchi) presenti in essi; una volta individuata la minaccia i linfociti cercano di eliminarla localmente, se non riescono a farlo diramano l’allarme al resto del sistema immunitario.

Un massaggio più superficiale ma svolto con maggiore intensità invece scalda l’arto trattato, preparandolo al movimento; portando maggior sangue alla zona massaggiata si ha un maggior apporto di ossigeno e una più veloce eliminazione delle scorie, migliorando un’eventuale prestazione sportiva e riducendo di molto il rischio di infortuni e relativi danni muscolari.

Attraverso il tocco traiamo moltissime informazioni: la consistenza del pelo, la tonicità muscolare la presenza di parassiti come le zecche e di gonfiori o addirittura ferite.
Inoltre osserviamo le reazioni dell’animale: non va sottovalutato l’aspetto psicologico del trattamento, il cane non percepisce le mani come lo faremmo noi ma piuttosto come una lingua e il massaggio deve venire associato ad una coccola e non ad una sottomissione.

In conclusione, la frequenza dei trattamenti dipende dal tipo di tecnica applicata, dallo scopo che si vuole raggiungere tramite il massaggio ed infine dall’animale stesso.
Non ci sono effetti negativi legati al trattamento e a seconda delle casistiche si può consigliare un massaggio a settimana fino ad uno al giorno per cani che fanno attività sportiva che hanno bisogno della miglior performance possibile in vista di una competizione.

Questa rubrica è realizzata grazie al contributo di DogPerformance

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